Btp Tecno: Marty, i libici!

Scritto da , 13 Maggio 2015
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di Carmine LANDI

BATTIPAGLIA. La QSE prende per i fondelli la Btp Tecno.

L’impressione che viene fuori dall’incontro che s’è tenuto lunedì sera, all’interno delle stanze del Ministero dello Sviluppo Economico, tra i membri della RSU aziendale di Btp, Sergio Galluzzo (Fim Cisl), Fiorenzo Veneri e Paola Trimarchi (entrambi Fiom Cgil), i coordinatori nazionali, Roberta Turi (Fiom) e Giuseppe Ricci (Fim), i segretari provinciali, Matteo Buonagiunto (Fiom) e Vincenzo Ferrara (Fim), il dirigente della Regione Campania, Michele Mosca (inviato direttamente dall’assessore al lavoro, Severino Nappi), il liquidatore, Giuseppe Toia,  e il collaboratore del Ministero dello Sviluppo Economico, Giampiero Castano, in effetti, pare proprio questa: Qaser Saadel El Garradi, notabile libico a capo dell’azienda africana, non sarebbe realmente intenzionato a rilevare lo stabilimento di via Bosco I.

“Lo faremo domani”: ecco l’espressione che, da qualche mese a questa parte, gli 85 lavoratori della Btp Tecno hanno sentito venir fuori con maggior frequenza dalle labbra di Cristiano Libé, intermediario italo-spagnolo che sta curando l’affaire per conto dei libici.

E ieri – all’indomani di lunedì, quando, per l’ennesima volta, s’è impegnato a darsi da fare per il dì successivo – Libè avrebbe dovuto muovere il passo fondamentale per concludere l’affare: istituire una società in Italia e versare dei capitali sul conto corrente della neonata ditta.

Tuttavia, non è stato fatto nulla di tutto ciò, e perfino lo studio legale bolognese dell’avvocato Paolo Carnevali, che ha ricevuto un mandato dalla QSE, brancola nel buio: lo ha fatto intendere a chiare lettere nel corso del collegamento telefonico durante l’incontro.  A destare ulteriori sospetti, infatti, c’è anche la remissione del mandato da parte del precedente legale.

Ad ogni modo, dinanzi ai cancelli della gloriosa fabbrica, alle 12 di stamattina si terrà un’assemblea sindacale, alla quale prenderanno parte anche i segretari provinciali. Non si sa quel che accadrà, ma ciò che è certo è che le speranze dei lavoratori sono ormai ridotte all’osso. In molti, infatti, credono che la QSE rappresenti soltanto un raggiro, e oramai c’è già chi pensa alla realizzazione di una start-up con una mission completamente differente, magari nel campo agro-alimentare. Alla Btp, una volta, c’era il lavoro. Poi, però, è scappato via impaurito, urlando “Marty, i libici!”. E non è affatto un ritorno al futuro.

 

QUELL’ACCORDO STIPULATO AL MINISTERO. Correva l’anno 2010.

Gian Federico VivadoAll’epoca, infatti, Alcatel-Lucent Italia, rappresentata da Francesca Manili, e Telerobot, nella persona di Gian Federico Vivado, proprio al cospetto del responsabile dell’Unità Gestione Vertenze del Ministero dello Sviluppo Economico, Giampietro Castano, stipularono un accordo che, nei fatti, era una cessione di ramo d’azienda.

Con le garanzie ministeriali, fu definito un piano operativo quinquennale, ossia un programma ambizioso mediante il quale l’azienda di Vivado, forte di una fornitura pluriennale stipulata con Alcatel e degli accordi stipulati con la società Esaote – produzione di sub-sistemi elettromeccanici per il settore biomedicale – e con la Medosept AG – realizzazione di un apparato sterilizzatore da destinare ai mercati europei – prevedeva di arrivare, nel giro di tre anni, a creare una realtà mai vista prima.

Quando il patron della Telerobot arrivò dalla Liguria, venne accolto con squilli di tromba: in lui, infatti, i lavoratori – in particolare i rami alti dell’azienda – e i battipagliesi vedevano l’uomo del futuro. E Vivado, poi, sa come lusingare le persone: i dirigenti della Btp, che furono ospitati a più riprese nella casa del manager genovese, non s’erano mai visti riservati un trattamento simile dal datore di lavoro. Poi la beffa: Vivado, infatti, non tenne assolutamente fede all’accordo quadro del 2010. Proteste eclatanti, lavoratori in vetta ai pali della luce, corrente staccata e poi riattaccata, malori, enigmatici acquirenti venuti da lontano, ammortizzatori sociali mai realmente partiti: in questi cinque anni, la Btp Tecno ne ha viste tante. Così tante da non saper più a cosa aggrapparsi. Centinaia di lavoratori – tra dipendenti e indotto, si parla di circa 500 unità – che non chiedono null’altro che lavoro. E che sono nelle mani del Ministero. Lo stesso Ministero del 2010. “Cambia il tempo, ma noi no”.

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