Casini come Martinazzoli: con una lettera addio all’Udc

Scritto da , 8 Marzo 2013
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Come Martinazzoli nel ’94 chiuse la Dc, così Casini ha fatto con la sua lettera inviata al Consiglio nazionale dell’Udc. Tutto ritorna soprattutto all’interno dello Scudo Crociato che dalla sua disgregazione non ha avuto più pace. L’ultimo atto è quello di ieri di Pierferdinando Casini ad un passo dalla chiusura dell’esperienza dell’Unione di Centro. Il risultato elettorale è stato il definitivo colpo di grazia. Basti guardare quanti esponenti dell’Udc ora siederanno in Parlamento. 
Esperienza finita, ora è tutto da rifare nell’area centrista. Probabilmente – secondo le prime indiscrezioni – si cambierà nome, assetto e organizzazione. Di sicuro la lettera di Casini fa presagire già ad un suo passo indietro. Ma il tutto è rinviato a fine aprile, quando si celebrerà il Congresso nazionale.

L’eurodeputato Giuseppe Gargani non ha dubbi: « L’udc ha esaurito sua funzione, ripartire da spirito di Todi per aggregare cattolici e “moderati”». «Tutti i partiti “personali” hanno sempre un tempo limitato e per questo hanno perduto le elezioni del 24 febbraio: Casini, Di Pietro, Ingroia, Giannino e tutti quelli che hanno immaginato di lanciarsi in operazioni politiche artificiali. Berlusconi è un’eccezione perché tiene in vita un’emotività non politica, mentre Grillo è un istrione che ha promesso la rivoluzione, un mito che è sempre affascinante per gli italiani. Anche il partito personale a gestione familiare di Casini ha ormai esaurito la sua funzione, come lui stesso ha dichiarato con un messaggio», spiega, infatti, l’onorevole Gargani. «Martinazzoli nel lontano 1994 si dimise con un fax e uccise la Dc – dice ancora Gargani – La lettera inviata oggi da Casini al Consiglio nazionale dell’Udc ricorda molto quel gesto e ha lo stesso scopo».Secondo Gargani ora, «occorre ora ritornare allo spirito del convegno di Todi di tre anni fa, quando l’Udc riunì i suoi dirigenti per aprire una nuova fase, per azzerare il vecchio partito e aprire porte e finestre con l’obiettivo di aggregare un vasto mondo in attesa di avere punti di riferimento. Ma niente è stato fatto da allora». «Il Consiglio nazionale dell’Udc ha convocato il congresso per fine aprile, senza decidere cosa fare e senza prima tracciare una diagnosi della situazione, immaginando di avere ancora un partito e una corrispondenza con l’opinione pubblica. La convocazione di un congresso burocratico da un lato è un rinvio di decisioni urgenti da prendere e dall’altro è un rituale inutile ed un sintomo di cattiva politica. Nonostante le intemperanze di Grillo – ha concluso Gargani – una larga parte dei cittadini aspetta una risposta politica che però tarda a venire perché l’attuale classe dirigente non è in grado di capire la pericolosa e drammatica situazione nella quale viviamo».

 

8 marzo 2013

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