Davigo indagato, la caduta degli dei di mani pulite

Scritto da , 21 Luglio 2021
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di Giuseppe Gargani

 

Le valutazioni che ho svolto da molti anni sulla giustizia e sulla magistratura non hanno mai riguardato le persone ma i fatti: gli avvenimenti che accadono sono sempre ovviamente riferibili a soggetti che operano, ma essi vanno osservati nella loro oggettività perché configurano decisioni, prese di posizione e per la magistratura producono giurisprudenza. Di fronte ad avvenimenti e a polemiche che questa volta umiliano la magistratura e mettono in risalto le responsabilità di alcuni magistrati che avrebbero in maniera molto disinvolta compiuto operazioni senza le formalità previste dalla legge, le valutazioni da fare non possono non essere riferite alle persone.

Le quali come hanno contribuito per il passato ad esaltare in maniera impropria il ruolo e la funzione della magistratura nella società, così oggi contribuiscono in maniera vistosa a deprimere la stessa funzione.

Non c’è dubbio che oggi non è solo in discussione la problematica complessiva della giustizia, il suo rapporto istituzionale con il potere politico, ma è prioritaria appunto la valutazione del comportamento di questi magistrati che per l’opinione pubblica rappresentano la magistratura.
E’ doveroso dunque dare giudizi sulle persone, senza contraddire certamente il “garantismo” che in genere è usato a proposito e a sproposito a seconda delle convenienze; e la convenienza in questo caso è per la grande stampa quella di rispettare le “persone” ed evitare processi sommari e non infierire sui magistrati. Non possiamo non essere d’accordo e ci rammarichiamo perché in genere si fa il contrario.

Chiediamo da tempo chiarezza sulla parola “garantismo” che è di orientamento nel rapporto tra il cittadino e le istituzioni: il significato del garantismo consiste nel “principio dello stato di diritto che si concretizza nell’esistenza di un insieme di garanzie costituzionali atte a tutelare le fondamentali libertà dei cittadini nei confronti del potere pubblico (e, in particolare, nei confronti del potere giudiziario)”. Questo dovrebbe essere costantemente una stella polare per l’informazione.
I nostri costituenti si sono ispirati a questa cultura quando hanno inserito in Costituzione la presunzione di innocenza, che è un principio mite, di grande solidarietà umana e sociale prima che giuridico e per questa ragione si chiede che sia ispiratore di ogni comportamento del magistrato, del giornalista, dell’uomo della strada per impedire giudizi sommari, processi mediatici che turbano l’opinione pubblica e fanno strage delle libertà individuali.
Piercamillo Davigo, Gerardo Greco, Sebastiano Ardita, di cui si parla in questi giorni, sono giuristi di livello con alcuni dei quali mi sono confrontato per il passato, anche se in forte polemica, rispettando la loro funzione, ma non mi stanco di ripetere che fanno parte di quel pool che nelle indagini giudiziarie hanno adottato metodi e sistemi anomali non conformi ai codici e alle regole a cui un magistrato si deve attenere, che hanno costituito un orientamento per tutta la magistratura .
Da “Tangentopoli“ in poi, le procure sono state impegnate a processare il “sistema”, quello politico in particolare,più che a indagare sui singoli reati e sui diretti responsabili, e di conseguenza i p.m. hanno assunto la caratteristica molto impropria e pericolosa di magistrato “etico“ che vuole condannare il male e non reprimere l’illegalità.

Orbene noi come sempre sospendiamo qualunque giudizio, ma valutiamo i comportamenti e le prese di posizioni di giornalisti e commentatori, ma consegnare verbali segreti, .

Consegnare verbali segreti come ha fatto Davigo, a singole persone sia pure rappresentative delle istituzioni e non all’ “Istituzione”, per evitare “la diffusione delle notizie “è un illegalità che non può essere spiegata con valutazioni infantili. Assistere a dichiarazioni diverse tra lo stesso Davigo e il Vice Presidente del CSM, persone di così alto livello di responsabilità, non è un esempio di trasparenza, né rivela autorevolezza; consegnare quei verbali al Presidente dell’antimafia è un sotterfugio colpevole; e infine fa in qualche modo rabbia e tenerezza la dichiarazione di David Ermini che si vuol depotenziare il CSM?!! Tutte queste cose sono contrarie alla ragione e al buon senso!.

Queste e tante altre sono le anomalie che riguardano soprattutto il comportamento di Davigo che avrebbe dovuto essere rispettoso delle formalità legali, per cui è davvero grave sentire dallo stesso che le formalità si possono osservare nei normali casi e non in quelli eccezionali!.
Ora anche per lui inevitabilmente è arrivata la “comunicazione giudiziaria che lo qualifica come “indagato” e noi naturalmente in difformità dalle sue opinioni spavaldamente trasmesse in televisione, diciamo che crediamo nel processo e speriamo che Davigo sia capace di difendersi. Il P.M. accusa, l’imputato con il suo legale si difende, e il giudice terzo al di sopra delle parti decide: questo è il processo penale e anche il processo della vita. Questo principio sacrosanto è una lezione tardiva per Davigo.
Assistiamo dunque alla caduta degli “dei“ di mani pulite e lo stesso Caselli, ripete che c’è tanto livore perché Davigo è un “icona“ della magistratura per la capacità di applicare la legge in maniera uguale per tutti“… quindi “un bersaglio grosso“.
Come non rilevare che la patologia è proprio questo ruolo esponenziale che alcuni magistrati hanno assunto come “simboli”, che si ritengono “guerrieri della luce”, come si è autodefinito lo stesso Davigo, al di sopra di tutti, e questo ha determinato la crisi della magistratura e la sua chiusura in una logica di potere. Se Davigo è un’ “icona“ perché applica la legge in maniera uguale per tutti, tutti i magistrati dovrebbero essere “icone“ altrimenti…
Ci hanno insegnato che la magistratura è un potere diffuso e quindi l’individualismo, che è il male della magistratura, dovrebbe essere bandito.
È da tempo che propongo in maniera un pò semiseria,ma ai tempi del terrorismo forse aveva un preciso significato di tutelare delle persone, di evitare di pubblicare i nomi dei magistrati per evitare appunto un protagonismo fuori luogo.
La riservatezza avrebbe fatto aumentare il prestigio delle istituzioni e Davigo sarebbe forse “un magistrato“ stimato e rispettato, mentre oggi invece, è valutato e discusso!

 

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