Cure ai cittadini, la Campania fanalino di coda: i dati forniti da Gimbe

Scritto da , 29 Novembre 2019
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di Erika Noschese

La regione Campania fanalino di coda per quanto riguarda le cure ai cittadini. E’ quanto rende noto l’inchiesta pubblicata ieri da Il sole 24 ore che rivela i dati resi noti dalla fondazione Gimbe relativi al monitoraggio sui Lea. Dall’indagine emerge, inoltre, che oltre un quarto delle risorse spese per garantire le cure non hanno prodotto alcun servizio. Nello specifico, andalizzando gli adempimenti dei livelli essenziali di assistena nelle regioni emerge che la Campania è al ventunesimo posto, con un adempimento inferiore ai 62,6%. Il check pluriennale di Gimbe arriva nei giorni caldi del dibattito sul nuovo Patto per la salute, che vede il gelo tra Stato e Regioni sull’ipotesi di nuovi commissariamenti, anche per inadempienza sui Lea. Secondo il presidente di Gimbe, Nino Cartabelotta, è necessario che la griglia Lea ceda il passo al Nuovo sistema di garanzia (Nsg) che scatterà a gennaio 2020. «La nostra valutazione pluriennale – dice infatti il presidente – fornisce numerosi spunti per definire le regole di implementazione del Nuovo sistema di garanzia che, salvo ulteriori ritardi, dovrebbe mandare in soffitta la griglia Lea dal gennaio 2020». Il nuovo strumento, di fatti, è stato sviluppato per documentare meglio gli adempimenti regionali oltre a mettere in atto strategie per prevenirne il progressivo “appiattimento”, è necessario utilizzarlo per rivedere interamente le modalità di attuazione dei Piani di rientro e permettere al ministero di effettuare “interventi chirurgici” selettivi sia per struttura, sia per indicatore, evitando di paralizzare con lo strumento del commissariamento l’intera Regione. «In un momento storico per il Ssn – conclude Cartabellotta – in cui il ministro Speranza ha ripetutamente dichiarato che l’articolo 32 è il faro del suo programma di Governo, i dati del nostro report parlano chiaro. Senza una nuova stagione di collaborazione politica tra Governo e Regioni e un radicale cambio di rotta per monitorare l’erogazione dei Lea, sarà impossibile ridurre diseguaglianze e mobilità sanitaria e il diritto alla tutela della salute continuerà ad essere legato al Cap di residenza delle persone».

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