Dopo Poggioreale si teme la rivolta anche a Fuorni

Scritto da , 17 Giugno 2019
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di Pina Ferro

Da Napoli a Salerno. La rivolta scoppiata ieri pomeriggio nel carcere di Poggioreale potrebbe riproporsi anche nel penitenziario di Fuorni. Una eventualità sempre più concreta considerate anche le condizioni esistenti nella casa circondariale di Fuorni. Ed è proprio tale ipotesi, considerato che proprio quanto accade a Napoli funge molto spesso da traino a tenere con il fiato sospeso le organizzazioni sindacali di categoria. Ieri la protesta a Napoli è scoppiata nel giro di pochissimi minuti. E, in passato a Fuorni si sono già verificate situazioni del genere fronteggiate solo grazie alla professionalità degli agenti della polizia penitenziaria. Quello di ieri è stato un pomeriggio ad alta tensione nel carcere napoletano di Poggioreale dove oltre duecento detenuti per qualche ora hanno messo a soqquadro le celle e una sezione del padiglione “Salerno” prima che la protesta rientrasse al termine di una trattativa condotta dal comandante del reparto di Polizia Penitenziaria dell’istituto e dal Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria. Presente anche il magistrato della Procura di Napoli Nunzio Fragliasso. All’origine della sommossa – riferisce il Sappe – il mancato trasferimento in ospedale di un detenuto affetto da febbre alta. Terminata la protesta, i detenuti hanno fatto tutti rientro nelle proprie celle. Il gruppo di 220 facinorosi – ricostruisce i fatti il Dap – aveva preso possesso nel primo pomeriggio del padiglione Salerno dell’istituto, sfogando la propria rabbia sulle strutture del reparto detentivo e sulle suppellettili. Squadre di agenti di Polizia Penitenziaria provenienti da altri istituti del territorio sono accorse per affiancare gli agenti in servizio a Poggioreale, contribuendo a riportare la calma e a ripristinare la normalità. Ingenti i danni arrecati al padiglione, ma fortunatamente nessun ferito fra personale e detenuti che non sono venuti a contatto. I detenuti violenti autori della protesta saranno presto trasferiti altrove. Sul tema delle aggressioni da parte dei detenuti – si fa notare dal Ministero di via Arenula – il Dip a r t i m e n t o dell’Amministrazione Penitenziaria sta lavorando da tempo, e il gruppo di lavoro istituito sta per produrre un progetto condiviso dai sindacati. L’ennesima rivolta carceraria ha suscitato la reazione durissima dei sindacati degli agenti di polizia penitenziaria. A denunciare la rivolta per primo è stato proprio il Sappe: “La situazione è molto grave- ha riferito Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania. – Ci arrivano da Poggioreale – spiegava a metà pomeriggio – segnali allarmanti di una crescente tensione, con i detenuti che dopo aver sfasciato interamente parte del padiglione Salerno stanno continuando da ore a minacciare gli agenti di polizia Penitenziaria in servizio nelle sezioni detentive con i piedi di legno dei tavoli e manici di scope”. Per il segretario generale del Sappe, Donato Capece, in Campania la situazione per gli agenti di polizia penitenziaria, sempre di piu’ al centro di aggressioni, è diventata insostenibile. D’accordo Gennarino De Fazio (Uilpa) per il quale è indispensabile introdurre misure che elevino gli standard di sicurezza e correggano le falle nei sistemi custodiali. Mentre l’Uspp (Unione sindacati polizia penitenziaria) con Ciro Auricchio invita il governo a non aspettare “che ci scappino i morti”. Sulla stessa falsariga la presa di posizione di Roberto Santini, segretario generale del Sinappe, per il quale “non è il tempo di allentare i livelli di sicurezza in alcun istituto, ne’ di distrarre attenzione e risorse verso attività ricreative. Siamo stanchi. Le carceri italiane stanno vivendo una recrudescenza di rivolta contro lo Stato pericolosissima”.

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