Crescent, attesa per la sentenza

Scritto da , 27 settembre 2018
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Andrea Pellegrino

Il primo atto amministrativo risale al 2007, quando il Consiglio comunale approvò il nuovo Pua di Santa Teresa, che prevedeva la realizzazione di piazza della Libertà e del Crescent. La prima «trasformazione» e forse il primo grande progetto firmato da Vincenzo De Luca, adottato nel segno della riqualificazione. Piazza (pubblica) ed edificio (privato) con un’imponente colata di cemento direttamente sulla spiaggia e sul mare di Santa Teresa. Nel 2007 furono solo in tre in Consiglio comunale a votare contro. All’epoca, il Crescent conservava un minimo di interesse pubblico, con la realizzazione delle due Torri ai lati della mezzaluna che sarebbero servite ad accogliere la nuova sede dell’autorità portuale e alcuni uffici comunali. Torri che sono scomparse dopo l’annullamento da parte del Consiglio di Stato dell’autorizzazione paesaggistica concessa con un silenzio assenso e un nuovo parere espresso dall’allora soprintendente Gennaro Miccio. Da allora, senza che l’atto ritornasse all’attenzione dei consiglieri comunali, il Crescent è divenuto a tutti gli effetti un condominio privato. Ma veniamo ai giorni d’oggi. Domani è attesa la sentenza dopo il lungo processo che vede tra gli imputati anche l’attuale governatore della Campania Vincenzo De Luca. L’ex sindaco, oltre all’abuso d’ufficio – contestato agli ex assessori della sua giunta municipale – risponde anche di falso. Se dovesse essere condannato, per lui scatterà anche la sospensione dalla carica per effetto della legge Severino. In più, i giudici si dovranno esprimere anche sulla confisca della mezza luna. Questo se dovesse essere supportata la tesi accusatoria della lottizzazione abusiva. «Un vero e proprio scempio, un oltraggio al cuore della città – incalza Roberto Celano, capogruppo consiliare di Forza Italia che ricorda la delibera del 2007 – Ammaliati dal potere, votarono quasi tutti a favore di un provvedimento speculativo vergognoso. Solo in tre esprimemmo contrarietà. Da allora iniziò la mia battaglia, spesso, in particolare all’inizio, in estrema solitudine, contro il Crescent e la cementificazione selvaggia della zona. Mi opposi ferocemente in Consiglio, nelle Commissioni, in città, organizzando banchetti informativi e lanciando petizioni, stimolando interrogazioni Parlamentari, sostenendo amici (Oreste Agosto, Vincenzo Strianese) e comitati (No Crescent, Italia Nostra, Figli delle chiancarelle) poi meritoriamente e fortemente impegnati e formulando interessanti ipotesi alternative. Proposi la realizzazione di un acquario sul mare in progetto di finanza, pensando ad un casinò nelle scuole Barra, che con la delocalizzazione del porto commerciale e la conversione in porto turistico (possibile con le risorse destinate a Porta Ovest e con la cessione delle aree per la realizzazione dello scalo turistico) avrebbe dato un’identità definita a Salerno ed impulso allo sviluppo economico con risoluzione dei problemi occupazionali per i nostri giovani. Restammo inascoltati. La voglia dell'”affare” e del cemento prevalse sull’interesse pubblico e la città subì uno scempio senza precedenti grazie anche all’assordante “silenzio assenso” di Istituzioni che altre volte per questioni molto meno impattanti si “oppongono” anche all’interesse pubblico ed alla lentezza e morbidezza di altre Istituzioni di controllo che non mostrarono incisiva attenzione ad atti e deliberazioni (con deviazioni di fiumi, sdemanializzazioni parziali) palesemente di dubbia legittimità.

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