De Luca scarica su uffici e Soprintendenza «Nessun vantaggio al costruttore Rainone»

Scritto da , 21 luglio 2018
image_pdfimage_print

Brigida Vicinanza

Arriva puntuale in aula. Ancora prima dei giudici, Vincenzo De Luca è già li. E’ accompagnato da Felice Marotta e da Paolo Russo (capo della comunicazione a Palazzo Santa Lucia), oltre che dai suoi avvocati Paolo Carbone ed Andrea Castaldo. Raggiunge a piedi l’ingresso del Tribunale di Corso Vittorio Emanuele. In aula poco dopo arriva anche l’assessore ai lavori pubblici Mimmo De Maio (altro imputato) e l’imprenditore Eugenio Rainone. C’è anche Fulvio Bonavitacola che si spoglia delle vesti di vicepresidente della giunta regionale per indossare la toga a difesa di Nello Fiore, ex assessore comunale della giunta De Luca, oggi consigliere regionale. Cinquanta minuti di dichiarazioni spontanee quelle del governatore che attraversa tutte le fasi della vicenda. Qualche battuta e la solita ironia che lo contraddistingue, ma una memoria storica delle azioni che non lo tradisce. E’ il miglior avvocato di se stesso Vincenzo De Luca, che passa in rassegna tutta la vicenda che lo vede implicato. Dai vincoli paesaggistici, alle autorizzazioni, fino ai rapporti con gli imprenditori Rainone e Chechile, puntando anche all’episodio della sponsorizzazione della Salernitana da parte proprio di Rainone. «Quale sarebbe stato il mio reato lì? Quello di tifoseria? Fatemi capire – ha dichiarato rivolgendosi al collegio giudicante – la Procura ha cercato di forza la realtà, arrivando anche a dei paradossi». Rigetta le accuse l’ex primo cittadino di Salerno e passa in rassegna alle motivazioni che hanno spinto all’urbanizzazione della zona in questione dove sorge il Crescent, giustificando la realizzazione dell’opera come “esigenza pubblica, così come gli apparamenti privati si inseriscono in questa esigenza pubblica”. Prima del Crescent e di Piazza della Libertà infatti secondo De Luca, la prostituzione, la droga e la malavita della zona la facevano da padrone. Ma il Governatore prova a difendersi, “puntando il dito” contro uffici tecnici e Soprintendenza: «Non vi è stato alcun accordo collusivo, l’imprenditore Rainone non ha ricevuto alcun vantaggio improprio, al punto che ha dovuto restituire sei milioni al Comune. Ancora, non c’è stato alcun dolo consapevole, e non c’è alcuna conferma di un’istigazione da parte mia. Inoltre, una sentenza del Consiglio di Stato ha confermato la legittimità degli atti, anche quelli legati al parere della Soprintendenza. E c’è la sentenza della Corte di Cassazione del 18 luglio 2016 che avrebbe dovuto determinare già allora la conclusione di tutto». Inoltre secondo De Luca, la scelta della Soprintendenza di “mutilare” parte dell’opera senza l’autorizzazione del progettista Bofill, sarebbe stata una decisione “sciagurata”. Dopo le dichiarazioni del Governatore infatti nel pomeriggio sono proseguite le arringhe della difesa. Si prosegue stamattina – dalle ore 10 – con l’avvocato Castaldo. Ultima udienza il 28 settembre quando è attesa la sentenza per i 22 imputati. Alcuni di loro – in caso di condanna – rischiano anche la sospensione dalla carica elettiva. Tra questi, naturalmente, c’è anche Vincenzo De Luca, per il quale i pm hanno chiesto la condanna a 2 anni e 10 mesi.

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->