Casa con Vista, l’inchiesta s’allarga: 7 indagati. Anche il Tar boccia i costruttori

Scritto da , 7 Luglio 2016
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Concorso in abuso edilizio. Questo è il reato che la Procura della Repubblica ipotizza per i coinvolti nell’inchiesta sul fabbricato di Sala Abbagnano del costruttore Angelo Viscido. Confermato, così come anticipato ieri su queste colonne, l’avviso di garanzia per Maria Maddalena Cantisani, dirigente comunale del settore trasformazioni urbanistiche. Così come confermati sono il coinvolgimento, nell’ambito dell’inchiesta, di altri tecnici comunali. In tutto gli indagati dovrebbero essere sette. Una notizia che arriva nel mentre il Tar si pronuncia nuovamente sulla vicenda. Questa volta è la stessa società «Casa con Vista» a ricorrere contro la Soprintendenza di Salerno che aveva revocato tutte le autorizzazioni. Tra l’altro il fabbricato era stato oggetto di sequestro da parte della Guardia di Finanza che già tempo fa aveva fatto visita negli uffici comunali, acquisendo primi documenti. Con sentenza pubblicata ieri dal tribunale amministrativo, è stata respinta la richiesta della società, difesa dagli avvocati Lodovico Visone, Tiziana Tortora e Lorenzo Lentini. In pratica resta in piedi l’atto della Soprintendenza di Salerno che nell’ottobre scorso «in autotutela aveva revocato il parere e tutti gli atti connessi». Ad opponendum si sono costituti i cittadini della zona, Rosalba Normando, Antonio De Leo e Gaetano De Vita, rappresentati e difesi dall’avvocato Gianfranco Mobilio che già in precedenza avevano diffidato proprietà, Comune e soprintendenza, anche attraverso un esposto depositato alla Procura della Repubblica. L’intervento in autotutela della Soprintendenza sarebbe scaturito «dalla rilevata sussistenza – si legge nel corpo della sentenza – di circostanze ostative all’ammissibilità dell’istanza di accertamento di compatibilità paesaggistica, connesse alla creazione, per effetto delle opere abusivamente eseguite, di incrementi volumetrici e di superfici utili, con particolare riguardo ai volumi realizzati al piano interrato del fabbricato multipiano, per una superficie complessiva di mq. 242,68». A far chiarezza sulla vicenda ci avrebbe pensato anche un ctu nominato nell’ambito del procedimento penale aperto nel 2014 dalla Procura della Repubblica. La relazione porterebbe la firma dell’ingegnere Paolo Grazioso che insieme agli atti di un verificatore indicato dal Tar sarebbero al centro dell’ultima sentenza pubblicata sul caso.

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