Cappelle, tornano a protestare le 16 famiglie

Scritto da , 25 Gennaio 2013
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“Abbiamo diritto ad un tetto dove dormire e dove poter far crescere con serenità i nostri figli” è questo quello che reclamano sedici famiglie di Cappelle riunitisi davanti all’ingresso di Palazzo di Città ieri mattina intorno alle ore nove. Hanno paura di perdere ciò che da circa due anni si sono conquistati di fatto: il possesso di alcune piccole abitazioni con superficie media di circa cinquanta metri quadrati in Viale Sant’Agnese e di trovarsi all’improvviso senza un tetto. Le abitazioni in questione non versano nemmeno in chissà quali condizioni igienico-sanitarie e spesso capita che i legittimi assegnatari rifiutino gli alloggi. Si sentono inoltre abbandonati dall’amministrazione comunale come gran parte degli abitanti delle frazioni collinari, in quanto i servizi di pulizia delle strade lasciano a desiderare, per non parlare degli scarsi mezzi pubblici a loro disposizione. Stefania Villani, una delle occupanti degli edifici di proprietà dell’IACP, ha paura che il Comune di Salerno di concerto con la Questura possa da un momento all’altro intervenire e metterli dalla sera alla mattina “in mezzo ad una strada”. E’ questa infatti l’unica triste alternativa che hanno a loro disposizione dato che non hanno la possibilità di prendere una casa in affitto, visto che stentano anche a sopravvivere per via dei pochi mezzi di sostentamento a loro disposizione. Sono infatti sedici le famiglie di disoccupati con ben ventinove minorenni a carico. Per la verità ci sarebbe anche l’alternativa di andare a vivere all’interno di apposite case-famiglia, ma ciò implicherebbe la disgregazione dei loro nuclei familiari non potendo quest’ultime accogliere più di un minore con un adulto. Per Rosa Bizantino quest’ultima alternativa sarebbe impraticabile sia perché “la casa-famiglia più vicina è quella di Campagna e rappresenterebbe un trauma per i bambini separarli dal loro habitat”, ma anche perché questi luoghi “sono frequentati da persone poco raccomandabili come drogati e prostitute”. Inoltre tra loro c’è anche una famiglia con una bambina disabile che pertanto potrebbe correre il rischio di trovare delle barriere architettoniche al loro interno. Gli occupanti richiedono un alloggio alternativo, ma le risposte che hanno ricevuto dall’amministrazione sono finora latitate. Anzi, si sono sentiti pubblicamente offesi dal sindaco come sostiene un’altra occupante Genoveffa Molinaro. Più volte si sono sentiti etichettare come “cafoni” o “figli delle chiancarelle” quando Vincenzo De Luca ha affrontato la loro problematica all’interno della consueta intervista settimanale presso la nota emittente locale Liratv. Il sindaco inoltre evita di incontrarli nonostante abbiano più volte richiesto un incontro attraverso la sua segretaria Fabiola Casilli. A ricevere i manifestanti Anna Ferrazzano, che ha promesso loro di impegnarsi per quanto possibile e per quanto gli è consentito fare di concerto con l’Assessorato alle Politiche Sociali. Tra le soluzioni immediate quelle di fornire un’altra sistemazione dato che, come rimarca lei stessa, vi è “un problema giuridico a monte in quanto ci sono degli aventi diritto all’assegnazione da quasi dieci anni”. Occorre pertanto conciliare il diritto all’abitazione degli occupanti e il diritto spettante agli assegnatari vincitori del bando pubblico. Il problema di decidere la controversia spetterà pertanto all’Assessorato alle Politiche Sociali e all’IACP, uniche istituzioni chiamate in causa dal consigliere comunale indipendente.

 

Gli occupanti ci tengono a sottolineare che versano mensilmente una quota forfettaria all’IACP per non essere considerati abusivi e pagano tutte le utenze e le tasse regolarmente. Chiedono buon senso e tolleranza soprattutto per i bambini i quali stanno vivendo una fase traumatica dato che non dormono serenamente col timore costante di essere allontanati da casa all’improvviso.

 

 

Giuseppe Durante

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