Cercasi renziani disperatamente: che fine hanno fatto Russomando, Pellegrino e Annunziata?

Scritto da , 29 Gennaio 2013
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Scomparsi, silenziosi o alla finestra. I renziani non si vedono e non si sentono. Dalla vittoria di Bersani, alle primarie del Pd, di loro non c’è nessuna traccia. A quanto pare sembra che non abbiano portato nessun contributo alle parlamentarie, dopo aver tentato di far parte delle liste. Torto o ragione, alla fine, sembra che siano finiti proprio fuori dai giochi. Eppure il risultato non è che sia stato malvagio. Anzi in realtà come Cava de’ Tirreni la percentuale di renziani è stata alta, sia al primo che al secondo turno. La stessa cosa anche nei comuni amministrati dai primi cittadini rottamatori. Che fine ha fatto la triade renziana? Parliamo di Russomando (Giffoni Valle Piana), Pellegrino (Sassano) e Annunziata (Atena Lucana). Nel gruppo dovrebbe esserci anche Stefano Pisani (Pollica) seppur il peso della sua eredità (Angelo Vassallo) pare che sia più forte di ogni appartenenza partita o correntistica.
Chissà se si «tureranno il naso» e andranno a votare o resteranno alla finestra. Di sicuro, almeno fino ad oggi, nessuno ha sposato nessuna iniziativa. Anzi a quanto pare sono completamente assenti in questa campagna elettorale. Si diceva che qualcuno di loro avesse sposato la causa Angelica Saggese, alle scorse parlamentarie, consentendo anche l’exploit dell’ex segretaria comunale di Cetara, e ad oggi ad un passo da un scranno a Palazzo Madama.
Nulla di ufficiale ma la Saggese una mano l’avrebbe avuta da parte dei renziani rimasti senza guida, in alcuni comuni della provincia di Salerno.
Per il resto, tutto fermo. Non si sa neppure se la segreteria di Parco Arbostella, sia ancora in funzione o sia stata dismessa dopo la sconfitta.
Resta, allo stato, un patrimonio elettorale comunque importante che, chissà, potrebbe far gola a qualche politico esperto o gruppo più moderato che potrebbe approfittare del momento di incertezza.
D’altronde, se vogliamo dirla tutta, i primi a non volere il loro consenso sembra che siano proprio quelli del Partito democratico. A Salerno, come altrove. D’altronde, qui Nicola Landolfi preferiva non avere neppure i lettiani con sé.

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