Compostaggio, il fiore all’occhiello contestato e fermo da tre anni

Scritto da , 12 Marzo 2019
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di Andrea Pellegrino

Quasi tre anni chiuso, soldi spesi per trasferire i rifiuti altrove e conseguente aumento delle tariffe della raccolta differenziata. Nonostante tutto, per Vincenzo De Luca l’impianto di compostaggio di Salerno è stato sempre «il fiore all’occhiello» dell’Italia. Fin da quando ci portò perfino all’allora presidente del Consiglio Matteo Renzi, in visita a Salerno per tirare la volata finale allo stesso De Luca alle scorse elezioni regionali. Un impianto servito per distogliere l’attenzione dalla mancata realizzazione del Termovalorizzatore di Cupa Siglia, prima sostenuto poi osteggiato dallo stesso ex sindaco di Salerno. Ma il sito di compostaggio, nonostante le continue dichiarazioni favorevoli dell’attuale governatore della Campania, ha funzionato poco e, a quanto pare, secondo la relazione dell’Anac, anche male. Domani mattina De Luca e l’amministrazione comunale saranno in visita proprio presso l’impianto che dovrebbe ripartire dopo anni di stop dovuti proprio all’inchiesta dell’Anac, alla risoluzione contrattuale con la Daneco e al cambio di gestore con l’affidamento alla Salerno Pulita. Ma oltre all’Anac che già tempo ha chiuso l’istruttoria, sulla gestione e sull’appalto c’è (o ci dovrebbe essere) anche una inchiesta della Procura di Salerno, i cui riscontri, però, non sono ancora noti. Era stata la stessa Autorità anticorruzione ad inviare gli atti all’attenzione della Procura salernitana e anche della Corte dei Conti. Al momento lo stop ha creato non pochi danni, soprattutto economici. Tant’è che lo stesso Vincenzo De Luca ha annunciato (nel corso della trasmissione del venerdì a Lira Tv) i risparmi: «Circa 60 euro a tonnellata», rispetto al prezzo sborsato da Palazzo di Città per conferire i rifiuti in altri impianti.

I RILIEVI.

Attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Questa una delle violazioni che ipotizzarono e segnalarono gli ispettori dell’Autorità Anticorruzione rispetto al sito di compostaggio di Salerno. Ma tra le accuse c’era anche una scarsa raccolta differenziata. «Il corretto funzionamento dell’impianto – scrissero gli ispettori nella relazione – presuppone tuttavia una raccolta differenziata dell’umido che obbedisca a determinati standard che sono quelli indicati dal Consorzio Compostatori. Sin da subito è apparso evidente che la qualità della raccolta differenziata è invece più che scadente, ovvero è divenuta via via tale nel tempo.
L’amministrazione piuttosto che puntare sul miglioramento della raccolta differenziata, ha ritenuto preferibile pagare gli “extra costi” di un impianto che funziona in maniera anomala, e d’altronde il gestore, adeguatamente ristorato e scarsamente interessato a salvaguardare l’impianto in quanto non di sua proprietà, ha accettato la situazione». Differenziata che, a quanto pare, avrebbe subito, da allora, anche una flessione. Questo secondo gli ultimi dati emersi dal rapporto dei Comuni ricicloni di Legambiente.

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