Confiscati beni per 2 milioni all’imprenditore Di Marino

Scritto da , 10 Luglio 2020
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di  Pina Ferro

Sequestrate due aziende di panificazione per un valore complessivo stimato in oltre 2 milioni di euro, a Antonio  Di Marino, 29enne di Cava de’ Tirreni appartenente al locale clan capeggiato da Dante Zullo. Ad eseguire il provvedimento, emesso dal tribunale del Riesame e delle misure di prevenzione,  sono stati gli uomini della Direzione investigativa antimafia diretti dal maggiore Vincenzo Ferrara.
Il sequestro e confisca hanno interessato l’intero capitale sociale e complesso dei beni strumentali e ogni altro bene destinato all’attività di impresa della società “La Boutique del Pane 1956 srls”. con sede a Cava de’ Tirreni e all’intero capitale sociale e complesso dei beni strumentali e ogni altro bene destinato all’ attività di impresa della società “Italy Food srls” con sede sempre a Cava de’ Tirreni; sequestrati anche conti correnti e libretti di deposito riconducibili ad Antonio Di Marino. Tutti i beni formalmente intestati, oltre che allo stesso di Marino, a familiari (sorella, padre, madre e cognato) ed altri, ma di fatto riconducibili a Marino hanno un valore che si aggira attorno ai 2.000.000 di euro.
Secondo gli inquirenti “le società Italy Food srl e La Boutique del Pane 1956 srl siano frutto di attività illecita o il reimpiego dei guadagni criminali conseguiti dal Di Marino, nel suo percorso delinquenziale”
Antonio Di Marino nel 2018 era stato colpito da provvedimento di custodia cautelare in carcere, eseguito nell’ambito dell’operazione “Hyppocampus” su disposizione del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno, unitamente ad altri 13 indagati, ritenuti responsabili di estorsione, usura e trasferimento di valori commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Titolare del fascicolo investigativo era il sostituto procuratore Vincenzo Senatore.
Nello specifico, ad Antonio  Di Marino venne contestata l’appartenenza all’organizzazione criminale operante sul territorio di Cava de’ Tirreni, facente capo a Zullo Dante. Nell’ordinanza inerente l’“Operazione Hyppocampus, in riferimento a Di Marino si legge che le imputazioni a carico di Di Marino “si fondano su risultanze tecniche, nel corso delle quali veniva documentata la sua partecipazione alla detta associazione ed in particolare, come il predetto, in uno a Zullo Geraldine, sollecitava le vittime di usura che erano in ritardo nei pagamenti, minacciandole con determinazione. Attività dalle quali emergeva, anche, che il Di Marino, era uomo di fiducia del clan”
Con il  provvedimento eseguito nella mattinata di ieri dagli uomini della Dia è stata applicata, a carico di Di Marino, anche la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, con obbligo di soggiorno nel comune di residenza, per la durata di 4 anni.

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