Truffe ai servizi cimiteriali comunali In manette l’imprenditore Melillo

di Pina Ferro

Truffa ai danni dei cittadini che usufruivano dei servizi cimiteriali del comune. A portare alla luce quanto accadeva all’interno del cimitero di Battipaglia sono stati i carabinieri della compagnia di Battipaglia agli ordini del maggiore Vitoantonio Sisto che, nella mattinata di ieri, hanno eseguito un’ordinanza I militari hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misura cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno nei confronti di Cosimo Melillo, imprenditore edile 59enne, Teodoro Loffredo, 61enne dirigente del servizio cimiteriale del Comune di Battipaglia, e Ranieri Vitale, 58enne dipendente comunale addetto proprio servizio cimiteriale. Nei confronti dell’imprenditore sono stati disposti gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, mentre per gli altri due soggetti è stata disposta la sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici. I tre sono accusati di corruzione, truffa aggravata e abuso d’ufficio. L’indagine, avviata l’estate scorsa dall’Arma, trae origine dall’anomala presenza all’interno del cimitero di Battipaglia di Melillo, soggetto già gravato da una condanna per 416 bis del 2008, in quanto ritenuto sodale del clan camorristico “Giffoni – Noschese”, all’epoca egemone sul territorio. In particolare, ha destato sospetto il fatto che quest’ultimo eseguisse la quasi totalità delle operazioni di polizia mortuaria, fuori dai formali circuiti amministrativi dell’ente locale. Le indagini, dirette e coordinate dalla Procura della Repubblica di Salerno, hanno portato alla luce uno stabile patto corruttivo tra pubblici funzionari ed imprenditori in danno del Comune di Battipaglia e dei privati cittadini, indotti con l’inganno a versare somme di danaro dall’ammontare variabile per ottenere i servizi cimiteriali. Al Cimitero di Battipaglia, oltre ai due dipendenti coinvolti, erano assegnati diversi operai specializzati abilitati a svolgere le operazioni di polizia mortuaria, che di fatto erano inutilizzati. L’operazione denominata “Ade” ha svelato come i due impiegati comunali sospesi, in combutta con l’uomo, violassero stabilmente tale regime, intascando direttamente i soldi da parte di privati cittadini. Tra le misure irrogate, vi e’ anche il sequestro preventivo “per equivalente” di somme di denaro, ovvero di beni mobili ed immobili appartenenti agli indagati fino a concorrenza degli importi costituenti il documentato profitto dei reati, ammontante a circa 25mila euro.




Spazi verdi trasformati in accampamenti Senza fissa dimora vivono nel degrado

«Degrado in un’area verde a pochi passi dal centro cittadino. Aiuola trasformata in un alloggio di fortuna, probabilmente da alcuni senza tetto. Una situazione che crea non pochi disagi ai residenti e non che, in taluni casi sono stati costretti a vivere anche situazioni spiacevoli». La segnalazione arriva da Francesco Vota che ha constatato personalmente quanto, a più riprese, gli era stato segnalato da alcuni cittadini. «Nel pomeriggio di mercoledì, a seguito della segnalazione di alcuni cittadini che vivono nei pressi di via Vinciprova, – spiega Francesco Vota, mi sono imbattuto nell’ennesima realtà di evidente degrado in città. Nel bel mezzo della città giardino, che nei fatti non è, a differenza di quel che recitava un vecchio slogan di forgia deluchiana, si trovano accampamenti improvvisati e zone d’ombra in cui, tanti sbandati, si rifugiano per consumare alcolici e chi sa cos’altro, punti a cui non serve avvicinarsi nemmeno troppo per percepire il terribile afrore che emanano. Dalle immagini, ma soprattutto da quello che mi è stato riferito dai residenti, ho avuto evidenza del fatto che, durante le ore serali, l’area diventa pressoché impraticabile, specie per donne sole o giovanissimi. Già in condizioni normali la situazione è intollerabile, figuriamoci adesso che ci troviamo nel bel mezzo di un’emergenza sanitaria epocale che, da mesi, tiene sotto scacco il mondo. La questione sicurezza in città è prioritaria, specie se pensiamo di voler invitare i turisti a visitare Salerno dobbiamo tener presente che una condizione del genere, a pochi passi dal grand hotel, è un pessimo biglietto da visita. Servono controlli in questa zona, come in tutto il territorio, lo chiediamo con forza alle istituzioni, personalmente, da militante politico indipendente, non ho mai mancato di offrire il mio contributo segnalando all’amministrazione criticità di vario genere, ritenendo che, metterci la faccia, voglia dire proprio questo».




Il Presidente Giordano: “Gravissima la crisi dell’economia, abbassare l’Iva”

Accantonato il duro lavoro svolto nei mesi di lockdown, i commercialisti sono ora chiamati a mettere a fattor comune le proprie competenze professionali e qualità umane a supporto del tessuto imprenditoriale per far sì che ci si possa rialzare il più in fretta possibile dalla crisi economica scaturita dalla pandemia. “Come i suoi iscritti l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Salerno non si è mai fermato anche nel pieno dell’emergenza sanitaria – evidenzia il presidente Salvatore Giordano – per essere al fianco di istituzioni, imprenditori e cittadini in un momento così delicato. Con la solita passione, abnegazione e spirito di servizio siamo rimasti in prima linea attraverso il sempre più costante dialogo con gli Istituti di credito nonché con la pianificazione delle attività aziendali necessarie al fine di non veder chiudere gli esercizi, oltre che rincorrendo provvedimenti ministeriali e circolari esplicative emanate a raffica, per farci trovare pronti per la sfida più importante per la nostra economia, locale e nazionale”. Qual è l’apporto che i commercialisti possono dare, soprattutto sul territorio locale, per uscire dalla crisi? “Da sempre il Commercialista assurge a un ruolo centrale nell’economia, sia quale trait d’union nei rapporti tra Fisco e Contribuente che quale attore protagonista per lo sviluppo delle imprese, ed è immerso completamente nello studio delle normative che si susseguono quotidianamente per interpretarle nel modo più corretto possibile. Quello di cui ogni imprenditore, grande o piccolo, ha bisogno è di un consulente in grado di suggerire le scelte più opportune per mantenere l’equilibrio economico e finanziario dell’azienda. E il commercialista possiede un ampio ventaglio di competenze, non esclusivamente contabili, riguardanti proprio la gestione aziendale: dalla finanza d’impresa all’analisi di bilancio e al controllo di gestione. Supporto nelle analisi strategiche, nell’implementazione di un efficace sistema di controllo e nella fase di pianificazione finanziaria e fiscale: sono tutte necessità con priorità assoluta a cui ogni impresa pretende risposte precise e tempestive che solo la nostra figura professionale è in grado di poter dare”. Cosa vi preoccupa maggiormente per l’economia locale? “Siamo preoccupati che il tessuto economico, già in difficoltà di per sé per le crisi strutturali che attanagliano da tempo le imprese e le attività del Mezzogiorno, possa soccombere di fronte alle difficoltà burocratiche e di applicazione delle diverse misure previste dai Decreti emanati nella pandemia. Il commercio è in grande sofferenza, qui come in tutte le altre province italiane, a seguito della riduzione dei consumi per effetto della pandemia. I commercianti sono l’anello debole del sistema. Non hanno risparmi da immettere nelle loro aziende e, quindi, sono in difficoltà nel pagamento dei propri fornitori che – prima del COVID – riuscivano ad onorare solo con gli incassi mensili. A loro volta i fornitori, che si sono visti rinviare le scadenza di pagamento, hanno bloccato le cessioni di beni nei loro confronti e, pertanto, questi ultimi difficilmente possono riempire i propri magazzini per vendere al dettaglio: un circolo vizioso che rischia di determinare una serie di chiusure di attività se non verranno posti dei rimedi in maniera veloce. Il problema principale dunque è incentivare i consumi non con l’aumento dell’IVA bensì con la riduzione della stessa”. Quali sono le priorità dell’ODCEC di Salerno per i prossimi mesi? “La lotta all’abusivismo è una priorità che questo Consiglio sta affrontando già da anni. Abbiamo incontrato le istituzioni competenti al fine di porre in essere misure ed iniziative atte a tutelare gli iscritti ed abbiamo attuato anche delle campagne volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul valore e sulla professionalità dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Mai come in questo momento il nostro è un ruolo fondamentale per lo sviluppo del tessuto economico e del territorio ed è quanto mai imprescindibile che le attività economiche siano supportate da professionisti iscritti all’Ordine, garanzia della loro professionalità e rettitudine morale. Il nostro obiettivo è il definitivo riconoscimento del ruolo fondamentale che la nostra categoria ha sull’economia reale del Paese e sulla valutazione concreta della sua ‘salute’, e dell’apporto incisivo che possiamo fornire nello strutturare scelte semplificate e ben attuabili di politica economica, utili al benessere e all’interesse collettivo”.




Antonia Willburger: “Il Comune cercherà una soluzione per salvare il Giardino della Minerva”

di Monica De Santis

“Il Giardino della Minerva è il fiore all’occhiello della nostra città, è la continuazione delle antiche tradizione della Scuola Medica Salernitana e va salvaguardato, protetto ed aiutato in questo periodo di grande difficoltà”. Così Antonia Willburger, assessore alla cultura del Comune di Salerno, spiega l’impegno dell’amministrazione a favore del Giardino. “Abbiamo accolto subito la richiesta della Fondazione della Comunità Salernitana ed inserito nel cartellone degli eventi estivi, questa serata di beneficenza, che vedrà salire sul palco diversi artisti salernitani che gratuitamente si esibiranno per sostenere quest’iniziativa. Il nostro appoggio alla Fondazione è totale e li ringraziamo per la bella iniziativa che stanno organizzando e alla quale spero partecipino molte persone”.

Ma il Comune di Salerno ha intenzione di organizzare altre iniziative a sostegno del Giardino della Minerva?

“Certamente, appena potremo faremo sicuramente qualche altra cosa, stiamo pensando a cosa possiamo fare per sostenere il Giardino e a quali iniziative mettere in atto. Al momento, sto contattando diversi imprenditori cittadini, chiedendo loro di darci una mano. In questo periodo, dobbiamo cercare di essere tutti uniti ed aiutarci. Ecco perché spero che gli imprenditori salernitani rispondino al mio invito e accettino di sostenere il Giardino fino a quando la situazione non ritorni alla normalità”.




La Fondazione della Comunità Salernitana scende in campo a favore del Giardino della Minerva

di Monica De Santis

“Un’Abbraccio all’Anima” è questo il titolo della serata che domani, 20 luglio, si terrà all’Arena del Mare di Salerno, con ingresso gratuito, prenotandosi al sito www.vivaticket.it, organizzata dalla Fondazione della Comunità Salernitana a sostegno del Giardino della Minerva ed inserito nell’ambito del progetto MusicAccanto.

“La Fondazione della Comunità Salernitana, ha deciso negli ultimi mesi, di aiutare e sostenere gli artisti salernitani e, più in generale, la cultura, – dice il presidente Antonia Autuori – che a causa del lockdown hanno subito gravi perdite economiche. Molti di questi artisti e lavoratori del mondo dello spettacolo e della cultura non avendo contratti ben definiti non hanno potuto neanche usufruire delle misure di sostegno messe in atto dal Governo e dalla Regione. Ecco perché nasce ‘MusicAccanto’. Un progetto a sostegno di questa categoria, o meglio un progetto che vuol dare loro la possibilità di ripartire”.

Da qui l’idea di realizzare una serata a favore del Giardino della Minerva?

“Si, conosciamo le gravi difficoltà economiche che la struttura sta vivendo e come Fondazione, abbiamo pensato di realizzare una serata, quella di lunedì, all’Arena del Mare, che è un vero storytelling narrativo all’insegna della contaminazione tra stili e generi musicali, per cercare di raccogliere fondi da devolvere al Giardino della Minerva, che è un sito importantissimo della nostra città, che va tutelato e difeso. Speriamo che il pubblico salernitano risponda al nostro invito e che partecipi con entusiasmo”.

Quali altre iniziative state sostenendo in questo periodo?

“Abbiamo organizzato il ‘Festival delle Colline Mediterranee’, che è un contenitore che raccoglie diversi generi, dal teatro, alla musica, ai convegni. Noi abbiamo finanziato tutto il progetto dando così la possibilità a diversi artisti di esibirsi. Tutte le serate sono ad ingresso libero e ovviamente nel corso di queste serate chiediamo al pubblico di fare delle donazione per sostenere il Fondo per gli artisti e per la cultura da noi creato”.

Ci sono anche delle serate a pagamento?

“Alcuni spettacoli in programma avevano un costo abbastanza importante e ovviamente per sostenere tutte le spese abbiamo dovuto mettere un biglietto d’ingresso. Non si tratta di un biglietto molto alto però sono entrate che ci aiutano a coprire le spese”.

Sarete anche i promotori di quattro serate musicale che di svolgeranno in provincia?

“Sono quattro concerti, che coinvolgeranno moltissimi musicisti salernitani e che si terranno a Padula, Vallo, Paestum e alla Tenuta dei Normanni. Serate che rientrano sempre nel progetto MusicAccanto”.




“Non ci sono soldi per pagare gli stipendi”. Artisti in scena per salvare il Giardino della Minerva

Monica De Santis

Nella zona alta del centro storico di Salerno, conosciuta con il suo nome medievale “Plaium montis”, sorge “Il Giardino della Minerva, il “viridario” che, sin dal XII secolo fu della famiglia Silvatico e dove nel primo ventennio del 1300, Matteo, realizzò l’antesignano di tutti i futuri Orti Botanici d’Europa, il “Giardino dei semplici”, intitolato per la precisione Opus pandectarum medicinae. Ora questo luogo ricco di fascino e storia, considerato uno dei 10 giardini più belli d’Italia, rischia di chiudere per mancanza di visitatori. La pandemia che ha colpito l’Italia dallo scorso mese di febbraio, e poi il resto dell’Europa e del Mondo, ha ovviamente bloccato gli spostamenti dei turisti. E proprio la grande assenza di turisti in città, ha messo in ginocchio chi da anni gestisce la struttura, che conta ben 14 dipendenti e che senza l’aiuto di privati e istituzioni rischia di chiudere definitivamente… “Abbiamo avuto nel primo trimestre di quest’anno – spiega il direttore del Giardino della Minerva, Luciano Mauro, un calo del 92% dei visitatori. Attualmente, rispetto ai mesi di giugno e luglio dello scorso anno, registriamo solo un 1/3 delle presenze. La nostra è una struttura che si mantiene con i biglietti d’ingresso. E non è solo la mancanza dei turisti che ci ha creato questi problemi economici, ma anche l’assenza delle scuole. All’interno del giardino noi svolgiamo diverse attività didattiche rivolte alle scolaresche, che numerose ci venivano a trovare da marzo a maggio. Purtroppo anche questa importantissima fonte di entrate economiche è andata persa, aggravando ancor di più la nostra situazione”.

Quanto costa mensilmente tenere aperto il Giardino della Minerva?

“Tra i 5mila e i 6mila euro circa. Come può ben capire non è poco”.

Non ricevete nessun aiuto da parte delle istituzioni?

“Si, il Comune di Salerno ci paga le bollette dell’acqua e della luce, mentre la Regione ogni anno di eroga un piccolo fondo che deve essere però usato per i lavori di manutenzione straordinaria”

Voi fate parte dei Musei regionali. Avete fatto presente alla Regione la vostra situazione?

“Abbiamo raccontato le nostre difficoltà all’ufficio regionale preposto. Abbiamo anche chiesto, alla dirigente dei Musei Regionali, di non erogarci quest’anno il fondo per i lavori di manutenzione straordinaria, ma di reindirizzare questi fondi per il sostentamento del Giardino”.

Cosa vi hanno risposto?

“Si sono resi conto che la nostra problematica è la stessa di altri musei e quindi ci hanno detto che avrebbero cercato una formula per reindirizzare questi fondi. Speriamo”.

In queste ultime settimane, da quando la notizia di una vostra probabile chiusura, sta circolando, siete stati contattati da qualche privato che si è offerto di farvi una donazione?

“No, purtroppo no. Noi abbiamo dato il via, subito dopo la riapertura ad una campagna abbonamenti rivolta a tutti i salernitani che amano il Giardino. Ogni abbonamento ha un costo di euro 20. Siamo riusciti a fare 50 abbonamenti circa, che non è male, ma ovviamente non risolvono il nostro problema. Poi per il resto nessun altro si è interessato al Giardino”.

Avete messo in atto anche altre iniziative?

“Diciamo che le stiamo provando tutte pur di mantenere aperto il Giardino. Abbiamo anche fatto una raccolta fondi mettendo in vendita le nostre piantine attraverso il sito web, abbiamo sollecitato quante più persone possibili a darci una mano”.

Adesso però vi hanno risposto la Fondazione della Comunità Salernitana, con l’Assessorato alla Cultura ed un gruppo di artisti salernitani?

“Sì, siamo molto grati alla Fondazione della Comunità Salernitana, per aver realizzato questa serata all’Arena del Mare, lunedì 20. Ringraziamo anche l’assessore Willburger, il Conservatorio di Salerno, la Bit & Sound Music e Gaetano Stella. Speriamo che il pubblico partecipi e che si riescano a raccogliere fondi per il nostro mantenimento. Ma soprattutto ci auguriamo che si possa tornare presto alla normalità e quindi poter tornare nuovamente ad ospitare scuole, gruppi, etc…”




Salerno, le nuove leve legate a Peppe D’Agostino. La mappa dei clan operativi su tutto il territorio di Salerno contenuta nella relazione della Dia

di Pina Ferro

La presenza a Salerno e nella sua provincia di organizzazioni di tipo camorristico con genesi e matrici criminali diverse, non consente una lettura unitaria del fenomeno. Le ragioni sono da rinvenire nella diversità geografica, storica, culturale, economica e sociale che connota le diverse zone del salernitano, che comprendono il Capoluogo, l’Agro Nocerino-Sarnese, la Valle dell’Irno, la Costiera Amalfitana, la Piana del Sele, il Cilento e la Vallo di Diano. La costante azione repressiva, alla quale hanno contribuito con le loro dichiarazioni anche i collaboratori di giustizia, ha prodotto effetti diversi sui gruppi colpiti. E’ quanto si legge nella relazione del secondo semestre del 2019 redatta dalla Direzione investigativa antimafia di Salerno diretta dal maggiore Vincenzo Ferrara (nella foto a destra)e pubblicata sul sito del ministero. Secondo la Dia, tispetto ai sodalizi di più recente formazione, che spesso si impongono nel territorio solo per brevi periodi, i gruppi storici si sono inseriti con loro imprese di riferimento nel tessuto economico, dove hanno impiegato ingenti risorse. Il traffico e lo spaccio di stupefacenti, in particolare hashish, marijuana e cocaina, approvvigionati da fornitori provenienti prevalentemente dall’hinterland partenopeo (con i quali i gruppi salernitani condividono anche altre, risultano le attività delinquenziali maggiormente diffuse nella provincia, nonché il prioritario canale di finanziamento e arricchimento. Inoltre, al pari di quanto accertato per la provincia di Napoli, anche in alcune zone del salernitano sono state individuate aree dove si coltivano droghe leggere (marijuana). Come già evidenziato in passato, un peso importante nell’economia dei clan locali rivestono l’usura e l’esercizio abusivo del credito, le truffe ai danni dello Stato e delle compagnie di assicurazione. Infine, uno dei settori maggiormente esposti alle infiltrazioni criminali è quello degli appalti, ambito nel quale, di frequente, si saldano condotte illecite di soggetti mafiosi, amministratori e dipendenti degli Enti che bandiscono le gare. A Salerno si conferma l’operatività del clan D’AGOSTINO nel traffico e spaccio di stupefacenti, nell’usura e nelle estorsioni, al quale fanno capo anche gruppi locali minori. Era il 5 agosto 2019, quando gli agenti della Questura eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei responsabili dei reati di concorso in estorsione e tentata estorsione continuate, commessi da più persone e aggravati dal metodo mafioso: tra gli arrestati figurano un soggetto appartenente alla famiglia Viviani, con base logistica a Salerno nella frazione Ogliara, e un soggetto legato al gruppo D’Agostino. Il consolidato ruolo egemonico del clan D’Agostino segue anni di contrasti con sodalizi di più recente formazione, che avevano provato a scalzarlo, approfittando dell’esecuzione di provvedimenti custodiali, senza tuttavia riuscirvi per l’avvenuto arresto, nel tempo, dei loro stessi promotori e componenti apicali. Lo scompaginamento di quei gruppi non ha comunque minato l’operatività di affiliati a quelle organizzazioni nelle estorsioni e nei traffici di stupefacenti. Lo spaccio, che rappresenta una delle maggiori fonti di introiti illeciti, è di frequente il movente di omicidi consumati e tentati, riconducibili a contrasti per il controllo delle diverse piazze o al mancato pagamento di partite di droga, come attestato anche da provvedimenti recenti. Il 29 luglio 2019, personale della Polizia di Stato ha eseguito un provvedimento cautelare a carico di un soggetto, responsabile (unitamente al fratello, all’epoca dei fatti minorenne, destinatario pertanto di altro provvedimento), di un omicidio legato a quei traffici, consumato nel luglio 2017 (si tratta dell’omicidio di Ciro D’Onofrio per il quale è stato già condannato in promo grado Eugenio Siniscalchi). Il 7 agosto successivo, a Salerno, è stato gambizzato un giovane già noto alle forze dell’ordine, nipote della vittima del citato omicidio, denunciato dal padre dei fratelli arrestati, per aver esploso un colpo di arma da fuoco contro la sua auto il giorno dell’arresto del maggiore dei due figli. Nel mese di settembre, personale della Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare a carico dei componenti di due organizzazioni criminali dedite al traffico e allo spaccio di stupefacenti (eroina, cocaina e metadone), reati aggravati dall’aver utilizzato sostanze da taglio di pessima qualità, tali da aumentare le potenzialità lesive per gli acquirenti e dall’aver operato in prossimità di scuole e di strutture per la riabilitazione di tossicodipendenti. Le due associazioni, seppur collegate da un punto di vista soggettivo, poiché alcuni indagati partecipavano alle attività illecite di entrambe, “…avevano comunque strutturazioni autonome, diverse organizzazioni, diversi canali di rifornimento e differenti zone territoriali di competenza…”: un gruppo ha operato prevalentemente a Salerno, nel rione Petrosino e nel quartiere Calcedonia; l’altro si sarebbe spinto fino alla zona di Vietri sul Mare.

Nell’Agro Nocerino Sarnese alleanza con i clan Napoletani

Nel contesto territoriale salernitano, l’Agro Nocerino-Sarnese è la zona dove, in passato, si sono radicate agguerrite organizzazioni camorristiche, alcune delle quali scomparse dalla scena criminale per effetto di provvedimenti cautelari e della collaborazione con le autorità di elementi di spicco. Ciò ha comportato una rilevante mutazione della mappatura criminale, poiché molti dei suddetti clan si sono sfaldati in gruppi minori autonomi, alcuni dei quali retti dagli individui di maggiore caratura criminale provenienti dai vecchi sodalizi. La nuova architettura delinquenziale ha, negli anni, consentito a clan meglio articolati, provenienti dalle limitrofe province di Napoli ed Avellino – quali i gruppi Fontanella di Sant’Antonio Abate (Na), Cesarano di Pompei (Na), Aquino-Annunziata di Boscoreale (Na), Graziano di Quindici (Av) – di ampliare la loro sfera d’azione. I traffici di stupefacenti sono tra le principali attività illecite dei sodalizi locali, che spesso interagiscono tra loro: una di queste realtà criminali è stata oggetto di un’indagine conclusa dai Carabinieri nel mese di ottobre con l’esecuzione di una custodia cautelare nei confronti dei componenti di un clan – dedito a traffici di stupefacenti (cocaina, crack, eroina, hashish) in diversi comuni dell’area nord della provincia di Salerno – capeggiato da un pregiudicato domiciliato a Nocera Inferiore e tra i cui sodali figura un affiliato al gruppo Fezza -D’Auria- Petrosino di Pagani. Esaminando nel dettaglio le dinamiche relative ai singoli Comuni, si conferma l’elevata fluidità degli assetti criminali di Nocera Inferiore, caratterizzati dall’operatività del clan Mariniello e dal consolidamento di nuovi gruppi, che fanno capo a figure storiche della criminalità locale, inseriti in tutti i settori dell’illecito propri delle associazioni camorristiche (spaccio di stupefacenti, infiltrazione negli appalti pubblici, usura, estorsioni). Al riguardo, il 23 luglio 2019, i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare per il reato di traffico e spaccio di stupefacenti: l’indagine ha consentito di smantellare consolidate piazze di spaccio nelle zone di Nocera Inferiore e Nocera Superiore. A capo dell’organizzazione figurava un soggetto originario di Nocera Inferiore che, per poter esercitare l’attività di spaccio in quel comprensorio, versava una tangente a un pregiudicato di Nocera Inferiore, in passato inserito nel clan Contaldo e poi divenuto capo di un gruppo autonomo. Ad Angri, le attività di contrasto hanno ridotto in modo significativo l’operatività dello storico clan Nocera, alias “i Tempesta”, e innescato le mire espansionistiche di giovani pregiudicati, appoggiati da gruppi del vicino entroterra vesuviano. Dell’effervescenza del panorama criminale locale sono indicativi alcuni attentati dinamitardi contro affiliati al gruppo ocera. A Pagani si conferma l’egemonia del clan Fezza -Petrosino -D’Auria, che seppure oggetto di diverse operazioni di polizia giudiziaria condotte nel tempo, mantiene una notevole forza militare, ingenti ricchezze e controlla diversificate attività economiche, forte anche di consolidati rapporti con il mondo imprenditoriale e settori della politica. A Sarno, il gruppo egemone è il clan Serino, dedito prevalentemente ai reati di estorsioni, usura, traffico di stupefacenti, i cui proventi illeciti sono reinvestiti in attività commerciali e ricreative: anche questo sodalizio ha, in passato, intessuto rapporti finalizzati allo scambio di reciproci favori con alcuni rappresentanti delle istituzioni locali. Anche a Sarno operano nuove leve criminali, non in contrasto con la famiglia Serini, dedite prevalentemente a traffici stupefacenti. A San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio, venuto meno il predominio del gruppo Adinolfi, il conseguente “vuoto di potere” è stato colmato da consorterie provenienti dalle vicine province di Napoli e Avellino, che hanno lasciato spazio a nuove leve che, pur non contigue a contesti di camorra, operano in modo organizzato. A Sant’Egidio del Monte Albino e Corbara la disarticolazione del clan Sorrentino ha generato un contesto criminale connotato dall’assenza di una locale consorteria camorristica di riferimento, dove sono operativi soggetti già inseriti nel citato gruppo, affiancati da elementi riconducibili alle organizzazioni attive a Pagani e Nocera Inferiore. Il territorio di Scafati, zona di confine tra le province di Napoli e Salerno, risente dell’influenza dei clan napoletani Cesarano di Pompei, Aquino-Annunziata di Boscoreale, D’Alessandro di Castellammare di Stabia. La principale consorteria locale è il sodalizio Loreto-Ridosso, dedito al traffico di stupefacenti, all’usura, alle estorsioni, i cui proventi sono reinvestiti in attività economico-produttive della zona e negli appalti pubblici, per i quali indagini del passato hanno rivelato rapporti con esponenti politici e della Pubblica Amministrazione. Nel comune sarebbero operativi soggetti facenti parte del locale gruppo Matrone, storicamente alleato al clan Cesarano, che opererebbero in sinergia con il citato sodalizio Aquino Annunziata.

Il tentativo di ingerenza del clan Zullo in alcune attività amministrative

Sul territorio vietrese, dove in passato si era imposto il clan Bisogno di Cava dei Tirreni, più di recente si è affermata la famiglia Apicella, oggetto di diverse attività investigative che ne hanno limitato l’operatività ed evidenziato gli interessi criminali nella gestione di stabilimenti balneari, dei servizi di soccorso, rimozione e custodia giudiziale dei veicoli (attraverso società intestate a prestanome), nella consumazione di rapine ed estorsioni. Il comune di Cava De’ Tirreni, ricade storicamente sotl’influenza criminale del clan Bisogno, dedito alle estorsioni e all’usura, al traffico e spaccio di stupefacenti, ambito nel quale opera attraverso il gruppo Zullo. A carico di affiliati ed esponenti apicali di quest’ultimo sodalizio, a marzo 2019, personale della Dia di Salerno ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare per associazione di tipo mafioso. Il provvedimento scaturisce dall’operazione “Hyppocampus”, conclusa a settembre 2018, con l’emissione di un’ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione di tipo mafioso finalizzata alla consumazione dei reati sopra menzionati. Ulteriori approfondimenti investigativi hanno fatto emergere un tentativo di ingerenza del clan Zullo (nella foro Dante Zullo) in talune attività amministrative del comune di Cava de’ Tirreni, tramite un ex esponente pubblico, indiziato del reato di scambio elettorale politico-mafioso in ordine alle consultazioni elettorali per il rinnovo del Consiglio Comunale del maggio del 2015. Il 18 dicembre 2019, personale della Dia di Salerno ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare a suo carico.

L’alleanza tra i Pecoraro – Renna e il clan De Feo

Il comune di Eboli, è stato, fino agli anni ’90, soggetto all’egemonia del clan Maiale. Le operazioni di polizia e l’adesione di esponenti apicali e affiliati al programma di collaborazione con la giustizia ne hanno minato le potenzialità criminali. Alcuni affiliati hanno cercato di ricostituire il sodalizio, senza tuttavia riuscire a raggiungere il vecchio livello di organizzazione. Allo stato, nell’intera area ebolitana si registra una fase in evoluzione, connotata dall’assenza di carismatiche figure di riferimentoduttivi, in particolare dell’indotto caseario derivante dall’allevamento delle bufale. A Battipaglia è egemone il clan Pecoraro -Renna, la cui gestione è affidata a uomini di fiducia dei leader storici, detenuti, i cui compiti prioritari sarebbero, al momento, quelli di acquisire risorse per mantenere le famiglie degli associati in carcere e di mantenere il controllo delle principali attività illecite (traffico di stupefacenti ed estorsioni). Uno dei suoi punti di forza sono le alleanze con i gruppi napoletani Cesarano e Mallardo o con clan della stessa provincia salernitana – un tempo rivali – quali il clan De Feo. Nel periodo di riferimento, anche nella zona industriale di Battipaglia si sono verificati alcuni gravi episodi che hanno provocato danni all’ambiente. A Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Montecorvino Rovella e Pugliano opera la menzionata famiglia De Feo che, al pari del neo alleato gruppo Pecoraro -Renna, grazie ad accordi con altre consorterie, starebbe provando ad ampliare la sfera di operatività. Alla descritta alleanza si fa riferimento anche nell’ordinanza eseguita il 1 agosto 2019 dai Carabinieri, a conclusione di indagini che hanno accertato l’esistenza di un accordo finalizzato al controllo dello spaccio di stupefacenti, con la costituzione di una “cassa comune” e la successiva spartizione degli “utili”. Il 15 ottobre successivo, personale della Dia di Salerno ha eseguito un provvedimento cautelare a carico di due pregiudicati, tra i quali il capo del gruppo De Feo, indiziati di estorsione aggravata dal metodo camorristico




Fiumi di droga dal napoletano per rifornire le piazze salernitane. Capo indiscusso, promotore, finanziatore e organizzatore del gruppo criminale era Raffaele Iavarone il quale dettava le direttive per l’acquisto e la cessione

di Pina Ferro

Parte dei proventi della vendita di sostanze stupefacenti veniva, periodicamente, versato a soggetti che erano sottoposti agli arresti. Smantellato, all’alba di ieri, un sodalizio criminale che si occupava dell’approvvigionamento di droga da cedere poi a vari gruppi presenti sul territorio. Al vertice del sodalizio vi era Raffaele Iavarone. Numerose erano le piazze di spaccio sia nel centro cittadino che nella zona orientale. I fiumi di droga, tra cui cocaina e marijuana, arrivavano dal napoletano. Gli uomini della sezione Antidroga della Squadra Mobile di Salerno, agli ordini del vice questore aggiunto Marcello Castello, coadiuvati dal personale delle Squadre Mobili di Napoli, Verbania e Cosenza, con l’ausilio dei reparti prevenzione crimine di Campania, Calabria e Puglia, di unità cinofili e il supporto aereo di un elicottero, hanno eseguito, nelle province di Salerno, Napoli, Verbania e Cosenza, un’ordinanza di misura cautelare, emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Salerno, Gerardina Romaniello, nei confronti di 25 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. A richiedere le misire cautelari è stato il sostituto procuratore della Direzione distrettuale Antimafia presso la Procura di Salerno, Marco Colamonici titolare del fascicolo investigativo. L’attività investigativa ha permesso di acclarare l’esistenza di un sodalizio criminale, facente capo a Raffaele Iavarone, dedito all’approvvigionamento di ingenti quantitativi di hashish e cocaina per diversi gruppi criminali che gestiscono lo spaccio di stupefacenti nella città di Salerno ed in provincia. Raffaele Iavarone, per gli investigatori era il capo indiscusso, promotore, finanziatore e organizzatore del gruppo criminale; colui che detta le direttive per l’acquisto e la cessione della sostanza stupefacente. Personaggio di grande spessore criminale, con a carico numerosi precedenti penali, non risulta abbia mai svolto alcuna lecita attività lavorativa, traendo i proventi per il suo sostentamento esclusivamente dall’attività criminale. Gli inquirenti lo ritengono, intraneo agli ambienti dello spaccio di stupefacenti da circa 20 anni. Questi, ha mantenuto sempre un tenore di vita basso al fine di non attirare su di se l’attenzione delle forze dell’ordine, provvedendo anche al riciclaggio del denaro attraverso il trasferimento dello stesso su conti intestati a terze persone insospettabili e non a lui riconducibili. Solo raramente, ha partecipato in prima persona a scambi di droga ed accordi per l’approvvigionamento o la riscossione dei soldi per le forniture eseguite. Le attività investigative, svolte anche con opportuni supporti tecnico-scientifici, hanno permesso di documentare le cessioni di sostanze stupefacente attuate dagli indagati direttamente nelle fasi contingenti della loro perpetrazione, oltre che individuare i fornitori, i luoghi di custodia dello stupefacente nonché i relativi acquirenti o spacciatori. Le forniture di cocaina erano assicurate da Hicham Oisfi alias Emilio ed Giuseppe Aquino, residenti a Scafati e Boscoreale, che stabilmente rifornivano il gruppo di Iavarone anche con ingenti quantitativi. L’hashish veniva acquistato a Sarno dal gruppo facente capo a Guglielmo Sirica, con la collaborazione di Emilio Squillante e Domenico Pasquale Sirica. Nel corso delle indagini sono, anche, stati effettuati alcuni ingenti sequestri di stupefacente. In un caso circa 41 Kg di Hashish e successivamente durante un’altra consegna furono sequestrati altri 18 Kg di Hashish. Nel corso delle indagini sono state arrestate 7 persone in flagranza di reato con contestuale sequestro di quantitativi di diverse tipologie di sostanze stupefacenti. In particolare, il 19 giugno 2018, Raffaele Iavarone fu arrestatoonsieme a Luca Vitale e Antonio Cosentino. Dalle indagini emerse che Raffaele Iavarone aveva organizzato l’acquisto di cocaina con alcuni fornitori della zona di Boscoreale. Droga che sarebbe stata rivendutaa spacciatori di Salerno. Dalle intercettazioni emese che il “viaggio” per l’approvvigionamento sarebbe stato effettuato direttamente da Raffaele Iavarone, unitamente a Cosentino e Vitale, con quest’ultimo a bordo di uno scooter per il trasporto della sostanza stupefacente. Iavarone e Cosentino invece viaggiavano a bordo di una Bmw X5, ed avevano il compito di fungere da “staffetta” al motoveicolo. Durante il viaggio di rientro i veicoli furono intercettati e seguiti fino all’ingresso di Salerno, dove l’autista della Bmw X5, (con a bordo Iavarone e Cosentino), accortosi di essere pedinati, effettuavano una brusca manovra di uscita dal tratto stradale, cambiando direzione di marcia. Nacque un inseguimento, durante il quale parte degli equipaggi impegnati cercavano di bloccare l’autovettura, mentre altri inseguirono il motoveicolo, che nel frattempo cercava di guadagnare la fuga. Entrambi i veicoli furono bloccati a Salerno e, in seguito a perquisizione, furono trovati e sequestrati nel vano sottosella dello scooterone due panetti di cocaina per un peso complessivo di 2,160 kg. Nel corso delle indagini emerse che Raffaele Iavarone ha utilizzato, come deposito per l’Hashish, dei locali adiacenti l’abitazione di tale Nicola Attianese. Inoltre è stato accertato che Claudio Tufano utilizzava sia casa do Attianese sia un suo sgabuzzino ricavato nel vano sottoscala dell’androne dell’abitazione, per stoccare la sostanza stupefacente. Il 5 gennaio 2018, gli agenti notarono Attianese nascondere 2 grossi zaini nell’abitazione di Tufano che a sua volta li spostò nello sgabuzzino. Gli agenti intervennero ammanettando Claudio Tufano, in quanto trovato in possesso di 41,890 kg di Hashish e sei pistole, di diverso calibro, alcune prive di matricola e complete del relativo munizionamento. Il sodalizio criminale ha creato una stabile rete di rapporti con numerosi spacciatori collegati a diverse piazze di spaccio di stupefacenti in diverse zone cittadine di Salerno: “centro storico”, Sant’Eustacchio, Canalone, “Villaggio dei Puffi”, Pastena, Torrione, Mercatello, Mariconda. I componenti del sodalizio, ben avvezzi all’attività di traffico e spaccio di stupefacenti, consapevoli della illiceità dei temi trattati, durante le conversazioni telefoniche intercettate hanno adoperato sempre un linguaggio criptico ed utilizzato forme di comunicazioni implicite previamente concordate per evitare di esplicitare il reale oggetto dei loro colloqui. Sono state rilevate anche molteplici utenze telefoniche, fittiziamente intestate a terzi, alcune utilizzate per consentire agli accoliti di comunicare tra di loro con una sorta di “circuito chiuso” in modo da eludere le intercettazioni telefoniche. Inoltre, è stato constatato che l’organizzazione ha disposto di grandi somme di denaro per acquistare rilevanti partite di droga: ne è la conferma il recupero di Kg. 42 di hashish e sei pistole trovati in possesso e custoditi per conto dell’organizzazione da Claudio Tufano, per un valore di circa 50/60 mila euro ed un mancato guadagno di circa 100 mila euro; il recupero di Kg. 18 di hashish per un valore di circa 20 mila euro ed un mancato guadagno di circa 30/35 mila euro; il recupero di Kg. 2,168 di cocaina detenuti da Raffaele Iavarone, Antonio Cosentino e Luca Vitale, per un valore di circa 70 mila euro ed un mancato guadagno di circa 100/120 mila euro. Infine, il sodalizio ha versato periodicamente una quota dei proventi della vendita delle sostanze stupefacenti a soggetti in stato di custodia cautelare come ad esempio a Claudio Tufano. Le misure cautelari In carcere sono finiti: Raffaele Iavarone, 38 anni, di Salerno, già agli arresti domiciliari per altra causa; Giuseppe Russo, 39 anni, di Salerno; Mario Noschese 48 anni, di Salerno; Nicola Attianese 48 anni, di Pontecagnano Faiano, già detenuto per altra causa; Luca Vitale, 35 anni, di Salerno, già agli arresti domiciliari per altro; Aniello Romano 34 anni, di Baronissi; 7. Giuseppe Pierno, 39 anni, di Salerno; Ciro Romano 33 anni, di Salerno; Gianluca Vicinanza 31anni, di Salerno; Gerardo Iannone 22 anni, di Salerno; Antonio Pierro 22 anni di Salerno; Fulvio Amato 43 anni, di Salerno; Hicham Oisfi, alias Emilio 36 anni, di Scafati; Giuseppe Aquino 38 anni, di Boscoreale; Guglielmo Sirica, 63 anni, di Sarno; Domenico Pasquale Sirica 30 anni, di Sarno; Emilio Squillante 42 anni di Sarno, domiciliato a Verbania; Claudio Tufano 53 anni, di Pontecagnano Faiano, già agli arresti domiciliari a Scalea per altra causa; Antonio Cosentini 49 anni, di Baronissi; Alessandro Nisi 26 anni, di Salerno, già detenuto per altra causa; Giovanni Langella 38 anni, di Boscoreale, già agli arresti domiciliari a Scafati per altra causa; Massimiliano Placanico, 46 anni, già agli arresti domiciliari per altra causa. Arresti domiciliari per Mauro Natella 28 anni, di Salerno, già detenuto per altra causa; Michele Sica 26 anni, di Salerno, già agli arresti domiciliari per altra causa; Felice De Martino, 42 anni, di Salerno.

 

Le accuse del pentito Sabino De Maio

Il coinvolgimento di Raffaele Iavarone in un traffico di sostanze stupefacenti sul territorio della città di Salerno, era già stato sottolineato dal collaboratore di giusti\ia Sabino De Maio. E’ quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita, ieri, a carico di 25 soggetti. “Per quanto riguarda l’ingresso del nostro gruppo nell’attività di spaccio anche nella città di Salerno devo dire che questo fu agevolato da Salvatore Di Lieto Raffaele Iavarone e Marco Comunale. Storicamente tutti i soggetti indicati fanno parte del gruppo d’Agostino, anche se per la partecipazione a questo clan mi risulta essere stato  condannato Fabio Iavarone, fratello di Raffaele. Marco Comunale fu da me conosciuto in carcere nel 2008/2009 quando eravamo co detenuti a Fuorni, e poi fu accompagnato a casa mia, a seguito della scarcerazione, da Antonio Procida il vecchio… Raffaele Iavarone, invece, lo conobbi nel 2005 quando si riforniva di stupefacente da Roberto Benicchi, poi avevamo perso del tutto i contatti fino a che questi sono ripresi quando ha avviato una sala giochi a Montecorvino Rovella…”.

soprattutto nel periodo dal 2010 al 2012 ho avuto rapporti con personaggi del salernitano nella duplice veste sia di loro fornitore sia anche di acquirente. Questo rapporto fatto di acquisto e di cessione con i salernitani riguardava soprattutto Matteo Vitale ed il suo gruppo. Tra di noi  non ci sono stati mai problemi e non abbiamo mai fatto la guerra. Anzi in caso di mancanza di droga, come gruppi ci aiutavamo uno con l’altro”. Al magistrato Sabino De Maio spiega anche: “Ribadisco di aver avuto rapporti con appartenenti al clan D’Agostino ed in particolare con Salvatore Di Lieto, Marco Comunale e Raffaele Iavarone….. Mentre Vitale era un mio fornitore, Marco Comunale Salvatore di Lieto e Raffaele Iavarone  erano miei clienti/ acquirenti. Preciso che Raffaele Iavarone acquistava da me circa 10/12 chilogrammi  a settimana di Hashish e cento grammi di cocaina. Raffaele Iavarone non spendeva con noi, espressamente il nome del D’Agostino, ma spendeva il nome di suo fratello Fabio che per noi era un membro del clan D’Agostino”.

Attianese collaboratore di Iavarone fino all’arresto

di Claudio Tufano

Per la vendita dello stupefacente i solidali utilizzavano dei telefoni dedicati le cui sim venivano cambiate spesso al fine di evitare intercettazioni. Solitamente le conversazioni avvenivano quasi sempre attraverso la messaggistica al fine di evitare un eventuale riconoscimento della voce in caso di intercettazioni. Il contenuto degli sms era finalizzato ad appuntamento de visu, in cui gli interlocutori erano attenti a non disgelare sia l’indicazione del luogo dell’appuntamento sia la natura dell’incontro. Nonostante le ampie precauzioni, fin dalle prime fasi investigative, la messaggistica intercettata sulle utenze ha destato grossi sospetti. Il linguaggio era criptico così lo stupefacente diventavano limoni o pacchi Zalando.

nel corso del monitoraggio da parte delle forze dell’ordine è emersa la figura di Gianluca Vicinanza, soggetto, come scrivono gli inquirenti, ben inserito negli ambienti salernitani dediti agli stupefacenti. Dalle indagini è emerso che Vicinanza gestiva lo spaccio nella zona orientale di Salerno ed in particolare nei quartieri di Pastena e Torrione.

L’attività investigativa ha anche permesso di accertare che Nicola Attianese e Mario Noschese avevano il compito di custodire e preparare lo stupefacente: in particolare, il primo si occupava dell’hashish, mentre il secondo della cocaina.

Nicola Attianese è stato un diretto collaboratore di Raffaele Iavarone fino all’arresto di Claudio Tufano (avvenuto il 5 dicembre 2018). Successivamente, Iavarone ha allontanato Attianese in quanto lo riteneva responsabile della grave perdita subita dal sodalizio, ovvero il sequestro di 42 kg cui stupefacente e di 6 pistole trovate in possesso e custodite per conto dell’organizzazione da Claudio Tufano. nel corso delle indagini sono emerse anche le figure di altri due soggetti, noti alle forze dell’ordine, con i quali Raffaele Iavarone programmava un viaggio in Albania finalizzato ad un acquisto di una grossa partita di droga presso una locale organizzazione criminale. L’affare non si concluse a causa della scarsa qualità dello stupefacente.

Gli acquisti di droga a Sarno e con i fratelli Langella

A seguito dell’arresto di Hichan Oisfi si interruppero gli approvvigionamenti di cocaina per cui era necessario trovare nuovi canali. Anche l’approvvigionamento di hashish presso Guglielmo e Domenico Sirica di Sarno, subì uno stop improvviso. E’ in questo contesto che emergono quali futuri fornitori il gruppo di Massimiliano Placanico, come emerge dalle intercettazioni.All’interno del sodalizio vi era una capillare suddivisione dei compiti che andava dalla ricerca dei canali di approvvigionamento fino alla vendita nelle piazze di spaccio. Mario Moschee si occupava di custodire, tagliare e confezionare  la cocaina e di gestire lo spaccio a Pastena. Antonio Cosentino aveva il compito di procacciare dei canali di approvvigionamento del narcotico ad Altavilla Irpina e Boscoreale. Era l’organizzatore logistico del trasporto e il procacciatore di canali per il riciclaggio dei proventi dello spaccio. Nicola Attianese e Claudio Tufano avevano il compito di custodire l’hashish.

A seguito dell’arresto di Hichan Oisfi, Raffaele Iavarone, attraverso l’intermediazione di Antonio Cosentino, riuscì a concludere l’acquisto di una partita di 2,168 kg di cocaina dai fratelli Giovanni e Pasquale Langella.  Poco dopo l’acquisto furono arrestati in flagranza di reato Luca Vitale, Antonio Cosentino e lo stesso Raffaele Iavarone.

 

 




Il rione Carmine corre ai ripari dopo la bancaria risultata piositiva al Covid

di Erika Noschese

A Salerno torna la paura  per il Coronavirus. Dopo la bancaria di Mercatello risultata positiva il rione Carmine decide di correre ai ripari e proteggersi il più possibile.
La donna, infatti, lavora presso una banca della zona Carmine e, in attesa dei test, diverse attività commerciali hanno chiuso i battenti. Ad abbassare la saracinesca, in attesa dei risultati del test seriologico, il titolare di un bar in via Paolo De Granita e un altro di via Prudente Francesco il cui proprietario risulta positivo al Covid 19.
In attesa di ricostruire la rete dei contatti, nella mattinata di ieri i Salesiani hanno stoppato le loro attività: la figlia del barista, infatti, è animatrice presso l’oratorio e, per precauzione, tutto rimarrà fermo per alcuni giorni. Due famiglie poste in quarantena in via Manganario: avrebbero avuto contatti con uno dei nuovi casi positivi. Intanto, chiusi anche due supermercati della zona ma solo per precauzione. Preoccupano le condizioni della dipendente della banca del rione Carmine: la donna, infatti, è ricoverata al centro Covid di Scafati mentre potrebbe presto essere trasferita all’ospedale Cotugno di Napoli la dottoressa del 118 risultata contagiata diversi giorni fa.
Le sue condizioni, infatti, sono peggiorate e, per lei, potrebbe essere necessario il trasferimento presso la struttura di Napoli. Preoccupazione anche per due dipendenti di una boulangerie della zona: al momento la positività al virus, per loro, non è ancora confermata, si è in attesa dei risultati.
Nel frattempo, da ieri mattina la macchina della protezione civile ha ricominciato i suoi giri per la città: già da ieri mattina, infatti, i volontari hanno attraversato tutta la zona orientale fino al centro cittadino ricordando alla popolazione di mantenere le distanze di sicurezza e indossare la mascherina nei luoghi chiusi e all’aperto ove la distanza di almeno un metro non può essere mantenuta.
Al momento, non si conosce il numero esatto dei casi di Coronavirus a Salerno città ma sono in molti ad essere preoccupati.
Intanto, i gestori delle attività commerciali chiuse perchè entrate in contatto con la dipendente bancaria sono in attesa dei risultati dei test seriologici. Nel frattempo, il rione Carmine vive ore di paura e di angoscia e la paura del virus torna prepotentemente a farsi sentire in tutta la città.




«Mio padre, abbandonato dai medici morto dopo una settimana di calvario»

di Erika Noschese

Ancora un caso di malasanità nell’agro nocerino sarnese. A denunciarlo la famiglia di un malato oncologico, Domenico Simonetti, che in piena emergenza Coronavirus si è visto abbandonato dagli ospedali dove lui era in cura, Napoli e Pagani e rifiutato più volte il soccorso di nocera inferiore. «Due anni fa a mio padre viene diagnosticato un tumore al pancreas – racconta la figlia Rosita – E’ stato necessario andare a Modena per capire che nostro padre stava davvero male: al Ruggi, infatti, ci hanno parlato di una pesante forma di stress, nulla di più»anche dopo aver fatto privatamente tutti gli accertamenti con tac e altro. Ed è proprio da lì che inizia il calvario di Domenico, costretto a girare in lungo e largo l’Italia per provare a lenire il dolore che quel brutto male gli causava. Dopo una prima cura che sembrava funzionare, Domenico – in cura a Verona – era pronto a subire l’operazione per l’asportazione del tumore ma, quella cura che sembrava aver fatto effetto, altro non era che un’illusione: in sala operatoria, infatti, i medici non hanno potuto far altro che constatare come il tumore fosse ancora presente, inoperabile, anche qui i tempi non sono stati regolarizzati bene perché dalla dagnostica all operazione dovevano passari pochi mesi e no un anno.(questi mali non aspettano!!!) A quel punto torna a casa, fa altre chemioterapie ritorna a pagani ma la dottoressa che lo aveva in cura era assente: la famiglia a quel punto si rivolge alla casa di cura Tortorella. «La terapia non funzionava, mio padre sembrava sereno, si fidava del medico ma io notavo che qualcosa non andava», racconta ancora la figlia che chiede di conoscere la verità. Suo padre, inevitabilmente, sarebbe morto ma forse non in quel modo, non tra dolori allucinanti e soprattutto non abbandonato al suo destino, rifiutato dai medici del pronto soccorso perchè, in quel momento, la priorità era il Coronavirus. Una serie di errori, forse negligenza, alla base di quella sofferenza. «Abbiamo chiesto un ricovero d urgenza sia a napoli che a pagani, ma ci hanno sempre detti che mio padre non era terminale, non era una persona che stava cosi male da poter attuare un ricovero». Una sofferenza che ha portato la famiglia Simonetti a rivolgersi a diversi medici e ad attiversi personalmente anche solo per il posizionamento del port. Un passaggio mai avvenuto, da Pagani ad altri ospedali della provincia di Salerno, nonostante varie rassicurazioni. «Era necessario procedere con il posizionamento del port, a Pagani non era possibile ragion per cui avrei dovuto portare mio padre ad Eboli o ad Oliveto Citra – racconta ancora la figlia dell’uomo – Abbiamo aspettato settimane ma nulla. A quel punto, ho contattato i presidi ospedalieri in questione personalmente e da entrambi mi è stato risposto che mio padre non era in lista d’attesa semplicemente perchè non c’era mai stata comunicazione ufficiale». Nel frattempo, le condizioni di salute dell’uomo continuano a peggiorare tanto da chiedere di metterci un drenaggio e esportarci 10litri di liquidi… Il giorno 22maggio l’ultima chemioterapia, senza alcuna protezione. «A mio padre hanno letteralmente spaccato lo stomaco, gli hanno fatto una chemio senza alcuna protezione», racconta poi la famiglia. Intanto, il tubo del drenaggio fuoriesce: «Un’ambulanza del 118 porta mio padre al pronto soccorso dell’Umberto I, lì all’inizio rifiutano di farlo entrare poiché secondo loro dovevamo recarci da chi incoscientemente aveva messo un drenaggio senza alcun punto fermo. Dopo tre ore, il corpo di mio padre era invaso dai liquidi, gli hanno messo un punto, senza alcuna anestesia e senza pulire la zona – denuncia ancora la famiglia – Temiamo che quel punto, messo così male, possa aver fatto infezione, dato che la notte siamo ritornati al pronto soccorso dicendoci che i liquidi ormai erano entrati nel sottocutaneo». Una settimana di calvario: Domenico, il 25 maggio – giorno prima della sua morte – chiede alla figlia di scrivere alla dottoressa di Pagani: voleva essere ricoverato, non sopportava più quei dolori. Il ricovero secondo i dottori di Pagani non poteva essere fatto perché non c’erano posti, la dottoressa, successivamente alla morte del 57enne, spiega ai familiari che l’ospedale nulla avrebbe potuto fare per Domenico. Il 26 maggio l’uomo muore, tra le braccia delle sue figlie. «Non si sarebbe salvato, lo sappiamo ma meritava una vita più dignitosa, si è sentito abbandonato dai medici – racconta infine la figlia – Solo il nostro medico di base è rimasto accanto a lui fino alla fine, ogni giorno lo visitava e provava a capire perchè, negli ospedali dell’Agro, non c’era posto per lui. Vorrei solo conoscere la verità, capire se c’è qualche responsabile, perchè mio padre ha dovuto soffrire così?».