Daniel Oren Re a Caserta

Scritto da , 2 Agosto 2020
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Domani sera, nell’Aperia della Reggia il maestro dirigerà l’Orchestra Filarmonica Salernitana che ospita le voci di Vittorio Grigolo e Sonya Yoncheva

 

Di OLGA CHIEFFI

S’intitola “Summertime” l’atteso concerto che Daniel Oren, terrà domani sera alle ore 21 nell’Aperia della Reggia di Caserta, quale secondo appuntamento di “Un’Estate da Re”, ideata dal suo braccio destro Antonio Marzullo. Ci attendevamo dalle splendide voci del tenore Vittorio Grigolo e del soprano Sonya Yoncheva, che saranno sostenute nel loro viaggio tra le più amate arie dell’opera, dall’Orchestra Filarmonica Salernitana “G.Verdi”, il duetto o la celebre Lullaby da Porgy & Bess di George Gershwin, ma non sarà così, il repertorio scelto dai cantanti, spazierà tra Verdi, Bizet, Donizetti e Puccini.  La serata verrà inaugurata da una suite dalla Carmen di Georges Bizet, musica che contiene nelle sue viscere il segreto di una fascinazione sghemba e di una carica eversiva dirompente. Entrata in scena di Vittorio Grigolo con la canzonetta sfacciata del Duca di Mantova, “La donna è Mobile” dal Rigoletto, e il primo acuto della serata. Domani, ancora una volta, nessuno potrà sottrarsi al sortilegio di Carmen e di Sonya Yoncheva: “Si avvicinerà leggera, morbida, con cortesia, con la sua serenità africana. La sua felicità è breve, improvvisa, senza remissione – scrive ancora Nietzesche – L’amore vissuto come fatum, come fatalità, cinico, innocente, crudele”. Un canto esotico, inedito, riferito con la disinvoltura di un resoconto di viaggio accompagnerà una tragedia che si consumerà sullo sfondo di una corrida, in pieno sole, dove la morte non ha dove nascondersi.  Ritorna il bel tenore sulle note di “Una furtiva lagrima”, il pezzo forte dell’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti, appassionata, voluttuosa, affettuosa come una serenata, con un motivo dal pronunciato riferimento a Bellini (il suo grande rivale), che si snoda puro, logico, sviluppato in un arco che non sembra aver fine. Il soprano si trasformerà, quindi, in Leonora con “Tacea la Notte Placida”, la difficile aria di sortita dal Trovatore, una continua scoperta di finezze, di particolari nascosti, di accenti che rendono vivo e reale il personaggio. E’ il momento di Daniel Oren, con la sinfonia della Forza del Destino, una pagina evocante le ombre di questo periodo che ancora non ci siamo lasciati alle spalle coi suoi tre accordi iniziali, pesanti come immaginari macigni o leggeri come la bussata al convento di Leonora. Ed ecco Grigolo-Cavaradossi  in “Recondita armonia”, che, nell’introduzione, rispecchia i movimenti del pittore che passa leggeri tocchi di pennello sulla tela. L’aria è il primo momento di contrasto, e i colori evocati dai versi si trasferiscono sulla sua tavolozza al timbro dei due flauti. Muovendosi per quinte e quarte parallele con impressionistiche pennellate, i due strumenti introducono la lirica esaltazione della bellezza femminile, che nella breve sezione centrale trova accenti appassionati opposti al brontolio del sagrestano, mentre la Yoncheva sarà Butterfly,  con la sua via Crucis, percorsa in un’attesa spasmodica a denti stretti, il viso alzato al sorriso, tra ansie, languori dubbiosi e soffocanti, esaltazioni superbe, come il fin troppo conosciuto “Un bel dì vedremo”, ingenuo bamboleggiare e incrollabile speranza, fino all’annullamento. Altra ribalta per l’orchestra: nessuno come Daniel Oren nella sinfonia del Nabucco, con la pagina inizia con un tema simile ad un corale, presentato dagli ottoni, poi, di colpo l’orchestra si anima ed esplode con violenza. Udiamo, poi, il tema di “Maledetto”, il coro che verrà cantato dagli Ebrei per maledire Ismaele, e da questo motivo teso e vibrante sfocia la celeberrima melodia del “Va’ pensiero”. Il ritorno del tema della maledizione permette la citazione di altri tre temi dei quali uno, quello del duetto tra Nabucco e Abigaille, verrà sviluppato con un crescendo alla Rossini. Entra in scena Tosca. L’unica donna ammessa nell’opera, che ne occupa con prepotenza ogni spazio, in ogni momento, sempre da padrona assoluta, amante focosa ed imperiosa che non esita a smaniare in chiesa esibendosi in una violenta scena di gelosia, la stessa creatura che, come una pia fanciulla, s’inginocchia devotamente dinanzi alla Vergine e le offre dei fiori, sarà Sonya Yoncheva per il duetto del primo atto. Quindi, l’esaltazione della poesia della vita e dell’amore è racchiusa nel primo quadro di Bohème, nella soffitta, con “Che gelida manina”, “Sì, mi chiamano Mimì” il ritratto che Puccini schizza con finezza e aperta emotività della ricamatrice innamorata di Rodolfo, sino all’innamoramento con “O soave fanciulla” del collaboratore del Castoro. I bis sono  tutti da indovinare: “Dopo una notte insonne, sorgerà sempre il sole, per alzare insieme i calici e brindare al ri-torno alla vita”.

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