Call center dello spaccio: inflitti oltre 140 anni di pena

Scritto da , 15 Dicembre 2020
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di Pina Ferro

Un call center della droga organizzato su tre turni quotidiani dove i pusher godevano del giorno di riposo e delle festività. Un attività imprenditoriale che fruttava fino a 5000 euro al giorno, mentre, lo stipendio che veniva assicurato agli spacciatori arrivava fino ad 800 euro. A distanza di oltre un anno dal blitz che mise la parola fine alla rete di spaccio arrivo le prime condanne. Ieri il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Salerno, Giovanna Pacifico, ha emesso le sentenze per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato ed i patteggiamenti e rinviato a giudizio coloro che hanno scelto il rito ordinario. Con il rito dell’abbreviato sono stati condannati a: 15 anni di reclusione i fratelli Guido e Marco Sabatino, 16 anni e 10 mesi ciascuno a Francesco Raglia e Matteo Coscia, 16 anni e 6 mesi Gerardo Landi, 7 anni a Luigi Memoli, 5 anni e 6 mesi a Mario Memoli, 6 anni a Maurizio Landi, 5 anni e 6 mesi ciascuno a Giuseppe Farace e Moreno Russo, 6 anni e 6 mesi a Angelo Maria Ricciardelli, 3 anni e sei mesi ciascuno a Francesco Pio Novella e Ciro Maria Novella. Hanno patteggiato la pena: Youssef El Gassab a 4 anni; Domenico Giordano 8 mesi, Luca Luordo a 4 anni, Salvatore Di Cannavò a 3 anni e 6 mesi, Giovanni De Feo 3 anni e 6 mesi, Jessica Maria Floris a 2 anni, Antonella Tavarone a 2 anni. Affronteranno il processo dinanzi ai giudici della terza sezione penale Alfonso Lamberti, Giovanni Canale, Mario Viviani, Alfonso Adinolfi e Francesco D’Orso. Nel collegio difensivo tra gli altri, gli avvocati Francesca Sarno, Marco Martello, Pierluigi Spadafora. L’indagine permise di ricostruire l’esistenza di una associazione che coinvolgeva diverse persone dedite allo spaccio di cocaina, crack, eroina e hashish, operativa nella città di Salerno (zona orientale) e nei comuni della Piana del Sele, con frequenti rifornimenti che avvenivano mediante corrieri provenienti direttamente dall’hinterland napoletano. L’attività investigativa ha consentito di accertare la divisione degli indagati in diversi gruppi criminali, con a disposizione una fitta ed organizzata rete di pusher. Un gruppo operante a Salerno e a Pontecagnano e gli altri a Bellizzi e Montecorvino Pugliano. Le associazioni erano anche in stretta collaborozione tra di loro nella gestione delle pseudo piazze di spaccio. Infatti, non esisteva la classica piazza di spaccio ma tutto avveniva telefonicamente e dopo aver preso gli appuntamenti la consegna avveniva o presso il domicilio dei pusher oppure in luoghi convenuti. Gli indagati utilizzavano un’utenza telefonica dedicata in via esclusiva allo spaccio, trasferita da uno spacciatore all’altro al termine di ogni turno, sulla quale ricevevano le chiamate degli acquirenti della sostanza.

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