Salta il Consiglio, De Luca non parlerà. Il M5S: “Attendiamo sviluppi da Roma”

di Andrea Pellegrino

L’Arsan fa slittare l’intera seduta di Consiglio regionale. Oggi pomeriggio Vincenzo De Luca non sarà in aula per l’audizione sulle vicende giudiziarie e non ci sarà, dunque, la prevista seduta del Consiglio regionale. Stamattina si svolgerà solo il question time mentre i consiglieri regionali dovranno presentarsi (salvo ulteriori modifiche) il prossimo 9 dicembre. Ieri la conferenza dei capigruppo ha approvato la proposta della maggioranza facendo slittare il tutto – dichiarazioni del presidente comprese – alla prossima settimana. «Colpa dell’Arsan» che non ha completato l’iter necessario in commissione che si riunirà questa mattina alle ore 12,00. Ieri la commissione sanità, presieduta da Lello Topo, non è riuscita a licenziare il testo che prevede lo scioglimento dell’agenzia sanitaria. Questo anche in considerazione di problemi interni alla maggioranza consiliare. Stamattina si cercherà di trovare la quadra sul testo presentato dallo stesso governatore.
Intanto, la seduta consiliare è stata rinviata con i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle che accusano: «De Luca scappa a gambe levate. Non ci sorprenderebbero eclatanti novità dalla Procura di Roma». «Il presidente De Luca – afferma Valeria Ciarambino, capogruppo del M5s –  doveva riferire in aula e sottoporsi alle domande dei consiglieri regionali sulla sua vicenda giudiziaria che lo vede indagato insieme a una combriccola e al suo ex capo segreteria per concussione per induzione. Come volevasi dimostrare De Luca scappa a gambe levate e si sottrae alle domande. Forse ha capito che non può  fare il solito ‘discorso alla nazione’». «Il M5S subito dopo l’esplosione dello scandalo è stato l’unico gruppo politico a presentare  sia la mozione di sfiducia sia la nostra richiesta di seduta monotematica del Consiglio sulla grave vicenda ma nessuno in Consiglio l’ha voluto sottoscrivere». «A riprova che maggioranza e opposizione – continua Ciarambino – vanno insieme a braccetto inscenando davanti all’opinione pubblica solo recite. Il Movimento 5 Stelle è l’unica forza politica – conclude – che rompe la partitocrazia e gli accordi segreti tra schieramenti».




La Scognamiglio s’interessò anche delle altre vicende di De Luca

di Andrea Pellegrino

«L’interessamento della Scognamiglio alla vicenda De Luca/Manna emergeva anche da una serie di contatti intercorsi con la dottoressa Silvana Sica, magistrato». La procura di Roma traccia un profilo completo del giudice e dei rapporti con suo marito, Guglielmo Manna. Al vaglio, infatti, ci sarebbero intercettazioni telefoniche che dimostrerebbero l’interessamento della Scognamiglio anche verso altre istanze che riguardano Vincenzo De Luca ed in discussione sempre al Tribunale Civile di Napoli.
In particolare la Scognamiglio (giudice relatore dell’udienza che ha sospeso la sospensiva per Vincenzo De Luca) si rivolge ad una sua collega, Silvana Sica, che segue l’istanza presentata da alcuni ex consiglieri regionali del centrodestra contro il provvedimento pronunciato il 22 luglio a favore del governatore della Campania. Alle 14,27 del 13 agosto – giorno dell’udienza – la Scognamiglio contatta la Sica: «Ciao come è andato il reclamo De Luca?». Solo alle 19,12 la Sica risponde: «Ci siamo riservati». Alle 19,13 la Scognamiglio replicava: «Come va in generale? Fammi sapere quando depositate». Alle 19,36 la Sica scriveva: «Tutto bene ci risentiamo».
Pochi minuti dopo è Manna (il marito) che contatta Giorgio Poziello (“un mediatore della trattativa”, anche lui iscritto sul registro degli indagati della procura di Roma), riferendo di «essersi informato e di aver appurato che i consiglieri del centro destra avevano fatto reclamo contro De Luca e che il collegio, formato dalla Sica, da Sorrentino e da un altro giudice, si era riservato e che comunque non si sarebbero distaccati dalle precedenti linee adottate”. Manna, infatti, al telefono con Poziello dice: «Giorgio, non c’è nessun problema, ormai non cambia niente. Si sono riservati, non ti preoccupare». Ed ancora: «Non si staccheranno dalle linee precedentemente adottate. Hanno ammesso il reclamo del centrodestra ma è normale, normale amministrazione». E Poziello replica: «Mi hanno detto ‘sta cosa e mi sono allarmato». Manna cerca di tranquillizzarlo: «No, no, no, normale amministrazione. Il reclamo sull’ordinanza è prassi ed hanno ammesso il reclamo ma non cambia nulla». Il 23 agosto è il giorno della pronuncia, con il tribunale di Napoli che respinge l’istanza presentata da un gruppo di consiglieri regionali uscenti di centrodestra (assistiti dagli avvocati Giuseppe Olivieri, Salvatore Di Pardo, Giuliano Di Pardo, Nicola Scapillati, Andrea Latessa e Francesco Percuoco), nonché dal movimento a difesa del cittadino e da Arturo Scotto, Salvatore Vozza e Franco Mari di Sel.
Qualche giorno prima, il 20 agosto, Manna cerca di tranquillizzare l’avvocato Brancaccio, altra figura chiave dell’inchiesta capitolina. Manna annuncia di «avere un ulteriore strumento nelle loro mani da utilizzare per raggiungere il loro scopo, cioè la nomina sanitaria». Parlando del reclamo già discusso dice: «Va bene il reclamo, il reclamo lo tiene Silvana ma non decideranno nulla, però chiaramente Roberta (Di Clemente, ndr) ha fatto in modo di gestire le carte in modo che Anna (Scognamiglio, ndr) trova praticamente il ricorso abbinato al Dcpm come relatore e praticamente Anna già adesso, la settimana prossima, deve fissare l’udienza sul giudizio principale. A questo punto io adesso voglio essere meno educato e meno signore e dire “uagliu ma a che gioco state giocando?”».




Caso De Luca. Ascoltati i giudici Sdino e Antico sulla “sentenza slittata”

di Andrea Pellegrino

«Quanto alle tempistiche del deposito, ricordo che Antico ci informò di essere stato sollecitato dal presidente Ettore Ferrara (del Tribunale di Napoli) a decidere quanto prima e addirittura che avrebbe desiderato che decidessimo il giorno stesso dell’udienza». Le dichiarazioni sono di Raffaele Sdino, ascoltato insieme al collega Umberto Antico. Entrambi sono giudici del collegio che ha esaminato la vicenda De Luca, di cui faceva parte Anna Scognamiglio.
A ricostruire i giorni successivi all’udienza del 17 luglio è Umberto Antico: «Nei giorni successivi non ricordo se ci siamo visti o sentiti con Anna Scognamiglio; si ventilò la possibilità che l’ordinanza venisse depositata martedì 21 luglio luglio. Ricordo successivamente che la Scognamiglio mi disse che non ce l’avrebbe fatta a depositare martedì, dicendomi che l’avrebbe avuta pronta per mercoledì, come poi è accaduto».
Il 22 luglio, Raffaele Sdino firma l’ordinanza ma chiede di rendere la notizia nota solo dopo l’udienza in corso sul reclamo di de Magistris. «Ricordo – dice Sdino – che diedi disposizione (alla cancelliera) di non rendere pubblico il deposito dell’ordinanza in quanto temevo che la diffusione avrebbe turbato lo svolgimento dell’udienza. Ed invece poco dopo notai che la notizia della decisione sul caso De Luca era giunta agli avvocati impegnati in udienza. La cosa mi infastidii non poco e ricordo che richiamai anche alcuni di loro ad un comportamento più consono». Un fastidio di Raffaele Sdino confermato dalla stessa Anna Scognamiglio che via Whatsapp scrive: «Durante l’udienza gli avvocati hanno ricevuto sul cell la notizia di De Luca e si battevano il 5. Raf (Raffaele Sdino, ndr) incazzato».




Al Csm gli atti che riguardano la Scognamiglio. «Si interessava alle vicende del marito»

di Andrea Pellegrino

Anna Scognamiglio conosceva bene le ambizioni del marito. Al punto che, in una conversazione con un conoscente, il giudice, parlando delle “trattative” del marito Guglielmo Manna, dice: «Non è andata bene.. ma nel senso che non è che non è andata bene.. solo che è tutto rimandato». Dall’altra parte la risposta è secca e spontanea: «Embè sono cinque anni che stanno rinviando o sbaglio». E difatti a quanto pare la scalata di Manna parte da lontano ed ora che ha la moglie giudice relatore nel procedimento che vede coinvolto Vincenzo De Luca (per la sospensione degli effetti della legge Severino) vuole arrivare all’incarico: quello di direttore generale di una azienda sanitaria. Al Csm (che dovrà esprimersi sul comportamento del giudice finito sotto inchiesta) ci sono ora le carte della Procura di Roma, dopo una ricostruzione fatta dalla squadra mobile di Napoli. Ricostruzione che dimostra che il giudice Scognamiglio – contrariamente a quanto affermato fino ad ora – con il marito aveva ancora ottimi rapporti. E non solo. S’interessava anche alle sue vicende. Lo scambio di sms e di Whatsapp (ciao tesoro, ok amore) dimostrano – secondo i pm titolari dell’inchiesta che coinvolge anche il presidente della Regione De Luca – che i rapporti non erano poi tanto tesi tra di loro. Una ricostruzione della vicenda che avviene anche attraverso il racconto di due magistrati sentiti come persone informate sui fatti dalla procura capitolina. Si tratta del presidente del collegio Umberto Antico e del giudice Raffaele Sdino che raccontano cosa è successo in Camera di Consiglio. Il 24 giugno Anna Scognamiglio, via Whatsapp, annuncia al marito: «Sto a casa. Vogliono fare un decreto per salvare gli atti di De Luca e sospenderlo dopo che fa il Consiglio e nomina vice». Il marito risponde: «Grazie..lo sapevo». Il 2 luglio, il giudice Cioffi emette l’ordinanza che sospende gli effetti del decreto firmato da Renzi e mette in salvo la consiliatura con De Luca che può nominare la giunta ed il vice. Il 10 luglio nel gruppo Whatsapp con altri magistrati scrive: «La stampa pensa che il caso De Luca sia esaurito», lasciando intendere – secondo la Procura – che il provvedimento emesso dal Tribunale, “inaudita altera parte”, poteva essere ribaltato dal provvedimento che avrebbe emesso il collegio di cui era giudice relatore. Ma al vaglio della procura di Roma ci sono gli episodi, le telefonate ed i fatti che ruotano intorno all’udienza del 17 luglio, quella che ha deciso, poi, di confermare la precedente ordinanza e congelare gli effetti della legge Severino, consentendo a Vincenzo De Luca di governare. Manna annuncia ai suoi “mediatori” che la sentenza «non uscirà prima di martedì» e che quindi non sarà resa nota il giorno stesso dell’udienza. Durante la quale contatta la moglie chiedendo se stesse andando tutto “secondo le aspettative”. Manna incontra Vetrano e Brancaccio (gli altri due indagati) quel giorno e spiega la situazione. Poi sarà Vetrano (promotore delle liste di Vincenzo De Luca ad Avellino) a contattare Nello Mastursi. Dopo una brevissima conversazione Vetrano dice: «Poi ci stanno anche delle altre cose poi ti riferirò meglio.. però martedì. Non possono fare prima.. hai capito?». «Va bene, va bene, va bene.. Geppino ci sentiamo martedì mattina». Il 20 luglio, Manna annuncia che la sentenza è in dirittura d’arrivo. Vetrano chiede di «rinviare la notifica alla tarda serata del giorno successivo, martedì 21 luglio, o finanche al dopodomani», al fine di consentigli di comunicare ad una terza persona «quei dettagli che non gli ha potuto dare». Alle 15,20 del 21 luglio a “notifica” ancora non resa pubblica, Manna a Brancaccio dice: «La storia è finita»; alle 19,28, invece, sollecita l’avvocato a fare una telefonata: «Chiama.. diciamo che la delibera è stata depositata e che quindi domani mattina è ufficiale». Brancaccio così avvisa Vetrano che a sua volta inviata un sms (alle 23,16) a Nello Mastursi: «Caro Nello, ho consegnato in serata i documenti, per cui domattina sarà data formale notizia». Il giorno 22 luglio la sentenza è resa pubblica. Per la Procura, dunque: «Manna sapeva che il collegio, in un primo moment,o aveva deciso di depositare il provvedimento sul caso De Luca il giorno 21 luglio, come riferito da Antico e Sdino; Vetrano attraverso Brancaccio chiede di rinviare la notifica del provvedimento al giorno 22; la Scognamiglio riferisce ad Antico che non ce l’avrebbe fatta a depositare gli atti martedì ma l’avrebbe fatto il mercoledì 22, cosa che effettivamente è avvenuta. Il 22 sempre la Scogmaiglio avverte il marito che la notizia dell’ordinanza era sul quotidiano “Il Mattino online”».




Il giallo del Riesame di Manna. La raccomandata non arriva

di Andrea Pellegrino

L’attenzione è tutta puntata sulla Procura di Roma. S’attende la chiusura delle indagini, con la consapevolezza che la sostanza dell’inchiesta ancora non è venuta fuori del tutto. Manna ha presentato istanza di riesame. Ma, nonostante una prima “raccomandata postale” andata persa e una successiva consegna a mano dell’istanza, pare che la data non sia ancora fissata. O meglio, gli atti (completi) non siano ancora stati trasmessi ai legali. La Scognamiglio (moglie di Manna), invece, ha fatto richiesta per essere ascoltata e pare che abbia consegnato «tutto il materiale utile all’inchiesta in suo possesso» alla polizia giudiziaria. Anche Vincenzo De Luca, già il 29 ottobre, aveva fatto richiesta al procuratore Pignatone, di interrogatorio per «chiarire la propria posizione». Ma al momento per gli indagati nulla si è mosso. Ad eccezione di una “visita romana” dell’avvocato Felice Lentini che assiste Nello Mastursi (ex capostaff di De Luca), negli uffici della Procura per l’acquisizione di primi atti.
Intanto il Csm si è espresso sul giudice Scognamiglio. «Sono i comportamenti tenuti dal marito, Guglielmo Manna, ad aver determinato per Anna Scognamiglio, “l’impossibilità di continuare a svolgere, con piena indipendenza e imparzialità le funzioni di giudice del tribunale di Napoli”; e questo a prescindere da ogni eventuale responsabilità del magistrato e dalla sua stessa consapevolezza della “strumentalizzazione” del suo ruolo che stava facendo il coniuge». Così la prima commissione del Csm che ha aperto la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale nei confronti di Scognamiglio, giudice relatore dell’ordinanza del tribunale di Napoli che consentì di restare in carica al governatore della Campania Vincenzo De Luca, congelando la sospensione prevista dalla legge Severino.Dopo aver esaminato le carte inviate dalla procura di Roma i consiglieri non sembrano avere dubbi. «E’ di tutta evidenza – scrivono- che c’è stato il tentativo di Manna di ottenere una nomina in ambito sanitario con un alternarsi di blandizie, lusinghe e minacce nei confronti di persone che rivestono ruoli influenti in ambito regionale, tutte più o meno strettamente legate al presidente De Luca. E lo ha fatto usando la sua veste di consorte della relatrice delle cause da cui dipende il futuro politico prossimo del presidente della Regione Campania». La Scognamiglio potrà difendersi dalle contestazioni il 25 novembre prossimo, data in cui è stata convocata a Palazzo dei Marescialli.




Pd, ecco i componenti – commissari della segreteria. Migliore al posto di Mastursi

di Andrea Pellegrino

Fuori i “Giovani turchi” (cozzoliniani e bassoliniani) e fuori i deluchiani. In stand by la componente che fa riferimento al sottosegretario Umberto del Basso de Caro che aveva proposto l’avvocato salernitano Federico Conte. Assunta Tartaglione vara la sua nuova segreteria, dopo l’azzeramento seguito alla bufera giudiziaria e politica regionale che ha coinvolto l’ormai ex capo dell’organizzazione democrat Nello Mastursi. I rinforzi arrivano direttamente da Roma. Ieri mattina dopo un vertice capitolino, la segreteria regionale ha dato il via libera alla nuova composizione dell’organismo dirigente, nonostante i contrasti ancora forti con alcune componenti del partito. Tra cui i Giovani Turchi che a livello nazionale fanno riferimento al ministro Andrea Orlando e al presidente nazionale del Pd Matteo Orfini. Nessuno spazio di manovra per i deluchiani, nonostante la proposta di Nicola Landolfi come sintesi istituzionale e territoriale, rispetto alla corrente che fa riferimento al governatore della Campania. Da Roma c’è il marchio Renzi che cala direttamente Gennaro Migliore e Pina Picierno, due esponenti di spicco del Nazareno, già in predicato di essere candidati alla presidenza della Regione Campania, prima del braccio di ferro sulle primarie. Migliore – che ieri ha preferito «non parlare» e che «attende ora la convocazione da parte della segretaria Tartaglione» – punterebbe dritto anche verso una possibile candidatura a sindaco di Napoli. Tra l’altro, Migliore era stato già indicato da Matteo Renzi del gruppo romano democrat «d’emergenza» guidato da Matteo Orfini dopo lo scandalo di Mafia Capitale. Sarà lui ora che in Campani dovrebbe occuparsi dell’organizzazione del partito, ossia prendere il posto del dimissionario Mastursi. In segreteria regionale entrano, poi, Teresa Armato (che abbandona l’ipotesi Amabile), il deputato Leonardo Impegno (l’unico al momento più morbido rispetto alle posizioni di Vincenzo De Luca) e i consiglieri regionali Lello Topo e Gianluca Daniele. Fuori anche la componente che fa riferimento a Gianni Pittella che aveva indicato il sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia. Attorno alla segreteria ruoteranno inoltre il capogruppo Pd in Consiglio regionale Mario Casillo, il presidente del partito Stefano Graziano ed un rappresentante dell’esecutivo regionale, individuato nel vicepresidente della giunta regionale, Fulvio Bonavitacola.
«E’ un importante passo in avanti per poter affrontare con autorevolezza e coesione le prossime sfide per il bene della Campania», il commento che arriva in serata dal segretario regionale del Pd Assunta Tartaglione.
«Abbiamo scelto di restare fuori e di non partecipare alla nuova segreteria regionale, perché rispetto alle preoccupazioni che avevamo espresso, sulla necessità di un cambio di marcia del Pd campano, la soluzione messa in campo ci appare inadeguata».  Questo l’annuncio di “Rifare l’Italia Campania” (area Giovani Turchi), in un comunicato firmato dalla coordinatrice regionale Valeria Valente. «Abbiamo sottolineato con forza, in questi ultimi giorni, la necessità che il Pd riconquistasse un profilo autonomo e autorevole, in grado di esprimere un progetto politico chiaro e comprensibile per i cittadini campani, ricostruendo quella connessione sentimentale con il nostro elettorato, che si è evidentemente interrotta da un po’ di tempo – continua – La risposta a queste istanze, è stata la composizione di una segreteria che non soltanto esprime la stessa leadership, ma è soprattutto costruita con le stesse logiche che ci hanno portato sin qui, ovvero un accordo tutto interno al Pd, tra le sue diverse correnti. Un accordo dunque al ribasso, non in grado a nostro avviso di rispondere all’esigenza di un vero rilancio dell’azione politica del partito. Avevamo chiesto che a farsi da garanti di un reale cambio di passo, fossero i vertici nazionali del Pd, affiancando questo nuovo percorso. In assenza di un impegno in questo senso, abbiamo scelto di non prendere parte alla segreteria. Crediamo sia un errore continuare a non occuparsi delle questioni territoriali e a non investire nella costruzione di un partito che sia realmente radicato a livello locale. Perciò, facendo gli auguri di buon lavoro alla nuova segreteria, continueremo a lavorare all’interno del Pd, per far sì che il partito imbocchi finalmente la giusta direzione».




Le intercettazioni. Poziello: «Mi sono visto con il sindaco. Poi ti dico». Il ruolo del cavese Bisogno

di Andrea Pellegrino 

S’allarga la serie di intermediari che ruota intorno alle udienze che riguardano Vincenzo De Luca e finite al centro di una inchiesta della procura di Roma che ha iscritto sul registro degli indagati sette persone, tra cui il presidente della Regione Campania, il suo ex capostaff, il giudice Scognamiglio e suo marito Guglielmo Manna. Ed è proprio quest’ultimo, meglio noto come «Willy», che smuove mari e monti pur di arrivare al presidente della Regione Campania per fargli sapere che sua moglie Anna Scognamiglio è giudice relatore del giudizio che dovrà stabilire se sospenderlo o meno dalla carica in virtù degli effetti della legge Severino. Lui, Manna, è intercettato dal 2014, nell’ambito di una inchiesta condotta a Napoli dal pm Woodcock i cui risvolti non sono ancora noti. Si sa che il pubblico ministero sta indagando su sanità ed appalti. Per il resto, gli sviluppi si sapranno, con molta probabilità, concluse le indagini romane condotte “per competenza” direttamente dal procuratore Giuseppe Pignatone. Dal fiume di intercettazioni emergono altri particolari ed altri personaggi politici (alcuni non indagati) che avrebbero svolto il ruolo di mediatori. Tra questi Giuseppe Bisogno, cavese, medico presso l’ospedale “Campologo”. Qui lavora, solo il giovedì, Giuseppe Poziello, infermiere del Santobono, “collega” di Manna ed indagato nella vicenda capitolina. Un ruolo chiave quello di Poziello per avvicinare il «cerchio magico del presidente della regione». Ed è proprio Poziello che il primo luglio avvicina Bisogno spiegando di avere «una cosa molto importante e delicata da riferirgli», precisando che «era stato incaricato di informarlo affinché riportasse la notizia ad una persona e chiedere poi un incontro a Salerno». Il giorno successivo è Manna che chiede a Poziello l’esito dell’incontro. «Hai fatto quello che dovevi fare?», chiede l’avvocato. «Si, si, si, ho fatto», risponde Poziello. E’ il giorno anche del provvedimento a firma del giudice Cioffi che aveva sospeso la sospensione di Vincenzo De Luca – firmata da Matteo Renzi – dalla carica di presidente della Regione Campania. Manna però telefonicamente rassicura prima Poziello e poi Bisogno. «Ha avuto un decreto “inaudita altera parte”, quindi per urgenze, poi entro fine mese si fa la causa, che può confermare o non confermare questo decreto», spiega Manna a Poziello che, a sua volta, a Bisogno dice: «Questa è una cosa provvisoria ma è il 17 che è importante». Il 3 luglio, invece, Poziello ammette a telefono con Eliano Angrisani: «Mi sono visto con il sindaco di Salerno. Poi ti dico». Sempre Poziello tranquillizza poi Manna su un incontro che dovrà avvenire tra l’intermediario Bisogno ed una terza persona». Manna a Peppe Bisogno dice: «Ha capito bene (riferendosi al 17 luglio) quello che deve fare “l’anestesia definitiva”… l’intervento è complicato…con una anestesia sbagliata l’intervento si sbaglia facilmente». Poziello replica dicendo che «questi già stanno pensando alle nomine (sanità con molta probabilità)» e Manna esorta: «Ma perciò ti ho detto. Quando torni, devi fare. Ti metti sul campo».
«Il primo gol è stato fatto». Esordisce così Bisogno al telefono con Manna, riferendosi alla sospensione del 2 luglio. Bisogno dice: «Io contattai un amico il giorno proprio della cosa favorevole …però loro ovviamente erano contenti di questa cosa». Manna replica: «Si ma è sempre imparziale …è sempre imparziale». Bisogno risponde: «La loro preoccupazione era quella di avere quella sospensione.. perché si doveva nominare il secondo. Quindi loro erano tranquilli su questo punto di vista dicendo noi stiamo tranquilli perché loro il primo goal da fare era quello…poi probabilmente avendo metabolizzato la situazione possono pensare anche a fare il secondo goal per mettersi definitivamente al sicuro…  io oggi lo contatto di nuovo e ti faccio sapere». E l’avvocato che ribatte: «In realtà questo secondo tempo…è tutto da giocare quindi o vinci o perdi …tutta la partita perdi …e anche il secondo…il primo tempo viene eliminato dal secondo tempo».

La telefonata tra moglie e marito. 
E’ contenuta sempre in un’informativa della Squadra mobile di Napoli, depositata in procura il 24 luglio scorso, l’intercettazione della telefonata “incriminata” tra il giudice del tribunale di Napoli Anna Scognamiglio e il marito Guglielmo Manna, entrambi indagati dalla Procura di Roma nell’inchiesta sull’affaire Campania-De Luca. In quella telefonata – del 17 luglio, il giorno della decisione che ha lasciato al suo posto De Luca – Manna chiede: «Tutto secondo aspettativa?». La moglie Anna Scognamiglio: «Ci sono 50 avvocati e praticamente […]In stanza non si può stare, mo hanno parlato la metà, mo devono parlare l’altra metà». Poi, i due coniugi si scambiano tra loro battute su un impegno di Manna, il quale avverte la moglie: «Io vado al funerale alle quattro, io sto fino alle quattro […] Io guarda sto un attimo con Gianfranco (si riferisce probabilmente ad un altro degli indagati, l’avvocato Gianfranco Brancaccio, ndr) ad Avellino». Poi la Scognamiglio invita il marito a dirgli «pure il fatto delle carte»; una richiesta a cui Manna replica così: «Mo me lo porto con me pure le carte, dove stanno quelle carte dell’amministratore… glie le do». «Sopra la scrivania, proprio in evidenza», gli spiega Anna Scognamiglio prima che Manna chiuda la conversazione: «Va bene, mo sto un attimo con Gianfi, mo sto tornando a Napoli, a questo punto direttamente al funerale vado, hai capito».
Il giudice Scognamiglio, con riferimento ai passaggi dell’intercettazione in cui si parla di “preside” e “nulla osta”, nei giorni scorsi ha prodotto un certificato scolastico, con la data del 17 luglio e rilasciato al figlio Gianluca, per provare che non si esprimeva in un linguaggio ‘in codice’ ma si riferiva a un fatto reale e cioè il passaggio del figlio da una scuola ad un’altra.




Scognamiglio, ordinanza su De Luca era scontata

“La decisione su de Luca era, dal punto di vista tecnico, abbastanza scontata”. Lo afferma il giudice del Tribunale di Napoli, AnnaScognamiglio, riferendosi al verdetto, di cui e’ stata relatrice, sul governatore della Campania, Vincenzo De Luca, e la Legge Severino. Scognamiglio ha inviato al Csm, dove e’ stata aperta oggi la procedura di trasferimento nei suoi confronti, una memoria di dieci pagine nella quale si difende e chiede di essere interrogata (l’audizione e’ stata gia’ fissata per il 25 novembre). La decisione su de Luca, puntualizza ancora Scognamiglionella sua memoria, e’ stata presa “senza alcun dissenso” all’interno del collegio. “Poiche’ la decisione da prendersi era praticamente scontata – si legge ancora nel documento inviato dal magistrato a palazzo dei Marescialli – e poiche’ tale fatto era ben noto a tutti, e in particolare anche ai legali del De Luca, qualsiasi tentativo di ‘induzione’ nei confronti di quest’ultimo sarebbe stato, oltre che non ‘idoneo’, addirittura puerile da parte di chiunque lo avesse (certamente a mia insaputa) posto in essere”.Scognamiglio, inoltre, afferma di aver parlato con il marito, dal punto di vista teorico, della questione di diritto inerente al giudizio su De Luca, spiegando che suo marito e’ esperto di diritto. La giudice sottolinea inoltre di aver avuto una bozza del provvedimento nel computer di casa “aperto e senza password”.




Segreteria regionale Pd, Roma manda Migliore

di Andrea Pellegrino

Ricucire lo strappo con i Giovani Turchi, ed in particolare con Andrea Cozzolino e la componente che fa capo al ministro Orlando, per poi chiudere in fretta la partita della nuova segreteria regionale. Questo il doppio binario su cui lavora la segretaria regionale della Campania del Pd Assunta Tartaglione che prepara la svolta, concordata con la segreteria nazionale, per presentarsi più forte nel rapporto con il presidente della Campania, Vincenzo De Luca. E da Roma pare che arrivi direttamente Gennaro Migliore, sfidante ritirato all’ultima ora di Vincenzo De Luca alle primarie del Pd, che potrebbe riscuotere la sua rivincita. Il deputato dem, in predicato per una candidatura prima a Palazzo Santa Lucia poi a Palazzo San Giacomo, tornerà in Campania, pare mandato direttamente da Matteo Renzi.
Ancora nel nuovo organismo della Tartaglione, sostanzialmente semi “commissariata”, ci dovrebbero essere anche alcuni consiglieri regionali. Tra cui i napoletani Lello Topo e Gianluca Daniele ed il salernitano Tommaso Amabile. Dovrebbe esserci anche l’ex senatrice Teresa Armato mentre in caso di riavvicinamento con le “truppe” bassoliniane potrebbe fare il suo ingresso in segreteria anche la parlamentare Valeria Valente. Il capogruppo regionale Pd, Mario Casillo, invece, dovrebbe giocarsi la partita successiva, ossia quella del rimpasto ma non è escluso che nelle ultime ore possa essere cooptato all’interno dell’organismo dirigente del partito. Nella rosa potrebbero rientrare anche il deputato Leonardo Impegno e lo stesso presidente del partito democratico della Campania, Stefano Graziano. L’idea su cui lavora Tartaglione in queste ore è quella di un Pd unito e compatto, che possa sostenere il lavoro della Giunta regionale ma anche avere voce in capitolo sulle scelte. La diserzione della riunione plenaria del Pd regionale da parte degli esponenti di “Rifare l’Italia” sembra minare al momento il partito sul piano dell’unità, anche se non mancano le voci nei corridoi del Pd che ricordano come lo strappo potrebbe non nascere in Campania. L’annuncio della composizione della nuova segreteria del Pd Campania è atteso per la giornata di oggi.
A tal proposito, interviene Marco Sarracino, segretario dei Giovani democratici di Napoli e membro della direzione nazionale del Pd, che chiede la costruzione di «un nuovo gruppo dirigente che sia in grado di governare», scegliendo per la segreteria «tra le migliori personalità istituzionali e di partito nella massima autonomia e libertà, scevra dai soliti condizionamenti delle componenti», anche per «traghettare il partito verso le prossime elezioni amministrative». Già, perché mentre rimbomba l’eco dell’inchiesta su De Luca e Nello Mastursi, si avvicinano gli step verso le elezioni a Napoli.
Intanto anche Matteo Orfini, presidente nazionale del Pd, parla di “riserve” dal punto di vista politico su De Luca. Il deputato ricorda: «Io ho combattuto contro De Luca a Salerno, ai tempi del congresso, sul terreno della politica. E’ ancora sulla politica, non sulle inchieste, che lo critico anche oggi. In lui si è incarnato un fenomeno di cesarismo che non serve al Pd».  «Dopo un risultato che faceva impallidire la Bulgaria 97% a 3% per lui – spiega Orfini – ai tempi della mozione Cuperlo, decisi di candidarmi nel collegio di Salerno per provare a ripristinare un po’ di agibilità democratica». Il risultato, osserva, «era abbastanza sospetto, direi. E non aggiungo altro. Se in uno scrutinio ti votano tutti, allora bisogna davvero preoccuparsi». «Bisogna capirsi – sottolinea – De Luca è un ottimo amministratore, ha fatto cose importanti» ma «ha un tratto di personalizzazione che ormai sovrasta ogni cosa. E poi una modalità eccessiva nei rapporti con i soggetti che non fanno parte del suo mondo». Inoltre, aggiunge, «vedo una gestione autoritaria del partito, non disgiunta da una continua ricerca di polemiche con chi non la pensa come lui o si trova sulla sua strada».




Consiglio nel caos, seduta di nuovo sospesa. In aula anche gli attivisti di Zanotelli

E’ stata nuovamente sospesa la seduta del Consiglio regionale della Campania. Al rientro in aula dei consiglieri dopo la Conferenza dei capigruppo il Movimento Cinque Stelle ha proseguito con l’occupazione dei banchi della presidenza. A loro si è aggiunta la protesta degli attivisti dei comitati per l’acqua pubblica con Alex Zanotelli contro il ddl sul riordino del servizio idrico regionale, la cui discussione è all’ordine del giorno. Dopo circa 5 minuti durante i quali non si è riuscito a ristabilire l’ordine, il presidente del Consiglio regionale, Rosa D’Amelio, ha nuovamente sospeso la seduta “per la scorrettezza istituzionale di quattro folli”.