Battipaglia, l’architetto e il «paragnosta» Motta

Scritto da , 24 Luglio 2013
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di Bruno Di Cunzolo

Egregio Direttore, apprendo dagli articoli a firma di Oreste Vassalluzzo che Gerardo Motta, nel corso di un pubblico processo, avrebbe spontaneamente ammesso di essere parte organica di ogni azione investigativa inerente le vicende che hanno travagliato negli ultimi 15 anni la nostra città, partecipato da taluni componenti delle forze dell’ordine che ricevevano gli incarichi dal Procuratore della Repubblica. A me pare che spesso le azioni investigative siano state frutto di informative dei Carabinieri, ai quali poi il P.M. delegava le indagine e, semmai, a questi affiancava un C.T. Il coinvolgimento, se ho ben compreso, sarebbe frutto sia di una storica “amicizia” oltre che di un romantico sentimento che Gerardo Motta avrebbe da sempre “coltivato” nei confronti dell’Arma, sia anche per i “favori” e le “raccomandazioni” che egli riusciva ad elargire nell’interesse di questi investigatori. Cosi che al Motta, ritenuto parte integrante del gruppo d’indagine locale, non solo venivano riferiti gli sviluppi delle indagini ma, addirittura venivano a lui assegnate funzioni di “intelligence”, e più volte si è interessato di reperire informazioni e incartamenti che altrimenti, a detta del Motta, sarebbero stati di difficile ritrovamento presso gli uffici comunali. Le dichiarazioni sarebbero tratte da un processo a carico di due marescialli in forza alla Caserma dei Carabinieri di Battipaglia e per altri, pur indicati dal Motta, vi sarebbero stati in ogni caso interessamenti di ogni tipo.
Dalla lettura dell’insieme degli articoli appare, anche al più sprovveduto, con ogni evidenza un insieme di reati a dir poco raccapriccianti. Mi chiedo e vi chiedo: ma, questi reati sono stati confessati davanti ad una Corte e a un P.M.? e se nel corso di un’audizione di un teste sotto giuramento emergono ipotesi di reato sia a carico degli imputati, sia a carico del teste, non si provvede d’ufficio a contestare con un avviso di garanzia alle parti coinvolte lo status di imputato, aprendo così un nuovo e collegato procedimento? Siete in grado di riferire se ciò è stato ravvisato? Rassegnata questa prima riflessione devo informarvi che le dichiarazioni di Gerardo Motta, in ogni caso non svelano ai più la reale gravità dei fatti appena accennati nel corso del processo, circa l’effetto che questi strani rapporti hanno potenzialmente potuto determinare nella nostra città per le inchieste che questi investigatori hanno promosso e alimentato in tutti questi anni. Per quel che Motta afferma e che affermerebbe anche la difesa del maresciallo imputato, c’è da ritenere che tutte le inchieste effettuate sul nostro territorio e relative alle questioni politiche e amministrative siano state patrimonio partecipato e condiviso con Gerardo Motta. Proprio in questo frangente devo però testimoniare che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere tanti appartenenti dell’Arma dei Carabinieri, ligi al proprio dovere, pronti a difendere il cittadino, onesti fino in fondo ed ad ogni costo. Motta ha invece sostenuto che di “guai” questi marescialli ne hanno combinati, “di quelli buoni”. Ebbene, due nomi tra quelli degli investigatori coinvolti mi tornano alla mente circa “i guai” che sono stati reiterati in questa città, e tutti questi “guai”, guarda caso, trovavano pronto Gerardo Motta ad amplificare le gesta dei Marescialli, accompagnando apparentemente dall’esterno l’azione giudiziaria con continui e perniciosi proclami, talvolta sfrontatamente anticipatori circa gli eventi, resi anche in sede di Consiglio Comunale. Di ciò abbiamo una corposa documentazione altrettanto pubblica relativa all’ultimo dei casi cittadini di cui è ancora cronaca: il caso “SLAM srl”. La tecnica utilizzata da questo scafato politico appare ben collaudata e oleata, tanto che l’attuazione scientifica di questa “procedura” porta gli eventi a scivolare ogni volta e puntualmente verso derive già anticipate, tanto da avermi fatto affermare già e in più casi, che il Motta o è dotato di poteri soprannaturali, (un paragnosta), o è stato ben informato. Dalle dichiarazioni di Motta, parrebbe addirittura lineare e partecipe alla costruzione dell’indagine. Il movente, poi, è sempre lo stesso. Lui sceglie le proprie vittime tra coloro che, a suo dire, l’avrebbero contrastato e non avrebbero voluto riconoscere i “danni economici” da questi pretesi. Una sorte di ineludibile punizione, una pena accessoria ultronea rispetto ai rimedi di legge (…)
(continua)

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