Squecco e la ex moglie a processo

di Pina Ferro

L’imprenditore nel settore del trasporto infermi ed onoranze funebri, il prossimo 10 maggio comparirà dinanzi ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Salerno per l’avvio del processo a suo carico. Oltre a Roberto Squecco (difeso da Mario Turi), attualmente detenuto nel carcere di Salerno; a processo con il rito ordinario vi saranno anche la ex moglie Stefania Nobili e l’imprenditore di Pompei Domenico Sorrentino entrambi agli arresti domiciliari. Hanno scelto invece il rito dell’abbreviato: Elena Vitale di Capaccio, moglie di Mario Squecco, Giuseppe Pinto, di Capaccio, Giuseppina D’Ambrosio, di Capaccio, cognata di Squecco; Donato Potolicchio, di Acerno; Assunta Salerno, di Acerno, moglie di Potolocchio; Mario Squecco, di Capaccio, nipote di Roberto; Michele Montefusco di Eboli. Almomento il Giudice per le udienze preliminari ancora non ha fissato la data dell’udienza per il rito alternativo. Intanto il Gip ha disposto a carico di: Elena Vitale, Giuseppe Pinto, Giuseppina D’Ambrosio, Donato Potolicchio, Assunta Salerno e Michele Montefusco di Eboli la revoca degli arresti domiciliari. Al posto della misura restrittiva è stato applicato il divieto dell’esercizio dell’attività d’impresa per un periodo di 12 mesi. Le accuse sono di intestazione fittizia beni, riciclaggio, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, auto-riciclaggio, peculato, abuso d’ufficio e falso, turbata libertà degli incanti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. L’indagine ha preso il via dagli avvenimenti successivi alla vittoria elettorale di Franco Alfieri. Questi, alla guida di una coalizione di centro sinistra, fu eletto sindaco di Capaccio Paestum il 9 giugno 2019. Qundo fu decretata la vittoria di Alfieri i cittadini assistettero ad un carosello di ambulanze. I mezzi di soccorso, di Squecco, sfilarono per le strade di Capaccio a sirene spiegate. Un episodio pubblicizzato su Facebook e che fu oggetto di numerose segnalazioni. Inoltre, il 20 giugno del 2019 vi fu una querela ratificata dal senatore Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia a cui seguirono due interrogazioni parlamentari. L’attenzione degli investigatori si concentrò così su Roberto Squecco, imprenditore gestore di fatto di tutte le associazioni che operavano nel settore del trasporto infermi e delle collegate società di onoranze funebri, associazioni e società solo formalmente intestate a suoi parenti e collaboratori. Squecco ha precedenti penali di rilievo (è’ stato condannato, con sentenza definitiva per tentata estorsione in danno di un imprenditore proprio del settore delle onoranze funebri, reato commesso al fine di agevolare il clan camorristico Marandino) ed è stato già sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale. Tuttavia, l’uomo continuava ad avere dirette interlocuzioni con le amministrazioni pubbliche, gli enti, i clienti, i collaboratori ed i fornitori, non giustificabili con il suo ruolo di dipendente di una delle societa’ funebri controllate e di volontario delle associazioni/onlus a lui riconducibili. Già a ottobre 2019, venivano eseguiti, nei confronti di Squecco e di suoi prestanome provvedimenti di sequestro preventivo di alcune società e associazioni, operanti nel trasporto infermi in convenzione con l’Asl di Salerno e nelle onoranze funebri, e anche conti correnti e rapporti bancari sui quali erano stati rintracciati movimenti di somme di danaro pari a circa mezzo milione di euro. Secondo la Pubblica accusa, Squecco ha una pericolosita’ sociale “qualificata” in quanto interno al clan Marandino ma anche “generica”, poiche’ vive abitualmente con i proventi di attività delittuose.




“Sono un camorrista, ti sparo nel ristorante”, Le minacce di Pietro Galasso, noto imprenditore di Capaccio rivolte all’ex cognato

“Sono io, il camorrista della Campania… ti faccio saltare in aria, insieme al ristorante che adesso è mio; sei un’ombra che cammina, ti tolgo l’anima e ti sparo se non mi ridai i soldi”. A pronunciare, in più occasioni tali minacce è stato Pietro Galasso noto imprenditore 52enne di Capaccio Paestum. Per l’uomo si sono aperte le porte delcarceredi Fuorni. Le gravi minacce sono state indirizzate al suo ex cognato, socio del ristorante-pizzeria ‘Regina Sofia’, gettonato locale di cucina napoletana in via Clavature a Bologna città: una “escalation di aggressività”, come definita dal gip Roberta Dioguardi del Tribunale romagnolo, perpetrata nel richiedere la restituzione di un presunto prestito di denaro elargito nella fase di avviamento del locale tramite la sorella, ex moglie del ristoratore. Galasso, alias Pierino, figlio della nota maga cartomante Iside ed ex commerciante di automobili, rivuole per la precisione 1 milione e 200mila euro dall’ex parente acquisito con tutti gli interessi: soldi di cui i carabinieri della stazione di Bologna Indipendenza, però, non trovano alcuna traccia. Ad innescare le indagini l’ennesima denuncia dell’ex cognato, stanco di subire le continue vessazioni, telefoniche e di persona, di Pierino “il camorrista”: proprio così infatti si definisce al cellulare, forse per avvalorare lo spessore delle sue parole minatorie, definendo “soldi della camorra” quelli che vuole riottenere, a tutti i costi, arrivando più volte a presentarsi di persona nella trattoria. “A questo lo devo uccidere, lo sparo davanti a voi, lo faccio schiattare qua, sopra al bancone” afferma Galasso con fare da guappo, davanti a tutti, in una delle sue incursioni a sorpresa nel locale emiliano, comportandosi come se fosse suo in virtù del credito vantato. I precedenti penali del 52enne capaccese, ovvero porto illegale di armi e ricettazione, inducono gli inquirenti ad approfondire i suoi affari, presenti e trascorsi, nella città dei Templi. Intanto, Pierino insiste, batte cassa e cerca finanche di convincere il ristoratore a non presentarsi all’udienza del processo per minacce e molestie nei confronti suoi e dell’ex consorte-congiunta. I carabinieri registrano tutto e la posizione di Galasso si aggrava: il procuratore capo Giuseppe Amato ed il sostituto Domenico Ambrosino lo indagano anche per atti persecutori, violenza privata e tentata estorsione. Accuse che, il 2 aprile scorso, fanno scattare l’arresto: il 52enne finisce ai domiciliari a Ponte Barizzo, con divieto di comunicare con la persona offesa. Chiuso in casa, però, Pietro Galasso non la smette: continua a chiedere i soldi al ristoratore con intimidazioni e rancore maggiori, inviperito. Circostanze che inducono i carabinieri della Stazione di Capaccio Scalo, diretti dal luogotenente . Giuseppe D’Agostino, a chiedere ed ottenere l’aggravamento della misura cautelare, che stamane ha confinato Pierino presso la casa circondariale di Salerno.




Alfieri, “Candidai la moglie di Squecco perché volevo vincere”

«Alle elezioni si vuole vincere. Potevo stare più attento, ma era una battaglia difficile e non c’era la necessità di non candidare la moglie di Squecco». E’ quanto si legge in un’ intervista rilasciata dal sindaco di Capaccio Paestum Franco Alfieri, al collega Vincenzo Iurillo e pubblicata, ieri mattina, su “Giustizia di Fatto”, la news letter del giovedì riservata agli abbonati de “Il Fatto Quotidiano”.

Intervista che riproponiamo integralmente. Sindaco Alfieri, quando ha conosciuto De Luca? «Lo conosco dal 2007, dal primo congresso di Salerno del Pd. Uno spartiacque per la classe dirigente democratica locale. Ero assessore provinciale e mi schierai con De Luca contro il presidente della Provincia, Villani».

Perché De Luca non riesce a fare a meno di lei nel suo staff? Prima consigliere all’Agricoltura, poi capo segreteria, ora consigliere ai progetti della costa di Salerno sud. Sei anni ininterrottamente al suo fianco, lei è considerato le chiavi della cassa della Regione Campania per il Cilento e la piana del Sele.

«Il presidente De Luca usa il principio del merito. Io ho un’esperienza trentennale di pubblico amministratore, ho maturato competenza e conoscenza dei problemi, sono stato sindaco in tre comuni diversi, sono radicato sul territorio, ascolto il territorio, mantengo gli impegni quando si affrontano questioni importanti. Credo sia questo il motivo, non la risposta a una lealtà, e io parlo di lealtà, non di fedelta»̀.

I suoi avversari sostengono che De Luca non può fare a meno di lei perché gli porta un sacco di voti.

«Il consenso è una conseguenza del buon lavoro sul territorio, dell’affidarsi a persone come me che lo svolgono bene, e non è la motivazione dell’incarico».

Quanto l’ha danneggiata il discorso di De Luca sulle “fritture di pesce” che invece ha fatto sembrare esattamente il contrario, ovvero che lei lavori con il governatore perché gli porta molti voti?

«Non ho rancore verso il presidente per questa battuta, ma credo che mi abbia danneggiato tantissimo».

Non pensavate che quella battuta potesse diventare pubblica? C’erano tantissimi sindaci in sala.

«Al momento non la valutai, non la valutammo, così devastante, era una riunione riservata. Il presidente ama scherzare e fa battute con tutti. Io però non ero uno qualsiasi, ero Alfieri, una persona in vista e mi hanno reso un bersaglio per tanto tempo. Sono un po’ sfortunato».

Lei e De Luca avete mai affrontato in privato questo argomento?

«Assolutamente no. Non ce n’è stata occasione e non ce n’era necessità. Era una battuta».

Arriviamo a Capaccio Paestum. Quando ha conosciuto Roberto Squecco?

«Poco prima della campagna elettorale (si è votato nel giugno 2019, ndr)».

In che circostanza?

Mentre si preparavano le liste. La moglie si candidava con me (risulterà la prima eletta, nel gennaio scorso è stata arrestata insieme al marito e si è dimessa da consigliere, ndr) e Squecco è stata una delle tante conoscenze di quel periodo, in una città dove non avevo tanti rapporti al momento della mia candidatura».

Lei era a conoscenza dei trascorsi giudiziari di Squecco (condannato con sentenza passata in giudicato pochi mesi prima del voto, accuse di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso)?

«No. Quando incontro una persona non gli chiedo i casellari giudiziari. E ricordo che dalle intercettazioni che avete pubblicato, Squecco nel 2018 per parlare con me si è dovuto rivolgere a una persona che non è tra i miei migliori amici (Pasquale Mirarchi, ex vice sindaco di Albanella, ndr)».

Però la moglie di Squecco l’ha candidata lei. Non c’è una responsabilità politica rispetto alle persone che si candidano nelle proprie liste, per le quali si presume che un candidato sindaco si informi prima di accettarle?

«Senza ipocrisia: la responsabilità politica, l’opportunità, è un confine molto sottile. Alle elezioni si vuole vincere. Potevo stare più attento, ma era una battaglia difficile e non c’era la necessità di non candidare la moglie di Squecco, un avvocato, una persona rispettata, alla quale tuttora darei molta fiducia».

Mirarchi nel 2018 la cercò in nome di Squecco, che lei ancora non conosceva personalmente, per il problema del Lido Kennedy, chiuso per i problemi giudiziari di Squecco. Lei fa qualcosa? Si attiva?

«Assolutamente no. Non avevo responsabilità e ruoli su Capaccio. Come amo dire, le orecchie ascoltano tante cose, ma sono un avvocato e so cosa posso fare e quando invece fermarmi. Non me ne occupai allora e nemmeno dopo che sono diventato sindaco».

Allora perché il nome di Squecco compare sul suo decreto di perquisizione del maggio 2019 nell’inchiesta che la vede indagato per voto di scambio politico mafioso per fatti fino al 2017?

«Non lo so, lo vorrei sapere, sarei curioso di saperlo, e quando lo saprò mi farò qualche risata».

Riderà? Perché si sentirà sollevato?

«Perché non lo so. Io non c’entro assolutamente nulla, ne con la persona ne con le vicende che lo riguardano. Credo che sia una minestra messa in pentola per poter fare provvedimenti molto pericolosi per me e la mia campagna elettorale».

Può spiegarsi meglio?

«Il decreto di perquisizione riportava delle ipotesi di reato che avevano un senso solo se accostate a taluni personaggi. Ma questi personaggi sono stati accostati a me solo sulle carte, nella realtà non li conoscevo e comunque conoscere delle persone è un conto, commettere reati è un’altra cosa».

Quale fu la sua prima reazione al corteo di ambulanze guidato da Squecco?

«Mi sono indignato. Una grande carnevalata senza senso, che gli è costata cara con le indagini della magistratura e le revoche dell’Asl. Una cosa devastante per l’immagine, ci ha rovinato la vittoria. Il giorno dopo si sarebbe dovuto parlare di un sindaco che vinceva nel terzo comune e invece si è parlato solo di questo e ancora adesso dopo due anni si parla solo di questo e mi chiedo: io che c’entro?»

Lei ha mai incontrato esponenti dei Marandino?

Assolutamente no.

Non la inquieta quello che ha letto nei nostri articoli sulle pressioni di Squecco in questo territorio? «Sono fatti che non mi riguardano, lontani nel tempo e non in relazione con la mia amministrazione. La mia storia politica è lontana anni luce da queste cose».

Dagli atti delle indagini su Squecco risulta dai tabulati che lei il 5 aprile 2019, due mesi prima del voto, ha chiamato Squecco e la telefonata è durata un minuto. Si ricorda cosa vi siete detti?

«Non lo ricordo di preciso, ma certamente avrà riguardato la campagna elettorale, la candidatura della moglie».

Lei purtroppo è sempre ricordato per la battuta delle fritture o il carosello di ambulanze. Come preferirebbe invece essere ricordato o descritto?

«Come il sindaco e il politico che ha sempre mantenuto gli impegni dei suoi programmi elettorali, ascoltando la gente con umanità. Chi mi ricorda per le fritture non mi perdona il successo, banalizza, ha provato a chiedermi l’impossibile o l’illecito e non l’ha ottenuto».

Lei è anche il sindaco del 92% ad Agropoli e di solito tanto consenso preoccupa, sollecita interrogativi sulla qualità del voto. Lei cosa replica?

«Che avrei potuto prendere anche di più, se non avesse prevalso un poco di invidia. Questo è il rendiconto delle cose che ho fatto ad Agropoli in dieci anni (e consegna un volume sui lavori svolti, ndr) e sfido a trovare un sindaco in Italia che ha programmato, iniziato, completato e consegnato alla sua comunità le opere che ho fatto io».

Se, come chiesto dalle opposizioni, a Capaccio dovesse arrivare una commissione d’accesso?

Saranno molto contenti di venirsi a mangiare le mozzarelle»

pieffe.




Lavori al Teatro di Velia Richiesta di accesso agli atti

di Pina Ferro

Lavori di “recupero e integrazione delle sedute del Teatro di Velia”, la senatrice (commissione Cultura) del Movimento 5 Stelle chiede, al competente Ministero l’accesso agli atti con una nota datata 22 febbraio. E, lo scorso 1 marzo, in una nota ulteriore, diretta in primis al nucleo carabinieri Tpc (Tutela Patrimonio Culturale) di Napoli “ho riassunto, prima di porre nuovi quesiti quanto si conosce (da fonti aperte) circa la ditta esecutrice del contestatissimo intervento di restauro delle sedute della cavea, concesso per affidamento diretto alla “Restauro e Costruzioni Srl” grazie ad una somma urgenza che suscita più di un dubbio. “Si tratta – sottolinea la senatrice penatastellata – di una società a responsabilità limitata con sede ad Eboli la cui attività principale identificata dal codice ateco 200: “Costruzione di edifici residenziali e non residenziali. Non si trova quasi nulla, in rete, circa le attuali pregresse esperienze di questa ditta che sarebbe nata a maggio 2019 (erede di numerose altre), salvo la richiesta di iscrizione in White list presentata alla prefettura di Salerno il 7 maggio 2020 per l’attività “Noli a freddo di macchinari”. Nel mondo della comunicazione esasperata, dunque, la “Restauro e Costruzioni Srl dei signori Gianino Infante e Natascia Alfano sembra, dunque, tenere alla privacy assai più che alla pubblicità delle proprie competenze e tace soprattutto, delle esperienze nel settore che la ragione sociale menzione per prima: il restauro”. La senatrice Margherita Corrado ricorda anche che le cronache locali citano la “Restauri e Costruzioni” solo a novembre 2019, per segnalare che si è aggiudicata l’appalto della manutenzione del cimitero di Eboli (avendo la meglio sulle altre 57 ditte concorrenti) dove un fratello del contitolare, il commercialista e consigliere comunale Pasquale Infante avrebbe avuto un ruolo di primo piano nello sfruttamento del lavoro degli immigrati clandestini nella Piana del Sele svelato dall’ inchiesta Caporalato della procura di Salerno, mentre la presunta corruzione del sindaco Massimo Cariello da parte di un altro fratello Pierino Infante, già amministratore comunale a sua volta ha concorso all’arresto a settembre 2020, del primo cittadino ebolitano. Un approfondimento si impone a questo punto in tutte le sedi deputate. “Al netto di quanto sopra ho chiesto ai destinatari della nota – aggiunge la senatrice Corrado – quali esperienze “certificate abbia maturato la “Restauro e Costruzioni Srl”, ditta in possesso della categoria Og2 (classifica III -bis) in fatto di restauro di beni culturali e in base a quali presupposti il Rup del progetto ha deciso l’affidamento diretto dei “Lavori recupero integrazione delle sedute del teatro di Velia” proprio alla ditta citata. Dalla direzione generale musei, intanto, a conferma della rinuncia implicita dei vertici amministrativi ad esercitare i propri doveri di indirizzo, direzione, coordinamento e controllo nei confronti degli istituti e luoghi della cultura dotati di autonomia speciale persino quando siano di secondo livello come il Parco di Paestum Velia mi si “rimanda” alla Direzione del parco per ostensione degli atti prodotti e detenuti da quella che la Direzione generale interpellata non possiede. In aggiunta a quanto inviatomi dal Servizio I della suddetta direzione il 15 febbraio scorso avevo richiesto espressamente di poter vedere: incarico di Rup ad un dipendente amministrativo con il previsto elenco dei requisiti in suo possesso e in più, se carente di qualcuno dei requisiti richiesti, in carica agli affidatari delle attività di supporto Rup; incarico di progettista e direttore dei lavori numero 115 del 15 1 2021; comunicazione del Rup numero 154 del 21 2021; comunicazione incarico di consulenza all’ingegnere Pasquale Trotta che, si legge, “ha verificato il progetto dal punto di vista strutturale”; documentazione prodotta a seguito della attentata ricognizione citata dal dottor Zuchtriegel nella nota del 12 febbraio, dalla quale sarebbero emerse “criticità meritevoli di un intervento immediato” con specifico riferimento alla documentazione schedografica, fotografia e grafica prodotta; copia del progetto grafico, completa per tutte le tipologie di intervento previste nei lavori in oggetto; copia dell’affidamento alla ditta esecutrice e della documentazione fornita da contesta amministrazione per l’esecuzione dei lavori; curriculum della ditta esecutrice “Restauri e Costruzioni Srl”. Vedremo se davvero gutta cavat lapidem, come dicevano i romani, o lo sforzo compiuto per costringere la Pa ad accettare la richiesta di trasparenza che viene dalla società deve intendersi definitivamente fallito”.




Il Masterplan della discordia, Alfieri e le minacce di dimissioni

di Pina Ferro

 

“Lo spirito di collaborazione ricambiato con la tracotanza”. E’ il messaggio che il sindaco Franco Alfieri invia ad un assessore regionale di Vincenzo De Luca. Il primo cittadino di Capaccio Paestum, Alfieri (Pd), minacciò di dimettersi da consigliere del governatore della Campania De Luca per il Masterplan costa di Salerno, se non fossero state accolte le sue obiezioni e le sue istanze a proposito di una “delibera” della Regione Campania. La notizia è stata riportata su Giustizia di Fatto, la news letter del giovedì riservata algli abbonati de Il Fatto Quoridiano. Fu l’assessore all’Urbanistica, Bruno Discepolo, a ricevere da Alfieri l’sms di fuoco. In quei giorni il cellulare di Alfieri era intercettato nell’ambito delle indagini sul signore delle ambulanze e delle pompe funebri della piana del Sele, Roberto Squecco. L’sms di Alfieri a Discepolo risale alle 20.39 del 14 novembre 2019, e riceve risposta alle 8.12 del mattino successivo. Sono rintracciabili nelle carte depositate dalla Procura di Salerno al Riesame, chiamato a decidere sull’arresto di Squecco e della moglie, Stefania Nobili, ex consigliera di maggioranza di Alfieri. Stefania Nobili si è dimessa pochi giorni dopo l’esecuzione della misura cautelare ed è stata surrogata. Alfieri: “Ho avuto l’ultima versione della delibera. Se è quella domani stesso non solo mi dimetto da consigliere del presidente ma non sottoscriverò neanche il protocollo di intesa per il comune di Capaccio Paestum. Lo spirito di collaborazione ricambiato con la tracotanza”. Discepolo: “Ho letto ora il tuo messaggio, non capisco cosa sta succedendo. Chiamami appena puoi”. La tensione di Alfieri era concentrata sui dettagli del protocollo di intesa tra la Regione Campania e i comuni della costa campana per la rigenerazione e valorizzazione del Litorale Salerno Sud. Il protocollo riguardava i territori dei comuni di Agropoli, Battipaglia, Bellizzi, Capaccio – Paestum, Castellabate, Eboli, Pontecagnano – Faiano. Alfieri è il sindaco di Paestum e dal 2007 al 2017 fu sindaco di Agropoli. I progetti in discussione ricadono nel “cuore” del suo consenso politico ed elettorale. Il protocollo fu poi sottoscritto, e presentato pochissimi giorni dopo, il 19 novembre 2019, nella sala “De Sanctis” di Palazzo Santa Lucia a Napoli. Presenti De Luca, Discepolo, Alfieri e i sindaci e delegati dei comuni interessati. La “minaccia” di dimissioni era subito rientrata.




“C’è un sistema che condiziona il Comune, urge commissione di accesso”

“È necessario fare subito chiarezza su quanto sta emergendo attraverso le pagine del Fatto Quotidiano degli avvenimenti nel Comune di Capaccio Paestum. Siamo al paradosso. Ci troviamo al cospetto di un sistema che va oltre ogni immaginazione. Persino mezzi che dovrebbero essere sempre pronti all’uso, per intervenire tempestivamente per salvare vite umane, vengono destinati per fare caroselli. C’è un codice malavitoso che si cela dietro manifestazioni di quello del carosello delle autombulanze, come ha giustamente sottolineato il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Nicola Morra”. A denunciarlo è il Presidente della Fondazione Angelo Vassallo, Dario Vassallo.

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Le bare davanti allo studio di Sica dopo la vittoria elettorale di Alfieri

di Pina Ferro

Franco Alfieri era da poco stato eletto sindaco di Capaccio Paestum. Era la notte tra il 9 ed il 10 giugno del 2019. Il dem Alfieri, insieme ad i suoi sostenitori stava festeggiando la vittoria elettorale e per le vie della cittadina dei Templi un corteo di ambulanze (quelle di Squecco) rendeva omaggio, a sirene spiegate, all’elezione a sindaco del signore delle fritture di pesce e braccio destro del governatore Vincenzo De Luca, nel frattempo, davanti allo studio medico dello sconfitto Vincenzo Sica qualcuno espone delle casse funebri. A riporcorrere i fatti è un articolo pubblicato su “Giustizia di Fatto” la news letter del giovedì riservata agli abbonati de “Il Fatto Quotidiano”. “Ricordo di questo episodio che mi fu riferito da alcuni miei conoscenti” dice Sica in un verbale del 13 novembre 2019 davanti agli agenti della Squadra Mobile di Salerno, agli ordini del dottor Marcello Castello. “Non ho ricevuto nessun tipo di minaccia nel corso del mandato comunale” aggiunge Sica, che sta rispondendo a domande sulla regolarità degli appalti comunali. Sica precisa di non aver visto personalmente le bare dinanzi al suo studio ma di esserne solo stato informato. Ma la storia comincia da lontano. Bisogna tornare a due anni prima e alla precedente tornata elettorale. Il 9 giugno del 2017 Emanuell Marandino, figlio del boss della piana del Sele Giovanni Marandino, posta una foto mentre stringe la mano a Silvio Berlusconi. Esattamente dopo due giorni i cittadini saranno chiamati al voto. Il 10 giugno, Marandino juonior – arrestato due settimane fa insieme al padre con accuse di usura per fatti commessi tra il 2015 e il 2019, tra gli indagati una ex consigliera comunale, tra le vittime un ex candidato sindaco, pubblica la foto di un facsimile elettorale. Invita a votare un lontano parente, Francesco Marandino, totalmente estraneo alle vicende del clan, candidato in una delle tre liste civiche guidate da Francesco Sica (fratello di Vincenzo), un esponente di Fratelli d’Italia. Francesco Marandino non verrà eletto, Francesco Sica al ballottaggio del 25 giugno appoggerà uno dei candidati del centrosinistra, Franco Palumbo, e ne diventerà assessore. Palumbo decadrà un anno e mezzo dopo per le dimissioni di nove consiglieri, pochi mesi dopo morirà per una grave malattia. Mesi dopo si arriva al voto e i cittadino eleggono primo cittadino Franco Alfieri. Arriva la festa e le bare. L’informativa della Squadra Mobile le interpreta il gesto delle bare com è: “Il gesto, che senza dubbio è da ritenersi un atto intimidatorio nei confronti del neo eletto consigliere di opposizione, potrebbe ricondursi sempre a Roberto Squecco ed alle sue attività di pompe funebri, attesa le modalità con cui sono avvenuti i fatti”. Squecco. imprenditore nel settore delle Pompe funebri e trasporto infermi, è colui che la notte dell’elezione di Alfieri aveva disposto che i mezzi di soccorso abbandonassero le postazioni a loro assegnate nell’ambito del servizio di emergenza territoriale 118, per da vita al corteo di ambulanze esultanti per Alfieri. Condannato con sentenza definitiva per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso a un rivale delle pompe funebri, Squecco è ritenuto un uomo vicino al clan Marandino della Piana del Sele e in seguito alla condanna inizierà ad essere colpito da sequestri e interdittive antimafia. Quella notte, oltre alla vittoria di Alfieri, festeggiava anche l’elezione a consigliere comunale di sua moglie, Stefania Nobili. La prima eletta in una lista del neo sindaco. Il 20 gennaio Squecco e Nobili sono stati arrestati con accuse di riciclaggio e reintestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa riguardo la gestione delle onlus titolari delle ambulanze fatte sfrecciare quella notte. Il Sostituto procuratore Francesca Fittipaldi, ha depositato al Riesame anche il verbale di Sica, ed intercettazioni e informative che ricostruiscono pezzi dei rapporti tra Squecco e Alfieri. In qualche caso mediati dall’ex vice sindaco di Albanella, Pasquale Mirarchi, indagato per turbativa d’asta, arrestato nel maggio 2019 durante una perquisizione per colpa del rinvenimento di un’arma con la matricola abrasa. Anche Alfieri – non indagato in questo procedimento ma indagato in un altro fascicolo con accuse di voto di scambio politico-mafioso per fatti risalenti a quando era sindaco di Agropoli – è stato intercettato. Ci sono tre pagine di brogliacci delle sue telefonate e di qualche sms. Altra circostanza riguarda il Lido Kennedy di Paestum, una delle proprietà dell’impero imprenditoriale di Squecco. Ufficialmente intestato alla moglie, il 20 marzo 2018 lo stabilimento balneare viene sottoposto à sequestro nell’ambito di un provvedimento antimafia ai danni di Squecco. Che a quel punto si rivolge a Mirarchi. E’ un amico, con lui ha spesso discusso di progetti comuni. Ma soprattutto “è politicamente vicino ad Alfieri”, si legge nell’informativa. Ed è vero, Mirarchi tra l’altro è stato uno dei 400 amministratori firmatari di un documento di sostegno alla candidatura di Alfieri nella lista Pd alle politiche. Il 31 marzo e il 1 aprile Squecco e Mirarchi si sentono spesso. Squecco gli chiede di “aiutarlo” con un “intervento” su Alfieri. Il 2 aprile Mirarchi chiama Alfieri e i due fissano un appuntamento per il giorno successivo a Ponte Barizzo, quando Alfieri sarà tornato da Napoli, dove lavora come consigliere per il governatore De Luca ai fondi dell’agricoltura. L’incontro avviene poco prima delle 18 del 3 aprile 2018. Venti minuti dopo, Mirarchi è a Paestum. Per incontrare Squecco. I due colloquiano in macchina. La cimice registra. Mirarchi riferisce a Squecco l’esito del colloquio con Alfieri.




Agropoli, Sica: «Opere pubbliche con mutui che graveranno sui cittadini»

di Pina Ferro

Dopo il botta e risposta in consiglio comunale arriva la denuncia. Il consigliere comunale di minoranza Enzo Sica ha presentato una querela per diffamazione ai carabinieri di Capaccio. Sotto accusa sono finite le affermazioni dell’assessore all’Ambiente e Progetti Speciali, Ettore Bellelli. «Un atto dovuto per tutelare la mia onorabilità di medico, professionista e consigliere comunale” Ha sottolineato il consigliere comunale Enzo Sica, raggiunto telefonicamente. Nel corso dell’ultimo consiglio comunale l’acceso dibattito in aula, Bellelli accusò Sica di aver sostanzialmente speculato sulle condizioni di salute del compianto ex sindaco Franco Palumbo, affermando testualmente: “E già… lei dottore Sica, in tempi non sospetti, non appena la buonanima del vecchio sindaco si è sentito male, lei già andava girando dicendo: ne ha per poco, ne ha per poco… prepariamoci!”. Parole che suscitarono subito le ire di Sica, il quale ancora pubblicamente rispose: “È un’accusa gravissima che fai ad un professionista serio sul quale non c’è stato mai nulla da dire… ti denuncio!” Bellelli poi aggiunse: “Mi sento responsabile di tutto ciò che sono le mie azioni. Non mi nascondo, assolutamente. Non ho paura di una denuncia. La gente che mi conosce sa che persona sono, per cui non ho bisogno di dimostrare niente a nessuno. Però anche voi avete fatto delle illazioni, avete già condannato le persone”. Ora sarà la parola passa alla magistratura.

Consigliere, in uno degli ultimi consigli comunali lei ha anche bacchettato il primo cittadino Franco Alfieri?

«Io critico le scelte fatte. sono state fatte scelte che hanno condizionato la macchina pubblica con la vicenda penale e questo è molto grave. Si può anche dire di essere estranei ai fatti ma quando si condividono certi percorsi politici con certi gruppi e certe persone, e non lo dico io che non sapevano nulla, perchè un assessore chiamato in causa ha detto che sapeva talmente bene tutto che ha denunciato tutte le persone con cui aveva a che fare e di questa cosa ha avvertito il sindaco. Uno che dice “ho denunciato” vuol dire che sai cosa è stato denunciato e quando ci condividi il percorso politico sai con chi lo condividi. Alla fine è stata messa in difficoltà tutta l’assise con il rischio del commissariamento. Rischio che alla vigilia di un’ipotetica possibilità dell’utilizzo dei fondi del recovery found penalizzerebbe in maniera gravissima un paese che vive di turismo e che potrebbe avere energie dal recovery foud. Possiamo correre tutti i rischi, compreso quello della perdita dei fondi, ma non quello del commissariamento. Il mio ragionamento è semplice: se tale deve essere, e quindi il commissariamento, si va verso le elezioni. Nelle mie parole non ci sono offese, ci sono attacchi ma credo sia un mio diritto farlo, non sono entrato nel merito delle vicende penali perchè sono cose loro. Sono entrato nel merito di scelte fatte con capigruppi, assessori e funzionari, di scelte fatte dalla maggioranza che ora deve rendersi conto che stanno penalizzando un territorio intero».

Il suo bilancio dell’amministrazione Alfieri?

«E’ un’amministrazione che ha messo sul tappetto una serie di problematiche serie ed importanti. Il sindaco tempo fa disse che ci avrebbe insegnato a realizzare opere pubbliche con i finanziamenti, invece le sta realizzando con mutui che avranno gravi ripercussioni sul nostro paese. Opere non prioritarie come il cineteatro. La critica va al sistema utilizzato, ai criteri delle scelte delle opere da realizzarsi. Non so come potranno pagare le tasse i cittadini e se diciamo loro che abbiamo utilizzato un mutuo non so come reagiranno. Come facciamo a chiedere loro di sostenere mutui per opere non prioritarie. Io sono convinto che bisogna puntare su strutture sanitarie, oggi carenti per dare priorità alla vaccinazione dei cittadini. Ci sono delle priorità e questo ho contestato al sindaco. Sulla vicenda cinema avevamo chiesto di adottare le regole, perchè molte cose non erano corrette e quando l’opposizione fa notare queste cose in maniera costruttiva, va ascoltata».




«Opere pubbliche con mutui che graveranno sui cittadini»

di Pina Ferro

Dopo il botta e risposta in consiglio comunale arriva la denuncia. Il consigliere comunale di minoranza Enzo Sica ha presentato una querela per diffamazione ai carabinieri di Capaccio. Sotto accusa sono finite le affermazioni dell’assessore all’Ambiente e Progetti Speciali, Ettore Bellelli. «Un atto dovuto per tutelare la mia onorabilità di medico, professionista e consigliere comunale” Ha sottolineato il consigliere comunale Enzo Sica, raggiunto telefonicamente. Nel corso dell’ultimo consiglio comunale l’acceso dibattito in aula, Bellelli accusò Sica di aver sostanzialmente speculato sulle condizioni di salute del compianto ex sindaco Franco Palumbo, affermando testualmente: “E già… lei dottore Sica, in tempi non sospetti, non appena la buonanima del vecchio sindaco si è sentito male, lei già andava girando dicendo: ne ha per poco, ne ha per poco… prepariamoci!”.

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Quei legami tra la Giunta e Squecco

di Pina Ferro

L’amministrazione Alfieri potrebbe essere minata da alcuni soggetti vicini a personaggi protagonisti delle ultime inchieste giudiziarie della Procura di Salerno. Il primo cittadino di Capaccio – Paestum, oltre ad avere in seno al consiglio Stefania Nobili, ex moglie dell’imprenditore Roberto Squecco (la consigliera si è dimessa a seguito della misura cautelare eseguita a suo carico), ha un vice sindaco già sposato con un ex socio del re delle ambulanze (la ginecologa Di Filippo); un assessore (Masiello) pure lui ex socio di Squecco nel commercio di prodotti caseari in Italia e all’estero, circostanza definita dall’interessato «fu un errore di gioventù».

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