Ciro Sannino: un pizzaiolo salernitano nella grande Mela

Oggi ritornerà in Italia con un volo dell’ Alitalia. “Sono partito tre settimane fa da Roma, in piena pandemia senza problemi. Ritorno perché ora è emergenza corona virus anche a New York”

Di OLGA CHIEFFI

Il viaggio, si sa, “ti cambia la vita”. La rottura con il “familiare” e il conosciuto non si esercita solo nel momento del viaggio, ma viene preparata prima del suo inizio e si concretizza dopo la sua fine, nei momenti rispettivamente della organizzazione del viaggio e della sua narrazione al ritorno. In un’epoca in cui i giovani sperimentano esperienze frammentate, virtuali, “immaginarie”, che non si saldano nei loro vissuti, ma si accavallano le une alle altre senza lasciare traccia né ricordo, la “mitizzazione” dell’esperienza appena compiuta acquista un’importanza almeno pari al viaggio in sé. Ha cominciato a viaggiare e lavorare presto, il ventiduenne Ciro Sannino, un campioncino di Street Fighting, alla corte di Mirko Schembari, appena ultimati gli studi all’istituto Alberghiero, prima in Spagna ad Ibiza, con la famiglia, papà Angelo, la madre Francesca Florio, il fratello Antonio, un nucleo ben affiatato dalla mentalità aperta e fattiva, veri e propri cittadini del mondo, quindi, la traversata atlantica e l’approdo a New York, presso il Ristorante-Pizzeria Fiamma Centro nel Rochester. Ciro è divenuto, così, Ambasciatore di un’ eccellenza gastronomica famosa in tutto il mondo, la pizza, che vanta una storia che l’ha resa una vera e propria icona del gusto Made in Italy. Ciro porta con sé quel segreto che è la passione e l’amore con cui si fa un prodotto, simbolo dei veri sapori della Campania Felix, capace di condensare  storie che possono raccontare, e con leggerezza, far ricordare come un piatto povero, la pizza, il nostro street food, possa essere espressione di un intero, grande popolo. Lo abbiamo raggiunto sui social in partenza da New York, per chiedere del sorprendente viaggio d’andata, in piena pandemia tre settimane or sono, e circa l’avventuroso ritorno in Italia. “ Sono partito da Roma dove l’unico controllo che ho avuto é stato quello della temperatura corporea. Atterrato a New York,  pur conoscendo, in piena globalizzazione, la situazione già preoccupante di questo virus letale in Italia, non sono stato per nulla controllato, nemmeno la temperatura o richiesto di indicare da quale zona d’Italia venissi, a parte i documenti di viaggio.  Preso lavoro, i primi giorni sono scivolati via tranquilli, la gente sembrava non essere affatto preoccupata per questo virus, nonostante i casi di contagio, aumentassero, quotidianamente, in modo esponenziale anche qui. Poi, piano piano, con l’esplosione anche del caso Trump e del suo staff, ci siamo dovuti adeguare agli ordinamenti e il ristorante ha chiuso come tutti i locali, per prepararsi alla quarantena. Quindi, ho deciso di tornare per non rischiare una situazione all’ “italiana”, diciamo ed avere un enorme problema nel lasciare gli States e ritornare durante il boom del virus, qui negli Usa. Nonostante l’ attesa chiusura dei confini di Schengen, torno con un volo Alitalia che, da come ho capito, fa solo tre voli a settimana diretti”.