COVID: ORDINANZA SPERANZA, DA DOMENICA CAMPANIA, EMILIA R. E MOLISE ARANCIONI =

ADN1223 7 CRO 0 ADN CRO NAZ COVID: ORDINANZA SPERANZA, DA DOMENICA CAMPANIA, EMILIA R. E MOLISE ARANCIONI = Roma, 19 feb. (Adnkronos Salute) – Passano in area arancione le regioni CAMPANIA, Emilia Romagna e Molise. Lo prevede una nuova ordinanza, che andrà in vigore a partire da domenica e che il ministro della Salute, Roberto Speranza firmerà in giornata sulla base dei dati e delle indicazioni della cabina di regia.




Campania Zona rossa, quali saranno le limitazioni…..

la #Campania tra qualche ora diventerà zona ROSSA.
QUALE SARANNO LE LIMITAZIONI.
🔴E’ vietato ogni spostamento, anche all’interno del proprio comune, in qualsiasi orario, salvo per motivi di lavoro, necessità e salute, è vietato lo spostamento tra un comune e l’altro e tra regioni
🔴Chiudono bar e ristoranti, 7 giorni su 7. L’asporto è consentito fino alle ore 22.00. Per la consegna a domicilio non ci sono restrizioni.
🔴Chiusura dei negozi, fatta eccezione per supermercati, beni alimentari e di necessità. Restano aperte le farmacie, tabaccherie, parafarmacie, lavanderie, parrucchieri e barbieri. Restano chiusi i centri estetici
🔴Sono chiusi musei e mostre; chiusi anche teatri, cinema, palestre, attività di sale giochi, sale scommesse, bingo anche nei bar e nelle tabaccherie.
🔴La scuola in Campania per ora resta chiusa, in attesa di una nuova ordinanza regionale.
A breve avremo ulteriori informazioni in merito e la data di inizio e fine della zona rossa.



Covid, Campania e Toscana rosse. Speranza firma ordinanza

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, firmerà in serata l’ordinanza che aggiorna le regioni nelle tre fasce di rischio Covid. Passano in area rossa Campania e Toscana. In area arancione Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche. Lo affermano fonti del ministero della Salute




«Abbiamo preso il Covid lavorando E’ una vergogna il calvario affrontato» Marito e moglie in servizio al Ruggi hanno dovuto penare non poco da quando hanno appreso la positività. Lui attende l’esito del primo e del secondo tampone

di Pina Ferro

Marito e moglie, infermieri presso il pronto soccorso del “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, risultano positivi al Covid ma sono stati abbandonati a se stessi. Il marito, con febbre e sintomi tipici del Covid, ancora è in attesa dell’esito del primo tampone, che poi ha provveduto a rifare scoprendo la positività. E, intanto da martedì scorso marito e moglie attendono di sapere se si sono negativizzati. C‘è anche da sottolineare che l’uomo non figura neppure nell’elenco dei positivi, come ha appreso qualche giorno fa. A raccontare il calvario che stanno vivendo marito moglie e due bimbe piccole costrette in casa è la donna che per prima ha scoperto di essere positiva al covid. «Era lunedì 28 settembre scorso quando, al pronto soccorso, ci comunicano che dovevamo essere sottoposti a tampone a seguito della positività di una dottoressa. Fatto il prelievo, il lunedì pomeriggio non ci viene comunicato nulla. In genere i tamponi sono pronti in sei ore». «Solo il martedì sera mi viene comunicato l’esito del tampone. Stavo finendo il turno di pomeriggio al Ruggi, quando mi contatta la caposala che mi comunica la mia positività al covid. Il mio primo pensiero è stato quello di avvisare tutti i nostri contatti, le due scuole: elementare e asilo frequentate dalle mie bambine, i genitori dei ragazzi che sono in classe con le mie figlie, l’autorità competente, ovvero il sindaco e i nostri familiari che erano stati a contatto con noi. La mattina seguente vengo contattata da un medico del servizio igiene e prevenzione dell’Asl di Salerno, Insieme redigiamo la tracciabilità dei miei contatti antecedenti le 48 ore precedenti i primi sintomi. Io avevo avvertito qualcosa il martedì sera. Il mercoledì mattina non mi sento bene, chiamo il 118 comunicando la mia positività e trascorro 24 ore in ospedale per essere sottoposta ad una Tac ed agli esami del caso. Al mio rientro a casa, in accordo con mio marito, decido che la mia quarantena, per tutelare le mie bimbe di 5 e 6 e mezzo anni, si sarebbe svolta presso il domicilio dei miei suoceri per motivi organizzativi. Trascorro quattro giorni in una stanza 3 per 3. Nel frattempo, giovedì 1 ottobre, mio marito comincia a lamentare una sensazione di malessere generale , poi la notte gli sale la febbre, il venerdì cerchiamo di contattare l’Asl ma nessuno ci dà credito così ricontattiamo il medico del servizio igiene e prevenzione dell’Asl non sapendo neppure che fosse il nostro punto di riferimento. Nessuno ci ha detto cosa fare, chi contattare o altro. Il camice bianco in questione, si attiva immediatamente, chiama chi di dovere e il venerdì pomeriggio mio marito viene sottoposto a tampone. Pensi che in 24 ore, almeno questo tampone, sia pronto considerando che lui è in casa con due minori. Il sabato mattina il tampone doveva essere portato ad Eboli per essere analizzato. Trascorre la giornata di sabato e la domenica senza che nessuno ci dica nulla. Cerchiamo di contattare l’Usca e l’Asl, l’ospedale di Eboli, il laboratorio di biologia molecolare … dopo circa 20/25 telefonate, la domenica sera decidiamo di chiamare il referente del Asl la quale si attiva per capire che fine abbia fatto il tampone di mio marito. Il medico ci riferisce di visualizzare il tampone in elaborazione ad Eboli. Oggi a distanza di oltre dieci giorni da quel tampone non abbiamo ancora ottenuto l’esito. Decidiamo, con la collaborazione di una collega che mio marito si faccia il tampone da solo. Fa il prelievo e attraverso un’amica viene portato al laboratorio del “Ruggi” e analizzato. Il lunedì sera scopriamo che è positivo. A quel punto non ha senso che io resti dove ci sono dei negativi ma è più giusto che torni a casa mia anche perché mio marito non stava bene». «Il martedì, mio marito sta male, chiama il 118 e va in ospedale così scopriamo che la tac toracica è tipica del covid con focolai a vetro smerigliato (questo è il termine tecnico) e che necessita di ricovero per terapia in vena. Nel frattempo al “da Procida”, l’unico posto ancora libero viene occupato, la sua destinazione dovrebbe essere il Loreto Mare. L’alternativa è tornare a casa per non andare così lontano: anche a livello gestionale sarebbe diventato complicato. Torna a casa con il monitoraggio della saturazione (livelli ossigeno nel sangue) e si sottopone a terapia in vena. Affrontiamo giornate non facili perché la febbre c’è sempre, insieme a vari malesseri, però abbiamo le bambine e dobbiamo andare avanti. Nel frattempo nessuno ci contatta da parte dell’Asl Salerno. Dopo qualche giorno ci risentiamo con il medico del servizio di prevenzione, era il venerdì. Questo mi dice che il giorno dopo dovevo effettuare il tampone post quarantena. Visto la persistenza della sintomatologia ancora presente in mio marito decidiamo di spostarlo al lunedì». La donna per tutta la giornata di lunedì aspetta l’arrivo di chi dovrebbe effettuarle il tampone. Attesa inutile. A questo punto, nella tarda mattinata, la donna decide di contattare il medico dell’Asl, senza ottenere risposta. «Contattiamo il medico di base per una nuova richiesta di tampone, mi dice c è l’Asl di mezzo per cui non può procedere alla prescrizione. Ci rimettiamo a telefono provando a contattare il medico dell’Asl che doveva essere il nostro referente, ma inutilmente. Ricontattiamo l’Asl e riesco a parlare con una persona disponibile che mi dice: ”guardi contatti il medico di base e gli spieghi che non ha trovato il medico referente e che deve prescrivere una nuova richiesta di tampone”. Seguo l’iter e ho la nuova prescrizione. Martedì mattina mi chiama l’Usca di Campigliano di San Cipriano picentino. La persona al telefono ci chiede spiegazioni in merito a questa richiesta di tampone. Spieghiamo il tutto e ci dicono che non risultiamo neanche nel registro dei politivi in particolare mio marito non risulta proprio. A questo punto ci organizziamo con una dottoressa per effettuare i tamponi. Nella stessa mattinata di martedì, la stessa viene a casa per il prelievo. si trattava di un tampone che, se negativo ci avrebbe portato ad un secondo tampone e poi alla libertà e di nuovo alla vita Mercoledì e giovedì nessuno ci comunica nulla. Ricontattiamo il medico del servizio igiene e prevenzione dell’Asl ma il cellulare è spento. Cominciamo a contattare vari numeri: Asl Nocera, Salerno, Battipaglia…. Non li conto neppure i numeri che ho composto questa mattina (ndr ieri per chi legge). Alla fine tramite il centralino dell’Asl di Salerno riesco a parlare con una dottoressa che non ha nulla a che vedere con la questione Covid ma che ci dice che il medico che avevamo, inutilmente, cercato ha una sostituta in questi giorni e ci fornisce il numero per contattarla, ma ogni volta che componiamo il numero cade la linea. Richiamiamo il centralino dell’Asl e ci facciamo dare un altro numero di telefono. Numero che abbiamo composto di seguito per oltre un’ora senza mai ricevere risposta. Dal centralino dell’Asl ci danno altro numero. Finalmente, dopo alcuni tentativi ci risponde una dottoressa che ci dice che lei non ha nulla a che fare con il Covid, ma ci ascolta e alla fine mi fornisce il numero di un responsabile. Lo contatto. Questi mi risponde e senza farmi finire neppure la frase: “Le posso chiedere un’informazione” comincia a urlarmi contro che “non ha tempo, che lui è lì per lavorare, che non può dare informazioni e che non può ascoltarmi”. A questo punto ho sbottato io, ho raccontato la mia storia dicendo che mi doveva aiutare. Di fronte alle mie urla mi dice adesso le passo la collega. Armata di pazienza spiego al medico che la collega è da un’ora che non risponde a telefono e contestualmente lo invito a riferire a questa collega che se entro tre minuti non risponde a telefono io le avrei mandati i carabinieri in ufficio. Manco 20 secondi dopo la collega era a telefono. Un miracolo. La dottoressa mi ascolta per metà, perché aveva troppo lavoro, mi urla contro e, al termine del mio racconto senza avere un briciolo di umanità e senza pensare che a casa io avevo due minori e che il Covid io non l’ho preso andando ad una festa o a ballare, ma attraverso una paziente di cui mi ero occupata, mi risponde si è sfogata lei, ora mi sfogo io. “Io sono qua dentro e non so come fare: devo rispondere a telefono e fare altro”. Ovviamente, le ho spiegato che non poteva essere un mio problema e che si doveva lamentare con i suoi superiori. Io sono a casa con due bambine piccole che vogliono tornare alla vita. Ma è normale che dopo quattro giorni nessuno si fa sentire?. Poi mi devo sentire De Luca che dice che l’Asl contatta quattro volte al giorno i pazienti positivi. Ma dove? Ma quando? Non siamo stati chiamati da nessuno per chiederci come va. Ma stiamo scherzando, é una Vergogna. Noi siamo del settore e quindi siamo riusciti a fare qualche telefonata in più ad avere un tampone in più. Ma quella povera gente che che non sa come muoversi è abbandonata a se stessa».




Boom di contagi nell’Agro: 12 a Scafati, 10 a Sarno, 3 a Pagani e Angri

Crescono ogni giorno i numeri di contagio a Salerno e provincia. La situazione più preoccupante si sta registrando soprattutto nell’agro nocerino sarnese. Secondo i dati forniti dall’Asl di Salerno nella sola giornata di ieri sono stati registrati 43 casi di Covid -19. Di questi ben 12 nella sola città di Scafati ed altri 10 nella città di Sarno, ed ancora tre casi ad Angri e 3 a Pagani. Numeri elevati che ovviamente creano allarme e panico tra la popolazione e che spingono i sindaci dei comuni interessati a lanciare nuovi appelli alla popolazione affinchè vengano rispettate tutte le norme di sicurezza in materia di Covid. Gli altri casi sono stati registrati 2 a Salerno città e 2 a Camerota; 1 per ognuno dei seguenti comuni: Cava, Altavilla, Ogliastro, Roccapiemonte, Nocera inferiore, Nocera Superiore, Sant’Arsenio, Altavilla Silentina, Vibonati, Pontecagnano e San Valentino torio.




Ospedali Covid, l’inchiesta ad un punto di svolta

di Erika Noschese C’è ancora l’ombra della Corte dei Conti sugli ospedali Covid realizzati in Campania, in tempi rapidi, in piena emergenza Coronavirus. Si tratta di strutture prefabbricate che, in quasi tutto il territorio regionale, non sono mai entrati in funzione, non è mai stato effettuato il collaudo e, soprattutto, non c’è mai stata assunzione di personale. L’inchiesta è nata nel mese di agosto, in piena campagna elettorale per le elezioni regionali: ad essere iscritti nel registro degli indagati il manager dell’Asl Na1, Ciro Verdoliva; il consigliere regionale Luca Cascone; il presidente della Soresa, la centrale regionale per gli acquisti, Corrado Cuccurullo e Roberta Santaniello, ingegnere e dirigente dell’Ufficio di diretta collaborazione del presidente della Regione oltre che interfaccia con la direzione generale per il governo del territorio, i lavori pubblici e la protezione civile. Ieri mattina sono emerse delle novità: su richiesta della Procura regionale della Corte dei Conti – che ha avviato una inchiesta sulle responsabilità contabili e patrimoniali in ordine alla realizzazione ed al mancato funzionamento degli ospedali Covid in Campania – il presidente di Campo Sud, Marcello Taglialatela, ha depositato agli organi della magistratura contabile il testo dell’ultimo esposto presentato nei giorni scorsi alla Procura della Repubblica. Stando a quanto emerso, la Corte dei Conti avrebbe già acquisito una notevole documentazione in ordine al danni erariali e patrimoniali realizzati dalla Regione Campania durante le fasi di gara relative agli ospedali Covid di Napoli, Salerno e Caserta. “Spero che entrambe le Procure facciano luce il prima possibile sul contenuto delle mie denunce. La vicenda della truffa dei ventilatori polmonari rappresenta una ennesima vergogna per il presidente De Luca che si esibisce esclusivamente in inutili apparizioni televisive”, ha dichiarato il presidente di Campo Sud, l’onorevole Marcello Taglialatela. Intanto, a Salerno si teme una seconda ondata di contagi e la direzione generale dell’azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, nella giornata di ieri, ha provveduto ad effettuare i collaudi presso il centro covid locale. All’ospedale Giovanni Da Procida, in particolare, è in allestimento il Covid center con la divisione di pneumologia potenziata e gli stessi fisiatri sarebbero impegnati presso i moduli di terapia intensiva del Ruggi d’Aragona per collaudare attrezzature e macchinari, in caso di ricoveri di massa. Una strategia per non farsi trovare impreparati se la seconda ondata di contagi dovesse colpire pesantemente la Campania. ed ut perspiciatis unde omn




Due bimbi positivi: chiusa l’Opera Pia Di Mauro

di Monica De Santis

Neanche il tempo di riaprire le scuole che già si contano i primi casi di Covid tra gli alunni. E purtroppo questa volta ad essere risultati positivi sono stati due bambini frequentanti la scuola elementare paritaria “Opera Pia Di Mauro” di Cava de’ Tirreni. La notizia è stata diffusa nel tardo pomeriggio di ieri dai responsabili della scuola paritaria metelliana. I due alunni frequentano rispettivamente uno la sezione di Scuola dell’Infanzia e l’altro la classe quinta elementare. Su indicazione del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl la scuola resterà chiusa nella giornata di oggi per le operazioni di sanificazione. Le attività didattiche riprenderanno regolarmente venerdì 2 ottobre, nel rispetto dei protocolli sanitari previsti. Ad confermare i due casi di positività al Covid -19 anche il primo cittadino di Cava de’ Tirreni, Vincenzo Servalli che in una nota inviata attraverso i social ai suoi concittadini ha fatto sapere che entrambi i piccoli studenti fanno parte di nuclei familiari all’interno dei quali erano già presenti dei positivi e di conseguenza erano già scattate le misure previste dai protocolli. Tuttavia, il Dipartimento di prevenzione della nostra ASL, nel rispetto degli stessi protocolli ha disposto la sanificazione della scuola e la quarantena per 14 giorni per le due classi frequentate dai bambini. “Tutte le attività previste in queste circostanze sono in corso e le famiglie saranno informate dai responsabili dell’Istituto” ha detto il sindaco. Ovviamente però, questa notizia, ha generato il panico tra molti genitori, non solo della scuola interessata dalla vicenda, ma anche di altre scuole. Cresce infatti, la paura dei contagi tra i bambini e gli adolescenti e questa paura potrebbe generare un allontamento dei ragazzi dalla scuola da parte dei genitori.




Positiva al Covid partorisce tre bambini

di Rosa Coppola

Una giovane donna del Salernitano, positiva al Covid, è pronta per per dare alla luce tre bambini:viene trasferita a Napoli, nel Padiglione della Federico II dedicato alle gravide con Coronavirus, ma per motivi non ancora chiari viene rimandata nell’ospedale nocerino Umberto I. Dove partorisce. Uno dei piccini però non riesce a sopravvivere, uno è in terapia intensiva e un altro viene trasferito in altro ospedale, sempre in Tin. E’ accaduto ieri, nell’ospedale più grande dell’Asl Salerno, e ha visto protagonista una giovane donna, neo mamma, alle prese con un parto trigemellare e mille difficoltà. Ad iniziare dal trasferimento in quello che è considerato Centro regionale di riferimento per le gravide positive al Covid. Forse mancanza di posti letto, ma la paziente è stata costretta a ritornare a Nocera. Un team di professionisti ha accolto la donna preparando l’intervento con tutte le cautele del caso. Non è stato facile, ovviamente, ma lo zelo e la esperienza ha consentito che i tre piccoli venissero alla luce. Purtroppo, uno dei fratellini non ce l’ha fatta. Gli altri due sono in due distinte Tin (terapia intensiva neonatale) che stanno curando e seguendo i piccini in attesa di capire se sono positivi. La mamma, come detto, contagiata dal Covid, potrebbe aver trasmesso loro il virus. Un fatto straordinario che ha visto in campo più professionisti capaci di dare vita ad un gioco di squadra importante per salvaguardare la salute della giovane donna.




Mibact: sospese domeniche gratuite al museo

È stata pubblicata nella giornata di sabato in Gazzetta ufficiale l’ordinanza del Ministero della Salute che sospende le domeniche gratuite al museo. Il provvedimento è stato preso a seguito della segnalazione da parte del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo della necessità, in attuazione delle misure di riduzione e contenimento del rischio connesso all’emergenza sanitaria da Covid-19, di sospendere l’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso gratuito ai musei e agli altri istituti e luoghi della cultura la prima domenica del mese. L’ordinanza del Ministero della Salute è motivata in considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica a livello internazionale e il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia da Coronavirus.




Mascherine obbligatorie, esposto contro De Luca

di Erika Noschese

Parte da Salerno un esposto alla procura della Repubblica contro la nuova ordinanza firmata da De Luca. Un’iniziativa lanciata da Mariano Iodice che, con il movimento civico Prima i Cittadini ha avviato una raccolta firma per sporgere denuncia contro il presidente della Regione Campania. “Una delle ultime ordinanze firmate da De Luca impone l’utilizzo obbligatorio delle mascherine all’aperto, in vigore ad horas senza attendere nemmeno le 24 ore ma c’è di più: è stato fatto un passo falso, scrivere che l’utilizzo della mascherina è obbligatorio quando si può mantenere il distanziamento sociale. Questo configura un abuso di potere perchè il mondo della sanità ha previsto che con il distanziamento l’uso della mascherina non è obbligatorio”, ha spiegato il professore che si sta occupando della raccolta firme, prima a livello locale e poi a livello regionale, sottolineando che la penultima ordinanza della Regione Campania si configura come una “privazione della libertà personale e un abuso di potere”. Iodice è il primo firmatario e domani pomeriggio sarà a Napoli, dove sono attese persone da tutta la regione Campania, per raccogliere altre firme. Giovedì mattina, la denuncia sarà presentata in Procura chiedendo, tra le altre cose, il ritiro immediato dell’ordinanza regionale. “Ci costituiremo parte civile per chiedere i danni perchè qualcuno può aver subito questo tipo di imposizione e aver avuto danni psicologici – ha spiegato Iodice – Da primo firmatario non ritengo illegittima l’ordinanza, va bene anche indossarla tutti i giorni ma non quando si mantiene il distanziamento sociale perchè, ribadisco, è un’imposizione”. Iodice configura una serie di reati che saranno poi, accertati dalla magistratura. “Sono consapevole che si tratti di Davide contro Golia ma agisco come segno di orgoglio di cittadini sovrani – ha poi aggiunto – Ho ricevuto richieste da tutta Italia per la firma ma non si può fare su delega e purtroppo non possono agire ma a pochi giorni dall’inizio della raccolta firme ho già avuto diversi consensi”.