Coronavirus, Fase 2: l’importanza della sanificazione degli ambienti di lavoro

La sanificazione degli ambienti di lavoro è un’operazione necessaria per tutelare la
salute dei lavoratori e dei clienti di bar, ristoranti, pizzerie, negozi, studi medici e
uffici.

La Fase2 è iniziata. Dalla mezzanotte di lunedì 4 maggio, l’Italia è ufficialmente uscita dal lockdown e ha iniziato il lungo e faticoso cammino verso la normalità.

Ogni cittadino è chiamato a fare la sua parte mantenendo il distanziamento sociale, indossando la mascherina e rispettando le norme imposte dagli organi di governo nazionali e locali. Per evitare una nuova ondata di contagi, gli esperti raccomandano di prestare massima attenzione all’igiene e alla pulizia. Ciò vale soprattutto nei luoghi pubblici e negli ambienti di lavoro: bar, ristoranti, pizzerie, studi medici, uffici e negozi devono essere sottoposti a procedure di sanificazione per ridurre i rischi per la salute dei lavoratori e dei clienti.
La sanificazione degli ambienti di lavoro è un’operazione che permette di eliminare qualsiasi batterio ed agente contaminante che, con le comuni pulizie e detersioni, non è possibile rimuovere. A Salerno e provincia, Ecoteam offre servizi di sanificazione e disinfezione certificata per uffici, bar, ristornati, attività commerciali, capannoni industriali, fabbriche, negozi, studi medici e condomini.

Per favorire la ripresa delle attività economiche e garantire la sicurezza dei cittadini italiani, la circolare n. 5443/2020 del Ministero della Salute impone ad ogni azienda, impresa, ufficio o attività commerciale di assicurare “la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di
svago”.

L’inosservanza di tale obbligo può comportare la rivalsa dell’INAIL e gravi conseguenze legali in caso di problemi di salute dei lavoratori. Ecoteam è un’impresa autorizzata per gli interventi di pulizia e sanificazione ai sensi del D.M. 274/1997. Le
operazione saranno svolte da personale esperto con l’ausilio di tecnologie avanzate ed efficaci come gli spruzzatori a batterie di ioni di litio a doppia velocità. L’intera procedura si svolgerà nel rispetto dei protocolli di sicurezza stilati dal Ministero della Salute
(mascherine FFP2 o FFP3, camice monouso, svestizione, smaltimento dei DPI monouso come materiale potenzialmente infetto). Al termine dell’intervento, verrà rilasciata un’apposita certificazione che documenta l’intervento di sanificazione.
Inoltre, per incentivare le operazioni di sanificazione degli ambienti di lavoro, il Governo ha varato una misura straordinaria che riconosce un credito di imposta pari al 50% delle spese stesse, con un massimo di € 20.000 per impresa/studio, attingendo dallo
stanziamento di 50 milioni previsto dall’art. 64, D.L. 18/2020.

Tale somma copre i costi relativi agli interventi di sanificazione per ambienti di lavoro, studi medici e
condomini.

 

Richiedi ora la sanificazione, Ecoteam 089303191 – 800821671  info@ecoteam-srl.it

 




Beatrice, 1480 grammi, la sfida di una nuova vita al coronavirus !

Un messaggio di speranza, una bella notizia in questi tempi bui per l’Umanità !
Nella famiglia di Tosca d’Aquino, 27 anni di Napoli e di Amedeo Leone, 37 anni, broker ssicurativo,anche egli di Napoli e’ finalmente arrivata la piccola Beatrice a riempire di gioia na casa prima triste e vuota.
Inizialmente,otto mesi fa ,la bella notizia della gravidanza che procedeva normalmente.
Alla 24° settimana la doccia fredda!! Da un controllo ostetrico si evidenziava un notevole accorciamento del collo dell’utero con iniziale fuoriuscita delle membrane. l Ginecologo di Napoli che seguiva la gravidanza consigliava il riposo a letto e in caso di dolore il ricovero al II° Policlinico. Insoddisfatta della risposta avuta, Tosca eseguiva con la mamma, Linda,una ricerca su Internet da cui risultava che uno dei maggiori Esperti nazionali sulla “ Gravidanza a rischio “ era il dottor  Raffaele Petta , accreditato anche dal professor Jasonni, Ginecologo,amico di famiglia , di Bologna.
Contattato telefonicamente il dr. Petta dava la immediata disponibilita’ a visitare Tosca.
Dalla consulenza emergeva la quasi scomparsa del collo uterino con parziale fuoriuscita delle membrane amniocoriali.
Il dottore  Petta prescriveva l’immediato ricovero presso la Clinica Malzoni di Avellino dove il giorno successivo il prof. Carmine Malzoni provvedeva ad eseguire un cerchiaggio di emergenza.
Tosca veniva dimessa con il riposo assoluto a casa dove il dottore Petta eseguiva controlli anche ecografici a domicilio.
Ma il 4 marzo alle 3 di notte ,improvvisamente si rompeva il sacco amniocoriale; contattato telefonicamente il dr. Petta consigliava il ricovero immediato presso la Clinica Malzoni dove alle ore 15,40 operava Tosca di Taglio Cesareo con i dr. Lucio Di Vito e l’Ostetrica Polichetti .
Nasceva la piccola Beatrice a 31,4 settimane con un peso di appena 1.480 grammi,lunga 40 cm. prontamente assistita dal Neonatologo dr. Giuseppe Vassallo.
La piccola Beatrice mostrava una incredibile vitalità per cui necessitava solo di una breve assistenza respiratoria nel Reparto di Terapia Intensiva Neonatale, diretta dal dr. Angelo Izzo.
“La beanza cervicale e’ a volte causa di aborto e se non viene corretta puo’ dar luogo ad aborti ripetuti. Spesso si verifica dopo la 12° settimana e decorre in modo rapido con scarsa sintomatologia dolorosa. Altre volte puo’ dar luogo a parto pretermine soprattutto alla 22-23° settimana con nascita di feti altamente prematuri che nella maggior parte dei casi muoiono o riportano gravissimi handicaps.
La terapia prevede la esecuzione del cerchiaggio profilattico che consiste nell’apporre, in Anestesia, una fettuccina intorno al collo che lo stringe impedendo il prolasso delle membrane.
Va inoltre detto che queste gravidanze ad alto rischio possono essere seguite solo in Strutture che dispongono di una attrezzatissima Terapia Intensiva Neonatale come la Clinica Malzoni” afferma il dr. Raffaele Petta , Ginecologo della Clinica Malzoni di Avellino.




Terapie bloccate al Centro Angrisani, continua la polemica con l’Asl

di Erika Noschese

Continua la polemica a distanza tra il centro ambulatoriale di riabilitazione Luigi Angrisani di Nocera Inferiore e l’Asl di Salerno. Dopo la mancata risposta da parte del direttore dell’azienda sanitaria locale Mario Iervolino, i responsabili del centro Luigi Angrisani rincarano la dose e chiedono al direttore dell’Asl di Salerno «se i centri di riabilitazione della Asl sono tutti uguali o se c’è qualche centro più uguale degli altri». Una domanda che, secondo l’amministratore delegato Giovanni Capone, «nasce dal fatto che al Centro di Nocera a partire da settembre sono state bloccate le terapie per circa 200 pazienti, di cui 144 bambini». Di fronte a questa situazione, completamente inedita, il Centro chiede inoltre di sapere se anche per gli altri 30 centri dell’Asl è stata applicata la stessa procedura utilizzata nei confronti del centro Luigi Angrisani e quali provvedimenti siano stati adottati per chi ha sforato nel setting ambulatoriale/domiciliare nell’anno 2019 e se intende, e come, fare in modo che la Asl dia assistenza ai 144 bambini che ad oggi non hanno accesso alle cure presso il Centro Angrisani”. A distanza di 2 settimane, il centro Luigi Angrisani non ha ottenuto risposte. Per averle il Centro ha dovuto produrre, nei giorni scorsi, un’istanza ricorrendo ai sensi della legge 241/90, ovvero la legge che impone la trasparenza alla Pubblica Amministrazione. L’amministratore delegato parla infatti di «inspiegabili ritardi nella gestione delle pratiche di rinnovo, da parte degli uffici del distretto sanitario 60», con il conseguente blocco dei servizi, in attesa delle pratiche di rinnovo. Da qui, dunque, la richiesta di conoscere i criteri di gestione e definizione delle pratiche di rinnovo, anche in relazione alle richieste già presentate da altri soggetti e le motivazioni del rallentamento nella gestione delle pratiche. Intanto, giunge anche una risposta da parte dell’Asl di Salerno che punta l’attenzione proprio sulle prestazioni di Riabilitazione nel Distrettoo Sanitario di Nocera. Da una verifica effettuata con il distretto 60 di Nocera, fino al 21 gennaio 2020 risultano autorizzati 176 utenti, prevalentemente minori, per trattamenti ambulatoriali di riabilitazione neuromotoria, residenti a Nocera Inferiore ed in altri Comuni limitrofi; 93 utenti, prevalentemente adulti, per il trattamento domiciliare riferite a residenti a Nocera Inferiore e comuni limitrofi. “Le suddette autorizzazioni sono state rilasciate a decorrere dal giorno 7 gennaio, pertanto non vi è stata alcuna interruzione del processo autorizzativo, che è stato invece assicurato regolarmente dai competenti uffici del distretto 60, così come è stata garantita la continuità dei livelli assistenziali – rende noto l’azienda sanitaria locale – Quanto rappresentato dalla struttura accreditata risulta pertanto del tutto infondato e spiace dover rilevare che la diffusione di tali notzie provoca un ingiustificato allarme nella cittadinanza”.




Il caso Crescent approda a Roma per i 10 anni dall’inizio della battaglia

di Andrea Pellegrino

Compie dieci anni la battaglia degli ambientalisti di Italia Nostra e No Crescent contro l’edificazione di Santa Teresa. E’ l’ormai nota battaglia del Crescent, che più volte è approdata nelle aule di tribunale e che ora ritorna in Consiglio di Stato. Quattrocento milioni di euro è la cifra che Italia Nostra ha chiesto quali danni ambientali e morali per “aver modificato l’identità della città”. Era il 2009 quando ci fu la prima impugnativa al Tar. Una battaglia lunga che portò all’annullamento delle prime autorizzazioni paesaggistiche, rilasciate attraverso un silenzio assenso dell’allora soprintendente di Salerno, Giuseppe Zampino e il successivo sequestro del Crescent e poi della piazza della Libertà, a seguito di un crollo verificatosi nel cantiere. Da qui la modifica del Pua di Santa Teresa, con l’eliminazione, sostanzialmente, degli edifici pubblici (due torri e il fabbricato Trapezio) che hanno reso così il Crescent un edificio completamente privato. In primo grado il Tribunale di Salerno ha assolto tutti ma la sentenza è stata impugnata e ora si andrà in Appello. Stessa cosa sotto il profilo amministrativo. La sentenza di primo grado del Tar di Salerno sul nuovo Pua arriva ora in Consiglio di Stato, con tanto di richiesta di risarcimento del danno. In corso c’è ancora il processo sulla variante di Piazza delle Libertà, una maxi inchiesta supportata anche da decine e decine di intercettazioni tra politici e imprenditori che hanno svelato un vero e proprio «sistema Salerno». Poi la deviazione del Fusandola, torrente tristemente noto per l’alluvione del 1954, il cui tracciato è stato modificato per far spazio a parte del Crescent e alla mega piazza sul mare. Su questo aspetto indaga la procura della Repubblica di Salerno che ha iscritto sul registro degli indagati, tra gli altri, alcuni tecnici comunali. Un’inchiesta sollecitata da Italia Nostra e No Crescent che ha fatto emergere omissioni, illegalità ma anche pericoli. “Rischio esondazioni” è il campanello di allarme acceso dal consulente tecnico incaricato dal pm titolare dell’inchiesta. Il Crescent è un edificio a mezzaluna lungo 300 metri circa, alto quasi 30 metri, realizzato con l’utilizzo di oltre 150.000 metri cubi di calcestruzzo, comprendente anche una piazza sul lungomare di circa 30 mila metri quadrati. Doveva essere il fiore all’occhiello della sindacatura De Luca e, infatti, del progetto venne incaricato l’archistar Ricardo Bofill. Al momento in via di costruzione c’è il settore 6 che appartiene alla Sist, società nata dalle ceneri dell’ex Jolly Hotel della famiglia Chechile, oggi proprietaria del Grand Hotel Salerno. In quel settore dovrebbe sorgere perlopiù un albergo. I lavori sono partiti solo qualche mese fa, dopo un lungo tira e molla tra i proprietari e l’amministrazione comunale. In più c’è un contenzioso tra i costruttori della torre (tagliata) dell’Autorità Portuale e gli enti preposti. Si stima un danno di quasi un milione di euro, oggetto ora di una possibile transazione con il Comune di Salerno che ha messo sul piatto circa 100mila euro per chiudere il caso. A Roma ieri mattina, nella sede di Italia Nostra, il caso è stato sottoposto all’attenzione pubblica nazionale. Italia Nostra in tempi passati si era resa protagonista della battaglia contro il Fuenti, l’albergo situato tra Vietri e Cetara, poi abbattuto. Un ecometro a pochi passi proprio dal Crescent di «Il Comune – spiegano – ha consentito l’irreversibile trasformazione dello stato dei luoghi, cementificando oltre 20 mila metri quadrati di area demaniale, comprensiva della spiaggia di Santa Teresa e dell’alveo del torrente Fusandola, in spregio di tutti i vincoli assoluti di inedificabilità sui corsi d’acqua, nonché del Testo unico sulle acque pubbliche del 1939». «E’ la prima di una serie di iniziative», spiegano gli avvocati Oreste Agosto e Pierluigi Morena e l’architetto Enzo Strianese, presenti ieri a Roma: «Ora la nostra attenzione è forte sul rischio idrogeologico provocato dalla deviazione del torrente Fusandola».




Presso la scuola di Matierno urge un intervento di messa in sicurezza per ripristinare parapetti e ringhiere crollate – FOTO

di Erika Noschese

La scuola di Matierno non è sicura, a causa dei parapetti delle ringhiere crollate. E’ quanto denuncia il portavoce cittadino del quartiere Camillo Melchiorre che ha scritto al sindaco Napoli e all’assessore alla Pubblica Istruzione Eva Avossa per chiedere all’amministrazione comunale un intervento di messa in sicurezza con effetto immediato per scongiurare qualsiasi problema relativo alla sicurezza pubblica con il ripristino della ringhiera. Già nei mesi scorsi, infatti, i genitori degli alunni della scuola materna di Matierno avevano denunciato le condizioni in cui versa l’istituto scolastico, con il concreto rischio – per i piccoli alunni – di cadere. A distanza di mesi nulla è cambiato e con l’inizio del nuovo anno scolastico la situazione sembra essere sempre più critica. Da qui la richiesta del portavoce cittadino che ha chiesto un intervento immediato all’amministrazione comunale. “Ogni volta che c’è da fare qualcosa per le zone collinari sembra che ci siano dei mal di pancia per l’amministrazione chiedo rispetto per i cittadini che giustamente pagano le tasse è in questo caso i cittadini di Matierno che si vedono sempre trascurati – ha dichiarato Melchiorre – Ci vorrebbe un po’ più di attenzione credo che non ci dovrebbe essere differenza tra un cittadino del centro è chi vive nelle zone più alte della città. Purtroppo la storia è sempre quella dobbiamo lottare per dei servizi di natura ordinaria e non è la prima volta che vengono a fare un sopralluogo poi come sempre dobbiamo andare a chi l’ha visto».

 




Concessionarie aperte fino alle 24 L’iniziativa per combattere la crisi

La vendita notturna fino a domani. Prezzi da Fuori tutto Aprire le concessionarie di notte per contrastare il calo delle vendite del settore auto tipico del periodo estivo. E’ stata questa l’intuizione di Salvatore Barbato, titolare della rete di concessionarie Center, che ha dato vita a “Fuori tutto”, un’iniziativa che sicuramente lascerà soddisfatti gli appassionati delle quattroruote sia nella nostra provincia che nella vicina Irpinia. Sconti sorprendenti ed agevolazioni su molti fronti della gestione degli autoveicoli sono infatti previsti per tutti coloro che decideranno di acquistare una nuova automobile nei giorni Con l’avvicinarsi delle ferie estive nelle famiglie, e non solo, si parla sempre più di automobili: com’è nata la vostra originale iniziativa? “L’idea nasce dalla voglia di avvicinare un numero di clienti sempre maggiore ai nostri punti vendita, – spiega Salvatore Barbato – che coprono capillarmente il territorio regionale. A Salerno, Avellino e Castellammare di Stabia daremo vita all’iniziativa. La promozione che prevede l’applicazione di prezzi scontatissimi, da outlet, con una riduzione del 50% sulle tariffe originarie, è entrata a regime già dal 22 luglio e terminerà il 31 luglio. Ieri abbiamo iniziato con le aperture notturne, che dureranno fino a venerdì”. Quali saranno i benefici per i clienti che decideranno di acquistare un’auto nei giorni della promozione? “I vantaggi per chi sceglierà di acquistare un’auto nuova durante questi giorni di promozione sono davvero notevoli: tre anni di assicurazione furto ed incendio saranno gratuiti ed il primo tagliando sarà in omaggio. Questo consentirà a chiunque acquisterà un’automobile presso le nostre concessionarie di partire più sereno e soprattutto, con le tasche più leggere, per le vacanze estive. Abbiamo una consolidata esperienza nel settore, trattiamo marchi come Renault, Dacia, Nissan, Mini, Toyota, Infinity e Citroen e possiamo contare su di un parco di cinquecento automobili usate”. Come mai avete scelto di prolungare l’apertura delle concessionarie fino a tarda sera? “L’obiettivo della nostra idea era quello di venire incontro alle esigenze delle famiglie e di chi lavora: spesso proprio negli ultimi periodi prima delle ferie si è oberati di lavoro, proprio per questo abbiamo deciso di dargli un’opportunità in più. Senza contare il fatto che, chi acquisterà un’auto in notturna, godrà di uno sconto ulteriore sul valore degli accessori, variabile a seconda della tipologia di oggetto extra acquistato. Il mercato automobilistico nel nostro territorio è in crisi o la contrazione delle vendite è solo congiunturale? “In questo periodo indubbiamente il mercato è un po’ fermo, ma questo è dovuto soprattutto al fatto che siamo alla fine di Luglio, momento dell’anno in cui inevitabilmente le vendite diminuiscono. La nostra iniziativa nasce anche per riavvicinare i clienti alle concessionarie in questi caldi giorni d’estate”. Andrea Bignardi




Immobile fittato e non utilizzato Condanna per Villani e per l’ex Giunta

Andrea Pellegrino

Per anni la Provincia di Salerno ha pagato il canone per una struttura mai utilizzata. Così, la seconda sezione centrale di Appello della Corte dei Conti ha condannato l’ex giunta provinciale presieduta da Angelo Villani. Oltre 330mila euro il danno inizialmente ipotizzato dalla procura della Corte dei Conti per l’affitto dell’immobile Torre dei Ladri, cinquecento metri quadri nel cuore del centro storico di Salerno. Originariamente destinato al museo della scuola medica salernitana, l’anno successivo (nel 2007) viene individuato, dalla giunta provinciale, come sede di uffici provinciali. Canone mensile: 12mila euro. Ma nel 2009 gli uffici – secondo una denuncia presentata dalla nuova giunta provinciale subentrata all’esecutivo Villani – «sono ancora in stato di abbandono e con lavori non del tutto completati». Ma non solo. Le successive indagini della Procura della Corte dei Conti hanno evidenziato l’«irrazionalità» della scelta «per l’elevata difficoltà di accesso e la presenza di barriere architettoniche per raggiungere l’immobile, situato al vertice angusto di una importante via del centro storico». Scrive, infatti, la Procura: «Piccola piazza M. D’Aiello, nel cuore degli angusti e affollati spazi dell’antico centro, il cui accesso con autovettura è consentito solo ai residenti -zona a traffico limitato, Ztl- con possibilità di parcheggio limitato – non sono evidenziabili, peraltro, posti eventualmente riservati a disabili». A quasi 200mila euro ammonta la condanna inflitta dalla Corte dei Conti a ex amministratori ed ex dirigenti provinciali. Più di 52mila euro la somma che l’ex presidente della Provincia di Salerno, Angelo Villani, dovrà risarcire all’Ente. Ventisemila euro dovranno essere invece sborsati Gennaro Caliendo. Oltre centoquindicimila euro dovranno essere divisi tra gli ex componenti della giunta Villani. Si tratta di Francesco Alfieri (ex sindaco di Agropoli ed attuale capostaff del presidente della Regione Vincenzo De Luca), di Maddalena Arcella, Gaetano Arenare, Massimo Cariello (attuale sindaco di Eboli), Corrado Martinangelo e Giovanni Iuliano. Millesettecentocinquanta euro dovranno essere sborsati dagli ex assessori Rocco Giuliano (attuale primo cittadino di Polla) e da Guerrino Terrone. Infine, condanna da 5400 euro per il funzionario Catello Bonadia. Somme, tra l’altro, tutte da maggiorare della rivalutazione e degli interessi. Assolto, invece, il dirigente Angelo Cavaliere.




Avellino bocciato dal Tar ed escluso dalla B

Avellino, la richiesta di sospensiva per l’esclusione dal campionato di Serie B decretata dal Collegio di garanzia del Coni è stata respinta dal Tar del Lazio. La rabbia dei tifosi espressa soprattutto sui social mette nel mirino il presidente Walter Taccone, accusato di essere il principale responsabile della debacle sportiva. Teoricamente, l’Us Avellino dovrebbe ricominciare dalla Serie D ma i termini per iscriversi a questo campionato scadono nella giornata di oggi entro la quale dovrebbero essere versati alla Lega Dilettanti 170 mila euro per l’iscrizione. Allo stato nulla si sa delle intenzioni dei vertici del sodalizio irpino.

In mancanza, la società si vedrebbe costretta a depositare in tribunale i libri contabili e attendere il fallimento. In questo caso, l’Us Avellino potrebbe ripartire dal campionato dilettanti di Eccellenza. Nessun comunicato e alcuna dichiarazione, al momento, trapela dall’entourage del presidente Taccone che insieme ad altri soci aveva rilevato l’Us Avellino nel 2009 dal fallimento della gestione affidata al presidente Massimo Pugliese. La promozione in serie B era stata conquistata nel 2013.

Secondo il presidente della Provincia di Avellino, Domenico Gambacorta “questa decisione del Tar Lazio non è né serena né equilibrata. Si determina un danno irreparabile per l’Us Avellino, condannando la storia di una città e di una provincia che sono state dieci anni in serie A e tantissimi in serie B. Ci si è trincerati dietro formalismi dimenticando anche tanti altri aspetti”.

Nelle ultime ore si è fatta largo una indiscrezione che potrebbe bloccare i campionati. Il patron dei ‘Lupi’ Walter Taccone potrebbe intentare una nuova azione a tutela dell’Avellino come l’attesa della Camera di Consiglio prevista il 13 settembre e dunque il ricorcorso al Consiglio di Stato.

MANCATO RILASCIO DELLA LICENZA NAZIONALE
Col ricorso proposto – per il quale è stata fissata per la trattazione collegiale la Camera di consiglio del 13 settembre 2018 – si chiedeva l’annullamento del dispositivo 479/2018 del Collegio di garanzia dello sport presso il Coni con il quale il 31 luglio è stato respinto il ricorso proposto dall’Us Avellino contro il provvedimento del Commissario Figc 33 del 20 luglio 2018 di mancato rilascio della licenza nazionale 2017-2018 e di conseguente non ammissione della stessa società al campionato di Serie B per la stagione sportiva 2018-2019.

LA MOTIVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO
Fortemente tecnica la motivazione del provvedimento con il quale si è ritenuto che il ricorso e i motivi aggiunti «alla stregua della sommaria delibazione propria della fase cautelare del giudizio ex art. 56 c.p.a., non presentano sufficienti profili di fumus boni iuris». In più, il Tar ha ritenuto che «le censure spiegate avverso le regole e prescrizioni di cui ai Comunicati Ufficiali Figc n. 27/2018 e 49/2018 non sono esaminabili in applicazione del cosiddetto vincolo della pregiudiziale sportiva; la disciplina dell’art. 147 c.p.c. (in tema di tempi delle notifiche) non sembra applicabile in via estensiva alle comunicazioni; il titolo IV del comunicato ufficiale Figc n. 49 2018 (Ricorsi) non prevede un termine finale per la presentazione dei ricorsi e per le eventuali integrazioni documentali correlato alla scadenza del termine previsto a carico della Co.Vi.Soc e della Commissione criteri infrastrutturali e sportivi-organizzativi per la comunicazione alle società dell’esito dell’istruttoria sulle domande di concessione della licenza, stabilendo piuttosto un termine a data fissa; cosicché, comunque, l’eventuale tardività della comunicazione dell’esito dell’istruttoria in nessun modo avrebbe potuto determinare una diversa scadenza del termine perentorio finale per la presentazione dei ricorsi e della documentazione integrativa»




I devastatori pronti ad altri raid. Domani dal Gip

NOCERA INFERIORE – Pensavano anche a cavalli di ritorno oltre alle spedizioni distruttive a Salerno per poi vantarsi su un gruppo whatsap di quanto avevano fatto. Saranno sentiti domani dal giudice per le indagini preliminari Mariella Zambrano: Ciro Torino, 28 anni; Carlo Verde 19 anni; Francesco Iaquinandi 23 anni; Gaetano Verde 19 anni; Corrado Fiamma 19 anni; Roberto Pagano 20 anni; Antonio Marrazzo 20 anni; Alfonso Ciancia 18 anni tutti di San Marzano sul Sarno e Antonio Iaccarino 29 anni di Pagani finiti ai domiciliari martedì mattina.  I nove sono accusati di devastazione. Pare non avessero alcuna intenzione di fermarsi, così come sui evince dal gruppo che avevano formato. Dalle intercettazioni è venuto fuori addirittura che dopo aver rotto il vetro di un’ambulanza hanno commentato che la prossima volta magari, considerato che il vetro del mezzo di soccorso costava molto, avrebbero potuto procurarsene uno uno per poi proporre la cessione alle loro stesse vittime.  Al giudice i nove ragazzi dovranno chiarire molti aspetti delle spedizioni distruttive che sono state poste in atto.  hanno cominciato ad avere paura solo dopo che alcuni di essi sono stati sentiti dalle forze dell’ordine. Sempre via chat si preoccupavano di raccomandare di cancellare le conversazioni oltre a chiedersi chi avrebbe potuto “tradirli”. I nove compariranno dinanzi al Gip insieme ai legali di fiducia.




La Rada si aggiudica l’appalto

Andrea Pellegrino

Sarà ascoltato questa mattina – dai pm titolari dell’inchiesta – Giuseppe Cavaliere, direttore del Consorzio “La Rada”, finito ai domiciliari insieme a Biagio Napolano, componente dello stesso consorzio salernitano. Cavaliere, assistito dall’avvocato Paolo Carbone, sarà presente stamattina, alle 12,00, alla Procura di Santa Maria Capua Vetere per l’interrogatorio di garanzia. Cavaliere, a quanto pare, è il fulcro dell’inchiesta che ha portato in manette anche l’ex sindaco di Santa Maria Capua Vetere. Al centro alcuni appalti, i rapporti con i politici ed un servizio di “Ludobus” aggiudicato proprio a “La Rada” ma mai realizzato, secondo quanto si legge dall’ordinanza del Gip. E sempre la Rada, finita anche al centro di polemiche politiche, ieri si è aggiudicata l’appalto per l’affidamento della gestione integrata degli asili nido comunali per tre anni a Salerno città. In una movimentata seduta di gara, presieduta da Alberto Di Lorenzo, il consorzio (presente con la rappresentante Elena Silvestri) ha avuto la meglio su “Nasce un sorriso” di Potenza. Sulla gara c’è la richiesta di accesso agli atti del rappresentante del consorzio lucano, Nicola Becce, che aveva chiesto anche chiarimenti rispetto all’inchiesta e al coinvolgimento de “La Rada”. «Presenteremo ricorso – dice Becce – ci sono ventidue punti di differenza (mai capitato, dice) sull’offerta tecnica. Questi sono punteggi che attribuisce la commissione. Noi chiediamo trasparenza, anche alla luce di ciò che leggiamo sulla stampa». Richiesta che nelle ultime ore era stata avanzata anche dal consigliere comunale di Forza Italia Roberto Celano che ha chiesto anche la convocazione di una seduta della commissione trasparenza. Ancora, giungono da più parti le richieste di chiarimento sugli appalti vinti dal consorzio “La Rada” a Salerno città ed in provincia. Anche la Cgil chiede un approfondimento: «L’eventuale utilizzo fraudolento di fondi pubblici, se confermato dalla Magistratura, sarebbe un fatto gravissimo – spiega Arturo Sessa – Le politiche sociali, il terzo settore e soprattutto l’utenza, fatta di persone in carne ed ossa bisognose di assistenza, ne uscirebbero pesantemente umiliate e danneggiate. I fondi, che hanno già subito negli ultimi anni ingenti tagli, devono essere utilizzati al meglio. Bisogna individuare le buone pratiche, quelle solide, in grado di moltiplicare e non di distrarre le risorse pubbliche e di conseguenza scartare i progetti scadenti, inutili, utilizzati al solo scopo di asservire logiche clientelari e per avvantaggiare il sistema politico compiacente. E’ utile e necessario fare chiarezza anche per difendere la storia di quel terzo settore, fatto di Cooperative e di imprenditori che da anni svolgono seriamente il loro lavoro e che hanno saputo costruire realtà solide e sane, al solo scopo di erogare servizi di qualità alla comunità. Sarà indispensabile, già dalle prossime fasi di concertazione territoriale in sede di convocazione da parte dei Piani di Zona, lavorare in una logica di sistema con tutti gli attori coinvolti, dalle istituzioni, al terzo settore alle organizzazioni sindacali. L’obiettivo non deve essere quello di assegnare i fondi a questa o quella cooperativa, ma individuare i progetti migliori che rispondano ai reali bisogni dei cittadini e nel modo migliore possibile. La Cgil di Salerno – prosegue Sessa – nel rispetto delle indagini della Magistratura chiede che si verifichi la possibilità e l’opportunità di escludere tale Consorzio dalle gare in essere, salvaguardando i livelli occupazionali al fine di tutelare utenza e servizi, esaminando con attenzione la corretta e concreta attuazione dei servizi diretti e indiretti già affidati in precedenza»