Cacciola: “Rendere sostenibili i debiti delle famiglie per far ripartire l’economia”

Scritto da , 12 Novembre 2021
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“In Italia ci sono circa 500mila nuclei familiari vulnerabili il cui indebitamento raggiunge oltre il 60% del reddito. Una situazione grave acuita in modo dirompente dall’emergenza legata alla pandemia da Covid 19. Non sempre le risposte legislative a questa condizione sono state efficaci per risolvere i problemi del sovraindebitamento. Anche la legge 3/2012, cosiddetta ‘salva suicidi’, presenta diverse criticità. Requisiti troppo stringenti per accedervi e costi onerosi per chi è già piegato dai debiti. Dalla composizione degli Organismi di composizione della crisi (OCC), ad esempio, il 72% di procedure viene regolarmente bloccato. Sul 28% rimanente si arriva quasi sempre alla liquidazione del patrimonio. Da un lato abbiamo banche e finanziarie piene di crediti deteriorati, dall’altro famiglie indebitate. La soluzione ottimale è evidente. Bisogna perseguire la strada degli accordi stragiudiziali per rendere i debiti sostenibili. E’ questa la via maestra per aiutare chi è indebitato a uscire dal tunnel senza compromettere i diritti dei creditori. Elementi fondamentali per percorrerla sono la consapevolezza della propria situazione e la responsabilità di agire immediatamente senza attendere che la situazione precipiti”. Queste le parole dell’avvocato Francesco Cacciola, Presidente dell’Ond (Osservatorio nazionale sul debito con banche e finanziarie), in apertura del webinar “In aumento le famiglie ‘soffocate’ dai debiti” promosso dall’Osservatorio in collaborazione con il Centro studi sulla crisi economica delle famiglie italiane. “Il fenomeno dell’indebitamento parte da lontano. Il Covid ha accelerato un processo perverso per il quale in molti non, pagando le rate di precedenti mutui o prestiti, sono rientrati negli elenchi dei cattivi pagatori compromettendo l’accesso al credito. E adesso che lo scudo offerto dal governo non c’è più, la situazione è precipitata. L’aumento delle procedure esecutive – sottolinea Cacciola – è del 284% e ha colpito soprattutto i patrimoni più deboli fino alla perdita della casa. Bisogna fare in modo che questi nuclei familiari non perdano la propria abitazione restando comunque prigionieri dei loro debiti a vita”. Il contesto giuridico all’interno del quale è possibile orientarsi per fare fronte al sovraindebitamento è stato illustrato dalla professoressa Daniela Caterino, ordinario di Diritto commerciale dell’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”: “La legge 3/2012 è stato un provvedimento coraggioso che ha avuto come obiettivo quello di tentare di porre rimedio all’insolvenza delle famiglie in pericolo di cadere in mano agli usurai. L’impianto generale per il debitore prevede l’accesso a una doppia possibilità: un piano, senza coinvolgimento dei creditori, che viene redatto con l’assistenza di un professionista e omologato dal Tribunale; in alternativa l’accordo con la maggioranza qualificata dei creditori. In entrambi i casi l’obiettivo è riscadenziare i debiti e permettere la soddisfazione dei crediti; nel caso la procedura non vada a buon fine non resta che la liquidazione del patrimonio. Ci sono diverse criticità. La difficoltà più grande che si è incontrata – osserva la professoressa Caterino – è quella dell’accesso alla misura, dovuta a una scarsa conoscenza di questa procedura insieme a una certa qualificazione troppo restrittiva dei requisiti. Le Corti stanno facendo un gran lavoro di ricucitura della legge e di interpretazione in senso favorevole al debitore, favorito da un restyling delle procedure introdotto tramite il recente decreto Ristori. Ma servono strumenti normativi nuovi che, insieme alla promozione dell’educazione finanziaria nelle famiglie, contribuiscano ad evitare il disastro. Penso, ad esempio, che un miglioramento utile sarebbe quello dell’anticipazione automatica della sospensione delle azioni esecutive, fin dal momento della presentazione del ricorso per sovraindebitamento”. I numeri della situazione in Italia sono stati sottolineati nell’intervento dell’avvocato Elvira Carpentieri, presidente del Centro studi sulla crisi economica delle famiglie italiane (Cscefi): “L’incidenza dei nuovi poveri è pari al 44%. Circa 1,9 milioni di persone. I poveri cronici sono in aumento e si vanno ad aggiungere alla povertà complessiva che arriva al 27,5%. Un fenomeno in continua ascesa che provoca disequilibri nelle famiglie. I rapporti con banche e finanziarie già erano in fase patologica in una fase precedente alla pandemia che, dopo, si è trasformata in una vera e propria insostenibilità delle rate, dei finanziamenti, dei mutui. Indebitarsi non sempre significa essere stato colpevole. Spesso si tratta di condizioni dovute alla perdita del lavoro, a motivi di salute o di eventi imprevedibili come, appunto, quello del Covid. Molte famiglie- aggiunge l’avvocato Carpentieri – si indebitano per prestiti e finanziamenti finalizzati. O per ottenere liquidità immediata. Sono sovraindebitate, hanno avviato tanti finanziamenti e non riescono a pagare rate pesanti. L’obiettivo è ridurre importi della rata. Cosa fattibilissima, fino al 70%, qualora ci siano i presupposti. Spesso i pluri-indebitati hanno uno stipendio fisso e contratti a tempo indeterminato. L’importante è che acquisiscano due concetti importanti: Consapevolezza e sostenibilità. Bisogna conoscere gli strumenti a disposizione per arrivare alla sostenibilità de debito. Questi problemi sono risolvibili e la via d’uscita è anche molto più semplice di quanto si possa pensare”. Secondo Antonio D’Auria, dottore commercialista ed esperto in crisi economiche della famiglia: “Nel periodo post pandemico le famiglie italiane si sono trovate più indebitate del 19% rispetto al 2020. Il 49% sta esaurendo i risparmi e non farà altro che incrementare la richiesta al credito e il futuro indebitamento. Indebitamento che riguarda la quotidianità. Acquisto di beni e servizi e prestiti personali. Il 60% delle famiglie non arriva a fine mese e ha preoccupazione di sopperire a imprevisti di lavoro, salute. Ci aspettiamo qualcosa di più dal governo – conclude D’Auria – che possa portare a uno shock dell’economia reale. Decontribuzioni per nuove assunzioni e riduzioni dei costi del lavoro per ottenere un aumento degli stipendi che possa avere impatto reale sull’economia”.

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