Caso De Luca. «Una nomina pesante in cambio della sentenza»

Scritto da , 11 novembre 2015
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di Andrea Pellegrino

«Il doppio lavoro» di Carmelo – Nello- Mastursi poco avrebbe a che fare con le dimissioni da capostaff di Vincenzo De Luca. All’orizzonte, infatti, si intravede un vero e proprio terremoto che mina le fondamenta di Palazzo Santa Lucia. Questa è una delle ormai tante certezze a ventiquattro ore dalla bufera che ha coinvolto uno dei fedelissimi del governatore. L’altra è che si tratterebbe di una vicenda grossa che coinvolgerebbe politica e magistratura e che giustificherebbe il clima (politico) teso e la massima discrezione da parte degli inquirenti. Sette, al momento, i nomi eccellenti iscritti sul registro degli indagati per i reati, a vario titolo, di rivelazione del segreto d’ufficio e corruzione. Tra questi figura anche il nome del presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca.

L’inchiesta che avrebbe portato alle perquisizione da parte della Digos di Napoli dell’ufficio regionale e salernitano, nonché dell’abitazione dell’ormai ex capo della segreteria, parte dalla procura di Roma. A seguirla sarebbe direttamente il procuratore capo Giuseppe Pignatone che, contattato, avrebbe posto «il segreto assoluto sulla vicenda». Ma nulla esclude che l’inchiesta sarebbe ben più grossa e che nel caso specifico sarebbe in capo alla procura capitolina per “competenza”. Al vaglio vi sarebbe, infatti, la posizione di un magistrato del Tribunale di Napoli che avrebbe avuto “pressioni” da Mastursi per “aggiustare” il procedimento in capo a Vincenzo De Luca. Lei sarebbe Anna Scognamiglio giudice relatore del giudizio in corso sulla vicenda “Severino”. Ad inizio luglio si occupò – in sede cautelare – della “sospensione della sospensiva” del neo governatore della Campania, convalidando – dopo sei ore di discussione portate avanti dagli avvocati del Movimento 5 Stelle – l’ordinanza emessa qualche giorno prima da Gabriele Cioffi (oggi giudice in pensione) che aveva rimesso in sella Vincenzo De Luca dopo il provvedimento firmato da Matteo Renzi. Per il 20 novembre è già fissato il giudizio di merito che dovrà «convalidare, modificare o annullare» la precedente decisione, in relazione anche a quanto stabilito nelle settimane scorse dalla Corte Costituzionale in merito alla legge Severino. Ed è proprio in vista dell’udienza del 20 novembre che sarebbero partiti i provvedimenti dalla procura di Roma.  Al centro della vicenda, oltre Mastursi, ci sarebbe l’avvocato Guglielmo Manna, marito del giudice Scognamiglio. L’avvocato, già in servizio presso l’azienda ospedaliera “Santobono” di Napoli pare che fosse in procinto di ottenere un incarico all’Asl Napoli 1 centro come responsabile della struttura complessa Affari Legali. Un riconoscimento di cui Mastursi si sarebbe fatto carico interessandosi anche di un incontro tra Manna, la moglie ed il governatore Vincenzo De Luca. I movimenti degli indagati sarebbero stati ricostruiti attraverso le intercettazioni telefoniche, sia dell’utenza di Mastursi che di quella di Manna. Ed in particolare il cellulare dell’ex capostaff regionale sarebbe ora sotto la lente d’ingrandimento degli inquirenti, dopo essere stato sequestrato durante le perquisizioni. Proprio in un’intercettazione si evince che il marito del giudice Scognamiglio, parlando con Mastursi, avrebbe chiesto “un favore” spiegando che in cambio avrebbe fatto “intervenire” la moglie su una vicenda che stava a cuore all’ex capo della segreteria del presidente della Giunta campana. Ma al vaglio degli inquirenti ci sarebbero altre corpose intercettazioni. Tra gli altri indagati, l’avvocato Giuseppe Vetrano, coordinatore provinciale delle liste irpine a sostegno del candidato presidente Vincenzo De Luca e due dipendenti del “Santobono”, l’avvocato Gianfranco Brancaccio e l’infermiere Giorgio Poziello che avrebbero svolto un ruolo politico e di intermediazione rispetto all’incontro finito nel fascicolo dell’inchiesta romana.

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