Cstp, le consulenze esterne sono troppe e care: richiesta d’accesso agli atti

Scritto da , 9 Marzo 2013
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Quelle consulenze esterne non le hanno mai viste di buon grado. Ora, i sindacati del Cstp vogliono vederci chiaro e vogliono sapere quanto costa alla loro azienda avvalersi, periodicamente o stabilmente, di numerosi professionisti non facenti parte dell’organico aziendale. E’ stata protocollata, nella giornata di ieri, la richiesta d’accesso agli atti relativi alle consulenze e collaborazioni esterne di cui si avvale il management del Cstp. Da tempo, i sindacati lamentano una gestione poco oculata delle risorse aziendali, con un eccessivo utilizzo di figure professionali esterne, in un momento profondamente delicato per i bilanci societari e in cui si sono chiesti ingenti sacrifici economici ai dipendenti. Tanto che, nel concordato preventivo, c’è quasi un milione di euro che il Cstp deve alla categoria “professionisti” che rientrano nella classe dei creditori privilegiati: di cui 83mila euro effettivi di debiti maturati e 837mila euro di fatture da ricevere. I sindacati, dunque, appellandosi alla legge 241/90 sulla trasparenza amministrativa, chiedono di sapere come questi soldi sono stati impiegati in questo tempo e come continuano ad essere investiti attualmente, dal momento che sono ancora diverse le collaborazioni e le consulenze esterne al Cstp, nonostante una società in liquidazione e un concordato preventivo pronto a partire (creditori e giudice fallimentare permettendo).
E, a quanto pare, la richiesta d’accesso agli atti potrebbe essere anche l’anticamera per un esposto alla Procura della Repubblica.
Intanto, ieri, azienda e sindacati si sono incontrati per discutere del verbale di riunione dello scorso lunedì, ma il confronto tra le parti è stato rimandato alle 15.30 di mercoledì prossimo. Allo stato, si sa solo che per coloro che sono in cassa integrazione per due settimane non sarà possibile annullare la decurtazione salariale del 7%, ma, in compenso, potranno ottenere un premio di risultato, a concordato preventivo approvato, per intero e non rateizzato.
E sempre in relazione alla decurtazione degli stipendi, sancita dal referendum dello scorso 4 gennaio, i sindacati, di concerto con i lavoratori, hanno richiesto che «in qualità di dipendente a tempo indeterminato dell’azienda», anche il direttore generale Antonio Barbarino, subisca l’esito del referendum aziendale per una questione di equità tra il personale.

 

9 marzo 2013

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