Chiude il sito di Sardone: «Vogliamo impianti moderni»

Scritto da , 7 Settembre 2019
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di Andrea Pellegrino

Sardone chiude fino alla totale evacuazione dei rifiuti attualmente presenti nella discarica di Giffoni Valle Piana. La disposizione è del direttore tecnico dell’area di Sardone della Gesco, Gerardo Sabato, che ha adottato l’atto ad horas, considerata l’elevata mole di rifiuti in arrivo nella discarica. Nei giorni scorsi e anche nella stessa mattinata di ieri il sindaco di Pontecagnano Faiano, Giuseppe Lanzara aveva lanciato un nuovo appello e predisposto anche un manifesto: «L’impianto di Sardone deve chiudere. Vogliamo impianti moderni, di piccole dimensioni e lontano dai centri abitati». Michele Cammarano, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, ha chiesto l’intervento del Ministro Costa. «In queste ore – annuncia Cammarano – investiremo della questione il ministro dell’Ambiente, sollecitando un’attività di verifiche e controlli del sito in questione. Lo svuotamento del capannone A potrebbe non essere risolutivo del problema e la successiva riapertura del sito potrebbe dare origine alle stesse criticità segnalate dai cittadini. Nel frattempo stiamo lavorando a una proposta di legge che disciplini in maniera seria e certa i limiti di emissioni prodotte da attività industriali e imprenditoriali». Alza il tiro anche Giovanni Romano, ex assessore regionale all’ambiente e attuale responsabile del dipartimento ambiente della Lega. «La chiusura dell’impianto di Sardone smaschera il Governatore pro tempore della Regione e le sue bugie. L’emergenza che ormai è alle porte non è originata solo dalla chiusura del termovalorizzatore di Acerra, ma anche dalla drammatica mancanza di impianti per il trattamento della frazione umida». «Un fallimento totale della politica dello struzzo del centrosinistra – prosegue Romano – che ha portato la Campania a dieci anni fa. In oltre quattro anni abbiamo assistito alla sola propaganda. Per la nostra martoriata Campania sarà un danno enorme che si aggiungerà alla percezione di “terra avvelenata” che si è aggravata con l’aumento dei roghi»

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