Esposto alla Corte dei Conti sul papocchio Scafati Solidale. E Celiberti: “il cda decideva eccome”

Scritto da , 27 Luglio 2016
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Di Adriano Falanga

Non era difficile prevederlo, dopo le interrogazioni comunali, il Pd porta il “papocchio” sulla Scafati Solidale davanti alla Procura della Corte dei Conti. Istituita nel 2009 dalla prima amministrazione di Pasquale Aliberti, la struttura è stata concepita come un’Istituzione, ma di fatto sembra essere stata sempre un settore organizzativo. Ed è qui che nasce il dilemma, i settori non hanno cda retribuiti, come accaduto fino al dicembre scorso, quando l’Anac revocò la nomina di Andrea Granata da presidente, in quanto ex consigliere comunale (quindi incompatibile) e siccome il suo ruolo, da statuto, gli conferiva poteri decisionali e gestionali. E’ dal mese di ottobre 2015 che in consiglio comunale si cerca di modificare lo statuto, ma l’argomento finisce poi puntualmente ritirato. Fino a che Aliberti quest’anno non decide di “far dimettere” i componenti rimasti al cda e nomina Gaetano De Lorenzi a capo del “settore Scafati Solidale”. Prima del De Lorenzi la struttura era retta dal direttore generale, o meglio il dirigente in posizione organizzativa delle politiche sociali, Vittorio Minneci. Dirigente che pure si è dimesso, probabilmente quando ha realizzato che la sua figura era in contrasto con il responsabile del “neonato” settore dedicato alla Scafati Solidale. Fin qui il quanto. Poi dal Pd una serie di domande, a cui non è però piaciuta la risposta. E parte la denuncia. “Abbiamo inoltrato un esposto alla Corte dei Conti perché venga accertata quale sia realmente la natura, di Settore o di Istituzione, di Scafati Solidale – spiega in una nota il gruppo Pd – anche questa vicenda infatti non si e’ sottratta ad un’ operazione di trasformismo da parte di questa Amministrazione sulla quale crediamo, invece, sia doveroso fare chiarezza dal momento che tocca la gestione di soldi pubblici e quindi dei cittadini. La tesi ultima che si tratti di un Settore del Comune quando da sempre Scafati Solidale  e’ stata definita, dalla stessa maggioranza, un’ Istituzione, con un suo CDA retribuito, un Codice Fiscale diverso da quello dell’Ente e poteri autonomi di gestione, non ci convince. Ci chiediamo infatti se un Settore con un CDA remunerato costituisca danno erariale”. A sottoscrivere l’esposto alla Corte dei Conti l’intero gruppo consiliare composto da Marco Cucurachi, Michele Grimaldi, Nicola Pesce, Michelangelo Ambrunzo e la segretaria Margherita Rinaldi. Nel tempo sono stati diversi i tentativi di “aggiustare” il papocchio, a partire dal riconoscimento non più di una retribuzione, ma di un semplice gettone di presenza riconosciuto ai componenti del cda. L’ente è stato anche interessato dai controlli di antimafia e commissione d’accesso, in particolare l’attenzione si sarebbe focalizzata sulla nomina del De Lorenzi. Quest’ultimo all’interrogazione dei democrat ha risposto: “Con deliberazione del consiglio comunale n.7 del 17 febbraio 2009 è stato fissato l’indirizzo per l’Istituzione Scafati Solidale ed approvato il regolamento. A tale deliberazione non si è poi dato seguito in sede civile con la registrazione presso un pubblico ufficiale ne con la gestione di risorse proprie, autonome e separate dal bilancio comunale. Di fatto le attività della Scafati Solidale risultano essere sempre state quelle di un settore dell’ente”. Quanto all’esistenza di un consiglio di amministrazione, il dirigente ha chiarito: “Il presidente e i membri del cda non hanno poteri gestionali e di controllo, ma solo di indirizzo e sono scelti specificatamente per le loro caratteristiche e propensioni individuali, Dalla disamina dei verbali redatti dal cda – prosegue ancora De Lorenzi – è rilevabile che questo effettuava un’attività di mero approfondimento delle tematiche della città e la funzione dei membri è da equipararsi ad una mera consulta, in quanto il dirigente incaricato e la giunta risultano gli unici titolari delle attività gestionali e programmatiche”.

CELIBERTI SMENTISCE DE LORENZI

1-celiberti-300x304E’ stato componente, con Raffaele Di Rosa e Andrea Granata, dell’ultimo cda della Scafati Solidale, fino allo scorso aprile quando, dopo mesi di “strana inattività”, e nel momento in cui stava emergendo il papocchio, Luca Celiberti rassegnò le proprie dimissioni. Tra le cose a cui stava lavorando, proprio la modifica allo Statuto. Scafati Solidale sarebbe nata come istituzione, con uno statuto che però la rende più simile ad una partecipata, di fatto però, resta semplicemente un settore organizzativo. Celiberti smentisce Gaetano De Lorenzi: “per il quale nutro una sincera stima personale – poi chiarisce –  Sul ruolo del CDA ha ragione giusto per la metà. Ossia per tutto quello che ha a che fare con la parte economica. Devo altresì contraddirlo per quanto attiene alla parte decisionale, poiché importanti scelte sono state fatte, soprattutto da me, in merito a progetti eliminati come ad esempio “una mano per chi ha bisogno” che mi apparivano anacronistici e senza copertura finanziaria, progetto attraverso il quale proprio lui fu assunto al Piano di Zona”. Non solo semplice controllo, ma vera autorità decisionale, secondo Celiberti. “Aggiungo le ulteriori azioni compiute come i voucher, come il servizio civico comunale, come l’aumento del numero dei pacchi alimentari, come i campi estivi per disabili, ai quali tengo tantissimo e di cui sono orgoglioso di averli fatti – puntualizza ancora l’ex consigliere comunale – Concludo asserendo che il ruolo del CDA era e resta sicuramente politico, naturalmente per coloro che sono umanamente e moralmente in grado di definirsi tali”.

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