Battipaglia, Motta e il trasferimento del maresciallo Fiore

Scritto da , 21 Luglio 2013
image_pdfimage_print

di Oreste Vassalluzzo

 

BATTIPAGLIA. Rapporti “eccellenti” quelli dell’ex consigliere comunale del Pdl Gerardo Motta con tutti i carabinieri della caserma di Battipaglia. Lo ammette lui stesso nelle dichiarazioni rese nel processo a carico dei marescialli Perrucci e Gallo. Nell’udienza, di cui riportiamo pedissequamente le trascrizioni, tra le domande che l’avvocato Orazio Tedesco rivolge a Gerardo Motta, spunta il nome di un altro maresciallo, non imputato in questo processo. Si tratta di Giovanni Fiore, anche lui in forza al nucleo operativo dei carabinieri di Battipaglia. Il sottufficiale, nel corso della sua deposizione, smentisce aver mai chiesto a Gerardo Motta di occuparsi del suo mancato trasferimento ad altra caserma. E ce lo dice proprio l’avvocato Tedesco che replica al presidente del collegio giudicante. «No presidente – dice Tedesco -, siccome il maresciallo Fiore all’udienza, quando fu sentito, ha detto di non conoscere il signor Motta (poi si chiarirà che disse solo di non aver chiesto interessamenti a Motta… nda)». E in virtù di questo Tedesco chiede all’ex candidato a sindaco del Pdl se conosce il maresciallo Fiore. «E ricorda se proprio in virtù di questa sua disponibilità (l’avvocato si riferisce alla disponibilità più volte proclamata da Motta di ricevere e prodigarsi per le richieste dei carabinieri di Battipaglia che gli chiedevano dei trasferimenti, dei figli, delle mogli… nda), ha mai posto suoi buoni uffici per il maresciallo Fiore, forse su richiesta o su sollecitazione del maresciallo Perrucci, a trasferimenti o ad altre cose, se lo ricorda». In particolare l’avvocato Tedesco chiede a Motta se avesse mai ricevuto telefonate «dal maresciallo Perrucci e dal Fiore affinché lei si preoccupasse di interrompere un trasferimento del maresciallo Fiore, che aveva richiesto presso altra sede dell’Arma dei carabinieri?». Motta afferma di «sì». E poi l’ex consigliere comunale prosegue nel parlare del rapporto con il maresciallo Fiore. «Ma la cosa mi crea molto imbarazzo, perché nel momento in cui lei mi dice e non ho motivo di non crederle (Motta si riferisce proprio al fatto che il maresciallo Fiore in udienza ha negato di conoscerlo… nda), che ci siano queste dichiarazioni, in somma, voglio dire, non solo il maresciallo Fiore mi conosce e mi conosce anche bene, dovrei solo ricordare l’anno in cui al maresciallo Fiore, che aveva chiesto un trasferimento dalla Compagnia di Battipaglia, gli fu revocato il trasferimento in 24 ore, perché venne, mi chiamò e venne a trovarmi il maresciallo Perrucci e il maresciallo Fiore…». A questo punto, nel corso dell’udienza, interviene il Pm Maria Carmela Polito. «… stiamo dicendo cose, non so, davanti ad un Tribunale, non so fino a che punto può essere consentito fare dichiarazioni…». E Motta replica «Ma non c’era ancora la norma del traffico delle influenze, ma mo’…». Insomma, il Pm si limita a far notare che si sta parlando di “raccomandazioni”. E a questo punto si entra ancora meglio del dettaglio delle vicenda. L’avvocato Tedesco chiede a Motta. «… lei ha mai ricevuto telefonate dalla caserma dei carabinieri, da parte del maresciallo Perrucci per interessarsi di una vicenda che era appartenuta al maresciallo Fiore? E ha ricevuto telefonate dal maresciallo Fiore in relazione ad una sua vicenda personale? Risponda sì o no». E Gerardo Motta risponde. «Sì. Ma le dico avvocato…. Vi prego di credermi, era tale il rapporto di confidenza, di amicizia, di stima oltre per quello che facevano come istituzioni, ma anche a livello personale, che io quando potevo mettermi a disposizione, certo nei limiti del possibile, perché non è che potevamo fare chissà che cosa, io l’ho fatto, ma ripeto, nella massima trasparenza, tranquillità, senza assolutamente infrangere nessun codice…». E Motta ancora precisa i suoi rapporti con i carabinieri. «Io sono stato di una disponibilità unica per quanto mi è stato possibile. Perrucci quando mi chiamava, che non poteva trovare fascicoli al comune, perché è un comune dove facilmente si perdono fascicoli, Presidente, e io ho fatto una serie di battaglie anche in consiglio comunale su questa cosa, che improvvisamente, le dico l’ultima. Nel mese di agosto sparisce il fascicolo di un’intera lottizzazione, signor Pubblico Ministero, al comune. Noi lo apprendiamo dopo quattro mesi, perché arriva una… io faccio richiesta di alcuni documenti, mi arriva una fotocopia di una denuncia, che uno dell’ufficio aveva fatto, scusatemi, ma voi perdete documenti così importanti, cioè ve lo tenente per voi, come se fossero documenti personali, voi rappresentate l’ente, cioè per dire. Quindi è capitato che i carabinieri, io una serie di operazioni devo fare, c’erano dei documenti che non si trovavano». A questo punto dell’udienza l’avvocato Tedesco finisce le sue domande al teste Gerardo Motta. Intanto il presidente del collegio giudicante trova le dichiarazioni del maresciallo Fiore. In pratica il sottufficiale dell’Arma non ha smentito di conoscere Motta. Ma ha categoricamente smentito che lo stesso Motta si sia mai interessato per bloccare il suo trasferimento in un paesino dell’avellinese. Poi la discussione si addentra in questioni dirette del processo a carico di Perrucci e del collega Gallo precisando ancora di più la vicenda del mancato trasferimento del maresciallo Fiore. E poi anche di altre questioni di cui i carabinieri parlavano con Gerardo Motta. Ma questa è un’altra storia. (continua)

Consiglia

Cronaca

Attualità

Spettacolo e Cultura

--sidebar-wrapper-->