Dalla Cucinotta ad Izzo, torna il teatro ad Agropoli

Scritto da , 3 Novembre 2021
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di Monica De Santis

Anche ad Agropoli riparte il teatro dopo i lunghi, lunghissimi mesi di chiusura causa l’emergenza sanitaria. Riparte il teatro dunque, al Teatro Eduardo de Filippo, dove è in corso la campagna abbonamenti per la stagione 2021/2022 che prenderà il via il 19 novembre e si concluderà il 18 marzo. Sette in tutto gli spettacoli in cartellone con inizio venerdì 19 novembre quando in scena ci saranno Mariagrazia Cucinotta, Vittoria Belvedere e Michela Andreozzi in “Figlie di Eva”, tre donne sull’orlo di una crisi di nervi sono legate allo stesso uomo, un politico spregiudicato, corrotto e doppiogiochista, candidato premier delle imminenti elezioni. Elvira è la sua assistente perfetta, Vicky la moglie e Antonia la ricercatrice universitaria che sta aiutando il figlio del politico a laurearsi. Secondo appuntamento giovedì 2 dicembre con “Così parlò Bellavista” o spettacolo teatrale «Così parlò Bellavista», diretto, adattato e interpretato da Geppy Gleijeses, prodotto da Alessandro Siani e Sonia Mormone (Best Live) e Geppy Gleijeses (Gitiesse Artisti Riuniti), con Geppy nel ruolo di Bellavista e un gruppo straordinario di attori napoletani: Marisa Laurito, la migliore amica di De Crescenzo, è la moglie di Bellavista, Benedetto Casillo, l’unico nel ruolo che interpretò nel film, Nunzia Schiano, grande caratterista napoletana, e ancora Salvatore Misticone, Vittorio Ciorcalo e tanti altri, con la partecipazione di Gianluca Ferrato nel ruolo di Cazzanica, il direttore dell’Alfasud. La scenografia di Roberto Crea riproduce la facciata del grande palazzo di via Foria dove fu girato il film. Le musiche sono quelle originali di Claudio Mattone ed è dato grande rilievo allo storico coautore del film: Riccardo Pazzaglia. Si prosegue mercoledì 15 dicembre con un altro volto amatissimo della televisione italiana, Elena Sofia Ricci in “La dolce ala della giovinezza”, Scritta nel 1952 e debuttata a Broadway nel 1959, “La dolce ala della giovinezza” parla del gigolo Chance Wayne che torna nella sua città natale in Florida con la star in declino Alexandra Del Lago per cercare di riprendersi quello che aveva lasciato nella sua giovinezza, Heavenly, il suo primo amore. Quarto appuntamento il 2 gennaio con Massimiliano Gallo in “Resilienza 3.0”, uno spettacolo nel quale l’attore tra i protagonisti della fiction “I Bastardi di Pizzofalcone” e prossimamente protagonista di “Malinconico, Avvocato” attraverso il suo stile, la sua ironia, racconterà questo momento tremendo attraverso una comica riflessione dei fatti, a volte poetica, sempre pungente. Mercoledì 26 gennaio tocca invece a Enzo De Caro in “Non è vero, ma ci credo!”, commedia firmata da Peppino De Filippo nel 1942, proposta nella rilettura in chiave contemporanea del regista Leo Muscato, una tragedia tutta da ridere, popolata da una serie di caratteri dai nomi improbabili e che sono in qualche modo versioni moderne delle maschere della commedia dell’arte. Il protagonista di questa storia assomiglia tanto ad alcuni personaggi di Molière che Luigi De Filippo amava molto. L’avaro, avarissimo imprenditore Gervasio Savastano, vive nel perenne incubo di essere vittima della iettatura. La sua vita è diventata un vero e proprio inferno perché vede segni funesti ovunque: nella gente che incontra, nella corrispondenza che trova sulla scrivania, nei sogni che fa di notte. Penultimo appuntamento, in cartellone previsto per venerdì 4 febbraio con Isa Danieli e Giuliana De Sio in “Le signorine”, una commedia che sfrutta abilmente la comicità celata dietro al tragico quotidiano, un testo che ben si presta a una grande prova d’attrici per Danieli e De Sio. Nella loro veracità napoletana Rosaria e Addolorata, le due sorelle protagoniste, sanno farci divertire e commuovere, raccontando con grande ironia, gioie e dolori della vita familiare. Chiude la rassegna del Teatro Eduardo de Filippo di Agropoli, venerdì 18 marzo Biagio Izzo che proporrà la sua commedia “Tartassati dalle tasse”, Quante volte anche la nostra coscienza di pur buoni ed onesti cittadini ha segretamente partorito concetti del genere? Il problema, però, è che se poi davvero ragionassimo tutti quanti sempre così, come e perché mai le cose potrebbero veramente funzionare? Sarà costretto improvvisamente a domandarselo anche Innocenzo Tarallo, 54 anni napoletano, imprenditore nel settore della ristorazione: il classico “self made man”, che da nipote e figlio di baccalaiuolo si ritrova ora proprietario orgoglioso di un ristorante internazionale di sushi all’ultima moda. Si ritroverà in balia di mille peripezie e problemi. Soprattutto costretto a risolvere il quesito che angustia la stragrande maggioranza di noi: come è possibile che due parole che da sole evocano così tanta bellezza: “Equità” e “Italia”, quando si uniscono si contraggono dolorosamente come chi è in preda alla più dolorosa delle coliche addominali.

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