Criticità dei servizi dell’Ufficio di Piano di Zona S4

Scritto da , 22 Giugno 2021
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di Pina Ferro

“Un tavolo di confronto, al fine di verificare la programmazione sull’esercizio e gestione dei servizi sociali, in attuazione della Legge Regionale 11/2007, che tenga conto dell’osservanza dei dispositivi legislativi che disciplinano la materia, al fine anche di dare stabilità lavorativa ai professionisti del settore e conseguentemente a tutta la filiera del welfare territoriale”. E’ quanto chiedono in una nota, alla alla Coordinatrice del Piano di Zona S4, le segreterie provvinciali di Cgil Fp e Cisl Fp. La richiesta vviene fuori a conclusione di una seduta di concertazione tenutasi qualche settimana fa presso la sede istituzionale del Piano Sociale di Zona Ambito S4, afferente al finanziamento, o meglio di “rendicontazione” della seconda annualità 2020 IV° Psr 2019/2021 ed attuazione del Piano attuazione Locale del fondo povertà. Nel corso di tale incontro le segreterie delle due organizzazioni sinddacali hanno richiesto l’attivazione di un tavolo di confronto per affrontare il tema della stabilizzazione dei servizi dell’Ufficio di Piano di Zona S4 operante in convenzione, al fine di assicurare le funzioni fondamentali degli Enti Locali aderenti definiti dall’articolo 117 della Costituzione, inequivocabilmente definiti di livelli essenziali dal Decreto legislativo numero 147/2017. “Dal confronto, – si leggge nella nota duffusa da Cgil Fp e Cisl Fp- oltre ad emergere un preoccupante fenomeno di forte rallentamento sui versamenti delle quote di compartecipazione posto in atto da taluni Enti aderenti al Piano di Zona dei comuni di Acerno, Battipaglia, Bellizzi, Castiglione Del Genovesi, Giffoni Sei Casali, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano Sul Tusciano, San Cipriano Picentino, San Mango Piemonte), hanno potuto constatare che l’attuale consistenza professionale mostrarsi assolutamente inadeguata ai servizi affidati all’Ambito Territoriale, per il quale non possiamo sottacere, per esempio, l’antitetica presenza in forma stabile di Assistenti Sociali definita dalla legge 328/2000 fissa un rapporto 1 ogni 5.000 abitanti, di gran lunga “inferiore” ai predetti parametri. Nel merito rivendichiamo che per questi servizi infungibili, debbano essere erogati con continuità e senza interruzioni e pertanto necessitano di assetti organizzativi stabili con personale a tempo indeterminato. Cioè per erogare servizi continuativi ed esigibili per legge servono forme associative stabili, dotate di personalità giuridica, autonomia organizzativa e di bilancio, e di operatori con rapporti di lavoro continuativi e non a termine. Il fondo unico d’ambito, nel quale confluiscono una molteplicità di fonti di finanziamento assicura ormai da anni, impiego di operatori sociali reclutati esclusivamente con rapporti di lavoro precario e a termine, in assenza di rapporti di lavoro stabili. Tale incomprensibile dicotomia rischia di far implodere in tutta la sua drammaticità i Servizi sociali e – come già sta avvenendo in questa fase emergenziale da Covid 19 – ormai si riverbera anche sui lavoratori interessati, i quali vivono ormai da troppo tempo una dimensione lavorativa di assoluto precariato e di incertezza occupazionale. Il tutto desta forte preoccupazione, e per questo che la Fp Cgil e la Fp Cislchiedono alla Coordinatrice del Piano la convocazione di un tavolo di confronto, al fine di verificare la programmazione sull’esercizio e gestione dei servizi sociali, in attuazione della Legge Regionale 11/2007, che tenga conto dell’osservanza dei dispositivi legislativi che disciplinano la materia, alfine anche di dare stabilità lavorativa ai professionisti del settore e conseguentemente a tutta la filiera del welfare territoriale”.

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