CLAUDIO VELARDI: «De Luca? Non può far parte del Governo»

Scritto da , 16 Gennaio 2013
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Claudio Velardi, noto spin doctor che dal 1992 al 2000 ha lavorato al fianco di Massimo D’Alema si esprime sulla prossima ed imminente campagna elettorale. Per i pochi che non lo conoscono è anche giornalista, esperto di comunicazione e ha scritto alcuni libri, tra cui l’ultimo “L’anno che doveva cambiare l’Italia”. Ed ecco cosa dice  Velardi (già assessore regionale della giunta Bassolino) che è stato anche responsabile marketing de “L’Unità” e ha fondato il quotidiano “Il Riformista”.
Dottor Velardi, quale scenario ritiene probabile che si realizzi dopo le elezioni politiche?
«Secondo quanto si apprende da quasi tutti gli istituti di sondaggi che sembrano essere alquanto imparziali in quanto commissionati un po’ da tutti i partiti, si può prendere per buona che non ci sarà una maggioranza autonoma per Bersani al Senato, ma solo alla Camera».
Quali saranno le conseguenze politiche nel caso ciò si verificasse?
«Ci sarà una sola conseguenza possibile: il centrodestra di Berlusconi sarà tagliato fuori da qualsiasi gioco di Governo e quindi ci sarà l’unica cosa che si può presumere, ossia un’alleanza tra il Centro di Monti e la Sinistra di Bersani».
E’ una sorpresa o c’era da attenderselo?
«Le cose in Italia non cambiano mai, il centrosinistra non è mai stato maggioranza nel Paese nemmeno nel 1996 e nel 2006 quando ha vinto. Nel 1996 vinse perché il centrodestra si presentò diviso. Ora l’unica novità è rappresentata dal Centro che si annuncia più forte dell’area di Casini per intenderci, poiché c’è Monti. La Sinistra si illude sempre di vincere a mani basse, però alla fine la maggioranza non l’ha come nel 1994 oppure se ce l’ha è assai risicata come nel caso del 2006…»
Vede errori di comunicazione politica del Pd oppure scelte sbagliate nel non allargare ad Ingroia?
«La comunicazione è una cosa secondaria, quello che conta sono le strategie politiche. L’alleanza con Ingroia avrebbe complicato ulteriormente la situazione in quanto avrebbe causato un’altra spaccatura nei suoi elettori dato che c’è una buona parte che non tollera questo tipo di alleanza. Il Pd avrebbe dovuto stringere prima del voto un patto con il Centro presentandosi al voto in maniera blindata e vincendo le elezioni con una certa tranquillità, cosa che Bersani ha sempre auspicato, ma che non ha saputo realizzare…»
Per quale motivo?  
«Perché Bersani non si è mosso coerentemente con questo obiettivo visto che ha ritenuto di avere la vittoria in tasca, un errore di presunzione di Bersani».
A livello regionale chi potrà influire sull’elezione del prossimo governatore, il duo Ingroia-De Magistris, l’area Monti-De Mita, altri?
«Ritengo che Ingroia in Campania avrà un risultato alle politiche molto dignitoso perché ci sarà un minimo di traino di De Magistris. Non sarà un traino enorme perché De Magistris oramai ha perso molto in termini di credibilità dato che la sua attività amministrativa a Napoli è piuttosto scadente. In ottica Regionali del 2015 l’elettorato sarà anche in questo caso quello di sempre, ossia una maggioranza storicamente abbastanza definita di centrodestra, fatta salva l’unica eccezione del decennio bassoliniano che ha una storia a sé. Non sarà certamente la sinistra ad incidere nei prossimi equilibri regionali».
Secondo l’ultimo sondaggio “Governance Polls” per Il Sole 24 Ore Caldoro ha ottenuto il 50% di gradimento dell’elettorato campano, potrebbe essere riconfermato nel 2015?
«Caldoro è una brava persona, ma purtroppo anche la sua attività amministrativa è piuttosto scadente, non è che abbia finora realizzato granché.  A meno che il centrosinistra non trovi una leadership particolarmente convincente ha ottime chanche di rielezione laddove il candidato di centrodestra fosse ancora lui, ma solo perché la maggioranza degli elettori campani è prevalentemente conservatore come ho già accennato, non per suoi particolari meriti. De Luca ci ha provato tre anni fa, ma non è riuscito ad andare oltre una certa soglia».
A Salerno nel centrodestra si registra il passaggio di circa il 90% dei parlamentari uscenti verso Fratelli D’Italia – Centrodestra Nazionale, cosa pensa riguardo questa nuova formazione politica?  
«Sono sempre spostamenti di voti circoscritti nell’ambito del centrodestra. Che poi questi candidati stiano con Cirielli o con la Carfagna, non mi sembra una novità di rilievo dal punto di vista politico».
Ritiene possibile un’affermazione del centrodestra a Salerno?
«L’impatto di De Luca dovrebbe essere ancora notevole, seppure stia attraversando una fase calante. De Luca avrebbe dovuto scegliere un altro percorso, dopo aver perso cadendo in piedi la partita delle regionali ritengo avrebbe dovuto giocarsi la carta di Napoli, diventando sindaco della città partenopea poiché aveva tutte le caratteristiche per vincere. Il suo ripiego su Salerno non può proiettarlo quindi in ottica nazionale e non sta tuttora gestendo al meglio la possibilità di proporsi lontano dalla sua città».
Quindi ritiene impossibile la proiezione del nostro sindaco a livello nazionale?
«Sinceramente sì. Non vedo un orizzonte nazionale per De Luca. Vede, lui ha fatto un patto con Bersani solo per avere in cambio un posto da Sottosegretario, forse da Ministro, in un suo futuro Governo, pur non stimandolo particolarmente e non essendo mai stato un bersaniano visto che è stato particolarmente critico verso tutta la Direzione Nazionale del Pd. Quest’ultima prospettiva all’interno di un esecutivo di centrosinistra è alquanto incerta: non ha le caratteristiche ideali per ricoprire un ruolo di governo, mentre come amministratore è molto bravo».
Perché De Luca non può ricoprire un ruolo di governo secondo lei?
«Per avere un ruolo di governo c’è bisogno di una visione più strategica, mentre lui ha un forte contatto con il territorio. Vede, De Luca si sta comportando in maniera molto scorretta nei confronti di Monti e lo sta attaccando in maniera anche sopra le righe, con atteggiamenti volgari per certi versi… Sono atteggiamenti che vanno bene per un amministratore di un comune di provincia per intenderci “in stile Borghezio” sotto il punto di vista del colore, ma che non vanno bene per un politico che punta a diventare un protagonista della politica nazionale».
Veramente ne ha per tutti da Monti a Ingroia passando per Grillo, mentre però sembra ammiccare a Berlusconi…
«Vede, ammiccare a Berlusconi, logorando il Pd dall’interno e insultando chiunque gli passi a tiro non può essere una strategia a lungo respiro. Non si può nemmeno parlare di strategia, anzi comportandosi così dimostra proprio di non averne una ben precisa».
        
 

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