De Luca attacca la figlia di Calvino

Scritto da , 9 marzo 2014
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Non tutti sono obbligati a capire che quando si apre un dibattito culturale, con interlocutori di rilievo internazionale, sul tema del rinnovo urbano, è doveroso lasciare da parte provincialismo e cialtroneria. Stiamo cercando di elaborare,  sulla base di una straordinaria esperienza di trasformazione urbana, una “Carta di Salerno”, attraverso un dibattito libero e pluralistico, che si svilupperà nei prossimi mesi.

Pensiamo ad un breve documento con due obiettivi:

Aprire per l’Italia, nel campo della rigenerazione urbana, una nuova stagione del “bello”, ricca di una varietà di opere e di linguaggi architettonici;

e poi, in secondo luogo,  sviluppare una riflessione su come i “progetti” possano  diventare realtà, in un paese sostanzialmente bloccato e condizionato dalla sottocultura del comitatismo e del conservatorismo burocratico.

E’ incredibile. Sono stati capaci di chiamare in causa a New York la figlia di Calvino – che presumibilmente non sa niente di Salerno – per arruolarla tra i sostenitori del nulla.

Osservo.

1)     La citazione di Zora è assolutamente corretta. Essa è riferita non ad una singola opera ma, come è ovvio, alla sottocultura della conservazione a prescindere, del rifiuto ottuso e pregiudiziale all’innovazione. La frase è lì ed è quella. Che cosa si contesta? La grammatica?

2)     La citazione che viene contrapposta (in modo in questo caso si strumentale, perché riferito nientemeno  che ad un singolo edificio di oggi, e che io peraltro non ho neanche citato nella mia introduzione) è del tutto sbagliata. Nell’area in questione non c’è nessun “digradar della costa” offeso dalla “febbre del cemento”. Lì c’era un’area totalmente cementificata; lì c’erano decine di capannoni fatiscenti; lì c’era il degrado più vergognoso ( documentato da immagini che sono sul sito del Comune di Salerno e che ogni persona corretta dovrebbe conoscere); lì c’era un pezzo di città sottratto e precluso ai cittadini; lì c’è un solo esempio di speculazione edilizia, ed è il Palazzo ex Inail, uno scempio urbano, occupato da alcuni in maniera clientelare, e di cui nessuno dei finti ambientalisti ha mai detto parola.

Avremo la forza e la pazienza per rispondere, punto su punto, ai nemici di Salerno, ed ai cialtroni di tutti i tipi. Avremo la forza di continuare a costruire un futuro di lavoro per i tanti giovani che aspettano che le Istituzioni creino occasioni ed opportunità di vita, per chi non può “vivere” del nulla.

 

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