Al gran Ballo delle Luci d’Artista

Ieri nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città si è svolto il Gran Ballo Risorgimentale, organizzato dalla Società di Danza e da “Il Contrappasso”. Il nostro pensiero è andato alla Sala Rossa del Casinò Sociale, inesorabilmente chiuso

Di OLGA CHIEFFI
Crinoline e stecche di balene, divise e frac, guanti bianchi, merletti, tube, tabarri e sciarpe di seta. Nel salone dei marmi di Palazzo di Città è andato in scena il Gran Ballo delle Luci d’Artista. una vera Festa da Ballo, come quelle che venivano organizzate nell’800. Nell’epoca degli ideali romantici, nobili e borghesi si incontravano nelle sale dei castelli e dei palazzi di città e, a tempo di valzer e di quadriglie, parlavano di libertà, di indipendenza, di fratellanza e di conquiste civili. Nella storia della società occidentale l’Ottocento è un momento storico di significativa importanza. In questo ampio arco di tempo la società occidentale produce uno sforzo sensibile per il superamento delle rigide strutture sociali che per secoli avevano negato pari dignità e diritti agli individui. Nell’Ottocento inizia la grande sfida della ricerca di una forma sempre più giusta di relazioni sociali, di modelli sempre più democratici di organizzazione del lavoro e della convivenza tra le classi. Un movimento che coinvolge i più diversi aspetti della civiltà occidentale, dall’economia all’istruzione, dalla politica all’arte. La danza di società, essendo uno dei frutti più evidenti dell’autorappresentazione della società cittadina, testimonia con precisione delle tensioni e degli sviluppi generati dal processo di crescita e affermazione della borghesia ottocentesca. Nell’enorme miniera della produzione dei maestri di danza dell’Ottocento È evidente il tentativo di recuperare la tradizione aristocratica innestandola con i prodotti culturali dei nuovi gruppi sociali attivi nel tessuto urbano. Il risultato è un modo di praticare e di intendere la danza che rispecchia la volontà di fare del Ballo il luogo dell’incontro in società, non un luogo qualsiasi ma “il” luogo prediletto della vita sociale della città. La Società di Danza Salerno e “Il Contrappasso”, con i loro soci ballerini sono stati assoluti protagonisti di un “Gran Ballo Risorgimentale”, ricostruzione di un Gran Ballo Ottocentesco formale. Il Gran Ballo ha proposto la cultura musicale e coreutica della società italiana ed europea del XIX secolo, nella realizzazione di Quadriglie, Contraddanze, Valzer, Polke e Mazurke figurate che si materializzavano nel gioco delle relazioni sociali e delle regole di etichetta su cui si fondava la vita pubblica della società ottocentesca. Nel contempo ha preso vita una forma artistica in cui grazie e precisione si sono fuse col gusto dell’incontro e del corteggiamento cavalleresco. Un ritorno al passato per recuperare una tradizione andata perduta nel corso del tempo. «La danza è sempre stata, fino dalle sue più lontane origini, espressione di cultura, di raffinatezza e di educazione… Fiorita dal ritmo dei movimenti e dal fascino della musica, la danza è un piacere quasi istintivo, e pare destinata ad esprimere la gioia della vita…». Sappiamo bene che nell’Ottocento, ma anche in precedenza, il ballo era una delle poche occasioni che si aveva per conoscersi, soprattutto fra uomini e donne. Ogni donna aveva un carnet dove si annotava la scaletta dei propri cavalieri, così da non combinare qualche macello concedendo un ballo già precedentemente prenotato da qualcun altro. Si rischiavano seri scontri in sala e fuori, a duello! Le danze si susseguivano una dopo l’altra, con pause relativamente brevi per far riposare i ballerini. Fra una figura e l’altra delle varie danze, se si era relativamente esperti e non si doveva contare i passi come si suol dire, si aveva la possibilità di conversare con il proprio partner o con la coppia vicina, con la quale spesso ci si scambiava durante il ballo. Fra le molte danze che formano la delizia della brillante società, occupa il primo luogo la Quadriglia: per la leggiadria delle figurazioni e per la sua semplicità ne traggono diletto li ballerini non meno che gli spettatori: breve per sé stessa, il frequente cambiare della musica che le serve di accompagnamento costituisce quella varietà che tanto piace: esigendo molta grazia né movimenti della persona, locchè induce gara in quelli che la eseguiscono, ne nasce diletto ed istruzione insieme…”. I ballerini che hanno partecipato al ballo salernitano, hanno interpretato il Valzer Spagnolo, la Marcia dell’Arciduca Carlo, la Contraddanza Bonvivant, la Quadriglia Francese (1, 2, 4), il Valzer virtuosistico à la Paganini, la Marcia Avant-Garde, la Quadriglia Bonvivant (1) il Valzer Tanzlust, Quadriglia Militare (1, 2, 3), il The New Caledonia Jig, il Valzer Carosello di Dame e la Marcia Roma. Le due associazioni di Danza hanno animato nel corso delle Luci d’Artista anche i palchetti del Teatro Verdi, in particolare durante le repliche di Bohème, ma, guardando le coppie nel Salone dei Marmi cuore civico della città, il pensiero è volato al Casinò Sociale di Salerno, con le sue splendide sale, ormai chiuso dal 23 ottobre 2012 senza che nessuno abbia o sollecitato la Soprintendenza ad effettuare un sopralluogo, almeno negli ultimi due anni, affreschi, velluti, sete, ormai immaginiamo in stato di abbandono, e che hanno fatto la storia della Salerno culturale e sociale della città, un contenitore che deve essere recuperato e reso fruibile risuonante di bella musica e, magari, dei fruscii delle crinoline.




Vendita alcol ai minori, Gallo, Naddeo e D’Alessio: “Incrementare i controlli”

di Erika Noschese

Incrementare i controlli, all’interno dei locali, per contrastare il fenomeno della vendita di alcol ai minori. E’ questa, in sintesi, la richiesta che i consiglieri comunali di Salerno Leonardo Gallo, Antonio D’Alessio e Corrado Naddeo hanno inviato al comandante della polizia municipale di Salerno Antonio Vecchione. «Stando ai dati più recenti, il consumo da parte dei giovani di alcol è sempre più crescente mentre quello da parte di minorenni ha assunto aspetti inquietanti. La stampa riporta spesso inchieste allarmanti che descrivono non solo il fenomeno ma anche le modalità di aggiramento delle pur severe leggi vigenti, ciò tanto con la negligenza, se non la complicità, di esercenti che somministrano bevande altamente alcoliche – hanno detto i consiglieri comunali – Anche sul nostro territorio il fenomeno è presente soprattutto durante le serate di maggiore afflusso di giovani e, nel nostro caso, adolescenti e teenagers che affollano i luoghi maggiormente attrattivi. Ne siamo testimoni diretti». Secondo Gallo, Naddeo e D’Alessio, inoltre, numerose sono le segnalazioni che ricevono da parte dei cittadini, testimoni di giovani e soprattutto adolescenti, dediti all’uso anche sfrenato di alcol e chiaramente condizionati nel fisico e nella lucidità dal suo consumo. Da qui la richiesta di intensificare i controlli, con maggiore frequenza e continuità «circa la regolare somministrazione di alcol ai minorenni operando controlli più stringenti e con l’applicazione delle più severi sanzioni che la legge prevede in guisa da debellare definitivamente il fenomeno certamente già attenzionato dal Corpo che Lei dirige», si legge nella lettera scritta al comandante della municipale di Salerno.




Pochi infermieri in servizio all’Utic: “Non è possibile poter lavorare”

di Pina Ferro

Grave situazione di disagio lavorativo nell’unità di terapia intensiva di cardiologia a causa della carenza in organico di infermieri. A lanciare l’allarme è la Cgil Fp che ha inviato una nota al commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, D’Amato ed ai dirigenti medici interessati dalla problematica. L’organizzazione sindacale, nella nota, sottolinea che i problemi persistenti presso l’Utic. oramai, sono noti a tutti oltre ad essere stati evidenziati più volte sia dal sindacato che dagli stessi infermieri. La Cgil Fp fa notare che presso la terapia intensiva cardiologica vi è personale insufficiente rispetto ai minimi normativamene previsti e alle effettivamente esigenze del reparto. “Il numero di infermieri di almeno 24 unità è ridotto a 19 con uno in ferie di pensionamento da febbraio 2019, il che rende impossibile una turnistica a 4 unità per turno mettendo a rischio l’assistenza da erogare. – Si legge nella nota della Cgil Fp – Si assiste ad assegnazioni concentrate di infermieri per nuove aperture di reparto (vedi cardiochirurgia) e spostamenti improvvisi da terapie intensive (Utipo) senza nemmeno periodi di affiancamento o inserimento come previsto dalle norme. Vista la tipologia del reparto, centro Hub della rete per l’infarto del mmiocardio, che accoglie pazienti intubati, contropulsati, con Cvvh, con ventilazione non invasiva, con presenza di sala operatoria h24 per impianto di Pacemaker provvisorio in caso di blocco totale, appare assolutamente evidente come l’attuale organico, rapportato aposti letto sia deficitario e insufficiente a garantire i livelli minimi di assistenza all’utenza». La Cgl Fp, nella nota, confida nel buon senso e nel confronto per poter garantire i diritti ai lavoratori, i Lea (livelli assistenziali) e il rispetto delle norme contrattuali, regionali ed europee nonchè salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini che si rivolgono al “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. Ora la sigla sindacale attende una risposta da parte dei destinatari della nota. Si auspica in un accoglimento del grido d’allarme.




La candidatura di Ruotolo manda in tilt il Movimento 5 stelle

di Andrea Pellegrino

La candidatura di Sandro Ruotolo per le elezioni suppletive per il seggio napoletano del Senato (lasciato vuoto dopo la prematura morte di Franco Ortolani) imbarazzano i Cinque Stelle. Le parlamentarie interne al Movimento sono state vinte da Luigi Napolitano (già candidato alle europee del 2019) ma la tentazione sarebbe quella di convergere sul giornalista. Insomma dopo il via libera di De Magistris, il listone potrebbe arricchirsi anche del Movimento 5 Stelle. D’altronde una campagna elettorale grillina contro Ruotolo sarebbe più che impossibile. Così da giorni si valuta il super accordo che potrebbe anche sbloccare la partita regionale. Se così fosse per Sergio Costa si aprirebbe una autostrada verso Palazzo Santa Lucia.

LO SCACCHIERE Gli ambasciatori propongono dunque, un accordo generale da Movimento 5 Stelle a Leu, passando per Pd e DeMa, su Ruotolo al Senato. In compenso una convergenza su Sergio Costa alla presidenza della Regione Campania, lasciando libero il Ministero dell’Ambiente al Pd e Leu che già avrebbero individuato l’ex presidente di Legambiente, Rossella Muroni (attuale deputato Leu) come possibile nuovo ministro. Naturalmente anche per Vincenzo De Luca ci sarebbe una via d’uscita, seppur il governatore uscente non escluderebbe una corsa solitaria con le sue civiche, a partire da Campania Libera. Nonostante le recenti smentite le offerte per De Luca non mancherebbero. Tra queste ci sarebbe anche la presidenza di Fincantieri, oltre ad altri incarichi sempre in enti statali o partecipati.

L’INCOGNITA RENZI Resta ancora da chiarire la posizione di Italia Viva, sia per le suppletive che per le regionali. I renziani della seconda ora, per ora, giocano ancora fuori campo in attesa degli sviluppi politici nazionali. La convergenza su Vincenzo De Luca non è condivisa da tutti e la soluzione Costa potrebbe convincere anche loro. Si lavora sulle liste, in considerazione che Italia Viva, per prendere parte alla competizione con il proprio simbolo, si dovrà presentare almeno in tre province con una propria lista.

IL CENTRODESTRA Alle suppletive napoletane si punterà su Salvatore Guanci, forzista, consigliere comunale e vicepresidente del Consiglio comunale di Napoli. Alle regionali strada spianata, invece, per Stefano Caldoro che da qualche giorno ha avviato già la campagna elettorale, immaginando anche le possibili liste a lui collegate.




Hammamet, in mille intorno alla tomba di Craxi: fiori, abbracci e l’Ave Maria

“Un gesto del Quirinale”: e’ quello che si aspetta la figlia Stefania, dopo la tre giorni di Hammamet in cui il popolo socialista ha ricordato Bettino Craxi a 20 anni dalla morte. “Sono venuti in mille, come quelli di Garibaldi”, sorride pensando alla passione del padre per l’eroe dei due mondi. “Un incontro? Il presidente Mattarella saprà trovare le forme giuste”, crede la senatrice di Forza Italia. Probabilmente Stefania Craxi sara’ ricevuto con la Fondazione Craxi, come gia’ accaduto in passato. “Il dibattito sulla sua figura finalmente si e’ aperto”, esulta Claudio Martelli, ex numero 2 di Craxi. E dalla Lega Giancarlo Giorgetti dichiara: “Sarei andato a Hammamet, era un politico lungimirante”. Nel cimitero della cittadina tunisina dove l’ex presidente del Consiglio trascorse gli ultimi 6 anni di vita, intorno alla tomba ombreggiata da fronde, centinaia di militanti e dirigenti del Psi di un tempo (con qualche giovane) rendono omaggio al segretario che si considerava in esilio, inseguito dai processi. Occhi lucidi e molti che per l’eta’ si muovono a fatica tra le lapidi. La vedova Anna Craxi, 84 anni, si appoggia a Stefania. “Sono molto commossa dalla fiducia degli amici e dei compagni, piu’ grande di quanto mi aspettassi”, dice la moglie, che non ha quasi mai parlato dal 19 gennaio 2000. E’ rimasta a vivere qui. Sulla lapide bianca appoggiata sulla nuda terra mazzi di garofani rossi, il simbolo dei socialisti. Dietro la tomba, accanto alle bandiere italiana e tunisina, quelle del Psi e del Nuovo Psi, oltre al vessillo dei giovani socialisti, per una diaspora che molti si augurano di ricomporre. All’arrivo della famiglia, un cantante intona l’Ave Maria di Schubert. Qualcuno sul libro delle dediche scrive ‘Craxi l’immortale’. Anziani si chiamano ‘compagno’ tra loro. Il nipote di Craxi, il figlio di Bobo, nel vialetto innalza orgoglioso un mazzo di garofani. “E’ il piccolo Bettino”, commenta qualcuno. Paola Sacchi, cronista che tante volte e’ stata ad Hammamet, assicura: “c’e’ piu’ gente del giorno del funerale”. “Fu vittima di una persecuzione senza pari, come disse il presidente della Repubblica 10 anni fa”, lo ricorda il figlio Bobo, citando Giorgio Napolitano. “Il Pd e la Lega sono assenti? Possiamo fare a meno di entrambi, come molti italiani”, sferza il figlio di Bettino. Della Lega – che nel ’93 era tutta con i pm di Milano e un tempo alzo’ il cappio anche contro Craxi – ad Hammamet si e’ visto solo Armando Siri. Intanto il senatore dem e giornalista Tommaso Cerno esorta a “non fare l’ennesimo favore alla destra, che sulle spoglie di un democratico laico e progressista vuole avere la scusa per liberare dai processi i potenti che delinquono. Diamo a Craxi la tessera del Pd”.

Caldoro: “Finalmente verità su Bettino, un grande leader”

Politica estera, intuizioni economiche, desiderio di innovazione, finalmente la storia consegna a Craxi il giusto tributo. Pagine di verita’ vengono scritte, grazie a chi chi ha creduto, alla Fondazione Craxi, a tanti che rileggono, con piu’ attenzione, quegli anni”. Cosi’ da Hammamet Stefano Caldoro, gia’ esponete del PSI ed oggi capo della opposizione di centrodestra in Consiglio regionale della Campania. L’ex Presidente della Regione, conversando nei vicoli della Medina, ha ricordato le lunghe passeggiate con Craxi “ero con lui al Rapahel, ho avuto modo di rivederlo in Tunisia. E’ stato un grande leader, uno statista”.

Il governatore De Luca: “Che la figura di Craxi sia consegnata alla storia”

“E’ tempo che la figura di Craxi, con i suoi limiti, la sua grandezza, la sua dimensione tragica, sia consegnata alla Storia. Egli ci appare oggi come una delle grandi personalità della nostra Repubblica”. Lo scrive il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, secondo cui “a vent’anni dalla morte di Bettino Craxi il mondo politico, le forze intellettuali, i progressisti sono chiamati a una riflessione di respiro, al di là di ogni residuo ideologismo, e di ogni forma di permanente ipocrisia. E tempo – aggiunge – che si cominci a valutare la sua vicenda in una prospettiva storica, riflettendo sul senso complessivo della sua esperienza politica”. Secondo De Luca “colpisce oggi, sul piano umano, il coraggio con cui Craxiha affrontato nei suoi ultimi anni la sua malattia, il suo tramonto politico, i tanti tradimenti subiti. Egli si è aggrappato tenacemente alla volontà di rimanere uomo libero, in un contesto nazionale segnato da un clima di aggressività nei suoi confronti, di mancanza di serenità, di scomparsa di ogni sentimento di umanità”. “Colpisce – prosegue il governatore campano – l’imbarazzo con cui ancora oggi ci si avvicini alla sua figura, senza riuscire a valutare con obiettività i suoi limiti ed errori, ma anche le grandi intuizioni e le decisioni coraggiose sul piano nazionale e internazionale. Egli ha certamente sottovalutato la necessità di unire le forze progressiste del Paese, come precondizione per una grande riforma, cedendo a illusioni politiche non sorrette dai rapporti di forza reali. La sua ricerca permanente di una egemonia politica ha dato luogo negli anni ad una competizione per il potere che in tante realtà del Paese è stata ossessiva”. Ma, sottolinea De Luca, “Craxi ha anche combattuto con coraggio scorie di ideologismo nel campo delle politiche economiche e delle relazioni sociali. Egli ha letto in anticipo le trasformazioni della nostra società e i ceti urbani moderni; ha dato all’Italia una politica estera che ci ha garantito dignità, sicurezza e peso internazionale; ha sollevato con forza il tema di una riforma istituzionale che fosse in grado di tirare fuori l’Italia e il suo sistema democratico dalla palude burocratica che ancora oggi paralizza le istituzioni e le energie dinamiche del Paese. E tutto questo lo ha fatto da dirigente e da militante socialista, collocandosi sempre con coerenza, in Italia e in Europa, nel campo dei riformisti, senza mai abbandonare la lezione di Matteotti, di Nenni e di Pertini, coltivando i valori risorgimentali dell’unità d’Italia”, conclude.




Swingando al Liceo Musicale Alfano I

Oggi dalle 10,30 alle 13,30 è Open day per l’istituto scolastico guidato da Elisabetta Barone, che accoglierà studenti e genitori delle scuole medie in vista della scadenza delle pre-iscrizioni

Di OLGA CHIEFFI

Che immagine offre il portone della scuola, quando si varca? Quello di una grande bocca parlante, che sembra suggerire “vieni, è importante”, un abbraccio, il cui calore, la cui stretta forte, a volte severa, ti accompagnerà per sempre. Pensieri da libro “Cuore”, che forse, oggi qualche scuola, pare abbia messo da parte o addirittura irride, ma che ci piace riproporre “Ama dunque, rispetta sopra tutti – scriveva il padre ad Enrico Bottini –  fra i tuoi compagni, i figliuoli dei soldati del lavoro; onora in essi le fatiche e i sacrifici dei loro parenti; disprezza le differenze di fortuna e di classe, sulle quali i vili soltanto regolano i sentimenti e la cortesia”, proprio in questo periodo in cui tutti gli istituti si apprestano a celebrare l’ Open Day  e ad accogliere e guidare la gioventù, “la meglio gioventù”. Oggi toccherà al liceo Alfano I di Salerno, sono tanti gli indirizzi dell’istituto salernitano guidato da Elisabetta Barone è Liceo Scientifico con opzione scienze applicate, Liceo delle scienze umane e Liceo Economico sociale, Liceo linguistico con indirizzi particolare dal tradizionale al corso Esabac, all’opzione per Film adaptor, ma noi lo conosciamo in primis quale liceo musicale e liceo coreutico. I maestri musicisti saranno tutti presenti per stregare nuovi talenti ed avvicinarli ai linguaggi della musica e della danza. Due le orchestre che accoglieranno studenti e genitori, in vista della scadenza a fine mese delle pre-iscrizioni. La mattinata sarà inaugurata dall’orchestra sinfonica diretta dal violinista Matteo Gigantino, che interagirà anche con il coro della scuola, preparato da Rosa Spinelli. Sarà il cosiddetto tema dei diamanti del Palladio di Karl Jenkins, ad aprire il programma dell’orchestra, seguito dal tema della colonna sonora del film “Merry Christmas Mr. Lawrence” firmata da Ryuichi Sakamoto, che accompagna le dolorose vicende raccontate da Nagisa Ôshima: la dicotomia culturale fra il mondo occidentale rappresentato dai prigionieri occidentali e quello orientale incarnato dal campo di prigionia giapponese naturalmente fra il pentagramma. Il coro entrerà in scena sulle note di Adiemus ancora di Jenkins, un mix di generi molto intenso, per continuare con Les Choristes e la nostalgica canzone “Voi suo ton Chemin”, che racconta la storia di  un compositore fallito, il quale con la sensibilità misurata di un grande e dignitoso perdente, viene assunto come sorvegliante in un istituto di rieducazione per minori ma, alla severità del cinico direttore, contrappone la dolcezza delle sue lezioni di musica. Altre due splendide colonne sonore chiuderanno il programma dell’orchestra sinfonica, il Love Theme di Nuovo Cinema Paradiso, di Ennio Morricone, dalla emozionante vena nostalgica, ma sulle tracce di Andrea Bocelli e di “Se” e “The Beauty and beast” di Alan Menken un canto d’amore oltre ogni barriera. Il piatto forte sarà servito dai fiati e dalle percussioni, dirette dall’ oboista Antonio Rufo . Per i ragazzi l’ouverture del Pulcinella di Igor Stravinskij,  la quintessenza del Neoclassicismo, di quel suo geniale gioco di metamorfosi che gli permise di mantenere inalterate le linee melodiche dei frammenti originali, attenendosi anche per i bassi allo stile di Pergolesi, ma deformandone tutti gli altri parametri. Quindi, il buon anno del liceo verrà dallo swing, con un piccolo portrait di Glenn Miller, musicista simbolo dello sbarco, con il boogie, il suo celebrato In The Mood, divenuto un vero e proprio inno della liberazione nel mondo, colonna sonora della fine della guerra e di un’epoca, e simbolo dell’inizio di un’altra era, quella della libertà, e Moonlight Serenade, con quel loro inconfondibile suono ottenuto con l’impasto delle voci dei clarinetti e dei sassofoni, due pagine che servirono a far capire agli europei che la guerra era veramente finita. Ora, chi voleva, da questa parte dell’Atlantico, poteva anche scoprire, o riscoprire, il jazz, quello ritmato e un po’ melenso dell’ “era dello swing”, e quello dei suoi dintorni, a cominciare dall’impareggiabile Duke Ellington, che vedremo tratteggiato nella sigla della sua orchestra, Take the “A” Train, firmata da Billy Strayorn, l’arrangiatore pianista ombra del Duca che, prendendo spunto da un modo di dire per cui la stazione metropolitana di linea “A” sulla 155ma strada era solo a 15 minuti dalla parte centrale di Manhattan compose questa mirabile pagina.  Con i ragazzi saranno a disposizione del pubblico tutti i maestri del liceo musicale, da Francesco Ausiello fagotto a Pasquale Occhinegro flauto, e ancora Camilla D’Arco Sax, Marco Cuciniello contrabbasso, Angelo Spinelli violoncello, Francesco Di Costanzo violino, le percussioni con Rosario Barbarulo, Gerardo Sapere e Antonio Palmieri, Rino Barbarulo, Maurizio Tedesco e Vincenzo Pisani per la brass section, Antonio Papa, il mago dei corni, i maestri dei clarinetti, Giuseppe Genovese, Luigi Scelza e Antonio Casella e l’arpista Valentina Milite, per un allegro matinèe.




Raffaele Falcone: estetica dello scacco

Gli scacchi ceramici dell’artista di Montecorvino Rovella sono ospiti da stasera sino al 17 febbraio del museo Madre di Napoli, nella personale “La scacchiera impossibile”

Di Olga Chieffi

Il gioco degli scacchi nel corso della storia è stato preso in esame sotto diversi punti di vista ed è stato analizzato sotto molteplici prospettive, la storia, la psicologia e la tecnica del gioco hanno avuto influenza sulle discipline più disparate. “L’eternità è un fanciullo che gioca, muovendo i pezzi sulla scacchiera: di un fanciullo è il regno.” (Eraclito frammento 123). Ordine, possibilità, necessità … arbitrio. Lo spazio cosmico si eleva a scacchiera, ogni singola esistenza si riduce ad una partita fra le tante. Lo spazio nella sua totalità è dato dalla somma di ogni spazio singolare. La scacchiera universale è l’apoteosi di tutte le partite giocabili. Il divenire è un gioco, un eterno gioco dove nulla permane se non il tutto stesso. Per Marcel Duchamp, capitano della nazionale francese di scacchi, i pezzi degli scacchi “sono l’alfabeto che plasma i pensieri, e questi pensieri esprimono la bellezza astrattamente  C’è un fine mentale implicito quando si guarda l’ordine dei pezzi sulla scacchiera. La trasformazione dell’aspetto visivo in materia grigia è una cosa che avviene sempre negli scacchi e che dovrebbe avvenire nell’arte”. Ad accoppiare il binomio scacchi-arte, in un’estetica tutta personale su di una scacchiera impossibile è Raffaele Falcone, che sarà ospite del Madre da stasera sino al 17 febbraio, in un’esposizione a cura del figlio Valerio Falcone e Andrea Viliani, prima tappa delle celebrazioni dei 100 anni di attività della Fornace, che vedranno le opere ceramiche al centro di tre mostre in tre musei d’arte contemporanea italiani. Sono trentadue il pezzi degli scacchi, gli otto pedoni, le due torri i due cavalli, i due alfieri, la regina e il re nei due schieramenti, i bianchi e i neri, che Raffaele Falcone ha realizzato in ben nove anni di lavoro, sin dal 2011, in occasione delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Falcone ha realizzato il primo elemento della sua scacchiera, presentato in occasione di Italia 150°, mostra collettiva presso le OGR-Officine Grandi Riparazioni di Torino dedicata alle produzioni originali di matrice artigianale e all’eccellenza italiana in questo settore produttivo e creativo, ove presentò il primo dei 32 scacchi un oggetto, a cui viene negata la destinazione funzionale proprio per far emergere le peculiarità estetiche e conoscitive intrinseche nella materia ceramica e nei suoi articolati processi di elaborazione manuale.  Questa e le successive opere in maiolica de La Scacchiera Impossibile sono realizzate con la tecnica a “colombino”: benché permetta di modellare qualsiasi forma – anche e soprattutto, come in questo caso, la più imponente e complessa – essa necessita da parte dell’autore di un esercizio di precisione e dedizione, che ha origine dal trattamento stesso della lastra di argilla. I “colombini” sono i lunghi rotolini che vengono sovrapposti e attaccati uno sull’altro, operando dalla base fino a raggiungere le altezze e le fattezze desiderate, prima della cottura in forno a 970° o, come per alcuni degli elementi che compongono “La Scacchiera Impossibile”, prima della finitura con lustri metallici cotti a “a terzo fuoco”.  La scacchiera prodotta da Raffaele Falcone per il museo Madre, che l’artista definisce, oltre che impossibile, anche insana, nasce come dalla “terra-madre”, con i suoi respiri, flussi e campi energetici,  ponendosi in uno spazio-tempo fragile e sospeso tra la realtà e il simbolo: anche il ceramista, “come ogni scultore… può dare vita alla materia”, dichiara Falcone e, nel caso della ceramica, ciò avviene attraverso la trasformazione di un materiale particolarmente fragile e delicato. Definendo un operare che si può interpretare quale tentativo di resistenza al tempo, di riformulazione dello spazio, di ricreazione della materia naturale, e quale disseminazione di segni affascinanti che rappresentano la possibilità stessa di non limitarsi alla propria sola esperienza, ma di aprirsi e accogliere in essa le molteplici e mutevoli esistenze della materia viva e della conoscenza antropologica, che essa restituisce attraverso il “fatto a mano” dell’artista-ceramista. Il giocatore di scacchi determina la realtà della partita man mano, mossa dopo mossa. Prima della mossa la realtà della partita esiste solo in potenza, crea la partita nel momento stesso in cui la gioca è l’artista. Ma se si presenta a noi una scacchiera rigorosamente ordinata, senza che nessun pezzo sia stato mosso dal punto di partenza, ci sorge alla mente che su quella scacchiera esistono già scritte le partite giocabili proprio come una statua è già nel marmo che la contiene. Ma se la partita esiste già sulla scacchiera il giocatore la crea realmente oppure diventa vittima della scacchiera e fa il suo gioco? La scacchiera impossibile potrebbe usare il giocatore e i pezzi come mezzo per fondare la sua ragion d’essere e giocare con se stessa.




Il sorriso dei nostri amici animali

Tutti noi abbiamo invocato la protezione di Sant’Antuono insieme ai parroci per tutti gli abitanti dell’aria, della terra e delle acque, con un pensiero per gli sfortunati animali dell’Australia che stanno perendo nei roghi

Di Olga Chieffi

“Amate tutta la creazione divina, così in blocco, come in ogni granello di sabbia. Per ogni minima foglia, per ogni raggio del sole di Dio, abbiate amore. Amate gli animali, amate le piante, amate le cose tutte. Se amerai tutte le cose, penetrerai nelle cose il mistero di Dio…”. Dice ancora, il saggio (e santo) monaco: “Gli animali abbiano l’amor vostro; ad essi il Signore ha donato un germe di pensiero e una gioia imperturbabile. Non turbatela voi, non li fate soffrire, non togliete loro la gioia, non contrastate il disegno di Dio. Uomo, non ti fare grande di fronte alle bestie. Esse sono innocenti, mentre tu, grande come sei, appesti la terra fin da quando ci fai la tua apparizione…” (Fëdor Dostoevskij, “I fratelli Karamazov”). Si è pregato in tutte le parrocchie ieri sera per i nostri amici animali, sorriso di Dio sulla terra. Grande partecipazione sui sagrati dove animali di tutte le razze, pesciolini, gatti, tartarughe, sono stati portati per proteggerli da ogni dolore e continuare a godere della loro compagnia del loro sguardo puro ed innocente. Nella iconografia, Sant’Antuono, infatti, viene sempre raffigurato tra tutti gli animali, particolarmente con a fianco un porcello e a distanza, una fiamma. Nella nostra città, Sant’Antuono si venera nella chiesetta di Santa Rita al Largo, oggi, San Pietro a Corte, tradizionalmente detto di Sant’Antuono, innanzi al vecchio municipio, chiamato Palazzo Sant’Antuono. Nella stessa piazzetta, ogni anno si procede alla benedizione degli animali. Don Michele Pecoraro, in Messa Solenne, con diversi cagnolini tra i banchi, ha commentato oggi il Vangelo. Alla fine della Messa, abbiamo visto partecipare tanti animali, soprattutto cagnolini, alla benedizione impartita da Don Michele Pecoraro nella storica chiesa cinquecentesca di Sant’Antonio Abate. Se tutto partecipa al Regno di Dio, tutte le creature hanno dignità: l’uomo non è un arbitro assoluto ma è anche a servizio del creato, chiamato a contribuire a portarlo alla sua pienezza. Un cane, un gatto, un cavallo non può essere traviato, frustrato, ti è affidato soprattutto per vivere in questa pienezza. Il Salmo 36 recita “Uomini e bestie Tu salvi, Signore”. La passione di San Francesco per gli uccelli e le creature, l’importanza degli animali per i padri del deserto come sant’Antonio Abate, unitamente alle Scritture: dal corvo che porta da mangiare al profeta Elia fino all’Agnello di Dio, diventato l’espressione della vita più vicina a Dio, rende sicuri di un ricongiungimento nell’Aldilà. Siano Benedetti gli animali. La promessa finale di Don Michele è che il prossimo anno verrà acceso anche un falò dinanzi alla chiesetta ove continuare a festeggiare l’altro volto del santo, quello di patrono del fuoco e quindi della rinascita della natura.




Macabra scoperta ad Eboli, cane trovato impiccato

di Erika Noschese

Macabra scoperta ad Eboli, oggi pomeriggio. Ennesimo caso di inaudita violenza contro due povere anime innocenti. I volontari della Lega del Cane di Salerno sono stati contattati da una persona che, in località S.Chiarella di Eboli, ha rinvenuto un cane morto, dopo essere stato impiccato con una corda strettissima legata al collo. Impiccato barbaramente e con una zampetta amputata. Rinvenuto, poco distante, anche un altro cane, vivo per miracolo ma visibilmente maltrattato, pare a causa di una serie di percosse subite. Poco distante,i volontari hanno ritrovato un cappio che ipoteticamente gli autori di questo ignobile gesto avrebbero utilizzato per ammazzare anche il secondo animale. Entrambi i cani erano sprovvisti di microchip, indossavano lo stesso collare, quindi probabilmente avevano un qualche balordo proprietario. Intanto i volontari della Lega del Cane lanciano un appello: “Cerchiamo urgentemente testimonianze, persone che hanno visto o che sanno i fatti. Possono contattarci in via anonima alla mail: info@legadelcane-sa.it.Cherchiamo i responsabili, chiediamo giustizia per queste povere vittime della crudeltà umana”. La Lega del cane di Salerno procederà con regolare esposto e denuncia contro ignoti, certa della collaborazione delle autorità locali che hanno già avviato le indagini.




Corruzione in atti tributari, arrestato giudice Mauriello

Si allarga l’inchiesta per presunti casi di corruzione in atti giudiziari legati all’attivita’ della commissione tributaria regionale in Campania. Gli ufficiali di polizia giudiziaria in servizio presso il nucleo di polizia economica finanziaria del comando provinciale della Guardia di Finanza   hanno eseguito una nuova ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un indagato, il giudice Mauriello. L’uomo era gia’ stato sottoposto alla detenzione domiciliare in seguito alle ordinanze eseguite lo scorso 18 ottobre. Secondo la Procura della Repubblica   l’indagato sarebbe stato “destinatario di due dazioni di denaro di 5.000 euro ciascuna, ricevute in cambio della pronuncia favorevole al ricorrente per un valore complessivo dei contenziosi pari a circa un milione di euro”. Nella precedente ordinanza emessa ad ottobre, invece, sempre secondo gli inquirenti, avrebbe ricoperto il ruolo di ‘mediatore’ nell’iter corruttivo per ricorsi pendenti dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale. La sua posizione si e’ aggravata con il prosieguo delle indagini. In seguito alle dichiarazioni rese in sede di interrogatorio da parte di due indagati, sottoposti a provvedimenti restrittivi, sono stati acquisiti, riferisce una nota della Finanza, “gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’uomo, riscontrati anche da acquisizioni documentali, inerenti gli altri due accordi corruttivi relativi a contenziosi tributari pendenti dinanzi alla commissione tributaria regionale”.