Caso Cipriani, la prof: «Non mi arrendo. Voglio i miei figli»

Scritto da , 25 marzo 2014
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di Lucrezia Rossi

 

Negli occhi la speranza che finalmente qualcosa potrà cambiare e il passo fiero di chi per un intero percorso non si è piegata al dolore e alla disperazione. Si presenta così mamma Donatella Cipriani a Palazzo Sant’Agostino ieri mattina nel suo giorno, il giorno della sua verità. In sala molte persone che hanno portato anche solo il loro semplice saluto alla prof di Battipaglia, chi ha porto un gesto, chi le ha stretto la mano perché si è sentito vicino alla sua storia e chi, invece, come gli studenti dell’Istituto Ferrari di Battipaglia, presso il quale Donatella lavora come insegnante di inglese, ha messo sulla bocca un bavaglio con una croce nera, simbolo di un calvario al quale purtroppo non ci si può ancora appellare come ad un brutto ricordo. Donatella non è sola, le istituzioni politiche la sostengono sperando, che al più presto, i tempi della giustizia non la tengano ancora lontana dai suoi bambini Carlo e Luca (nomi di fantasia). L’accusa di Pas (sindrome di alienazione parentale: sarebbe stata lei a manipolarli e convincerli ad accusare il padre di abusi sessuali) è un’onta che la mamma coraggio ha “lavato” via con serietà e dignità. Si è sottoposta ad ogni tipo di perizia, ogni tipo di colloquio: mamma Donatella non ha nessuna labilità, non c’è nessuna manipolazione, come dimostra anche la perizia del perito forense Sandra Pagliuca, si è voluta ad ogni costo trovare nella Pas la spiegazione di tutto. La Pas come un’ombra che giustificava tutte le dichiarazioni e i racconti che i bambini narravano ai giudici e agli assistenti sociali. Ma a spiegarlo con ordine e cognizione di causa è proprio il legale di Donatella Cipriani, Andrea Coffari presidente del Movimento per l’Infanzia. «Vi spiego perché Carlo e Luca sono reclusi. La questione inizia con gli attivisti della pedofilia – dice il legale fiorentino -. Uno di questi Gerald Jones, professore di un’università del sud della California, che ha fondato il giornale della pedofilia, Paidika: The journal of paedophilia. In una particolare intervista fatta al sacerdote luterano Ralph Underwager che la pedofilia è l’espressione della volontà di Dio. Seguace di Underwager è proprio Richard Gardner “inventore” della Pas. Allora quando due psicologhe su un caso del genere applicano le teorie di un’attivista pedofilo come si può parlare di giusta interpretazione? Vanno radiate dall’albo. Una volta dimostrata l’infondatezza della Pas la Corte d’Appello mi risponde con la sindrome dell’obesità? Quindi tutti i bambini in sovrappeso vengono portati via con otto volanti della polizia. E’ pura follia». Coffari ha anche annunciato ricorso alla Cassazione contro l’ultimo pronunciamento del Tribunale dei Minori di Salerno. Non lascia spazio all’interpretazione neanche l’intervento di mamma Donatella. «I miei figli si sono fidati dei giudici e hanno raccontato tutto e da quel momento è iniziato il loro triste destino – ha tuonato la prof -. Volevano finalmente parlare con quella “mamma giudice” che li avrebbe protetti così, dinanzi al giudice delegato Maria Siniscalco e al giudice onorario Massimo Santoro, ognuno di loro poté finalmente liberarsi del fardello di sofferenze che portava addosso. E invece le loro speranze furono disattese la loro verità era alterata i miei figli saranno considerati plagiati ed inattendibili, a causa di quella maledetta Pas,  diagnosticata nel lontano luglio del 2011 in una Ctu redatta da due psicologhe di Napoli, Anna Maria Scapicchio e Maria Gloria Glejieses. Un nuovo percorso di riavvicinamento al padre, tutto di nuovo. Ma a pochi giorni dall’incidente probatorio ecco che mi furono strappati nel peggiore dei modi e a seguito di un blitz dai modi alquanto discutibili senza che fosse notificato nulla né a me né al mio avvocato. Anche a distanza di tempo e lontani da me e dopo che la psicologa  del centro di terapia Rosaria Ponticiello aveva relazionato la volontà dei miei figli di condividere del tempo con il padre, i miei figli, nell’incontro successivo si sono rivolti verso la figura paterna con astio e con frasi come “papà tu sei come Giuda” “tu usi la violenza: hai colpito me”. Ma sempre nello stesso periodo e a discapito di ciò che i miei figli manifestavano suor Alberta (suora della casa famiglia) farà scrivere una lettera nella quale pare chiedano di rivedere il padre. Sempre in base a quanto dalla suora personalmente riferitomi, lei e le due psicologhe avrebbero agito al fine di  esaudire le presunte richieste avanzate dai miei piccoli di volere incontrare il padre, così come incontravano la madre. Richieste che le mie orecchie non avevano mai udito fino ad allora e che il mio secondogenito puntualmente smentirà durante un incontro, confermando che sono stati invitati dalla suora stessa a scrivere quella lettera. Successivamente  a quella rivelazione, non ho più avuto occasione di incontrare tra le mura della casa famiglia suora Alberta. Pertanto, in questa sede, mi si consenta di esprimere le mie osservazioni di mamma sull’operato in buona fede di tutti gli addetti ai lavori che ruotano intorno al Tribunale per i Minorenni di Salerno , che si stanno prodigando così fattivamente “nel supremo interesse dei minori “ e per tutelare e garantire il “diritto alla bigenitorialità” dei miei figli: diritto o dovere, mi domando. E’ possibile che il diritto alla bigenitorialità nel “supremo interesse dei minori”, sia stato così crudelmente anteposto al diritto all’integrità psico-fisica e al diritto alla libertà di espressione dei miei figli?».

 

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