“Docile”, il caso e il desiderio

Scritto da , 24 Marzo 2019
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Molto apprezzata la performance di Gianni Farina e Consuelo Battiston, ospite della IV stagione di Mutaverso Teatro, allestita da Vincenzo Albano di Erre Teatro

 Di GEMMA CRISCUOLI

Si può ricorrere quanto si vuole al mantra dell’automotivazione, immaginandosi pieni padroni della propria vita, ma quel regista assurdo che è il caso ama barare. Saggiamente feroce nel sarcasmo come nei rimandi simbolici, “Docile” è lo spettacolo di Gianni Farina e Consuelo Battiston, che vede quest’ultima in scena con Andrea Argentieri, proposto presso il Centro Sociale di Salerno nell’ambito di Mutaverso, il progetto di Erre Teatro diretto da Vincenzo Albano. Il coinvolgimento del pubblico nell’allestimento dimostra che avere l’ultima parola contro ogni frustrazione è illusione comune. I fogli su cui riportare obiettivi e strategie sono cartelle della tombola e al momento di vergare una frase liberatoria, una scritta fluorescente nel buio recita “Lascia perdere”. Lo psicologo che trasuda energia e si propone come mentore della protagonista e della platea incarna dunque il bluff a cui va incontro il desiderio di riscatto. Linda, ansiosa, tenera, insicura, esponente di una classe subordinata che non ha le categorie per essere felice, vorrebbe non essere più ostaggio di un passato ingombrante: un padre alcolizzato allevatore di galline e una madre convinta che “La vita l’è uno stampo” e, dunque, va in ogni caso accettata. Il passato la marchierà fino a trasformarla in una generatrice di uova d’oro, suscitando la cupidigia di un medico che ostenta una conoscenza antica quanto il mondo, mentre è ancora più antico il bisogno di possedere. Le citazioni di Esopo del dottore e i numeri scanditi dalla donna al momento del “parto” mirano a fare del nuovo inizio, che l’uovo da sempre rappresenta, una conquista della logica, ma le infinite variabili, che ad essa si sottraggono, riescono a imporsi. Linda lavorerà per pura combinazione in una sala bingo, dove le cifre di colpo si succederanno dall’uno al sette per lasciare il posto al segno dell’infinito: l’illimitata derisione di un criterio stabile. Le cifre ripetute all’unisono dalla “paziente” e dallo psicologo sono il tentativo vano di rendere credibile un’intesa: il numero non è più porta sul reale ma azzardo indecifrabile. Verrà il coraggio di dichiararsi, di voltare le spalle all’avido medico, ma l’insegna luminosa, che ha indicato le caratteristiche della protagonista prima ancora che venisse al mondo e ha scandito ogni momento della vicenda, ripete la frase iniziale: era deciso prima che tu nascessi. L’uovo che in terra Linda fa ruotare come in una roulette prepara l’ennesimo ondeggiare tra aspirazione e scacco, tra un’esistenza che appartenga a chi la vive e una pronta a giocare come il gatto col topo.

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