Caldoro: “Il Comune deve ricordare Giordano con coraggio, senza paura”

Scritto da , 21 Gennaio 2020
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di Andrea Pellegrino

Venti anni dopo, finalmente una pagina di verità. Stefano Caldoro è di ritorno da Hammemet. E’ tra i tanti socialisti che hanno reso omaggio a Bettino Craxi negli ultimi giorni. «Oggi si dibatte sul suo progetto, non è più materia di dibattito giudiziario», spiega l’ex governatore della Campania che rilancia: «Ora serve una politica riformista, serve il coraggio di cambiare». E sulla stagione salernitana e sull’ex sindaco socialista Vincenzo Giordano, Caldoro spera: «Credo che l’Amministrazione lo debba ricordare con più coraggio, senza paure».

Craxi venti anni dopo, cosa è cambiato?

«Finalmente pagine di verità. Politica estera, intuizioni economiche, desiderio di innovazione, la storia consegna a Craxi il giusto tributo. Pagine di verità vengono scritte, grazie a chi ci ha creduto, alla Fondazione Craxi con Stefania, grazie a tanti che rileggono, con più attenzione, quegli anni».

Era solo Craxi l’obiettivo di quel pool?

«Craxi non è più materia di dibattito giudiziario. Oggi si riflette sull’orgoglio nazionale a Sigonella, sulla intuizione della ‘Scala Mobile’ che fu fondamentale per i lavoratori ed il rilancio dell’economia, sul Concordato per rinsaldare i rapporti con la Chiesa. Oggi si dibatte sul suo progetto, sempre attuale, di Grande Riforma, sulla sua idea di un regionalismo moderno. La suggestione, le posso dire, della macroregione del Sud nasce da quella capacità di lettura, da quella esigenza di modernizzazione dell’impianto statale».

Ha senso ad oggi un doppio partito socialista?

«I riformisti hanno il dovere di guardare avanti, di anticipare i cambiamenti. Riproporre idee vecchie non ha senso. Serve una politica riformista, serve il coraggio di cambiare. Non mi appassiona il dibattito sul contenitore elettorale, preferisco quello sui contenuti. Serve rilanciare il progetto della Grande Riforma, lavorare alla centralità dell’Italia nel Mediterraneo, costruire politiche capaci di tutelare i lavoratori ed i nuovi lavori. Noi siamo i figli dello Statuto dei lavoratori, oggi abbiamo il compito di unire al ricordo, alla rivendicazione, un progetto. Abbiamo un senso se costruiamo nuove tutele per chi le tutele non le ha. Dalla parte dei più deboli e senza soffocare il dinamismo delle imprese. Insomma immagino una versione 4.0 dei ‘Bisogni e Meriti’»

Tangentopoli, anche a Salerno, ha cambiato il corso della storia, come giudica quella stagione?

«All’inizio degli anni novanta il peso dei partiti era cresciuto enormemente, nella società ed in tutto il Paese avevano preso troppo spazio ed erano presenti anche fenomeni degenerativi. Fu un errore però cavalcare le vicende con un uso politico. Fu spazzata via una intera classe dirigente che aveva fatto dell’Italia la quinta potenza mondiale e furono decapitati interi gruppi dirigenti che, sui territori, erano esempi di buon governo. A Salerno pagò un prezzo altissimo Vincenzo Giordano e non fu l’unico, ricordo anche il mio amico Aniello Salzano, lo stesso Salvatore Aversano. Hanno pagato, ripeto, un prezzo altissimo e nessuno di loro lo meritava. Amministratori seri, tutti assolti dalla stessa magistratura».

Vincenzo Giordano a Salerno meriterebbe qualche riconoscimento più concreto?

«A Salerno Vincenzo Giordano fu la sintesi di una grande squadra che avviò la trasformazione della città. Le grandi opere partirono con il Sindaco galantuomo, Salerno diventò una città ancora più moderna. Credo che l’Amministrazione lo debba ricordare con più coraggio, senza paure. Bisogna superare la stagione dell’oblio e le prepotenze di chi ha interesse ad oscurare la storia. Insomma, anche a Salerno pagine di verità non sono più rinviabili».

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