Don Luigi Zoccola: il mister di Dio

Scritto da , 21 Maggio 2022
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di Salvatore Memoli

Quando si pensa a don Luigi Zoccola arriva prima il ricordo della sua bontà e della sua giovialità e poi tutto il resto. Non riesco a pensarlo assente, per me é presente, lo vedo sospeso in un pezzo di cielo di Salerno tra Torrione Alto, Sala Abbagnano e San Felice in Felline, mentre gira lo sguardo compiacente verso i monti picentini. Ha trascorso quarant’anni nella parrocchia di S.Felice e Santa Maria della Chiesa, inviato dall’Arcivescovo Gaetano Pollio, nel 1974. Vi é rimasto fino al 1 ottobre 2013, quando fu trasferito come Assistente religioso dell’Ospedale di Salerno. Ha vissuto e testimoniato la sua Fede in una Parrocchia, caratterizzata dalla presenza della chiesa di San Felice in Felline, dell’837 che ridivenne parrocchia con decisione dell’Arcivescovo del 1 aprile 1961, separandosi da Santa Croce. San Felice in Felline conserva affreschi di Andrea Sabatini ed é immersa nella natura, che guarda la città dall’alto. I Salernitani l’amano e la scelgono soprattutto per i matrimoni.Don Luigi l’ha reso un posto vivo, un luogo di raccoglimento di Fede e di spiritualità. Ma la sua azione pastorale si é spesa nelle piccole cappelle presenti sul territorio parrocchiale, avendo in animo la costruzione di un vero edificio di culto, utile ad una parrocchia che, allora, contava più di 11.000 abitanti. La sua presenza attiva, il suo carisma di amico che includeva, non ha mai fatto mancare niente alla sua zona pastorale, nella quale rientra anche Sala Abbagnano, cresciuta come residenza borghese della città. Oggi é stata costruita una nuova e grande Chiesa che onora la Diocesi e Salerno, gestita dal suo attivo successore don Gaetano Landi. I sacrifici sono stati di don Luigi, le radici di una Fede conciliare, aperta, priva di barriere, accogliente e condivisa, sono il risultato di una vita spesa senza sosta, senza distrazioni, senza condizionamenti. A don Luigi non si poteva non volere bene. La sua Fede era verace come la sua passione per il calcio e la salernitana. Una schiera di ragazzi, di amici, lo seguiva in un collaudato tifo per la squadra del cuore. Era tanto preso da questa passione che sembrava un fatto naturale, intimo, un non poter vivere senza praticare tutti i valori sportivi dell’amicizia, della solidarietà, della vicinanza alle persone. Per questo aveva seguito, sostenuto e diretta una squadra di calcio, ne era diventato il mister, seguendo tante generazioni di ragazzi. La squadra era la D.Z. Picenia Don Luigi di San Cipriani Picentino, nella frazione dove era cresciuto. É li che l’impianto sportivo porta il nome del padre di don Luigi, “Domenico Eoccola”. In questo modo di vivere la sua sportività,era tutto per gli altri. Viveva valori sani appresi in famiglia. La sua era una buona famiglia di commercianti, non mancava il benessere e un discreto patrimonio. Per lui era assolutamente niente avere queste disponibilità economiche, sapeva dare il giusto valore alle cose come mezzo e non fine della sua vita. L’ho conosciuto bene, l’ho frequentato, gli ho voluto sinceramente bene. Abbiamo avuto tra noi una staffetta nella cattedra di religione al Liceo Classico Francesco De Sanctis, dove era benvoluto e rispettato. Mi ha aiutato ad inserirmi con serenità e mi ha spianato la strada. Il nostro appuntamento fisso con tutti gli studenti disponibili era nella piccola cappellina di via Palestro, di mattina presto, dove, dopo la Messa, recitavamo le Lodi, prima di andare in classe. La sua parola, le sue meditazioni, erano sempre attuali, fresche di vita, concrete di azioni. Mai una retorica, sempre effervescente, concreto, dentro la vita dei ragazzi. Era un sacerdote che stava bene con tutti ed aveva il pregio di non formalizzarsi, di non burocratizzare la Fede. Per questo motivo ha dovuto sopportare anche qualche critica dai suoi stessi confratelli, ma, in fondo, lo stimavano e lo apprezzavano per il suo attivismo. Il 22 settembre 2016 il Signore lo chiamò a sé, mentre la Chiesa Salernitana festeggiava l’apostolo Matteo. Si chiudeva una parabola umana, religiosa, sportiva che é ancora viva tra i Salernitani. Di lui possiamo ricordare tanti particolari, restano le sue parole “nel perimetro di gioco della vita, quello che resta é l’Amore”.

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