Casa Sifola abbandonata

Scritto da , 21 novembre 2018
image_pdfimage_print

di Carmine Petraccaro

Ho già avuto occasione di intervenire sulle condizioni di abbandono di Casa Sifola, splendido esempio di Architettura Rinascimentale in Acigliano di Mercato San Severino ed ora sono costretto a ritornare sull’argomento perché, purtroppo, ciò che avevo immaginato potesse accadere si è puntualmente verificato: Casa Sifola è stata ristrutturata. Magari avessero lasciato tutto allo stato di rudere come teorizzavano i precursori del ″Restauro Architettonico″ di cui il Romanticismo ha dato il suo più alto contributo con John Ruskin e William Morris per arrivare al ″Restauro Moderno″. Casa Sifola, unico esempio di Architettura Civile della seconda metà del Cinquecento presente sul nostro territorio, è diventata paccottiglia, un manufatto Kitsch che ormai caratterizza in negativo non solo il luogo ma l’intero territorio urbano. Una volta, insieme a Palazzo Brescia-Morra e alla Chiesa di San Magno, contribuiva a legare il passato al presente per ipotizzare il futuro. Oggi è un “non luogo” paragonabile a strutture spesso visibili in aree balneari o ad un deposito per attrezzi agricoli. Un monumento al kitsch, quindi, realizzato certamente da un committente e da un professionista che non hanno avuto nessun rispetto per la storia dell’edificio su cui stavano operando. Sembra incredibile dal momento che stiamo parlando dell’unico edificio vincolato ai sensi della Legge 1089 del 01 giugno del 1939 dopo la sede Municipale e gli Edifici Culto e di un intervento su cui si presume che la Soprintendenza BAP abbia dato anche il Nulla Osta. Come è possibile, dopo tutto quello che i dibattiti pubblici producono su questi temi ed in particolare nei confronti del recupero e valorizzazione del nostro territorio, girarsi intorno e vedere queste barbarie. Già la distruzione del giardino e del vigneto si erano rivelati traumatici per la storia del luogo, ma ora, vedere una struttura centenaria trasformata in una″ casetta dei sette nani″, non può che generare sconcerto e suscitare comprensibili perplessità sull’operato di chi ha consentito tutto ciò. Va anche detto che le mie osservazioni si fermano alla parte visibile del manufatto. Posso solo immaginare cosa
sia successo all’ interno, dove l’originaria struttura fatta da archi, volte, solai in legno realizzati cinque secoli fa, risparmiata anche dal Terremoto del novembre del 1980, continuava la sua esistenza in perfetta in armonia con il contesto, con la forma e la funzione. Tutto ciò ha ceduto il posto a ″paccottiglia″ ed è stato distrutto un simbolo della Storia Sanseverinese. Trovo intollerabile che, malgrado l’attenzione più volte richiamata delle Autorità preposte anche con note specifiche e documentazione fotografica, non ci sia stata nessuna iniziativa finalizzata alla tutela. In passato sono state “allertate” tutte le Autorità compreso la Soprintendenza BAP a mezzo raccomandata e non è successo nulla anzi quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. Chi ha voluto tutto ciò? Chi ha consentito che ciò accadesse? Chi avrebbe dovuto controllare e non lo ha fatto? Una cosa è certa: “si può salvare solo ciò che si conosce” ed è per questo che la conoscenza deve occupare il primo posto nella ″scaletta″ degli interessi di ognuno di noi a cominciare dai banchi di scuola. Vi assicuro che assistere a tutto ciò, dopo l’impegno profuso in questi anni per richiamare l’attenzione anche delle Autorità preposte alla tutela, è molto triste. C’è solo da augurarsi che qualche Amministratore o Responsabile Tecnico o Autorità Superiore a cui è demandato il compito di vigilanza e tutela del nostro Patrimonio possano avere uno scatto di orgoglio ed intervenire per quanto di competenza. Purtroppo ancora una volta devo prendere atto che su questi temi c’è sempre l’interesse di qualcuno ad arrivare in ritardo. Bisogna convincersi che non sono le lettere a risolvere i problemi ma la cultura con tutte le sue forme. Il nostro Patrimonio Culturale ancora oggi viene visto non come una ″risorsa″ ma solo come qualcosa che, alla pari dei” prodotti di consumo”, si può trasformare e/o modellare secondo le proprie esigenze, ignorando del tutto il danno che viene arrecato all’ intero Territorio che diventa sempre più povero a seguito di tali stravolgimenti. E’ necessario un “Nuovo Umanesimo” affinchè questi temi possano essere inseriti non solo nelle agende della Politica (sempre occupata a garantirsi “rendite” di posizione) ma nella coscienza di tutti, a prescindere dal ruolo e dall’attività svolta. Su questi temi più degli altri si giocherà il nostro futuro perché non è possibile continuare a discutere sugli effetti senza mai analizzare le cause del degrado che ci circonda. Una cosa è certa: non è possibile arrendersi a tutto ciò e tacere pur vedendo quotidianamente cancellare, senza un perché, i luoghi e la nostra memoria!

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->