Bogdanov, Michielon e il classicismo viennese

Scritto da , 23 Novembre 2021
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di Olga Chieffi

“Quando l’allievo è pronto, il maestro apparirà”, recita un antico adagio. Sabato sera, le antiche pietre di San Benedetto, hanno ospitato l’ultimo appuntamento della XIII edizione di PianoSolo, sezione centrale della I edizione di Salerno Classica, fiore all’occhiello dell’Associazione Gestione Musica, con un confronto tra i caposaldi della prima Scuola di Vienna, Wolfgang Amadeus Mozart e Ludwig Van Beethoven. Francesco D’Arcangelo, direttore artistico di Salerno Classica, ha inteso dedicare il concerto al maestro, Antonio Florio, che gli ha rivelato la scrittura musicale, quel segno che sulla carta è chiave universale, ma trasformato in suono, sa espandersi all’infinito, sino all’ineffabile, divenendo iridescente, infinito eccesso, per dirla con Dante. La serata ha salutato l’esecuzione del Concerto in La Maggiore KV 414 di Wolfgang Amadeus Mozart, da parte del pianista Yuri Bogdanov e dell’Ensemble Lirico Italiano, che ha schierato Daniela Cammarano e Francesco Pisanelli al violino, Mattia Cuccillato alla viola, Francesco D’Arcangelo al cello e Luigi Lamberti al contrabbasso. Grazia, tenerezza, un pizzico di civetteria nel finale, con quel secondo movimento che fa suo un tema di Johann Christian Bach, il tema di una ouverture che l’amico-maestro, da poco scomparso, aveva composto nel 1763 per la Calamita de’ cuori di Baldassarre Galuppi. Loro particolare virtù è risultato il respirare nel suonare, lasciandolo fare anche al pubblico, in particolare in questo Adagio, in cui il primo violino Daniela Cammarano, ha condotto su di un piano altamente emozionale, pathico, l’intero ensemble. L’essenza della performance mozartiana è racchiusa nella particolare capacità di Bogdanov di mutuare dagli archi quelle figurazioni musicali che trasferite sulla tastiera, ha fatto rifiorire una conversazione ragionevole, e aggiungerei sicuramente commossa per quella commozione che nasce dal confronto delle intelligenze: chi ha mai negato che la contemplazione della bellezza, che comprende la “giustezza” e la coerenza degli intenti, possa far tutt’uno con una passione intellettuale? Seconda parte della serata dedicata a Ludwig van Beethoven con l’esecuzione del Concerto per pianoforte e orchestra n. 5, in mi bemolle maggiore op.73, l’ “Imperatore”, affidato alla tastiera di Maria Letizia Michielon e all’Ensemble Lirico Italiano. Ciò che la solista è riuscita a far valere in ogni istante è stata la natura essenziale, dunque non ornamentale e accessoria della pagina, essendo lei una maestra nell’attribuire plastica evidenza e suggestione immaginifica alla scrittura, riproiettandola in una dimensione figurativa dell’immaginazione e della memoria, non meno che nello sfumare sapientemente i toni del complesso quadro. Accattivante il timbro pianistico, reso tagliente dalla precisione degli accenti e dell’articolazione, mossasi in una dimensione perfettamente autonoma, senza allusioni di sorta. Il risultato più importante, comunque, riguarda l’immagine complessiva di Beethoven (tra l’altro autrice del volume Il suono messo a nudo. Contrappunti al Beethoven di Th.W.Adorno Eut. Trieste 2020), che la solista ha posto come fuori dal suo tempo e dal suo spazio, modello insuperato – e per alcuni aspetti persino terribile – di tutto quanto c’è stato nella musica e che ancora ci sarà, dialogando in perfetta affinità elettiva con l’Ensemble Lirico Italiano. Abbraccio caloroso dell’intero uditorio dal quale Maria Letizia Michielon si è voluta congedare con il notturno n° 2 op.27 di Fryderyk Chopin, in cui la pianista, pur mantenendo la brillantezza dell’eloquio, ha saputo sussurrare, producendo, in modo colloquiale, aloni soffici di suono. Si riprenderà il 4 dicembre con l’ultimo segmento della rassegna dedicato al “sacro”, nella chiesa di San Giorgio, per il concerto dedicato a Dante, in occasione delle celebrazioni dei settecento anni dalla morte dell’ Alighieri, una serata intitolata “Sonata Dantis”, un concerto-racconto che saluterà protagonisti l’attore Alfonso Liguori il tenore Daniele Zanfardino e il baritono Raffaele Pisani e lo stesso Ensemble lirico Italiano, i quali spazieranno tra le grandi opere dei compositori italiani che si sono confrontati con il “metter in musica” i versi più rappresentativi di Dante Alighieri

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