Cstp, per il giudice il concordato è carente: 15 giorni per rimetterlo a posto

Scritto da , 7 Marzo 2013
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E’ carente. La domanda di concordato preventivo presentata dal collegio dei liquidatori del Cstp manca di alcuni requisiti fondamentali. Il giudice delegato del Tribunale fallimentare di Salerno, Maria Elena Del Forno, ha rispedito al mittente la bozza presentata lo scorso 22 febbraio dal Cstp, con la richiesta di integrazione documentale riguardante alcuni aspetti della esposizione debitoria e creditoria della società di trasporto pubblico. 
Non si tratta certamente di una bocciatura, dal momento che il Tribunale fa riferimento all’articolo 162 della nuova legge fallimentare riguardante l’inammissiblità della proposta che prevede la concessione, al debitore, di quindici giorni di tempo per «apportare integrazioni al piano e produrre nuovi documenti». Dunque, entro le prossime due settimane, il collegio dei liquidatori del Cstp dovrà rimettere le mani nelle 93 pagine presentate al giudice Del Forno. E, con tutta probabilità, le prime discussioni sul caso avverrano durante la riunione odierna del collegio dei liquidatori, che si riunirà alle 15.
Cosa non va nel piano concordatario. Il documento è stato giudicato carente nei contenuti. In particolare sono due i punti su cui si dovrà ancora lavorare: quello riguardante informazioni di natura fiscale dei creditori e dei debitori del Cstp con un elenco maggiormente dettagliato dei fornitori e dei debitori della società; quello inerente la ricapitalizzazione societaria con la mancanza di alcune delibere degli Enti proprietari che, di fatto, rappresenterebbero la garanzia di versamento delle proprie quote. Una garanzia che, in sostanza, è a base del requisito di continuità aziendale.
I creditori. Un altra richiesta di modifica inerisce l’elenco specifico dei creditori del Cstp. In sostanza, secondo il Tribunale fallimentare, alcuni fornitori e categorie inserite tra i chirografari, dovranno invece essere annoverati tra i privilegiati. Un passaggio, questo, che certamente comporterà una modifica nelle percentuali che il Cstp dovrà sborsare per soddisfare le esigenze dei fornitori. Per i chirografari, infatti, è prevista la copertura di metà del credito maturato nei confronti del Cstp (e nel caso degli enti locali il solo 10%), mentre per i creditori privilegiati la copertura è del 100%.
Ora i tre liquidatori, Mario Santocchio, Michele Pizzo e Claudio Cicatiello, dovranno rimettersi al tavolo e mettere in pratica quanto richiesto.
Il Santocchio tranquillo. Non si scompone il presidente del Cdl alla notizia della richiesta del Tribunale. Consapevole che non si tratta di una bocciatura, sa anche che le cose non sono semplici e che «non possono essere commessi passi falsi». «L’iter è complesso e farraginoso – ha detto – rappresenta un unicum anche perché ricorriamo al condordato preventivo pur mantenendo attiva l’azienda. Da questo punto di vista paghiamo anche lo scotto della mancanza di precedenti in materia. Ci siamo immediatamente attivati per consegnare al Tribunale quanto richiesto, l’obiettivo è sempre il ritorno in bonis del Cstp. Non ci possiamo permettere, e non faremo, passi falsi». Poi il presidente Santocchio fa il punto sulle richieste di chiarimenti avanzate dal giudice Del Forno, specificando che, per le delibere di ricapitalizzazione, si procederà ad una sorta di raccolta “porta a porta”: «Quando presentammo il piano il 22 febbraio non ci erano pervenute tutte le delibere. Dobbiamo raccoglierle e consegnarle per dimostrare che i soci vogliono versare. A questo proposito non convocheremo una assemblea come ipotizzato ma procederemo al recupero direttamente».
Nel caso in cui il Cstp non dovesse adempiere al proprio dovere, la proposta di concordato sarà respinta e l’azienda andrà al fallimento.

 

7 marzo 2013

 


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