Elisabetta Barone si presenta: “Risposte inadeguate dall’amministrazione”

Scritto da , 26 Luglio 2021
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di Erika Noschese

“L’amministrazione comunale, così come tante altre, non ha saputo fornire risposte adeguate alle richieste dei cittadini”. Parla così Elisabetta Barone, dirigente scolastica dell’Alfano I e candidata sindaco con una coalizione civica che vanta al suo interno ben otto liste più il Movimento 5 Stelle che, al momento, non ha ancora ufficialmente sciolto le riserve. La professoressa Barone, questo pomeriggio, per la prima volta, si presenterà agli elettori, con un incontro pubblico in programma presso il Polo Nautico, alle 17.30. Professoressa, domani (oggi per chi legge ndr) il lancio ufficiale della sua candidatura con la presentazione al Polo Nautico. L’unica donna in corsa per la fascia tricolore da tanti anni, ormai “E’ vero, sono felice di aver dato la mia disponibilità per questa città alla quale, in verità, ho sempre dato la mia disponibilità perché sono figlia di questa città, la amo profondamente ed è proprio questo amore che mi ha portata a mettermi in gioco in cui periodo in cui la città vive un momento di stanchezza. Ho detto d’accordo, così come sono in gioco da docente, da dirigente, al servizio delle comunità che mi sono state affidate, mi metto in gioco per provare a far ripartire e rilanciare il vissuto di questa comunità”. Siamo ancora in fase emergenziale, le conseguente più importanti le hanno subite anche gli studenti, costretti a fare i conti con la didattica a distanza. I dati della dispersione scolastica sono allarmanti… “Bisogna rimettere al centro la questione dell’istruzione e di un’alleanza educativa tra le generazioni. Credo sia uno dei temi più importanti per la nostra città ma questo significa che, in maniera realistica, bisogna essere consapevoli che conviveremo con il covid almeno un altro anno; dobbiamo attrezzarci per non bruciare un altro anno di scuola. La dad non significa che la scuola non ha funzionato ma la didattica in presenza ha tutt’altro valore per una ragione: nella didattica a distanza trasferiamo valori e informazioni ma facciamo fatica a fare gruppo, valore aggiunto della comunità scolastica, proprio grazie a questo laboratorio di relazioni all’interno del quale un giovane e un bambino impara a relazionarsi con i suoi pari e con persone più grandi”. Pochi giorni fa, il governatore De Luca ha ribadito che se non si verifica una vaccinazione di massa o non si raggiunge l’immunità di gregge si rischia di far slittare l’anno scolastico. Con la dad si è accentuato quel divario economico tra chi poteva permettersi pc o connessione veloce e chi, invece, no… “Dobbiamo fare delle distinzioni: le scuole si sono attivate, anche grazie alle risorse finanziarie messe a disposizione dal governo e che hanno consegnato a tutti gli studenti che non potevano permetterselo, un device così come è stato consegnato un abbonamento. Il vero problema riguarda il fatto che in Italia noi abbiamo intere zone bianche, non coperte da connessione e questo crea problemi. La didattica a distanza non sostituisce quella in presenza ma è stata l’unica didattica che abbiamo potuto offrire agli studenti, in un momento in cui l’alternativa sarebbe stata il nulla, per consentire agli studenti di apprendere dei contenuti anche in un momento di emergenza; la didattica a distanza è stata la risposta che la scuola italiana ha offerto in alternativa al nulla”. Crede che la Regione abbia gestito bene questa emergenza, a livello scolastico? Ricordiamo le numerose proteste tra no dad e si dad… “Mi viene da dire che tutti hanno ragione e tutti hanno torto, nel senso che è chiaro che nel momento in cui non è stato possibile, non so per quale ragione e non spetta a me dirlo, potenziare i trasporti e quindi garantire agli studenti la possibilità di viaggiare con un distanziamento corretto, ha portato come conseguenza la risposta della didattica a distanza. Va detto che abbiamo avuto bisogno del covid per renderci conto che ogni mattina, in città, arrivano 14mila studenti pendolari nelle scuole secondarie di secondo grado e mi chiedo come mai non ci sia mai stata un’indagine in questo senso. D’altra parte, la governance della mobilità, in Regione, è una questione critica perché da questo dipende la possibilità della didattica in presenza, almeno nelle scuole secondarie di secondo grado di questa città che hanno quasi il 50% dei pendolari frequentanti”. Tornando alla sua candidatura a sindaco, otto le liste a suo sostegno. Sul suo nome si è spaccata la sinistra ed ha conquistato quei consiglieri che, a pochi mesi dal voto, hanno lasciato la maggioranza mentre, ufficialmente, resta l’incognita 5 Stelle… “Innanzitutto, io non penso di spaccare nulla ma penso di presentare una coalizione di cittadini che hanno deciso di mettersi al servizio di questa città per rilanciarla, per restituirle bellezza, senso di appartenenza ed identità, provando a fare un’operazione di rinascita cultura, di alleanza tra generazioni per cui sia consentito ai giovani di questa città di non dover abbandonare un luogo amato; abbiamo un tasso di emigrazione dei nostri giovani altissimo e abbiamo il dovere, come adulti responsabili, di creare le condizioni affinché chi ha voglia di partire lo faccia ma non perché costretto, non perché qui non c’è futuro. Da questa coalizione mi aspetto diventi un’alleanza per la città, che abbia a cuore il presente e il futuro delle giovani generazioni e che costruisca un ambiente attrattivo ed accogliente tale che se alcuni giovani partono per una visione cosmopolita altri arrivino sostituendo le eccellenze, in un saldo positivo per la città perché oggi viviamo un’emorragia di giovani energie che vanno via perché non vedono un futuro in questo luogo e perché, per esempio, i costi degli appartamenti così come i fitti sono particolarmente alti, costringendo i giovani a scegliere comuni limitrofi”. Come valuta l’operato del sindaco Napoli, in questi cinque anni caratterizzati anche dalla pandemia? “Vedo un momento di stanchezza. Se devo leggere questi cinque anni, anche al netto del covid, vedo un forte rallentamento nella capacità propulsiva della città, vedo iniziative culturali spot ma non ho visto un piano organico di sviluppo culturale, economico. Soprattutto, ho visto una gestione dell’emergenza covid spesso affidata all’intuizione del giorno. Non vale solo per la nostra città ma anche la nostra amministrazione non ha fornito risposte adeguate all’emergenza”. Quali sono i punti principali del suo programma elettorale? “Penso che qualunque programma non possa non tener conto del punto 11 dell’agenda 20-30 che porta come tema la città sostenibile e la comunità. Credo che questi siano i punti chiave: lavorare per una sostenibilità ambientale, per un rinnovamento della mobilità, della visione della città affinché diventi smart, capace di andare sempre più verso la digitalizzazione e che sia capace di connettersi in una dimensione internazionale. Analogamente, penso sia necessario un intervento educativo sulle giovani generazioni: se guardo alle esperienze di questi ultimi mesi che hanno visto una sorta di guerriglia urbana tra ragazzi che non sanno più dialogare e hanno trasformato il conflitto verbale in guerra. Questa è una cosa molto grave perché dice di un livello di degrado urbano molto forte e mi fa pensare che se un ragazzo esce di casa con un’arma in tasca mi fa pensare che ha già premeditato di trasformare una discussione verbale in guerriglia. Ovviamente, abbiamo bisogno di forze dell’ordine che presidino i territori per garantire l’ordine pubblico ma abbiamo anche bisogno di un grande sforzo educativo, di rieducazione alle relazioni di amicizia; una delle cose da cui si deve uscire è la logica nemico-amico, occorre entrare nella logica amico-amico in cui l’altro può avere opinioni diverse dalle mie ma lo stesso diritto di abitare la città. Questo significa fare un’azione politica di mediazione politica tra le parti che riconosca al singolo il suo valore, legittimità dell’istanza anche se non coincide con la mia”.

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