Lotito: Ho mantenuto gli impegni che avevo assunto

Claudio Lotito, co-patron della Salernitana, h commentato con poche battute la promozione ottenuta dai granata dopo il successo di Pescara: “Una grande gioia e una grande soddisfazione. Ho mantenuto gli impegni che avevo assunto”.




Speciale Salernitana: la festa Granata minuto per minuto

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La festa Granata minuto per minuto




Ad un passo dalla A…esplode la festa in città

Una città in attesa. Al fischio finale, a Salerno è esplosa la festa: la Salernitana è ad un passo dal sogno, ad un passo dalla serie A. All’esterno dell’Arechi, i tifosi hanno bloccato il pullman per festeggiare i calciatori per poi dirigersi sotto casa di Mister Castori, costretto alla quarantena dopo la positività al Covid.

Le foto e i video dei festeggiamenti di oggi




La Salernitana batte pure l’Empoli

La Salernitana batte pure l’Empoli, il Monza resiste se ne riparla lunedì a Pescara. Ai granata basta la vittoria




Salernitana, all’ultimo assalto agguanta la vittoria sorpasso

All’ultimo assalto. Quando ormai stanchezza e un pizzico di delusione le si leggevano negli occhi, con il cronometro che correva sempre più veloci, la Salernitana mette le mani sulla Serie A. Minuto 96 in corso, Tutino si lancia su un pallone filtrante e Barison, centrale del Pordenone, lo mette giù. È rigore. Dal dischetto va proprio il bomber granata che non sbaglia portando i granata ad un passo dal sogno. La vittoria di Pordenone è una di quelle che potrebbe davvero restare nella storia della Salernitana. A due giornate dal termine i granata riconquistano il secondo posto con due punti di vantaggio sulla coppia formata da Monza e Lecce. Con due vittorie contro Empoli e Pescara, i granata sarebbero in A a prescindere dai risultati delle altre. Padrona del proprio destino, quindi la formazione granata che contro un indomito Pordenone ha sofferto tanto. Eppure, la gara era iniziata nel migliore dei modi. Verticalizzazione di Casasola per Gondo e pallonetto beffardo a insaccarsi alle spalle di Perisan. Col vantaggio, la squadra granata, ancora orfana di Castori, tornata al 4-4-2 per l’occasione ha pensato soprattutto a gestire non riuscendo a chiudere il match. Un’occasione per Kupisz ma poco altro anche se la poca presenza in attacco è stata compensata dall’ottima presenza difensiva che ben poco ha lasciato ai padroni di casa. I padroni di casa hanno sfiorato il pari sul finire del primo tempo con Ciurria che però non ha inquadrato lo specchio. Nella seconda parte di gara il Pordenone però ha alzato il baricentro e dopo un miracolo di Belec su tiro di Butic è arrivato il pareggio locale con un tiro di Misuraca, al primo gol stagionale. Subita la rete in casa granata è stato il festival del cambio, anche se qualche correttivo andava probabilmente applicato prima della rete dei neroverdi. La Salernitana però non è riuscita a rendersi mai pericolosa. Anzi, sono stati i padroni di casa a sfiorare il gol della vittoria con Camporese, sulla cui conclusione Belec è stato ancora una volta prodigioso. Correva il minuto 81. Poi il lungo recupero, le perdite di tempo del Pordenone e il guizzo di Tutino che fa esplodere la gioia della squadra in campo e di una città intera che per novanta minuti si è fermata per seguire la partita. Venerdì si torna in campo: la promozione è davvero vicina. Un traguardo inimmaginabile a inizio campionato e che ora si inizia a intravedere. Manca l’ultimo sforzo, le ultime due finali da vincere. (Foto Us Salernitana)




Primo posto per la Pallacanestro Salerno

Terminata ieri la prima fase del campionato di serie C Gold, la Jolly Animation Pallacanestro Salerno si è aggiudicata il primo posto del girone B, superando il New Basket Agropoli e il Basketball Lamezia per la differenza canestri. In attesa di conoscere le giornate della fase ad orologio che seguirà, è già noto che la compagine salernitana avrà il vantaggio di giocare in casa contro le prime tre classificate del girone A, Forio Basket Ischia, Cestistica Benevento e BC Irpinia, mentre dovrà giocare in trasferta con le restanti due squadre, New Caserta Basket e Vis Reggio Calabria. Il risultato è maturato dopo la larga vittoria con il Basketball Rende, complice la sconfitta di Lamezia sul campo di Angri, e rispecchia pienamente la crescita esponenziale delle prestazioni della squadra salernitana che, dopo alcune prestazioni chiaroscure, nelle ultime gare ha inanellato risultati utili fondamentali, prima su tutte la vittoria a Lamezia di ben trentacinque punti nella penultima giornata del girone di ritorno.
La Pallacanestro Salerno sembra aver finalmente trovato la forma ideale e le giuste spaziature per ottimizzare le qualità dei suoi giocatori, augurandoci che questo trend positivo sia destinato a continuare, il percorso è tutt’altro che finito, anzi le prossime gare saranno fondamentali per mantenere una delle prime due posizioni e centrare l’obiettivo playoff, per poi andare a contendere la promozione in categoria superiore. Ritornando alla partita di ieri, la Pallacanestro Salerno ha affrontato una coriacea Rende e ha saputo gestire per tutti i quaranta minuti senza cali di concentrazione, affrontando una squadra che nonostante la giovane età media si è rivelata senza dubbio una degna avversaria. Prestazione molto solida in entrambe le metà campo per Salerno, guidata offensivamente da Ronconi e Pleykis, con un polivalente Marchetti che nelle ultime gare si sta dimostrando un giocatore sempre più fondamentale per Salerno.

Pallacanestro Salerno 80 – Basketball Rende 48
(15-12;39-25;58-35)
Ronconi 19, Pleykis 17, Marchetti 16, Chaves 11, Corvo 5, De Martino 3, Izzo 3, Naddeo 3, Festinese 3, Malpede, Coda, Truglio.




Il Monza vince ma nulla cambia

di Fabio Setta

Una sconfitta pesante, pesantissima ma che lascia invariate le possibilità della Salernitana di raggiungere il secondo posto che vale la Serie A. Grazie al Cittadella che ha espugnato Lecce, i granata restano a meno dai salentini anche se il Monza ora è a meno due. A tre giornate dalla fine, è ancora tutto in gioco. Certo che ci vorrà una Salernitana diversa rispetto a quella vista in campo contro il Monza che, meritatamente, ha espugnato l’Arechi. Con le due squadre schierate a specchio, entrambe con il 3-5-2, nel primo tempo la partita è stata molto bloccata. Possesso palla al Monza, Salernitana in ripartenza. Copione tattico chiaro sin dai primi minuti quando i brianzoli sono andati vicinissimi al gol del vantaggio con un tiro di Sampirisi al 12 su cui Belec è stato a dir poco prodigioso. L’unica vera emozione di un primo tempo inevitabilmente contratto e teso, con le due compagini desideroso di vincere ma attente soprattutto a non perdere. Posta in palio altissima, d’altronde, e chissà magari anche per questo dopo tre minuti l’arbitro ha sorvolato su intervento di Frattesi su Gondo in area di rigore che è sembrato chiaramente da rigore. Il Var è ancora offline e così ai granata è rimasto l’amaro ma anche quella carica nervosa in più da sfruttare nel corso della partita. Nella prima frazione, però, i granata, in fase offensiva non hanno fatto tantissimo. Un tiro di Capezzi, una girata di testa di Gondo, un tentativo di Kiyine e poco altro anche se nel finale di frazione la squadra, orfana del tecnico Castori, ha preso decisamente in mano la partita, magari spinta anche dalle notizie positive che arrivavano dal Via del Mare di Lecce. La frittata di Gyomber e Di Tacchio a inizio ripresa ha favorito il gol di Frattesi ma sono bastati due minuti ai granata per ritrovare il pari con Gondo, cambiando in un attimo l’inerzia del match. Sembrava poter essere la svolta per l’ennesima rimonta granata. Invece Tutino e compagni, invece, non hanno avuto la forza di continuare a spingere e il Monza alla lunga è venuto fuori. Dopo un paio di buone occasioni con Belec ancora protagonista ancora su Frattesi, la svolta è arrivata nel finale dopo l’ingresso di Balotelli. All’andata aveva segnato dopo quattro minuti, questa volta al primo pallone toccato, quasi avesse un conto aperto con la Salernitana. Dopo la girandola di cambi granata ininfluente ancora Supermario ha battuto Belec facendo calare il sipario sull’Arechi, bagnato da una pioggia decisamente fuori stagione e si spera non simbolica. La corsa non è finita e la Salernitana, calendario alla mano, ha tante possibilità di raggiungere il secondo posto. Bisognerà voltare subito pagina: martedì c’è già la sfida sul campo del Pordenone. Serve una vittoria, forse tre per tagliare il traguardo. Serve calma, compattezza ed equilibrio anche da parte di chi circonda la squadra granata.




Tifosi uniti contro “l’irresponsabile” Monza

Dopo tanto procrastinare, tergiversare e attendere, finalmente ci siamo. Quest’oggi la Salernitana, dopo due settimane di stop forzato, in tutti i sensi, tornerà in campo all’Arechi contro la mancata “ammazza campionato” Monza dell’inossidabile duo Berlusconi-Galliani. Una gara decisiva per ambo le parti, e alla quale le due compagini arriveranno con umori, e probabilmente motivazioni, totalmente differenti. Se la Salernitana, orfana pro tempore di mister Castori causa Covid, ha lavorato tranquillamente in settimana nel “bunker inavvicinabile” del Mary Rosy pensando solo ed esclusivamente alla partita di oggi, così non è stato, invece, per i brianzoli del confermatissimo Christian Brocchi. La gita fuori porta al casinò di Lugano di otto componenti del gruppo squadra, capitanata dai “membri più rappresentativi” come Boateng, Barillà e Donati, non è certamente passata inosservata. Un incidente di percorso che ha scatenato un mare di polemiche su ogni fronte, interessato e non. Incidente di percorso, o mancanza di rispetto che dir si voglia, alla fine costato caro agli “svizzeri”, non fermati per la trasferta di Salerno dall’ATS di Monza come protocollo vorrebbe o dalla FIGC, ma ufficialmente per “esclusivi motivi tecnici dovuti a deficit di preparazione”. Che si tratti realmente di motivi tecnici o di punizioni non è dato sapere, ma tant’è. In questa caotica e bizzarra settimana sono stati tanti i commenti dei tifosi granata, sentimentalmente divisi dalla voglia di portare a casa un risultato importantissimo e, non di meno, dalla querelle che ha visto protagonisti gli otto “epurati” calciatori monzesi. Uno di questi è Alessandro Di Muro: «Credo che, a prescindere da tutto, i calciatori del Monza abbiano commesso una grande leggerezza, penalizzando in primis loro stessi, avendo scelto di adottare un atteggiamento non professionale, che potrebbe costare il raggiungimento dell’obiettivo. Si può dire che Galliani, che si è permesso di giudicare la Salernitana sul caso Reggiana, sia il classico personaggio che predica bene e razzola male. Inoltre, il fatto che i calciatori vengano visti solo ed esclusivamente come sportivi e non come privati cittadini, mi lascia alquanto perplesso. Uno schiaffo in faccia a chi non ha mai trasgredito le regole, ma persino a chi lo ha fatto ed è stato giustamente sanzionato. Chi sbaglia paga, ed è giusto che siano stati esclusi dalla partita. In ogni caso, spero che la Salernitana scenda in campo con la solita grinta e possa farsi un sol boccone dei “Galliani boys”». Pensiero condiviso anche da Bruno Paolillo: «La situazione venutasi a creare lascia noi tifosi con l’amaro in bocca. Al di là delle rivalità calcistiche, da oltre un anno a questa parte siamo stati privati della possibilità di assistere ai match delle nostre squadre del cuore in nome del rispetto di normative anti contagio che poi. come dimostra questa vicenda, vengono tranquillamente violate proprio da coloro che dovrebbero dare l’esempio, ovvero i calciatori. La leggerezza con cui l’ATS brianzola ha affrontato la questione mette in evidenza la disparità di trattamento tra cittadini/tifosi e personaggi pubblici quali sono gli stessi calciatori – dice Paolillo, che poi aggiunge – Indipendentemente dal risultato di domani, da tifoso posso ritenermi più che soddisfatto della stagione e dei risultati conseguiti dalla truppa guidata da mister Castori. Finalmente, dopo anni altalenanti in serie cadetta, ho avuto modo di veder scendere in campo un gruppo coeso che suda la maglia e che lotta per obiettivi ambiziosi. In organico non abbiamo i “fenomeni” del Monza, ma spesso e volentieri le sole “figurine” non bastano a vincere le partite. Forza Salernitana». Sulla stessa falsa riga anche il commento di Carlo Greco – vecchio speaker del Vestuti – che non lesina stoccate all’indirizzo di Adriano Galliani: «Ciò che è accaduto a Monza è assurdo sotto tutti i punti di vista. Otto calciatori, se non di più, per altro pagati profumatamente, che se ne vanno al Casinò in beffa alle norme Covid in vigore ha del paradossale. Il signor Galliani, che spesso e volentieri veste i panni del “professore di mandolino”, se avesse avuto gli attributi avrebbe dovuto infliggere immediatamente una multa salatissima ai propri tesserati, nonché, ad iniziativa diretta della società, sospenderli da ogni attività se non addirittura metterli fuori squadra con sospensione degli emolumenti pro tempore. Per quanto riguarda la partita – conclude Greco – temo soltanto un eventuale calo di tensione da parte dei giocatori granata, che comunque sono stati psicologicamente colpiti da tutta questa brutta storia e che troveranno un Monza inviperito e totalmente provocatorio in campo. Comunque vada, sempre forza granata». Speranzoso, invece, l’umore di Gianpaolo Capozzoli: «Arrivati a questo punto, la speranza e la voglia di conquistare un qualcosa di straordinario è tanta. Dobbiamo credere nello sprint finale, con la consapevolezza che la squadra mentalmente e atleticamente c’è. Sinceramente a noi ciò che è successo in casa Monza non deve interessare. Ormai stiamo “ballando” e dobbiamo continuare a “ballare”. Forza Salernitana sempre». Parere molto simile a quello di Alessandro Santangelo: «”Io so che se vorrò un esistenza appagante sarà perché sono disposto a battermi e a morire per quel centimetro”, diceva Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”. Finalmente in campo, credo che i ragazzi faranno una buona gara, anche se domani servirà gettare il cuore oltre l’ostacolo. Abbiamo bisogno di mangiare letteralmente il campo e la palla. La spinta dei tifosi ci sarà, anche se solo mentale, perché la nostra anima è lì nel principe degli stadi». In conclusione, il commento di Antonio Di Filippo: «Che dire, si tratta dell’ennesimo numero da circo di questa federazione e di questa pseudo organizzazione sociale, burocratica e/o calcistica. Ma d’altronde il calcio costituisce solo un aspetto della società nella quale viviamo e, come tale, è permeata dall’incoerenza, dall’approssimazione e dalla disorganicità di norme, provvedimenti e decisioni che cozzano completamente con qualsiasi concezione di giustizia. E tutto ciò va sottolineato nonostante la scelta, reale o di circostanza, di escludere gli 8 giocatori di poker dalla lista dei convocati – precisa Di Filippo, che poi conclude – Magari si può pensare che, considerando la distanza minima tra Monza e Lugano, gli appassionati al gioco del poker di cui sopra avranno pensato che Lugano fosse una città italiana. Ma tant’è. La situazione si è trascinata per giorni con un rimpallo di dichiarazioni, a volte coerenti e altre meno. In buona sostanza, è una pagliacciata imbarazzante che però, come sempre accade in Italia, non avrà gravi conseguenze. Speriamo soltanto che la Salernitana in campo riesca a certificare la differenza che c’è tra uomini e giocatori di calcio e ragazzini e giocatori di poker». Francesco La Monica




Feola : il mister campione del mondo con il Brasile ma con cuore salernitano

di Francesco Cuoco
Castellabate non sa, probabilmente, di avere tra i suoi discendenti illustri, anche se
non nati in città, ma che si sono fatti onore nel mondo, un signore di nome Italo
Vicente e di cognome Feola. Diciamo questo perché solo grazie all’iniziativa di
Davide Polito, presidente della fondazione Fioravante Polito di S. Maria di
Castellabate, nota per la sua infaticabile attività di servizio al mondo del calcio e
dello sport in generale attraverso la battaglia per l’istituzionalizzazione del
passaporto ematico, finalizzato a tutelare la salute degli sportivi con l’adozione
delle misure sanitarie di prevenzione atte ad evitare drammatiche scomparse di
atleti, la casa comunale del ridente centro cilentano sarà invitata nei prossimi giorni all’intitolazione
di una strada o una piazza od alla posa di una statua o di un cippo commemorativo
all’individuo summenzionato. Il presidente Polito, preannunciando anche una
iniziativa editoriale tesa alla divulgazione delle gesta di tale personaggio, ha infatti
dichiarato: ”Penso che tra le tante iniziative che la mia fondazione ha intrapreso-
non solo quella del passaporto ematico a tutela della salute degli sportivi che resta
comunque la nostra mission principale- siano da annoverarsi anche quelle della
valorizzazione delle personalità del territorio attraverso la menzione ed il ricordo di
quelle poco conosciute che si sono affermate in campo sportivo sulla scena
nazionale ed internazionale. Italo Vicente Feola, come dice peraltro lo stesso
cognome, tipico delle nostre zone, figlio di nostri concittadini, è una di queste, e
merita un riconoscimento, anche se postumo”.
A questo punto appare opportuno spiegare chi era Feola. Italo Vicente Feola nacque
a S. Paolo del Brasile il primo novembre 1909 da genitori originari di Castellabate (dei quali
nella foto di Dario Di Sessa è raffigurata la casa natia) emigrati in Brasile agli inizi del secolo
scorso in cerca di fortuna. Mai avrebbero potuto immaginare che il loro Italo
sarebbe addirittura diventato l’allenatore della nazionale di calcio brasiliana
campione del mondo nel 1958 in Svezia, il valorizzatore principe di un fenomeno
come Edson Arantes do Nascimiento, detto Pelè e l’intelligente e amichevole
gestore di campionissimi come Gilmar, Djalma Santos, Garrincha, Bellini, Jose’
Altafini etc in una delle squadre nazionali più forti della storia del calcio. E che
sarebbe entrato nella storia del paese che li aveva ospitati, il paese del futebol per
eccellenza, il Brasile.
Il Brasile, ci sia consentito dirlo per esperienza personale vissuta, che paese
straordinario! Soprattutto perché generatore di una popolazione -ancorchè
estremamente variegata ed eterogenea- di grandissima umanità, una umanità non
riscontrabile in nessun altro posto del mondo. Un paese dai mille contrasti, dalle
mille realtà, capace come nessun altro di far sorridere e commuovere nello stesso
tempo, un paese dove non esistono i ritmi di vita programmati, schematici e
prevedibili tipici delle nazioni dell’occidente opulento, ma dove ogni giorno tutto
può succedere e stupire in maniera imprevedibile ed inaspettata. Questo ho avuto la
fortuna di poter vivere grazie anche agli amici italo-brasiliani Antonio e Mario
Forestieri, figli di italiani emigrati in quelle terre lontane e fattisi onore ed una
posizione in quella S. Paolo che è la cidade dove risiede la più grande comunità
italiana esistente al mondo. Una città enorme, smisurata, e pure se riconosciuta
capitale del mondo finanziario sudamericano, ricchissima purtroppo anche e
soprattutto di contraddizioni sociali ed economiche, che è possibile toccare con
mano ogni momento e dappertutto, a partire da quella lunghissima Avenida Paulista
con i suoi grattacieli che le fanno da contorno sede degli istituti bancari più
importanti del mondo alla quale si contrappone in maniera plasticamente
inquietante il triste spettacolo delle favelas, come quelle di Heliopolis e di Vila
Prudente. Quella S.Paolo, come detto, che è un po’ anche Italia, e non a caso il
grattacielo di Palazzo Italia, sito in pieno centro e sede di un panoramico ristorante
nonché della Camera di Commercio italo-brasiliana, è il punto di riferimento e di
ritrovo dei nostri connazionali, dove si riuniscono per seguire le partite della nostra
serie A, nei locali di un organizzatissimo ed entusiasta Juventus Official Fan Club.
Ma S.Paolo è anche il quartiere di Morumbi zona residenziale ricca di ville e
palazzi signorili (dove gli amici ci fanno visitare l’omonimo stadio sede delle
partite del S.Paolo FC, con un custode gentile che ci concede senza problemi di
entrare negli spogliatoi e di fare un giro sul terreno di gioco a saggiarne l’erbetta) e
Praca da Se, dove a pochi passi dal sagrato della storica cattedrale è rilevabile
coram populo la presenza di tossicodipendenti e spacciatori, quasi a fianco della
camionetta della polizia che fa, come spesso ci è capitato di vedere anche in altri
paesi sudamericani, decorativa ed inutile permanente mostra di sé. E S.Paolo è
anche i suoi dintorni, perché non prima di essere passati da un magnifico pranzo
nel centro storico presso il pittoresco ristorante Famiglia Mancini, ci dirigiamo
fuori dalla cidade , ed attraverso la mitica rodovia Anchieta che collega S. Paolo a
Santos, subendo inevitabilmente le curve inerpicantesi tra la foresta, sbocchiamo
sulla città (dove allo stadio Vila Belmiro maturò il mito di Pelè) meta delle vacanze
dei paulisti dove i nostri amici hanno casa di vacanza a Guarujà. Sono proprio i
fratelli Forestieri a fornirci le notizie sulla vita calcistica e non solo di Italo Vicente
Feola, attraverso una paziente ricerca sui testi trovati nella Biblioteca do Futebol
nel Museu do Futebol sito nello stadio del Pacaembu . Le foto allegate
documentano che nel quartiere di Vila Nova Manchester in zona Leste a S.Paolo
insiste un parco intitolato a Feola, che serve anche come centro sportivo, e dove
all’ingresso è posta una insegna commemorativa.
Italo Vicente Feola era paulistano del quartiere del Bom Retiro , abitato dagli
immigrati italiani. Era conosciuto per le sue particolari caratteristiche fisiche…
esuberanti come uomo buono ed affabile. Iniziò la sua carriera nelle formazioni
minori della città nel 1935, precisamente al Sirio Libanes, passando dalla
Portuguesa Santista fino ad arrivare al Sao Paulo FC, dove divenne non solo
l’allenatore della prima squadra, ma anche il capo del dipartimento tecnico (tutte le
squadre giovanili) e amministratore generale, nonché supervisore del
Departamento Profissional. Era laureato alla Escola Superior de Educacao Fisica
e Desportos do Estado de Sao Paulo, dove fece il corso di allenatore di calcio, che
lo portò a diventare anche l’allenatore del Boca Juniors in Argentina (dove
guadagnava nel 1961 ben 40.000 dollari usa a stagione, e 25000 pesos extra per
amichevole, e tenendo conto che all’epoca 1 dollaro valeva 160 pesos argentini, si
può immaginare quanto fosse apprezzato come allenatore). Ma la sua popolarità gli
derivò dal fatto di essere stato allenatore della selecao tra il 1950 ed il 1966, che
diresse in ben 88 partite, tra campionati del mondo e varie manifestazioni e tornei
sudamericani vinti come la Taca Bernardo O’Higgins , il torneo disputato tra le
nazionali brasiliana e cilena, il trofeo Oswaldo Cruz tra la nazionale brasiliana e
quella paraguaiana, la Copa Roca con la nazionale argentina, la Copa Atlantico tra
le nazionali di Brasile, Argentina e Uruguay. Quando Joao Havelange venne
insediato come presidente della CBD ( Confederacao Brasilerira de Desportos,
l’ente che gestiva più di una ventina di discipline sportive tra cui il calcio, da cui
nascerà la CBF- Confederacao Brasileira de Futebol ) avviò subito una politica
rivolta a far divenire più professionale lo sport ed il calcio brasiliano, introducendo
innovativamente metodi scientifici, analisi psicologiche, professionisti
specializzati, mentre in precedenza questi incarichi erano stati accumulati dagli
allenatori senza competenze specifiche. Feola venne raccomandato ad Havelange
per gestire la selecao da Paulo Machado de Carvalho (proprietario della TV Record
e poi capo della delegazione brasiliana ai mondiali in Svezia del 1958) proprio per
il suo carattere bonario e per essere benvoluto dai giocatori (in quel mondiale i due
si sarebbero alternati anche a sorvegliare durante la notte i calciatori nelle camere
degli alberghi, per evitare che sprecassero il tempo destinato al riposo dietro alle
belle ragazze svedesi). Dopo il fantastico successo in Svezia dove il Brasile vinse
per la prima volta nella sua storia la coppa del mondo e dove Feola impose il
giovanissimo 17enne Pelè all’attenzione mondiale anche contro il parere dello
psicologo della selecao che lo aveva considerato inidoneo perché immaturo per un
torneo così importante, Feola non guidò la selecao ai mondiali in Cile perché
ammalato. Come detto nel 1961 era stato ingaggiato dal Boca Juniors in Argentina
per ricostruire il calcio argentino, un grande progetto di marketing che non portò
grandi risultati perché il Boca finì la stagione al 5 posto. Comunque Feola ne uscì
arricchito, non solo sul piano economico, ma anche su quello professionale,
trasferendo l’efficienza e la garra argentina nel calcio brasiliano, in particolare nel
S. Paolo FC, del quale divenne anche il sapiente amministratore (non disponendo il
club in quel periodo di sufficienti risorse finanziarie che stava investendo nella
costruzione del Morumbì Feola, con un lungimirante progetto di formazione di
calciatori poi venduti contribuì a sostenere le spese per la costruzione dello stadio,
tanto che in suo omaggio il club inaugurò nel 1975 la Escola de Futebol Vicente
Feola ).Feola ritornò a guidare la selecao nel 1966, ma con scarsi risultati. Aveva
chiamato ben 47 giocatori lungo le tappe di preparazione per i mondiali in
Inghilterra. Havelange in quel periodo si impegnava per essere eletto presidente
della FIFA e la squadra si allenava in modo itinerante per soddisfare interessi
politici. La base della squadra del 1958 era invecchiata e forte era la disputa per i
22 posti, quasi una guerra tra i giocatori. Disputa che si risolse nella incapacità di
stabilire e scegliere una squadra titolare da parte di Feola, che non andava
d’accordo con il resto della commissione tecnica, e anche a causa dell’infortunio di
Pele’ e degli arbitraggi in cui non venne sanzionato il gioco duro ai danni dei
principali calciatori brasiliani il Brasile venne eliminato dopo le due sconfitte
subite entrambe per 1 a 3 con Ungheria e Portogallo. Al di là di questa sfortunata
esperienza e del gossip sul suo amore per la pastasciutta e sui sonnellini in
panchina, Feola lasciò un segno profondo ed un marchio indelebile nel calcio
brasiliano, introducendo innovazioni nella tattica e nelle metodologie di
allenamento. Un autentico appassionato di sport ed un uomo dalle mille idee, come
quelle che spuntavano dalle sue infinite chiacchierate sul calcio tenute nel
tradizionale ristorante Ponto Chic a S. Paolo, come per esempio l’organizzazione
del Torneo Rio – S.Paolo. Italo Vicente Feola morì a S.Paolo il 6 novembre 1975,
all’età di 66 anni. Il mitico Djalma Santos ebbe anni dopo a lamentarsi del fatto che
“ I brasiliani non riconoscono Feola, peccato. Il popolo brasiliano non conserva il
passato ”. Speriamo non lo faccia anche Castellabate…
Francesco Cuoco



Otto giocatori del Monza al Casinò in Svizzera: la nota della Società brianzola

La società A.C. Monza, in merito alla notizia apparsa su diverse testate giornalistiche che riguardava la presenza di 8 calciatori in un casinò in Svizzera, ha diratamato quest’oggi il seguente comunicato con il tentativo di far chiarezza su quanto accaduto:
“L’AC Monza ha appreso dagli organi di stampa che ieri pomeriggio, al termine dell’allenamento, alcuni calciatori si sono recati al Casinò di Lugano.
Non è vietato recarsi in Svizzera; è però stata senz’altro una leggerezza averlo fatto in questo periodo.

I predetti calciatori intendevano trascorrere insieme qualche ora libera del pomeriggio. Hanno peccato di ingenuità e hanno riconosciuto l’errore.
L’AC Monza ha prontamente comunicato l’ingresso in Italia al Dipartimento di prevenzione dell’Azienda Sanitaria locale di riferimento e continua a osservare il protocollo anti Covid-19 della Figc, che prevede che i calciatori possano svolgere le loro attività sottoponendosi a tamponi periodici“.