Il coordinamento provinciale per la sanità pubblica scrivono all’Asl di Salerno: “Istituire liste ad hoc per eventuali vaccini residui da destinare a cittadini”

di Erika Noschese

“Basta con le discriminazioni, i furti di salute e di fondi al sud”. A sollevare la polemica il coordinamento provinciale a tutela della Salute Pubblica e Cittadinanzattiva Tribunale dei diritti del Malato che chiede al direttore generale dell’Asl di Salerno, al direttore amministrativo, alla coordinatrice Usca e ai sindaci di Salerno, Pontecagnano e Battipaglia di proseguire il confronto sul potenziamento della medicina territoriale affinché si attivi un programma per il recupero delle liste d’attesa, anche in considerazione del fatto che – a breve – i tetti di spesa degli accreditati saranno esauriti, costringendo alla serrata i centri pubblici, senza alcun potenziamento per i poliambulatori. Di fatti, lo scorso 3 marzo si era tenuto un incontro con il primo cittadino di Salerno Vincenzo Napoli al termine del quale era stato convocato, in tempi brevi, un incontro con le realtà territoriali sulle liste di attesa, sul recupero dei ritardi accumulati in epoca pre covid per i vari tagli effettuati e, in epoca covid, per le discutibili disposizioni di chiusura per le altre patologie. “Il continuo travaso di prestazioni e pazienti dal pubblico all’accreditato e al privato ci preoccupa – ha dichiarato il coordinamento provinciale e il TdM – Per la perdita di fiducia dei cittadini, per la deprivazione sanitaria dei ceti più deboli, per la deprivazione di pratiche e sapere dei lavoratori sanitari; per l’approssimarsi dei periodi di chiusura degli accreditati (superamento dei tetti di spesa) e per la inadeguatezza del pubblico rispetto alle esigenze epidemiologiche dei cittadini e del territorio”. Ad oggi, infatti, giungono numerose segnalazioni su disservizi, anomalie nella consegna delle ricevute del vaccino (mancanza del numero del lotto e addirittura della tipologia del vaccino), ritardi non spiegati, mancanza di collaborazione tra azienda ospedaliera e Asl, ritardi non più sopportabili nella erogazione dei vaccini agli allettati e ai pazienti fragili. Tra le richieste avanzate all’Asl, l’istituzione di un organismo centrale per conoscere, gestire e contribuire a risolvere le criticità su tutto il territorio, soprattutto nelle aree periferiche: alto Cilento, Vallo del Diano, Polla, zona Sapri e per i cittadini più deboli e soli: l’istituzione di un’interfaccia permanente tra Asl e cittadini per raccogliere le problematiche e le difficoltà, dalla scomparsa delle liste alla mancanza di convocazione; l’istituzione di una lista destinata ai cittadini, per i vaccini residui, appartenenti alla stessa categoria dei vaccinandi, da inserire per le dosi non utilizzate e preavvisati. “Ci preoccupa molto il silenzio assordante da parte delle istituzioni sul potenziamento tecnologico, funzionale e numerico delle Usca, gli attacchi generici alle Usca e le continue disfunzionalità delle stesse, non risolte – hanno aggiunto – Il silenzio sull’assistenza domiciliare e nei quartieri periferici, sul coinvolgimento dei medici di base sul reale funzionamento dei poliambulatori che noi vorremmo fossero “Case della Salute”, con una risposta unitaria e una reale presa in carico dei bisogni di salute dei cittadini”. La difficoltà maggiore si riscontra nel formalizzare la consulta della sanità nei comuni e la partecipazione popolare nella programmazione e nel controllo dei servizi sanitari. Da qui l’appello: “Basta con le discriminazioni, i furti di salute e di fondi al sud, i meridionali prima dell’epidemia avevano una aspettativa di vita inferiore di due anni rispetto ai cittadini del centro nord e ora l’aspettativa di vita per il sud è scesa di 4 anni mentre è aumentata l’incidenza dei tumori, degli infarti e di altre patologie invalidanti, per questo è indispensabile riorganizzare subito la medicina territoriali, l’assistenza domiciliare e le case della salute”. Infine, la richiesta di rispettare gli impegni presi, prima dell’esaurimento dei tetti di spesa.




“Pazienti dimenticati dall’Usca”, la denuncia della Cisl Medici

di Erika Noschese

Pazienti abbandonati dall’Usca dopo l’accertamento della positività; tenuti in casa fino ad una saturazione al limite; impossibilità di comunicare telefonicamente; attese infinite. Sono solo alcune delle problematiche relative all’unità speciale di continuità assistenziale denunciate dalla Cisl Medici che continua a segnalare alla direzione aziendale le criticità rilevate in ambito sanitario. Le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, istituite per decongestionare 118 ed ospedali, e dare una adeguata assistenza ai pazienti Covid positivi presso il loro domicilio, “al momento senza un valido coordinamento ed un adeguato supporto tecnico sono diventate un carrozzone inutile che mortifica i medici che vi operano e lascia insolute le esigenze dei pazienti che sono completamente abbandonati. Fortunatamente è un fenomeno che riguarda non tutti I Distretti Sanitari di Base ma solo alcuni ed in particolare i territori che da 18 mesi sono vacanti di titolari. Ripetutamente abbiamo comunicato alla direzione aziendale di colmare i vuoti e non abbandonare al loro destino parte di cittadini della provincia”, ha dichiarato l’organizzazione sindacale. Nei giorni scorsi, infatti, le segreterie aziendali della direzione medica, veterinaria e sanitaria dell’Anaao Assomed, Cgil Fp, Cimo, Fassid, Federazione Cisl Medici, Fesmed, Fvm, Uil Medici hanno inviato una nota al direttore generazione dell’Asl per evidenziare tutte le problematiche esistenti, anche dopo aver offerto il loro contributo affinché si potesse fornire una sanità migliore, pur nelle sopravvenute difficoltà. Tra queste anche il fatto che i pazienti con tamponi falsamente positivi che vengono “controllati” dopo settimane, lasciando inutilmente in quarantena interi nuclei familiari; pazienti che per intere giornate hanno chiamato i numeri di telefono delle Usca territoriali senza mai ricevere risposta da parte di nessuno, perché in alcuni distretti non si è pensato di impegnare personale per rispondere alle continue richieste, né si è pensato di dotare di telefoni aziendali i Sanitari dell’Usca. Da qui la richiesta di un confronto con l’azienda sanitaria locale, anche nel rispetto dei dipendenti dell’Usca che hanno firmato un regolare contratto di ingaggio che li impegna per 12 ore diurne – dalle 8 alle 20 – eppure in qualche distretto li si vorrebbe obbligare ad una sorta di reperibilità h 24 e considerando anche si stanno impiegando i medici ingaggiati per lo svolgimento di attività proprie di altri dirigenti. “Si pretende che i medici che vi operano utilizzino per le attività istituzionali le proprie auto, anche per chi l’auto non ce l’ha, perché le auto di servizio occorrono per altri compiti di vitale importanza come accompagnare i dirigenti alle riunioni. Qualora poi si abbia la fortuna di avere in dotazione delle auto di servizio queste risultano insufficienti per le unità mediche disponibili tanto da obbligarle ad uscire tutte insieme riducendo notevolmente gli interventi – hanno dichiarato le organizzazioni sindacali nella diffida presentata ai vertici della Asl di Salerno- Non si è provveduto a fornire la strumentazione per la diagnostica ematica e strumentale necessaria per la gestione dei pazienti Covid + presso il domicilio”.




Campania in zona rossa ma con scuole aperte fino alla prima media

di Monica De Santis

Ancora rosso è il colore assegnato alla Campania. Sicuramente la zona rossa è stata prolungata per i prossimi 7 giorni, ma la possibilità di rimanerci fino al prossimo 20 aprile è altisimo. Dunque dal Ministero della Salute si fa un passo indietro rispetto a ciò che si prospettava negli ultimi giorni. Il passaggio da rosso ad arnacione viene bloccato su decisione della cabina di regia Iss col ministero della Salute. Quindi ancora chiusi ristoranti e bar tranne che per domicilio e asporto, barbieri , parrucchieri, estetisti, gioiellerie, abbigliamento uomo e donna, calzature e articoli d’artigianato. La motivazione per la quale la Regione Campani a resta in zona rossa sta nell’indice dell’RT che risulta superiore a 1,25. In Campani, infatti, l’indice di contagio Rt è  1.33, con picchi che arrivano anche al 1.36. Resta il fatto che da martedì, pur rimanendo in zona rossa le scuole, o comunque una parte di esse riapriranno. Tornano a scuola gli alunni dalle sezioni dell’infanzia fino alla prima classe di scuola media. Restano in DaD la seconda e terza media, le scuole superiori e le università. Resta il fatto che comunque da martedì anche rimanendo ancora in zona rossa possono frequentare la scuola in presenza: gli alunni per l’uso dei laboratori; gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali per i quali sia più opportuna la scuola in presenza; altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe con i quali gli studenti BES possano continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari, ai fini di una effettiva inclusione. In zona rossa restano, ancora, chiusi i centri commerciali nel weekend. Restano vietati gli spostamenti tra regioni. La mobilità sarà consentita solo per motivi di salute, necessità e urgenza. Si potrà sempre invece raggiungere il proprio domicilio e la propria residenza. Niente visite a parenti e amici con deroga a due persone con minori under 14 al seguito. Palestre e piscine restano chiuse: l’apertura è rimandata a maggio mentre l’attività motoria sarà consentita soltanto in prossimità della propria abitazione, come avviene già ora. Con il nuovo decreto di aprile, lo ricordiamo passa in vigore anche lo scudo penale per medici e infermieri, o chiunque altro somministri il vaccino anti covid. La norma retroattiva esclude la responsabilità del personale sanitario per i delitti di omicidio colposo e lesioni personali colpose, conseguenti alla somministrazione di un vaccino in caso di osservanza delle regole cautelari relative all’attività di vaccinazione. Il decreto prevede anche lo sblocco dei concorsi (circa 110mila posti) e introduce procedure concorsuali semplificate. Tra le principali novità il dl prevede una prova scritta e una prova orale nei soli concorsi per il reclutamento di personale non dirigenziale. Sono esclusi dalle procedure semplificate i concorsi per alcune categorie tra cui magistrati ordinari, amministrativi e contabili, avvocati e procuratori dello Stato, professori universitari, appartenenti al comparto sicurezza e difesa, personale della carriera diplomatica e prefettizia.




Ad un mese e poco più dal suo insediamento alla Presidenza di Confindustria Salerno, parla Antonio Ferraioli: “Senza vaccini l’economia non riparte Distribuzione equa del recovery fund”

Senza vaccini l’economia non riparte. Serve una distribuzione equa e un utilizzo tempestivo delle risorse del Recovery Fund. Le aziende salernitane hanno grosse potenzialità di sviluppo ma senza adeguate infrastrutture e con una burocrazia a doppia maglia scontano forti limiti di competitività. Ad un mese e poco più dal suo insediamento alla Presidenza di Confindustria Salerno, Antonio Ferraioli fa un punto su tutte le questioni più importanti all’ordine del giorno. Presidente Ferraioli, cinquanta aziende salernitane sono pronte ad aprire i cancelli per le vaccinazioni. “Sì, è un dato importante che si pone come un punto di partenza, un incoraggiamento, affinché altre imprese ci seguano e, qualora ci fosse la necessità di avere ulteriori punti vaccinali sul territorio, diano la propria disponibilità. Ma una cosa sia chiara: servono i vaccini e in grossa quantità, altrimenti il nostro sforzo sarà reso vano. Senza vaccini l’economia non riparte”. Come e quanto le aziende salernitane hanno risentito della pandemia? “A Salerno e provincia, come nel resto del Paese, la pandemia ha inciso in maniera particolare sulle attività legate al commercio e al turismo, agli eventi, alla ristorazione e sulle intere filiere di questi settori, a monte e a valle. Ci sono anche comparti che hanno avuto un incremento di vendite e fatturato come l’agroalimentare e le aziende del packaging ad esso connesso. Abbiamo una mappatura disomogenea, in cui le ombre superano, purtroppo, di gran lunga le luci”. Di che cosa c’è bisogno per ripartire? “La ripartenza del nostro Paese è strettamente legata al piano nazionale per accedere al Recovery Fund. Servono fondi da investire nei settori strategici: infrastrutture, sanità, ricerca ma anche nella messa in sicurezza del nostro territorio da sempre a rischio idrogeologico. Ovviamente, una volta assicurato l’arrivo delle risorse, occorre un loro tempestivo utilizzo con progetti cantierabili e da realizzare in tempi certi”. Cosa serve alle imprese salernitane per competere sui mercati internazionali? “Notoriamente chi fa impresa al Sud vive condizioni di svantaggio rispetto alle altre aree del Paese. Manca una rete infrastrutturale adeguata. Basti pensare alle arterie stradali e ferroviarie, allo scalo aeroportuale, eterna promessa da vent’anni a questa parte. Fortunatamente c’è il porto che registra ottime performance ma che strutturalmente potrebbe essere potenziato. E poi esiste l’endemico gap della burocrazia, un vero e proprio labirinto di norme ed inefficienze amministrative che costituisce un limite anche per le pratiche più semplici. Se solo si iniziasse a mettere mano a questo si contribuirebbe non poco al rilancio del territorio”. Nella sua relazione di insediamento ha parlato di impresa come comunità, è un assioma non scontato. “L’azienda è un insieme di persone: azionisti, dipendenti, fornitori, clienti che hanno obiettivi comuni e che partecipano ad un processo condiviso di innovazione, ricerca, creazione di ricchezza, scoperta. Un sistema di valori che produce una “cultura” portatrice di benessere e coesione sociale. L’impresa ha una funzione sociale e l’imprenditore svolge anche una funzione etica sul territorio in cui opera, cosa non scontata ma sostanziale. Credo inoltre che la ricostruzione e la ripartenza del Paese siano anche una questione di responsabilità individuali”.




Da Salerno a Bologna per dire basta. Armando Pistolese: “Siamo stanchi, chiediamo solo di poter tornare a lavorare”

di Monica De Santis

Duecento, forse qualcosa in più, provenienti da tutt’Otalia. E’ questo il numero dei ristoratori che ieri mattina al grido di «Adesso basta» si sono ritrovati presso all’autogrill del Cantagallo a Bologna. In rappresentanza dei ristoratori salernitani vi era Armando Pistolese, titolare del wine bar Tozzabancone e responsabile dell’associazione Acs che raggruppa un folto numero di commercianti salernitani. All’autogrill del Cantagallo ristoratori, fieristi, commercianti e ambulanti, messi in ginocchio dagli effetti delle restrizioni dovute dalla pandemia intorno alle 11,30 annunciano chiaramente che avrebbero bloccato l’autostrada. Un’intenzione la loro che non si è verificata, perchè le forze dell’ordine, intervenendo hanno impedito che i manifestanti mandassero in tilt la circolazione autostradale. I manifestanti si erano organizzati per uscire con le auto in corteo sulla A1, ma polizia e carabinieri, presenti sul posto hanno bloccato con i loro blindati le uscite impedendo di fatto l’uscita. Ne nasce un diverbio nel quale i manifestanti chiariscono subito di non voler arrivare a nessuno scontro con le forze dell’ordine, ma che ormai sono stanchi e non possono più sostenere questa situazione. “Ho scelto di partecipare a questa manifestazione – racconta Pistolese – come parteciperò anche a quella di Roma in programma il prossimo 6 aprile, perchè tutti dobbiamo far vedere il nostro dissenso contro questi decreti e queste ordinanze che purtroppo stanno penalizzando solo alcune categorie ed altre no. Noi non stiamo chiedendo nulla di speciale, chiediamo solo di poter tornare a lavorare. Non abbiamo bisogno dell’elemosina del governo, abbiamo bisogno di riaprire le nostre attività, di riprenderci la nostra vita. Le nostre manifestazioni di protesta andranno avanti fino a quando non ci ascolteranno e non ci verranno date delle risposte chiare. Basta giri di parole, basta chiacchiere inutili”. E la stanchezza, per questa situazione di grande incertezza la si evince pure dalle tantissime manifestazioni che oramai sono state programmate ed annunciate, in tantissime città italiane. Due quelle che si terranno a Roma, la prima il 6 aprile promossa dal movimento Io apro e la seconda l’8 aprile promossa dal movimento delle partite iva. Clicca sul link per vedere il video della protesta di ieri mattina a Bologna: https://youtu.be/ApU6HYyeBDg




Aldo Diavoletto, neuropsichiatria infantile in servizio presso l’Asl di Salerno: “C’è un aumento di casi d’ansia e depressione dovuti alla Dad”

di Monica De Santis

In questi mesi di chiusure, zone rosse, arancioni, gialle scuole chiuse o aperte per metà, si è spesso parlato degli effetti che la pandemia potesse avere a breve e lungo termine sui bambini e sugli adolescenti. Nei giorni scorsi la dirigente scolastica del Virtuoso di Salerno aveva raccontato che molti genitori di suoi alunni hanno presentato certificati medici che attestano stati di ansia e di depressione. E’ sulla base di questo che abbiamo chiesto al dottor Aldo Diavoletto, neuropsichiatra infantile in servizio anche presso l’Asl di Salerno che effetti sta avendo la Dad sui ragazzi… “Se la dad continuerà ad essere usata come strumento didattico, bisognerà iniziare a dimostrare una maggiore vicinanza emotiva, introdurre elementi di discussione, attività di gruppo per creare una maggiore vicinanza rispetto ai vissuti emotivi dei ragazzi lasciando magari un pezzo del contenuto didattico ad altre modalità, quindi un po’ più di empatia e un po’ meno contenuti, anche se ad ogni modo si perde un pezzo del processo di apprendimento con quelle che saranno poi le conseguenze sulle competenze future; c’è il rischio che per molti di questi studenti non verranno recuperati più, perché le cose che non riesci a fare in seconda e terza media soltanto in parte le puoi fare nei primi due anni delle scuole superiori e così via a catena. E poi naturalmente la dad purtroppo evidenzia ancora di più le diseguaglianze, di tipo sociale perché non tutti hanno una postazione o dispositivi adeguati, non tutti hanno una stanza per ogni figlio per potersi collegare in santa pace, magari non tutti hanno le cuffie per potersi isolare bene. Quindi c’è anche questo aspetto di sperequazione di naturale chiaramente sociale. Poi c’è la grande questione delle disabilità che è un problema nel problema, la dad ovviamente accentua il rischio di esclusione, sono tutti problemi che a tutt’oggi ci poniamo come questioni e non sono state fornite adeguate risposte. Io non sono per principio contro la dad, è la soluzione che siamo riusciti a dare in questa situazione eccezionale e va bene così, con le possibili conseguenze a breve e lungo termine. E con notevoli limiti per alcuni tipi di ragazzini, ovvero quelli con disabilità, quelli con difficoltà cognitive e con difficoltà di relazione”. Lei ha riscontrato un aumento di ragazzi che soffrono di stati d’ansia o di depressione causati dai lockdown? “Le chiusure, le limitazioni, hanno portato diverse conseguenze. A qualsiasi età della vita una delle prime indicazioni che dà lo specialista, neuropsichiatra infantile, psicologo, è la socializzazione con i coetanei, quindi il bambino che non parla ha bisogno di socializzare andando all’asilo per cominciare a parlare.  Poi stiamo rilevando un aumento della sofferenza nelle famiglie, soprattutto nelle famiglie che hanno ragazzi disabili in casa. Poi i ragazzi senza disabilità stiamo rilevando casi di ansia e di depressione. Il primo lockdown è stato uno spartiacque: gli adolescenti si erano apparentemente adattati bene all’inizio, per il semplice fatto che avevano una maggiore dimestichezza con i dispositivi quindi i ragazzi più che i professori sembravano a loro agio con la didattica a distanza rispetto all’utilizzo delle tecnologie, ma a lungo andare questo non è stato poi così perchè l’isolamento sociale ha peggiorato o ha innescato i casi di sofferenza psichica oppure sul versante dell’oppositività e dell’aggressività ragazzini che diventano molto riveli che viene accentuato dal fatto che stanno chiusi in pochi metri quadri dei loro appartamenti. Non parliamo solamente di episodi che hanno bisogno di una consultazione singola, ma che sono così gravi che chiedono un ricovero in un reparto specialistico quindi disturbi che non sono facilmente gestibili dalla famiglia o non sono facilmente gestibili con una consultazione ambulatoriale ma di gravità tale per l’incolumità del ragazzo che richiedono addirittura il ricovero, il che significa anche un prolungarsi del problema nel tempo. Questo è quello che ci arriva più chiaramente davanti agli occhi, poi bisogna pensare alle conseguenze a lungo termine sullo sviluppo dei bambini piccoli che hanno meno supporto sociale, sullo sviluppo dei ragazzini che hanno una dotazione cognitiva non molto brillante e che ovviamente avranno un percorso più rallentato e poi gli aspetti emotivi e comportamentali di tutti quanti rispetto alle limitazioni sociale alla solitudine e alla difficoltà a condividere con i coetanei. Ad una certa età il gruppo dei coetanei è l’alveo naturale in cui un ragazzino di 15/16 anni mette alla prova la propria capacità di stare al mondo. le cose che non si raccontano ai genitori le cose che non si raccontano ai fratelli si raccontano agli amici del gruppo che hanno le stesse esperienze e la stessa qualità di percezioni e di emozioni. Pensate che per un anno e più questo pezzo di vita sociale è stata indebolita quindi pensiamo alle conseguenze a lungo termine anche di questo, tra l’altro ci sono degli studiosi di economia che hanno fatto delle proiezioni rispetto alle capacità di apprendimento e alle ricadute sulle future professionalizzazioni di questi ragazzi c’è una perdita della competenza di apprendimento che poi ha delle conseguenze dirette sullo sviluppo delle capacità professionali future” Qual è la fascia d’età che sta soffrendo di più? “Secondo me stanno soffrendo tutte le fasce d’età ognuna nel suo specifico, quindi il bambino piccolo che non sviluppa adeguatamente, e così via ma davanti agli occhi è più evidente la sofferenza degli adolescenti perché è quella che da più segnali o nel senso della chiusura o nel senso del comportamento non regolare. Sia chiaro, a mio parere prima della pandemia già c’era un’emergenza adolescenziale legata al fatto che il disagio psichico stava manifestandosi in età sempre più basse nell’ambito di una società che ha sempre dato dei segnali basati sulla competizione sull’immagine violenta sull’uso compulsivo delle cose. Già era una società che portava gli adolescenti ad essere in qualche modo dei consumatori della vita veloci e violenti, con questa situazione queste caratteristiche si sono esacerbate, sia sul piano della chiusura e del rifiuto di relazionarsi che sul piano dei comportamenti violenti. E’ chiaro che un ragazzino che ha paura di andare a scuola con la Dad è favorito l’uso del computer e della tastiera lo aiuta a proteggersi dalla sue fobie, ma questo fino ad un certo punto perché poi molti di questi ragazzi rifiutano proprio di collegarsi e quindi anche entrare in dad per loro diventa una fatica emotiva molto rilevante” Per quanto concerne i bambini più piccoli, materne ed elementari, lo stare tanto tempo vicino al computer può causare problemi di socializzazione e scolarizzazione? “Sicuramente perchè un pezzo del percorso cognitivo non viene trasmesso e perchè la socializzazione con uno strumento digitale richiederebbe delle soluzioni talmente variegate che non sempre è possibile proporre. Penso che ci sono e ci saranno delle complicazioni e delle conseguenze da questo punto di vista” Come un genitore può capire se un figlio soffre di ansia o depressione? “Da un’accentuazione della chiusura, un ragazzino che parla poco, che ha una mimica poco variata, che non riesce a divertirsi con le cose che prima lo divertivano, diminuzione del sonno e dell’appetito. Molto importante la questione del sonno veglia. Ed ancora i piccoli e frequenti comportamenti autolesionistici. Il tagliarsi è un modo per allentare l’ansia. Sembra paradossale ma in realtà quando si tagliano questi ragazzi pensano di poter controllare l’angoscia”. E cosa si può fare? “La risposta è semplice rivolgersi ad un servizio specializzato di neuropsichiatria infantile nelle varie aziende sanitarie o agli psicologi dei consultori, che possono prendere in carico sia gli aspetti medici sia psicologici del ragazzino. Non basarsi su rimedi fai da te”“ Che aumento di casi ha avuto? “Non lo so percentualizzare, Ci sono stati, soprattutto negli ultimi mesi, ma non sono capace di percentualizzarlo, anche perchè credo che adesso si stanno vedendo realmente i danni che questa pandemia ha causato sugli adolescenti e sui bambini”.




Ornella Pellegrino, la dirigente del Virtuoso: “Regaleremo 400 pasti, preparati dagli studenti, alle persone bisognose”

di Monica De Santis

In occasione delle prossime festività pasquali, l’Istituto Alberghiero Roberto Virtuoso, ha deciso di essere vicino alle persone che vivono un momento di disagio o che si trovano in situazioni svantaggiate. Nei giorni di sabato e lunedì infatti docenti e alunni offriranno un “Easter Lunch Bag” a tutte le persone bisognose. La distribuzione avverrà presso la sede di via Pertini (scuola Barra) e in piazza Ferrovia dalle ore 12 alle ore 13,30. Promotrice dell’iniziativa la dirigente scolastica Ornella Pellegrino che spiega che questa iniziativa è in realtà una replica di quelle fatte alla vigilia di Natale, Capodanno ed Epifania e che sono possibili grazie all’ordine dei medici di Salerno che ha fatto da sponsor, insieme all’associazione dei commercialisti… “Abbiamo predisposto la distribuzione di 200 pasti d’asporto per la giornata di sabato e 200 per la giornata di lunedì, con un menù vario, confezionato e da distribuire a coloro che verranno nei due punti di distribuzione, dove ad accoglierli ci saranno gli studenti ed i docenti dell’indirizzo di sala e dell’indirizzo di accoglienza turistica, che partecipano a titolo gratuito all’iniziativa. Un’iniziativa che già durante le feste di Natale ha avuto un grande successo, purtroppo, e dico purtroppo perchè questo da la contezza delle problematiche economiche che ci sono in città. Abbiamo anche predisposto la distribuzione di 50 uova di Pasqua ai bambini che verranno e anche ai nonni che, purtroppo, anche questa è una cosa molto triste, vengono a chiedere un regalo per i loro nipoti. Tutti i pasti saranno preparati dai nostri allievi che, verranno a scuola in piccoli gruppi, e che non vedono l’ora di poter rientrare nei laboratori, perchè questo lockdown li ha tenuti troppo lontani dalla scuola e dalle attività laboratoriali che sono il punto di forza della nostra scuola”. Lei ha parlato della voglia dei ragazzi di tornare ad utilizzare i laboratori della scuola. Ma in questi mesi di sospensione delle attività in presenza come vi siete organizzati, visto che l’indirizzo di studio del vostro istituto si basa proprio sull’uso dei laboratori? “Ho usato un metodo che lo scorso anno avuto utilizzato in un’altra scuola e che quest’anno ho trasferito all’alberghiero. Praticamente i ragazzi che hanno attività pratiche comprano del materiale che il docente gli ha comunicato nella lezione precedente. Qualora i ragazzi non dovessero avere la possibilità di acquistare questo materiale, la scuola provvede a distribuire questo materiale ai ragazzi. Così in video il docente, da casa sua, fa vedere ai ragazzi, ad esempio come si prepara un cocktail e i ragazzi lo imitano e fanno delle cose bellissime, genitori che mi mandano delle foto perchè sono contentissimi che i figli pur non venendo a scuola riescano a fare delle esercitazioni. Quindi sta andando bene sotto questo punto di vista ma ovviamente il laboratorio in presenta è tutt’altra cosa perchè una cosa è cucinare usando i fornelli di casa e una cosa è utilizzare la nostra cucina che è professionale. La presenza è un’altra cosa ecco perchè spero che al rientro dalle vacanze di Pasqua ci venga almeno concesso di poter tornare a fare le attività di laboratorio”. Lei si augura un ritorno in presenza almeno per le attività di laboratorio, però voi siete stati anche la prima scuola superiore chiusa dal Comune di Salerno per troppi casi Covid? “Su mia richiesta all’Asl e al Comune. Bisogna tenere presente che la popolazione del mio istituto è una popolazione enorme, parliamo di oltre 1000 studenti. Dunque registrare 20 casi su 1000 è una cosa registrarne 20 su 500 è un’altra. Però io ho chiesto la chiusura perchè i ragazzi delle scuole superiori prendono il covid fuori dalla scuola e lo portano a scuola contagiando gli altri. Ovviamente avendo casi in tante classi diverse, non potevo fare diversamente non potevo mettere in quarantena una classe si ed una no, perchè sarebbe diventato problematico anche per la sostituzione dei docenti. Ecco il perchè di quella mia richiesta, ma sono pronta a riaprire se i ragazzi iniziassero ad avere un atteggiamento prudente a casa e fuori della scuola. Anche perchè le nostre sedi sono praticamente delle caserme abbiamo un protocollo di sicurezza severissimo”. Ha registrato casi di dispersione scolastica nel suo istituto? “Più che di dispersione scolastica parlerei di dispersione scolastica dovuta a problemi di salute psichica, perchè quello che io noto e mi rattrista dirlo, è l’aumento di certificati da parte di psicologi e psichiatri che dicono che i ragazzi hanno problemi di ansia, depressione, non dormo più la notte quindi la mattina non riescono a fare lezione, che prendono farmaci antidepressivi e ansiolitici. Io ho una casistica di questi certificati da far paura. Quindi è una dispersione non dovuta al fatto che il ragazzo non si vuole collegare ma perchè in questa fase stanno soffrendo di turbe psichiche. E’ molto grave la situazione. Abbiamo avuto il caso di un ragazzo di 17 anni che si è procurato atti di autolesionismo tali da avere un Tso nel reparto di psichiatria di Salerno la cosa preoccupa. Ci sono casi molto gravi. La scuola è un ammortizzatori per questi ragazzi, la scuola soprattutto per quei ragazzi che hanno situazione familiari diciamo borderline, stare a casa 24 ore su 24 con soggetti che sono a loro volta problematici non può che acuire i loro disagi. Purtroppo il covid, non è passato sulle nostre vite come una folata di vento, ma ha creato molti problemi, soprattutto agli adolescenti”.




Ristoratori salernitani in piazza a Napoli

di Monica De Santis

L’associazione Aisp di Salerno e il Movimento Nazionale “Io apro”, insieme ad altre sigle ed associazioni di commercianti, ristoratori e partite iva si sono ritrovati ieri pomeriggio in piazza del municipio a Napoli per la prima delle quattro tappe delle manifestazioni di protesta contro il governo Draghi, il lockdown e il decreto ristori, che stando a quanto dicono i manifestanti è l’ennesima “presa per i fondelli” da parte delle istituzioni che altro non vogliono che veder morire il commercio di vicinato. In piazza a Napoli vi erano anche i ristoratori di Salerno e Milano, che domenica sera, sono stati ospiti della puntata di “Non è l’arena” condotta da Massimo Giletti. “Il 7 aprile apriremo”, gridano in piazza i ristoratori. “Apriremo in Campania e in tutta Italia, anche se ci sono dpcm e le ordinanze regionali che lo vietano”. Ed ancora i rappresentanti dei vari movimenti ed associazioni scese in piazza hanno proseguito spiegando che “Non vogliamo più ristori, che oramai sono delle vere e proprie elemosine, noi vogliamo solamente ritrovare la nostra dignità. Siamo persone che vogliono lavorare e che sanno lavorare in sicurezza e sanno come garantire la sicurezza ai loro clienti, non siamo noi a far diffondere ed aumentare i contagi”. Dopo l’incontro in piazza i manifestanti hanno occupato per qualche minuti via Acton, bloccando il traffico. “Il giorno dopo pasquetta – spiegano ancora i manifestanti – apriremo tutti. Riapriremo tutte le nostre attività e chiediamo di aderire anche a negozi di abbigliamento, calzature, gioiellerie ed ancora ad estetiste, piscine, palestre, ambulanti, cinema, teatri. Oggi siamo a Napoli, ma la protesta continua, domani saremo a Palermo, sabato a Bologna e a poi Roma nel giorno di pasquetta, dove ci auguriamo possano scendere in piazza molti più commercianti e titolari di partita iva rispetto a quelli presenti qui a Napoli”. E mentre nei prossimi giorni si continuerà a manifestare in altre piazze italiane a Salerno ristoratori, proprietari di bar, pizzerie e pub si stanno organizzando per la riapertura del 7 aprile. Al momento fanno sapere dall’Aisp, l’associazione presieduta da Vincenzo Penna, si stanno raccogliendo le adesioni non solo in città ma anche in tutta la provincia. Poi nella giornata di giovedì avranno una parte degli associati avrà un incontro con l’avvocato Michele Sarno, che la scorsa settimana si è offerto di difenderli gratuitamente e con lui valuteranno i pro e contro di questa nuova forma di protesta che stanno pensando di attuare. Per i ristoratori le perdite che ogni giorno registrano equivalgono ad una multa presa per il non rispetto delle regole disposte dal Dpcm e dalle ordinanze “a questo punto tanto vale stare aperti e pagare le multe” dicono.




Franco Risi, presidente di Confartigianato: “Settore in crisi, molte aziende giovani a rischio”

di Monica De Santis

Il 24 marzo si è tenuta la conferenza di lancio dei Laboratori gratuiti organizzati da Confartigianato Salerno nell’ambito del progetto DARE- Day One Alliance for Employment, co-finanziato dal fondo EEA and Norway Grants per l’occupazione giovanile e che vede il coinvolgimento di dieci organizzazioni di sette diversi paesi Europei (Italia, Grecia, Cipro, Portogallo, Austria, Lituania e Polonia). L’Italia è rappresentata da Confartigianato Salerno. L’obiettivo è rafforzare la cooperazione transnazionale per affrontare le sfide europee nel settore dell’occupazione giovanile. Nel corso della presentazione il presidente di Confartigianato Salerno, Franco Risi, ha presentato i due Laboratori: Creazione d’Impresa e Pianificazione della Carriera che si terranno online, a più riprese, nel corso del 2021 e del 2022 e che vedranno il coinvolgimento di oltre 400 persone non impegnate nello studio, né nel lavoro né nella formazione. I Laboratori, ai quali seguirà anche una sessione di mentoring personalizzata per ogni partecipante, sono organizzati in collaborazione con i principali Comuni della Provincia di Salerno (Battipaglia, Nocera Inferiore, Pagani, Sarno, Pontecagnano Faiano, Capaccio-Paestum, Baronissi, Campagna). Attualmente, si registrano già più di 160 iscritti. Iniziativa che va in linea con quanto ha sempre fatto la Confartigianato e con quanto sta facendo dal primo lockdown… “Non ci siamo mai fermati, – spiega Risi – inizialmente abbiamo dato sostengno alle aziende per ottenere i ristori e la cassa integrazione ma poi abbiamo proseguito con l’attività di sviluppo attraverso progetti molto importanti , soprattutto per i giovani” A 13 mesi dall’inizio della pandemia la situazione per il settore dell’artigiano com’è? “Come per gli altri settori. Purtroppo le chiusure e la crisi hanno fatto pagare un prezzo molto alto al settore, perchè sono venuti a mancare quegli incassi certi delle festività. Le imprese storiche, quelle che hanno una storia quinquennale diciamo che stanno riuscendo a sopravvivere, difficile è invece per le aziende più giovani, se la situazione dovesse continuare così, con queste continue chiusure, credo che molte di loro rischiano la chiusura”. Come giudica il nuovo decreto ristori? “Sicuramente la platea ai quali si rivolge il decreto è molto ampia, quindi le risorse saranno limitate per ogni azienda. Questa scelta fatta dal governo è simile a quella fatta anche dal governo precedente, come si suol dire è acqua che non toglie sete, tuttavia ci aguriamo che i tempi siano certi e che questi soldi possano arrivare quanto prima, non risolleveranno le aziende ma almeno serviranno a pagare una parte delle spese fisse. Intanto speriamo che la campagna vaccinale prosegui senza sosta e che si possa raggiungere presto l’immunità di gregge che ci permetterà di far ripartire il paese”. Su cosa siete impegnati attualmente? “In questo momento ci stiamo dedicando al settore dell’edilizia cercando di aiutare le imprese a cogliere l’opportunità data dal nuovo governo con l’ecobonus 110. Stiamo offrendo assistenza per far si che tutte le aziende possano usufruire di queste agevolazioni” Questo il link dello spot: https://www.youtube.com/watch?v=gqdZPtu_BoM




In piazza anche gli studenti universitari: “Rivendichiamo il diritto allo studio”

di Monica De Santis

Riccardo Tastardi è un giovane studente della facoltà di Scienze Politiche ed è anche un appartenente al Fronte della Gioventù Comunista. Ieri mattina era in piazza per “rinvedicare un qualcosa di necessario. Ad oggi si sono fatte misure farlocche per la sicurezza nelle scuole e nulla per garantire il diritto allo studio. E noi tutti i giorni paghiamo le conseguenze di anni di cattiva gestione del sistema scolastico, sia all’interno delle scuole che delle università. Noi vogliamo rivendicare il diritto allo studio e il ritorno in presenza. Ma chiediamo anche un piano importante di investimenti per le strutture scolastiche ed universitarie e per il trasporto pubblico e per tutti i servizi di cui noi studenti abbiamo bisogno”.

Per vedere la video intervista cliccare sul link: https://youtu.be/JbZeeCz2Lmg