Esorcizzare la Morte

Scritto da , 27 Febbraio 2020
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A Mutaverso Teatro, tra risate e malinconia, “La Vecchia”, della Compagnia Artisti Drama, ospite questa sera e domani alle ore 21 del Piccolo Teatro del Giullare

 Di OLGA CHIEFFI

“Carte, cavall’ e ddonne fànno chello che vvònno” recita un vecchio adagio napoletano e chi non ricorda Carmen che legge la sorte nel III atto del capolavoro di Georges Bizet “Voyons, que j’essaie à mon tour. Carreau, pique…la mort !J’ai bien lu…moi d’abord. Ensuite lui…pour tous les deux la mort !En vain pour éviter les réponses amères, en vain tu mêleras; cela ne sert à rien, les cartes sont sincères et ne mentiront pas! Dans le livre d’en haut si ta page est heureuse, mêle et coupe sans peur, la carte sous tes doigts se tournera joyeuse, t’annonçant le bonheur. Mais si tu dois mourir, si le mot redoutable est écrit par le sort, recommence vingt fois, la carte impitoyable répétera : la mort! Encor! encor! Toujours la mort!”. “La vecchia”, la comare secca, l’arcano, principe dei tarocchi ,sarà protagonista questa sera e domani, sul palcoscenico del Piccolo Teatro del Giullare, alle ore 21. E’ “La vecchia” il secondo tassello della cosiddetta trilogia del tavolino, composta da “La vita ha un dente d’oro” e “Gin Gin” perché i personaggi di queste pièce siedono intorno a un tavolino, cercando di esorcizzare la morte parlando della vita con leggerezza. La stagione Mutaverso, per mano di Vincenzo Albano, ci regala in questa V edizione l’incontro con la scrittura di Rita Frongia, che dirige in scena Marco Manchisi e Stefano Vercelli, una produzione della compagnia Artisti Drama  Due attori e un tavolino, il comico, un copione che istiga all’improvvisazione, un cadavere, luci discrete, musiche assenti. Gli attori, seduti a un tavolino, tentano di sconfiggere la morte. Un rigattiere legge i tarocchi a un poeta. Il poeta, che vorrebbe essere Rimbaud, consulta il mago per conoscere l’origine del dolore che gli contorce lo stomaco a ogni risveglio. Ovviamente chi ha davanti non ne conosce le ragioni, va a tentoni, fa finta di saperne in profondo le ragioni. Le carte parlano attraverso la voce del mago, rivelano scenari, prevedono sparizioni, richiedono un rito magico. Ma sarà poi finalmente lo stesso poeta a capire le motivazioni, abbandonando l’imbroglione davanti alla carta ferale: La Vecchia, l’arcano maggiore, il 13, la morte. La Morte, infatti, è uno dei Tarocchi più temuti per l’ovvio significato che tanto ovvio non è. Difatti questa carta non si riferisce, nella maggioranza dei casi, a una morte fisica ma a un processo di cambiamento profondo o alla fine di qualcosa. Quando esce in una lettura si riferisce al bisogno di abbandonare vecchie abitudini, vecchi schemi, vecchi modi di fare che sono ormai controproducenti per una qualsivoglia evoluzione. Quindi, indica un forte mutamento interiore o la necessità che questo avvenga. L’aspetto positivo della Morte interiore è che essa è seguita dalla Rinascita e, quindi, rappresenta la prova, in senso lato, iniziatica, superando la quale possiamo giungere a una nuova condizione di vita più conforme alla nostra essenza. Una tragedia , l’uscita della Vecchia, solleverà il poeta dal dolore dell’anima. Una commedia malincomica in cui le risate si mescolano alla malinconia, portando ad un confronto schietto sull’esistenza.

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