E’ morto Giuseppe Zampino, noto per il caso Crescent

Scritto da , 17 Dicembre 2019
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di Andrea Pellegrino

E’ noto a Salerno come il soprintendente del silenzio assenso al Crescent. Quella autorizzazione per la costruzione della mezzaluna di Bofill, annullata dal Consiglio di Stato dopo la battaglia di Italia Nostra e No Crescent. Giuseppe Zampino è deceduto nei giorni scorsi. E’ stato Soprintendente a Salerno e Avellino fino al 2010, anno del suo pensionamento. Proprio negli ultimi anni della sua guida salernitana, l’architetto è stato al centro di numerose polemiche. Tutto parte dalla riqualificazione di Santa Teresa. Un progetto che prevede la realizzazione della piazza della Libertà e del contestato Crescent. Ad onor del vero e secondo la ricostruzione dei fatti, Zampino è entrato nella vicenda Crescent, non per il silenzio – assenso che fu opera di Annamaria Affanni, ma per l’approvazione dei progetti successivi. Insieme all’allora sindaco De Luca, imprenditori e tecnici comunali, Zampino finisce prima sotto la lente d’ingrandimento della Procura della Repubblica di Salerno, poi come imputato nell’ambito del processo che si è concluso con un’assoluzione per tutti. In una delle ultime udienze la sua dichiarazione spontanea con l’accusa rivolta al Consiglio di Stato di aver “mutilato il Crescent” senza neppure informare l’autore. Ma il clamore politico e mediatico su Zampino si alza anche sul caso dell’Urban Center, un archivio dell’architettura contemporanea, che sarebbe dovuto sorgere nella Torre T1 del Crescent di Salerno. Uno degli edifici, insieme a quello che avrebbe dovuto ospitare la nuova sede dell’autorità portuale di Salerno, cancellato dalle nuove autorizzazioni paesaggistiche rilasciate da Gennaro Miccio, successore di Zampino alla guida della Soprintendenza di Salerno.

L’ARRESTO IN CLINICA Ma i guai giudiziari di Zampino iniziano nel maggio del 2000. L’allora Soprintendente di Napoli viene arrestato. L’accusa è corruzione. Nell’inchiesta sono coinvolte sedici persone. Per la Procura di Napoli c’è una mazzetta per la ristrutturazione dei palazzi storici del dopo terremoto. Dopo pochi giorni viene scarcerato per errore procedurale ma passa poco tempo e Zampino è nuovamente in carcere. L’atto gli viene notificato durante una visita di cardiologia alla clinica Mediterranea.

L’ETERNO PALAZZO SANTORO L’ex soprintendente di Salerno finisce dritto anche al centro dell’inchiesta sui lavori di Palazzo Santoro, lo storico edificio di corso Garibaldi sottoposto a vincolo. L’accusa fu di falso ideologico, per aver attestato l’ammissibilità di alcune opere da realizzare.

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