Elena Paruolo e il suo pinocchio

Scritto da , 3 Marzo 2019
image_pdfimage_print

di Aniello Palumbo

“Le Avventure di Pinocchio” è un libro per bambini o per grandi? Se lo chiede la professoressa Laura Tosi, nella prefazione del libro :” Il Pinocchio di Carlo Collodi e le sue riscritture in Italia e in Inghilterra” scritto dalla professoressa salernitana Elena Paruolo, scrittrice, autrice di numerosi saggi, anglista, già docente di Letteratura Inglese all’Università di Salerno, che è stato presentato nell’Aula Consiliare del Comune di Vietri sul Mare, nel nono incontro della rassegna letteraria “ La Vetrina – Tè Letterario”, organizzata con il patrocinio del Comune di Vietri sul Mare, nella persona del Sindaco Francesco Benincasa e dell’Assessore alla Cultura, Giovanni De Simone, che ha sottolineato l’importanza di diffondere la cultura a Vietri attraverso iniziative come quelle organizzate da “La Congrega Letteraria” diretta dal professor Antonio Gazia e Alfonso Mauro, con la collaborazione del Coordinatore de” La Rete de “La Congrega Letteraria”, Francesco Citarella, e quella di Daniela Scalese ed Elisa D’Arienzo, dell’associazione “Fabrica”. Elena Paruolo, che nel suo libro analizza in profondità il burattino più famoso al mondo, ha studiato per più di dieci anni il testo di Collodi. Ha diviso il libro in tre parti: nella prima esamina il ruolo che Pinocchio ricopre nella letteratura per ragazzi e spiega come Collodi ha creato questo personaggio:” Che può ben collocarsi tra le fiabe, le favole e il racconto realistico”. La scrittrice ha spiegato che il vero nome di Carlo Collodi era Carlo Lorenzini:” Scelse come nome d’arte Collodi in omaggio alla mamma che era nata a Collodi, in provincia di Pistoia. Collodi, che è stato definito uno spirito geniale, un popolano, è stato uno dei maggiori scrittori che possa vantare l’Ottocento italiano”. La Paruolo ha ricordato che Collodi iniziò la sua attività di scrittore come giornalista:” Poi alla fine dell’800 scrisse Pinocchio. In quell’epoca, con il nuovo Regno d’Italia, non esisteva ancora un’identità nazionale e sicuramente contribuirono a iniziare un processo di unificazione culturale del Paese, sia Carlo Collodi, con il suo Pinocchio, sia Edmondo De Amicis con il suo libro “Cuore”. “Le Avventure di Pinocchio” nacquero come racconti a puntate pubblicate con successo nel primo giornale dedicato ai bambini, che si pubblicava a Roma”. Nella seconda parte del libro, l’autrice analizza le riscritture letterarie, cinematografiche e teatrali in ambito italiano intervistando alcuni registi teatrali tra i quali Carmelo Bene e il salernitano Pasquale De Cristofaro che ha raccontato di aver realizzato, nel 1999, una riscrittura di una riscrittura:” Quella letteraria dello scrittore napoletano Luigi Compagnone che s’intitola “La Ballata di Pinocchio”. Nel mio spettacolo a interpretare Pinocchio, che non è un burattino, ma una marionetta di legno che viene mossa dai fili, è il mimo Michele Monetta , uno dei più bravi in Italia. Ho realizzato un Pinocchio in bianco e nero con i grandi disegni del bravissimo disegnatore salernitano Antonio Petti”. Nello spettacolo di De Cristofaro il finale costituisce il punto decisivo: ” Quando Pinocchio diventa bambino e “precipita nell’età adulta”, si lega, con le corde, alle menzogne della maturità”. Per Pasquale De Cristofaro la storia di Pinocchio non è una storia rassicurante:” Sono molti gli episodi del libro che fanno paura e che fanno insorgere in chi lo legge uno strano senso di disagio. Pinocchio è un libro complesso, profondo, scandaloso, eversivo! Per me è un libro per adulti”. Tra le trasposizioni cinematografiche la scrittrice Paruolo ha ricordato quella della Walt Disney del 1940: “E’ il Pinocchio noto in tutto il mondo. Un po’ diverso da quello di Collodi: un Pinocchio più ottimista e fortunato. Grandi assenti nel Pinocchio di Disney sono l’italianità e la povertà”. La Paruolo ha ricordato anche il Pinocchio di Luigi Comencini, del 1972 con protagonisti Andrea Balestri , Nino Manfredi, Gina Lollobrigida, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia e Vittorio De Sica:” Comencini s’inserisce nel contesto del Neorealismo: la sua è una versione realistica di Pinocchio che è ambientato in un paese povero della Toscana post – risorgimentale”. Nella terza parte del libro la Paruolo parla delle traduzioni di Pinocchio in varie lingue: di quella in particolare nella lingua inglese ” L’Inghilterra è stato il primo Paese straniero ad avere tradotto, nel 1892, Pinocchio che è uno dei testi più tradotto nel mondo anglosassone, e uno dei più popolari, anche se viene inglesizzato operando alcuni tagli”. Al volume è allegato anche un DVD che propone una riscrittura per immagini di tre adattamenti teatrali. “Pinocchio è un libro che parla dell’infanzia, di tutte le infanzie, di quelle di oggi, delle nostre infanzie di adulti. Per leggere Pinocchio bisogna comunque sentirsi o tornare ad essere un po’ bambini”.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->