Creatività e invenzione degli ingegneri Roma

Scritto da , 3 Gennaio 2020
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Lo studio tecnico è oramai ultracentenario, un pezzo di storia di Salerno, che con Guido e Fabiano jr. ha lasciato un segno indelebile anche negli sport del mare
Di OLGA CHIEFFI
Lo Studio Tecnico Roma nacque nel 1919 per volontà dell’ing. Fabiano Roma, laureatosi in Svizzera e partìto con l’ultimo scaglione prima dell’armistizio. Fu catturato dagli Austriaci in un’azione bellica e fu imprigionato. Terminata la Prima Guerra Mondiale, fece ritorno a casa dove iniziò la sua attività professionale. Operò prevalentemente nella città di Salerno, anche per conto della società proprietaria del cementificio a quel tempo dislocato a foce Irno. Il cementificio poi passò di mano e fu acquistato dalla Italcementi, società facente capo alla famiglia Pesenti e Fabiano Roma, di Cesare ideatore dell’Italcementi, divenne direttore di stabilimento e poi ispettore della ditta. Oggi sono pochi i manufatti da lui progettati che sono ancora visibili, il più noto è palazzo Natella degli inizi degli anni ’20 del secolo scorso, primo fabbricato cittadino con struttura portante in conglomerato cementizio armato, per il quale elaborò i soli calcoli strutturali. Giusto per precisare ma la prima pubblicazione sulla teoria del cemento amato, in Italia fu nel 1910. Progettò alcuni muri di contenimento della SS18 a protezione della sottostante via Ligea. Anche l’arco parabolico paramassi in conglomerato cementizio armato posto a protezione di via S. Baratta fu progettato da lui, con tutta la teleferica composta da piloni in calcestruzzo armato, alcuni dei quali ancora visibili. La teleferica trasportava i massi dalle colline di Salerno al cementificio che allora era a foce Irno, ovvero fuori dal perimetro urbano della città. I vecchi salernitani ancora ricordano quella struttura che fu demolita pochi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Anche le altre opere o furono rase al suolo nel corso della guerra o successivamente per la trasformazione urbanistica della città. Mio nonno venne a mancare per un male incurabile e purtroppo con l’alluvione di Salerno del 1954 anche l’archivio che custodiva i suoi progetti fu distrutto. A fine anni ’50, inizio anni ’60 il figlio Guido, anch’egli ingegnere, rivolse la sua attenzione professionale alla progettazione delle strutture in ferro. Fu profondo conoscitore della materia, le sue strutture sono caratterizzate da snellezza e leggerezza. Simbolo di questa idea estetica sono i quattro silos di zucchero commissionati dalla Perugina per lo stabilimento di Lioni. Furono tra le pochissime strutture a rimanere in piedi in quella zona con il terremoto del 1980. Molti anni dopo, un periodico nazionale pubblicò un articolo sulla ricostruzione del terremoto, riproducendo una foto di Lioni dove si vedevano in piedi solo quei silos e tutt’intorno solo macerie. Il giornalista, pur non sapendo chi fosse il progettista, si complimentò evidenziando che comunque tecnici preparati ce ne sono visto che almeno uno aveva progettato delle strutture che poi sono rimaste in piedi nonostante quel sisma. Quei silos furono smontati e ricostruiti in Umbria: sono rimasti in piedi anche con il terremoto del 1997 che ha colpito l’Umbria e le Marche! Guido fu lungamente progettista per conto del Servizio Impianti Sportivi del CONI. A fine anni ’70 vinse il concorso per la progettazione del Palazzetto dello Sport di Salerno, ma con il terremoto del 1980 il progetto non vene realizzato. Era una struttura all’avanguardia sia per la parte architettonica che per la scelte progettuali. Basti pensare che oltre al campo principale vi erano altre sette campi che sarebbero risultati fondamentali per le società sportive salernitane. Guido si s’interessò non solo di impianti sportivi, ma anche del risanamento conservativo dei fabbricati per civili abitazioni, di edilizia industriale e lavori pubblici in generale. Alcuni suoi progetti sono stati realizzati anche all’estero, quali ad esempi la casa del Pellegrino di Medjugorie e alcuni edifici industriali in ferro in Arabia Saudita. Sostenitore dell’impiego delle più avanzate tecnologie nello studio professionale, introdusse il calcolo automatico con un potente elaboratore M40 della Olivetti alla fine del 1981, per poi introdurre nei successivi due anni i personal computer e il plotter a pennino della HP. Di primo piano il suo contributo alla ricostruzione di Valva, gravemente danneggiato dal terremoto del 1980. Ma se citiamo il nome dell’Ingegnere Guido Roma, l’immagine ci appare ai remi. Aveva la passione del canottaggio che praticò anche ad alti livelli in gioventù. Vogò dal 1947 al 2015 e negli anni ’80 studiò e realizzò dei remi per rendere più efficace la voga, i famosi remi a mannaia, il cui prototipo forse viene ancora conservato presso il Circolo Canottieri Irno. Non brevettò mai quell’idea, perché non pensò a ricadute commerciali, essendo il canottaggio uno sport “di nicchia”. Ma il brand statunitense “Rowing”, società che produceva imbarcazioni di canottaggio, quando seppe dei suoi studi li prese e li fece propri, brevettando il prodotto. Dalla fine degli anni ’80 in tutto il mondo, le barche di canottaggio sono accompagnate dai remi con la pala “a mannaia” prodotti dalla Rowing. Come socio della Canottieri Irno ha contribuito alla crescita del sodalizio negli anni 60 -70 anche con la progettazione di alcune strutture attualmente presenti. Ha lavorato fino all’età di 86 anni, fino al giorno prima di morire. Non riusciva a fare “il pensionato”. Oggi il titolare dello studio è il figlio Fabiano, ingegnere e, naturalmente anche vogatore. Conoscitore della normativa per l’edilizia privata (DPR 380/01), dei lavori pubblici (D. Lgs. 50/2016), della sicurezza (D. Lgs. 81/2008) e dell’impiantistica sportiva, ha concentrato la propria attività professionale in quei settori, firmando da solo o congiuntamente ad altri colleghi, importanti lavori pubblici, vincendo due concorsi progettuali. Ha redatto diversi progetti preliminari e studi di prefattibilità di impianti sportivi. E’ stato componente della commissione per gli impianti sportivi del CONI Campania. Attualmente è responsabile degli impianti sportivi della Federazione Italiana Canoa Kayak. Per quest’ultima, come dirigente sportivo, ha ricoperto diversi incarichi elettivi fino alla Vice Presidenza nazionale. Ultimamente sta caratterizzando la Sua azione professionale anche con le prove non distruttive sui manufatti, avendo conseguito tramite il Rina l’attestazione per le prove Sonreb (pacometrica, schelometria e a ultrasuoni). E’ presidente dell’Associazione Salernitana Architetti ed Ingegneri Liberi Professionisti con la quale difende la cultura della libera professione “pura”.
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