Diversi… In versi: esegesi della diversità

Grande successo di critica e pubblico per la prima dello spettacolo svoltosi nella cornice della Sala Italia di Eboli con protagonisti gli allievi del Liceo Scientifico “A.Gallotta” 

Di Gaetano Del Gaiso

 E’ uno spettacolo che conquista il cuore “Diversi…in Versi”. Grande affluenza di pubblico, oltre quattrocento giovanissimi spettatori, la generazione di frequentatori del teatro cui dovremo rivolgerci ed emozionare, alla primissima svoltasi negli splendidi ambienti della ‘Sala Italia’ del ‘Cinema Teatro Italia’ di Eboli. Lo show, liberamente ispirato alla raccolta di racconti brevi “I diversi siamo noi” dello scrittore Angelo Nairod, si compone di diversi quadri che portano su un nuovo piano di consapevolezza ciò che lo scrittore ha avuto modo di raccogliere e posare su carta nei circa quattro anni di cui l’opera ha necessitato per giungere alla sua orma definitiva. “Ho scelto la formula del racconto breve per via di alcune parole proferitemi da una pendolare catalana”, aggiunge  il giovane autore, “la quale, raccontandomi della sua vita, mi ha rivelato che l’unico momento in cui avrebbe potuto dedicarsi alla lettura di un libro era proprio durante i viaggi che in treno compiva dalla stazione più prossima alla sua casa sino a quella più prossima al suo luogo di lavoro. A questo, aggiunse che, per via del fatto che il tragitto non fosse proprio lungo, questa non riuscisse mai a completare la lettura di un romanzo. Ed è proprio per questo motivo che ho scelto la formula del racconto breve”. Raccontare la diversità e degli scenari che da questa scaturiscono, talvolta, può rappresentare una sfida piuttosto scomoda per via del fatto che, la maggior parte di questi, siano in prevalenza popolati da ombre fitte e spaventose che, in un modo o nell’altro, trasformano il modo di essere, di fare e di vedere le cose di coloro i quali assistono in prima persona agli accadimenti che si svolgono al loro interno. Che sia la storia di Lily, la ragazza albina o, piuttosto, quella di Geremia, di Joe, di Ursula, di Bob, di Emily o di Annie ad essere raccontata, l’elemento che tutti questi canovacci condividono non è tanto il voler descrivere le diverse sfumature che la diversità può assumere, ma, piuttosto, è quell’involto emotivo che, fin troppo spesso, passa in secondo piano rispetto alle atrocità di cui questi, di cui abbiamo appena scritto, sono state le inermi vittime, o, piuttosto, gli spietati esecutori. Nella fragilità e nell’instabilità delle loro giovani esistenze, i ragazzi del Liceo Scientifico ‘Gallotta’, Valentina Bozza, Francesca Manna, Flavia Cupo, Sara Di Biase, Stefana Danila, Gabriella Gasparro, Raffaella Cappetta, Fiammetta D’Aniello, Vincenza Villano, Irene Biondi, Emanuele Riviello, Liberato Luongo, Cosimo Chiumiento, Gerardo Vitale, Salvatore Petrillo, Chiara Boffa, Simone Scaglione, Maira Castiglia, Alice Comite  e Serena Marmora, sotto la guida sapiente e attenta del direttore artistico dello spettacolo, Pasquale Auricchio, coadiuvato da Eleonora Santoro e dalla sua OltreDanza, in sinergia con le coordinatrici di progetto Dora Longobardi e Annamaria Petolicchio, hanno contribuito a dare vita a un’importante prova di empatia e coinvolgimento emotivo, realizzando uno spettacolo che, seppur tecnicamente vacillante, ha perfettamente assolto alla funzione precipua di dare voce a chi, molto spesso, è costretto o decide arbitrariamente di tacere, il più delle volte per paura del fatto che quello che ha da dire potrebbe non essere compreso o accettato. I preziosi interventi della dottoressa psicologa Barbara Giacobbe e della direttrice d’istituto, l’eccellente Anna Gina Mupo, hanno galvanizzato l’attenzione dell’uditorio su due concetti di fondamentale importanza quali la capacità di ascoltare, che ognuno di noi dovrebbe far propria, e la gentilezza, spesso barattata con omertà, alienazione e indifferenza.