Due voci e un pianoforte

Questa sera, la chiesa di Santa Maria de’ Lama si trasformerà in un vero salotto, ospitando le cantanti Luana Grieco e Naomi Rivieccio con la pianista Marina Rosato, per il V appuntamento del festival Luci d’Artista

Di OLGA CHIEFFI

Giro di boa per la rassegna musicale Luci d’Artista, promossa dall’Associazione Culturale Arechi di Sergio Caggiano, il quale per questi undici appuntamenti, ha scelto una splendida location, quale è Santa Maria de’ Lama, nel cuore dell’antica Salerno. La ribalta, questa sera, alle ore 20,15, sarà per il mezzosoprano Luana Grieco, il soprano Naomi Rivieccio e la pianista Marina Rosato, tre gemme del Conservatorio “G.Martucci” di Salerno, le quali trasformeranno la chiesa in un vero e proprio salotto. Ad inaugurare la serata sarà Luana Grieco, la quale sarà la Charlotte del Werther di Jules Massenet. “Va! Lasse couler mes larmes”, la grande emozione di Charlotte si svela su di una sorta di anticlimax che nell’opera è affidato al sassofono contralto e va a comporre un momento di forte impatto. Il soprano Naomi Rivieccio entrerà in scena sulle note di “Je veux vivre” la virtuosistica e celeberrima ariette di Juliette dall’ opera di Charles Gounod. La calda vena melodica di “Mon coeur s’ouvre à ta voix” inonderà, poi, la platea: Dalila, Luana Grieco, seduce con quest’aria Sansone, di lei segretamente innamorato, con l’intento di carpirgli il segreto della sua forza, cuore del II atto del Samson et Dalila di Camille Saint-Saëns. Ed ecco la Musetta di Naomi Rivieccio, tutta spigoli e vivacità, elevare il suo sprezzante valzer sulla sua ammirata avvenenza. Avanzerà, quindi, Carmen, col suo tema obliquo, della celebrata Habanera, individuato dal suo personale intervallo e con il tono scuro della tessitura vocale, è la zingara randagia, è l’eros inconfessabile delle taverne, l’eros che si esprime per vincere ogni degradazione, che è l’ultimo rifugio degli istinti, l’indizio d’una libertà illimitata, difesa fino alla morte, la libertà del corpo, dei sensi. Naomi Rivieccio Francesca Manzo si trasformerà, quindi in Violetta, con la sua cavatina “Sempre libera”, in cui la bellezza si fa culto di libertà, trionfo della belcantista in una festa attraversata da fulgida agilità e anche la sua eclissi, con quel duplice inarrivabile profilo di spensieratezza e sofferenza. Finale della prima parte della serata affidata al sognante “Barcarolle”, “Belle nuit, o nuit d’amour”, da “Les contes d’Hoffman” di Jacques Offenbach, che sarà eseguita dalle due cantanti, ove il soave e il patetico sono costantemente pedinati da ironia e senso del grottesco. Intermezzo pianistico con un omaggio a Giuseppe Martucci di Marina Rosato, la quale ci farà dono di due miniature, il Notturno op.70 n°1, dall’atteggiamento intimista del sentimento e dalla progressione dello stato d’animo, dalla lunare e dolce malinconia e la Tarantella op.44 un pezzo di colore locale, in cui la melodiosità tipica dell’ambiente comincia a rivivere nell’arte strumentale dopo circa un secolo di silenzio; e rivive non in tono languido, ma in una ridda di ritmi danzanti, con prevalenza di tinte vivaci alternate però con altre più dolci, che c’introdurrà alla seconda parte del rècital, interamente dedicato alla tradizione partenopea. Naomi, Luana e Marina ci invieranno una cartolina da Napoli, atraverso “Marechiaro”, “Dicitencelle vuje”, “Torna a Surriento”, “Era de’ maggio” e “I te vurria vasà”, in cui il verso canta e attraversa l’opera di autori classici, filone inesauribile di fantasia e ricchezza poetica da cui nasce e di cui si nutre la creatività di un intero popolo che sa ricordare, raccontare, ascoltare e tramandare, i mille volti e dalle mille contraddizioni, divisa fra l’estrema vitalità e lo smarrimento più profondo, una città di cui la lingua è il più antico segno, forgiato dal tempo e dalle contaminazioni, una identità sedimentata da sedimentata da quattro secoli di letteratura.