Cetara: l’inchiesta dimenticata

Scritto da , 13 Luglio 2013
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Un incubo infinito, che tiene sotto scacco quasi un intero paese e che, sembra, non avere mai fine. Sono una ventina i professionisti finiti da ormai più di tre anni sotto il faro della Procura con l’infamante accusa di pedofilia nell’ambito di una mega inchiesta che, culminata nel gennaio 2010 con l’esecuzione di tre misure di custodia cautelare, fece tremare l’intero centro costiero di Cetara finito sotto accusa in seguito alle dichiarazioni di una 15enne presunta vittima di abusi sessuali sin dalla più tenera età quando sarebbe stata stuprata e filmata dai suoi genitori, dal fratello e dal vicino di casa con il “beneplacito” di quasi un intero paese che, secondo la tesi della Procura, avrebbe beneficiato di quei filmini pedopornografici. Oggi, a distanza di così tanto tempo quell’inchiesta sembra sepolta “bloccando” sul registro degli indagati medici, professori e, persino un consigliere comunale, tirati tutti in ballo dalle dichiarazioni della minore. «La mancata archiviazione a distanza di oltre tre anni dagli ultimi anni di indagine – spiega l’avvocato Domenico Fasano, legale di alcuni degli insospettabili – è scandalosa: ci sono delle persone che, a causa del procedimento ancora pendente, si trovano anche impossibilitate a fare avanzamento di carriera».

Sono infatti trascorsi ormai tre anni e mezzo da quel 27 gennaio 2010 quando i carabinieri strinsero le manette ai polsi del padre, del fratello e del vicino di casa della ragazzina scarcerati poi il 29 settembre dello stesso anno dopo ben 8 mesi di carcere. Due le inchieste aperte dalla Procura: una affidata al sostituto procuratore Cristina Giusti riguardava la posizione dei presunti stupratori; l’altra, affidata al pubblico ministero dell’Antimafia Valleverdina Cassaniello, riguardava tutti gli altri indagati per i quali si profilava l’ipotesi di reato di pedopornografia, ed era certamente questa l’inchiesta più delicata. Vi furono numerose perquisizioni domiciliari e furono sequestrati computer ed altro materiale informatico. Gli inquirenti su quei pc cercavano prove di quanto affermato dalla minorenne che sosteneva di essere stata ripresa durante gli abusi che si sarebbero quindi trasformati in filmini a luci rosse: quei video sarebbero infine stati smerciati ad insospettabili professionisti. La Procura, cioè, ipotizzò sulla scorta delle dichiarazioni rese dalla minore, l’esistenza di un enorme giro di pedofilia comune a quasi tutto il paese di Cetara vero e proprio protagonista, quindi di un’inchiesta che sembrava destinata ad allargarsi a macchia d’olio. Secondo il racconto della minore a Cetara tutti sapevano e tutti erano sospettati. La ragazzina tirò in ballo anche il cugino finito pure lui in manette nel febbraio 2010 con l’accusa di aver abusato della sorellina: il giovane è stato processato, assolto e scarcerato.

Questi ormai trascorsi sono stati anni di serrate indagini da parte degli inquirenti che hanno scandagliato l’enorme mole di materiale informatico posto sotto sequestro. Ormai, però, quasi tutti i computer sono stati restituiti ai legittimi proprietari e sembra che sugli stessi non sia stato trovato alcun elemento atto a confermare l’impianto accusatorio fondato sulle denunce della minore. Perché, allora, non si è ancora giunti ad alcun provvedimento di archiviazione o ad una richiesta di rinvio a giudizio? L’inchiesta su Cetara sembra davvero dimenticata….

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