Business dei rifiuti: annullate le 18 richieste di rinvio a giudizio

Il colpo di scena arriva all’interno della Cittadella Giudiziaria. Sul Business e rifiuti tutto da rifare: lo ha stabilito il gup del Tribunale di Salerno Mariella Zambrano che, accogliendo le eccezioni sollevate dalle difese, ha annullato le richieste di rinvio a giudizio a carico di 18 indagati coinvolti nel blitz di febbraio sullo smaltimento dei rifiuti denominato Gold business. Gli atti tornano al pm e si riparte dalla conclusione delle indagini.I coinvolti sono Antonio Romagnuolo di Battipaglia; Gaetano Romagnuolo, di Serre; Dalmazia Di Masi, di Serre; Pedrag Milovanovic, detto Pechi, di Serre; Giulio Ruscinito, di Altavilla Silentina; Vito Arietta, di Altavilla Silentina; Barbara Capuano, di Baronissi; Rocco Capuano, di Castel San Giorgio; Michele Acampora di Agerola (Napoli); Riccardo Iervolino, di Angri; Giuseppe Mainardi, di Angri; Francesco Visconte, di Pagani; Michele Della Peruta, di Maddaloni (Caserta); Vincenzo Della Peruta, di Maddaloni (Caserta), Gennaro Visiello, di Torre Annunziata; Santo Visiello, di Torre Annunziata; Rosa Battaglia, di Torre Annunziata; Giovanni Guariniello di Castel San Giorgio. Tutti rispondono, a vario titolo, di associazione a delinquere dedita al traffico e smaltimento illecito di rifiuti tossici, speciali e pericolosi. L’operazione “Gold Business” interessò le province di Salerno, Caserta e Napoli. Nata da una segnalazione dei cittadini, è proseguita attraverso un’imponente attività di intercettazione telefonica e servizi di osservazione e controllo del territorio. Il blitz dello scorso mese di febbraio portò anche al sequestro di tre aziende ubicate in Sant’Egidio del Monte Albino, Castellammare di Stabia e Scafati, 6 autocarri, 1 mezzo agricolo ed 1 escavatore utilizzato per il tombamento dei rifiuti ed oltre 25.000 metri quadri di terreni adibiti a discarica abusiva. Il fatturato dell’illecita attività è stata quantificata in circa un milione di euro. Il sodalizio criminale, con a capo i Romagnuolo, padre, madre e figlio, era volto al trasporto e allo smaltimento illecito di rifiuti per lo più speciali, prelevati con mezzi di trasporto non autorizzati presso imprese produttrici del settore “gestione rifiuti speciali”, “spurgo pozzi neri”, “conserviero” e “conciario”a fronte di un compenso tra i 1.000 ed i 3.000 euro a carico, con successivo sversamento e tombamento nei terreni agricoli e in zone sottoposte a vincoli e riserva naturale, che diventavano discariche abusive, tossiche e pericolose. Il blitz scattato a febbraio aveva portato all’arresto degli indagati e al sequestro di numerose aziende operanti nel settore dei rifiuti. Ieri il colpo di scena con l’annullamento della richiesta di processo firmata da Giancarlo Russo della Dda salernitana e annullata dal gup Mariella Zambrano. “Il processo riparte dalla notifica dell’avviso conclusione delle indagini preliminari avendo il Gip annullato la richiesta di rinvio a giudizio- dice l’avvocato Giovanni Vitale-, va però considerato che per i miei assistiti già in sede di applicazione di misura interdittiva ex legge 231 l’organo giudicante aveva rigettato le richieste della Procura di Salerno ritenendo fondate le argomentazioni difensive”.